Scritto da: Giovanni "Guitar Hero" Ormesi | Data: 2010-03-11
Final Fantasy, o Anniversary, che dir si voglia.
Tanti auguri... In ritardo! Questa ennesima edizione di Final Fantasy I, ribattezzata, per l’appunto, Anniversary, è uscita nel 2007 in Giappone per festeggiare i primi vent’anni della storica serie figlia di Sakaguchi. Più che per festeggiare, ci verrebbe da dire per spremere ulteriormente questo capitolo (e pure il secondo) in modo da raggranellare qualche soldo con investimento quasi nullo (una svecchiata al comparto tecnico, uguale nella riedizione di Final Fantasy I e in quella di Final Fantasy II): d’altronde, nel solo Giappone, il colosso nipponico ha piazzato 200.000 copie fra FFI e FFII “Anniversary”. Singolare, tra l’altro, come in questa occasione i due giochi vengano venduti separatamente, quando FF Origins (PS1) e Dawn of Souls (GBA) raccoglievano entrambi i capitoli. Ulteriore motivo di felicità per noi è l’assenza della localizzazione italiana, che pure era presente in Dawn of Souls: questo semplicemente perché fu Nintendo all’epoca ad occuparsi della traduzione. Square-Enix, ovviamente, se ne infischia.
20 anni e sentirli tutti.
E pensare che tradurre il gioco non sarebbe stato un grande sforzo, dal momento che i testi sono ridottissimi per essere un JRPG: come i primi esponenti del genere, d’altronde, Final Fantasy ha una storia ridotta ai minimi termini, scritta probabilmente in 20 minuti, protagonisti muti e una durata inferiore alle 20 ore. Prima ancora del gameplay, è proprio il comparto narrativo e di caratterizzazione dei personaggi a rendere abbastanza indigesto il titolo a chiunque lo approcci adesso. Uno dei riflessi negativi, ad esempio, è lo “spaesamento” provocato dal vagare quasi privi di meta (ma solo in vista dell’obbiettivo finale di salvare il mondo) e spesso senza indicazioni particolarmente precise.
Come anticipato poc’anzi, il plot si riduce a una banalissima missione dei quattro Cavalieri della Luce, i quali devono sconfiggere il male. Nulla di più, nulla di meno, tanto che la situazione resta tale fino a un minuto prima dello scontro con il boss finale, quando avviene un colpo di scena piuttosto irrilevante e non molto sorprendente. I personaggi, poi, mancano del tutto di una caratterizzazione estetica - che dipende unicamente dalla classe assegnata al guerriero all’inizio: se scegliete quattro Knight, avrete quattro gocce d’acqua - e interiore, siccome non parlano e non agiscono mai singolarmente. Nemmeno hanno un nome. Tutto normale per quell’epoca, certo, ma questa non è una recensione datata 1987 né tantomeno una recensione retrogame, dal momento che il gioco è stato remakato e viene venduto a prezzo pieno.
Anche il gameplay risente inevitabilmente della vetustà del titolo: Battle System a turni rigidi (l’Active Time Battle è del 1991), growth system classicissimo a livelli, ma, soprattutto, centinaia di incontri casuali. Questo è il più grande difetto ereditato dal passato, dal momento che i turni sono comunque accettabilissimi - anzi, molti JRPGisti li amano ancora - e il sistema a livelli è tuttora utilizzato, anche se spesso arricchito con altri elementi. Ad ogni decina di passi, verrete attaccati da un massimo di nove nemici, spezzando eccessivamente l’esplorazione, con il rischio di perdersi. Un aspetto del genere avrebbe potuto tranquillamente essere ridimensionato, dal momento che comunque il gameplay è stato rimaneggiato rispetto all’originale: l’intervento “di restauro” è riassumibile in una consistente riduzione della difficoltà, la quale, accompagnata dall’aggiunta di molti oggetti curativi (Hi-potion, X-potion, eteri assortiti, code di fenice ecc.) rende il livello di sfida piuttosto basso. Diversi elementi sono stati ricalibrati, come, ad esempio il sistema delle magie: nella versione primigenia, esse erano suddivise in livelli e consumavano gli MP di quel livello; in questo remake, invece, si è deciso di “unificare” i livelli di MP, mantenendo invece quelli delle magie, che ora danno semplicemente un’indicazione sommaria sulla potenza dell’incantesimo e sul consumo di mana. Si tratta di piccole cose, che, forse, rendono il gioco più digeribile adesso, ma che comunque non bastano certo a renderlo al passo coi tempi, e potrebbero infastidire chi pensava di trovarsi davanti a una versione fedele. Lifting. Da promuovere senza riserve, invece, il rinnovato comparto audiovisivo, ottimo compromesso fra aderenza all’originale e modernità. La grafica ricorda piuttosto da vicino le versioni precedenti - se non la prima del 1987, veramente scarna essendo su NES, quelle a partire dall’edizione per WonderSwan - però è molto più nitida e colorata, e gli effetti speciali sono nuovi di zecca, a differenza della Computer Graphic introduttiva, presa di peso da FF Origins. Non ci troviamo davanti al miracolo tecnico, ma era difficile aspettarsi di meglio, mantenendo quel look retro che deve rimanere, rigorosamente 2D. Il sonoro invece, spicca soprattutto per i brani di Uematsu, non essendoci parlato od effetti sonori degni di nota. I brani sono gli stessi dell’epoca, semplicemente tirati a lucido, e con l’aggiunta di qualche pezzo di altri Final Fantasy (controllate gli extra una volta finito il gioco - impiegherete una ventina di ore scarsa - per averli tutti a vostra disposizione!).
