God of War è stato il nuovo (all'epoca) brand Sony di maggior successo nell’era 128 bit, grazie ad atmosfere epiche (anche se non proprio fedeli alla mitologia greca, ma a molti non interessa), una brutalità inaudita e un protagonista decisamente riuscito, dotato di un “lato oscuro della Forza” molto amato dall’utenza PS2. Era inevitabile che, prima o poi, Kratos approdasse pure sulla sorellina portatile, giusto per saziare i fan che erano in attesa del terzo episodio.
Lo sviluppo di questo God of War:Chains of Olympus, per la prima volta nella serie non è stato affidato agli studi Sony di Santa Monica, bensì ai talentuosi Ready at Dawn, che si sono già messi in mostra nel panorama PSP grazie all’ottimo Daxter, primo vero blockbuster per il nostro lucido handheld. Anche in questo caso le aspettative non sono state deluse, soprattutto da un punto di vista meramente tecnico: grazie a un lavoro eccelso e all’ottimo (e ridotto nelle dimensioni) schermo della PSP, Chains of Olympus assomiglia molto da vicino ai due GoW precedenti.
Modelli poligonali, ambienti, animazioni… tutto realizzato con estrema cura, che riesce a stupire ancor di più per gli effetti speciali (illuminazione in primis, ma non solo), veramente sbalorditivi. E non ci sono caricamenti. D’altronde, con un engine come quello di Daxter alle spalle, era lecito aspettarsi tanta sontuosità grafica.

Volendo essere particolarmente intransigenti, però, si potrebbe recriminare qualcosa per via delle scalettature, ma - si sa - l’aliasing affligge molti titoli PS2 e persino PS3, quindi possiamo pure perdonare i Ready at Dawn (in cui milita l’italianissimo Andrea Pessino, tra le altre cose).
Il sonoro, come al solito, si assesta sugli stessi ottimi livelli della grafica, grazie tanto alla qualità tecnica, quanto ai maestosi temi orchestrati e all’ottimo doppiaggio italiano (d’altronde in una produzione Sony è d’obbligo la localizzazione totale e non solo dei testi a schermo).
Mattanza classica
Se finora abbiamo visto come GoW si sia adattato perfettamente alla sua nuova dimora, qualche perplessità potrebbe far capolino in merito al gameplay, specialmente nei controlli: la PSP, infatti, manca purtroppo di un secondo analogico, con cui si sarebbero dovute gestire le schivate, del tasto L2 per scagliare le magie e del tasto R2 per cambiare arma. Per questi motivi, il sistema di controllo è stato in parte ripensato, permettendo così di giocare abbastanza comodamente senza rinunciare a nulla, se non all’Ira degli Dei/Titani (la “modalità demone” dell’action Sony, assente in questa incarnazione). La schivata è stata affidata all’unico stick analogico congiuntamente ai due dorsali: sembra scomodo, ma ci si abitua tutto sommato in fretta e si impara a farne un uso più ragionato, preferendo la parata per le situazioni meno critiche.
Più articolato il discorso sulla gestione delle magie e delle armi: le prime erano imputate al tasto L2 e si scambiavano con l’utilizzo della croce digitale, mentre le armi con R2. Ebbene, ora le magie si gestiscono col dorsale destro e con Cerchio, Quadrato o Triangolo: ciascuno di essi scatenerà un potere diverso. In questo modo, sacrificando una magia per tenere libero X (così da poter saltare in ogni momento), si possono utilizzare le due direzioni Su e Giù per switchare arma. Per il resto, invece, nulla è cambiato, dalle combo ai nemici. Nulla. Il gioco funziona come sempre, mantenendo invariata la sua struttura, sapiente e vincente miscela di azione e enigmi/sezioni platform, senza aggiungere alcunché.
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