Nel Belpaese è sempre andata di moda la critica distruttiva nei confronti di qualsivoglia tipologia di lavoratore dell’ambito sportivo: basta un solo errore, un solo passo falso per essere bollato come inetto dalla critica tutta e, ancor peggio, dai tifosi più o meno organizzati. Ed è per questo che lo sport in Italia viene vissuto più come una questione di marketing, tra sponsor e ritorno d’immagine, rispetto ad altre realtà, come quella americana, dove invece vige la meritocrazia sportiva, e s’inculca la visione dello sport come supporto nella crescita di un ragazzo. Sarà che in America non v’è uno sport dominante prepotentemente sugli altri, ma piuttosto un’amalgama di varie discipline tutte più o meno parimenti seguite dagli appassionati. In Italia no: a parte qualche rara realtà come possono essere Siena per il Basket e Treviso per il Volley (non ce ne vogliano le altre città non citate in quest’ambito), è il calcio a farla da padrone, sia nelle “arene” che nelle discussioni da bar, senza dimenticare le miriadi di lavoratori televisivi che vivono grazie ad esso. E di calcio vivono soprattutto, oltre agli atleti impegnati settimanalmente sui campi di tutta Italia e, più nel generico, del mondo, sono gli allenatori, quelle figure spesso non strapagate, tranne qualche rara eccezione (che però ha dalla sua il fatto di non tornare mai a casa con “zeru tituli”), bersaglio delle critiche provenienti da tutti i fronti. Come ogni anno Sports Interactive, dopo averci deliziato con la versione casalinga per PC del suo titolo di punta, Football Manger 2011, approda anche sulla piccola console portatile di casa Sony con un carico di tattiche ed un database di giocatori per deliziare il palato di tutti i calcio fili deambulanti.
Palla al centro!
La prima cosa che salta all’occhio dopo i primi minuti di gioco con Football Manager Handled 2011 è la sua somiglianza con i predecessori: non c’è nessuna reale novità implementata in questo nuovo episodio del brand a cadenza annuale, quanto più un affinamento di tutte le feature già presenti in passato. La prima cosa che verrà richiesta all’utente in fase di lancio del gioco e d’inizio carriera sarà la creazione di una “scheda anagrafica” con tutti i dati che andranno nel database del gioco per ricreare una cartella, consultabile poi, che verrà arricchita col palmares (si spera proficuo) di trofei e vittorie, più altre statistiche inerenti il “Cursus Honorum” dell’aspirante coach: niente di strabiliante s’intende, dal momento che l’unica cosa modificabile saranno i propri dati e non sarà data alcuna possibilità di giochicchiare con l’editor per ricreare un proprio alter ego poligonale. Subito dopo, si dovrà scegliere quali campionati seguire nel corso della propria carriera, scegliendo tra un carnet di 11 nazioni (rispettivamente Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Olanda, Portogallo, Scozia e Spagna) le 4 preferite da seguire (potendo quindi successivamente pescare giocatori dai database di tali nazioni) di cui una sola però dotata delle serie inferiori (per le altre tre ci sarà solo la rispettiva “Serie A”). Sul piano del gioco vero e proprio, il titolo di Sports Interactive si mostra altamente performante, con menù dalla rapida consultazione e dall’elevata intuitività, sia in fase di impostazione della formazione, scegliendo tattiche e composizione della rosa in campo, che nella ricerca di giocatori da ingaggiare per rinforzare la propria compagine: questo costituirà sì un pregio per i neofiti che approcciano per la prima volta al mondo dei gestionali in generale o, nella fattispecie, a quelli portatili, ma scoraggerà tutti gli amanti dei gestionali coi controfiocchi, come può essere lo stesso Football Manger 2011 in versione PC.
Semplicità di gioco, la tattica vincente
Manovre astruse non hanno mai portato una squadra troppo lontano, a meno che la squadra non si chiami Real Madrid o Barcellona e non abbia giocatori del calibro dei vari Higuain/Ronaldo o Messi/Villa (allora le manovre oltre ad essere complesse sono anche notevoli dal punto di vista “coreografico”): ed è proprio della semplicità che FMH 2011 fa il proprio cavallo di battaglia. Oltre ai già citati menù ridotti all’osso, ma non per questo scarni, il gioco sfrutta le possibilità hardware offerte dalla console di casa Sony non oltrepassando il limite e riuscendo quindi nell’intento di soddisfare i giocatori: un comparto grafico non performante al massimo, ma funzionale, con menù semplicistici e, in caso di reti, replay in 2D con visuale dall’alto, accompagnerà meccaniche di gioco forse fin troppo cadenzate, ma che rispettano gli standard del genere d’appartenenza. Note di biasimo vanno però all’organizzazione dei database di giocatori, con trasferimenti in alcuni casi non aggiornati (si vedano vari pezzi da novanta come Borriello ancora parcheggiato al Milan o, per i perfettini, altri atleti come Yebda al Napoli, assenti totalmente dalla lista) ed al comparto sonoro che, sebbene non abbia una posizione di rilievo in opere di tal fattura, potevano accompagnare con qualche brano musicale l’esperienza di gioco, invece di lasciare il giocatore nella solitudine del proprio silenzio (ed imprecazioni, nel caso di qualche azione sfavorevole con conseguente gol subito). Certo, non difetti che minino l’esperienza complessiva di gioco, ma sono particolari che distinguono una simulazione gestionale perfetta da una di buona fattura, quale Football Manager Handled 2011 risulta essere.
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