Punti di vista. Giunti a tirare le somme, è giusto considerare questo gioco da almeno tre prospettive diverse:
Fan(boy): i più affezionati a FF non si lasceranno sfuggire l’occasione di mettere le mani sul capostipite della loro serie preferita, a meno che non l’abbiano già fatto negli anni passati e, in tal caso, compreranno questa Anniversay Edition solo se collezionisti e/o casi disperati. Probabilmente riusciranno a passare sopra ai vari difetti in nome di una conoscenza più completa dell’universo che amano.
Retrogamer: avvezzi alle vecchie meccaniche del gameplay, potrebbero, paradossalmente, trovare fastidiosi i rimaneggiamenti presenti che snaturano l’esperienza originale: non tanto quelli tecnici, quanto quelli sul bilanciamento del gioco. Difficile capire cosa costasse a Square-Enix fare come per FF Origins, che permetteva di scegliere fra la difficoltà dell’ ‘87 e quella nuova, più semplice.
JRPGisti moderni: completamente disinteressati ai reperti archeologici (qualunque sia il nome che portano), i giocatori moderni non potranno che vedere con insofferenza un JRPG così “limitato”, dopo aver portato a termine le varie pietre miliari dell’era 128 bit. Inutile girarci attorno: l’assenza di trama, gli innumerevoli incontri casuali e tutto il resto non possono essere trascurati. Se proprio si volesse giocare lo stesso il titolo in questione, magari per avere un JRPG leggerino per gli spostamenti in autobus (fu il mio caso, NdR), molto meglio, a questo punto, goderselo su GBA insieme a FFII, con traduzione in italiano.
Ai lettori l’arduo compito di incasellarsi in una delle tre categorie e comprendere quale sia la chiave interpretativa che si addice a loro. Magari nessuna di quelle proposte.
Capolavoro assoluto, se la gioca assolutamente con FFVII: un’avventura con la A maiuscola, graziata da un lato artistico fuori parametro, un BS veramente avanti per l’epoca, invecchiato magnificamente tra l’altro, e una longevità di almeno 50 ore. 50 ore di godimento. Potete pure giocarci su PSP!
Avevo già avuto un approccio iniziale con il primo Final Fantasy su PS1, ma lo abbandonai per vari motivi dopo pochissime ore. Pensavo che l’uscita su PSP fosse una buona occasione per riprenderlo, ma dopo le prime sensazioni piacevoli, date dalla pulizia grafica, da un gameplay semplice e da un vago sapore nostalgico, ho realizzato che si tratta semplicemente di un gioco vetusto, privo di interesse per un JRPGista moderno. Inoltre mi infastidisce la politica Square Enix, di spremere il brand - e non solo Final Fantasy, ma anche Dragon Quest e Kingdom Heart - con infiniti porting, remake e spin-off molto discutibili, tanto che nelle sue ultime uscite, FFI era sempre in coppia con FFII; questa volta invece, prezzo pieno cadauno. Applausi a scena aperta, insomma.
E' in inglese, mentre la versione GBA è in italiano.
Venduto senza FFII ma a prezzo pieno.
Gli anni pesano come macigni, in tutti gli aspetti del gioco.
7
Probabilmente l’aspetto migliore del gioco: remake davvero gradevole sotto questo punto di vista, coloratissimo e fedele all’impostazione 2D. Nulla di sconvolgente, ma ben fatto.
7
Buon lavoro svolto da Uematsu anche in questo caso: non è fra le sue opere migliori, però si difende bene. Ovviamente il tutto è stato remigato per l’occasione.
6
Antico ed essenziale: BS inevitabilmente a turni (gradevole, in realtà ) e incontri casuali a tonnellate. Eccessivamente semplificato rispetto all’originale.
7
Meno di 20 ore per finirlo, pochino per un JRPG; i dungeon opzionali sono davvero noiosi e vanno ripetuti fino alla nausea per sconfiggere tutti i boss segreti.