God of War: Chains of Olympus

Grandi eroi per piccoli schermi.
Scritto da il 24 agosto 2010
God of War: Chains of Olympus Recensione

God of War è stato il nuovo (all'epoca) brand Sony di maggior successo nell’era 128 bit, grazie ad atmosfere epiche (anche se non proprio fedeli alla mitologia greca, ma a molti non interessa), una brutalità inaudita e un protagonista decisamente riuscito, dotato di un “lato oscuro della Forza” molto amato dall’utenza PS2. Era inevitabile che, prima o poi, Kratos approdasse pure sulla sorellina portatile, giusto per saziare i fan che erano in attesa del terzo episodio.

Lo sviluppo di questo God of War:Chains of Olympus, per la prima volta nella serie non è stato affidato agli studi Sony di Santa Monica, bensì ai talentuosi Ready at Dawn, che si sono già messi in mostra nel panorama PSP grazie all’ottimo Daxter, primo vero blockbuster per il nostro lucido handheld. Anche in questo caso le aspettative non sono state deluse, soprattutto da un punto di vista meramente tecnico: grazie a un lavoro eccelso e all’ottimo (e ridotto nelle dimensioni) schermo della PSP, Chains of Olympus assomiglia molto da vicino ai due GoW precedenti.

Modelli poligonali, ambienti, animazioni… tutto realizzato con estrema cura, che riesce a stupire ancor di più per gli effetti speciali (illuminazione in primis, ma non solo), veramente sbalorditivi. E non ci sono caricamenti. D’altronde, con un engine come quello di Daxter alle spalle, era lecito aspettarsi tanta sontuosità grafica.

Volendo essere particolarmente intransigenti, però, si potrebbe recriminare qualcosa per via delle scalettature, ma - si sa - l’aliasing affligge molti titoli PS2 e persino PS3, quindi possiamo pure perdonare i Ready at Dawn (in cui milita l’italianissimo Andrea Pessino, tra le altre cose).

Il sonoro, come al solito, si assesta sugli stessi ottimi livelli della grafica, grazie tanto alla qualità tecnica, quanto ai maestosi temi orchestrati e all’ottimo doppiaggio italiano (d’altronde in una produzione Sony è d’obbligo la localizzazione totale e non solo dei testi a schermo).


Mattanza classica

Se finora abbiamo visto come GoW si sia adattato perfettamente alla sua nuova dimora, qualche perplessità potrebbe far capolino in merito al gameplay, specialmente nei controlli: la PSP, infatti, manca purtroppo di un secondo analogico, con cui si sarebbero dovute gestire le schivate, del tasto L2 per scagliare le magie e del tasto R2 per cambiare arma. Per questi motivi, il sistema di controllo è stato in parte ripensato, permettendo così di giocare abbastanza comodamente senza rinunciare a nulla, se non all’Ira degli Dei/Titani (la “modalità demone” dell’action Sony, assente in questa incarnazione). La schivata è stata affidata all’unico stick analogico congiuntamente ai due dorsali: sembra scomodo, ma ci si abitua tutto sommato in fretta e si impara a farne un uso più ragionato, preferendo la parata per le situazioni meno critiche.

Più articolato il discorso sulla gestione delle magie e delle armi: le prime erano imputate al tasto L2 e si scambiavano con l’utilizzo della croce digitale, mentre le armi con R2. Ebbene, ora le magie si gestiscono col dorsale destro e con Cerchio, Quadrato o Triangolo: ciascuno di essi scatenerà un potere diverso. In questo modo, sacrificando una magia per tenere libero X (così da poter saltare in ogni momento), si possono utilizzare le due direzioni Su e Giù per switchare arma. Per il resto, invece, nulla è cambiato, dalle combo ai nemici. Nulla. Il gioco funziona come sempre, mantenendo invariata la sua struttura, sapiente e vincente miscela di azione e enigmi/sezioni platform, senza aggiungere alcunché.

Le fasi di combattimento, come al solito, sono caratterizzate da una certa propensione al button-mashing più che dalla raffinatezza dello stile di lotta, proprio di altre serie (come Ninja Gaiden), o al tecnicismo intransigente di God Hand, tutto impostato sull’alternanza fra combo e schivate. Come di consueto, Cerchio viene utilizzato per le prese (di un solo tipo, probabilmente per limiti di hardware), mentre Quadrato e Triangolo servono per le mosse con l’arma equipaggiata fra le due disponibili: la presenza di solo due armi potrebbe risultare una riduzione rispetto a God of War II, mentre in realtà spinge a un’alternanza più consapevole dei due strumenti di morte, molto diversificati nelle loro caratteristiche. D’altro canto, è pur vero che saranno le Lame del Caos a farla da padrona, ovviamente, vuoi per abitudine, vuoi per l’agilità, vuoi perché alla fine sono un simbolo di questa saga. Solo nelle battaglie più ardue (ai più elevati livelli di difficoltà, o in occasione delle Sfide di Ade) sarà necessario un utilizzo ragionato che sfrutti appieno le doti di entrambe le armi.

Ancora una volta, saranno numerosi i QTE (Quick Time Event), i quali, pur avendo il pregio di rendere interattive sezioni altamente spettacolari (come l’esecuzione di un boss), cominciano ad essere un po’ troppo inflazionati. Nulla di nuovo sotto il sole neanche per il secondo cuore pulsante del gameplay della serie, ovvero gli enigmi e le sezioni di esplorazione/platform. Ci troviamo anche in questo caso davanti a un lavoro svolto ottimamente, che beneficia di un level design labirintico abbastanza curato, ma non all'altezza dei capitoli per PS2, e di enigmi mai particolarmente complessi, ma comunque sollazzanti. Spesso si rimane stupiti da come gli ambienti riescano a essere articolati senza comunque risultare difficili da girare. Insomma, non siamo ai livelli del Tempio di Pandora della prima avventura di Kratos, ma ci può accontentare.

C'è da dire che dopo tre anni dal debutto dello Spartano, lo stupore non è più lo stesso, inevitabilmente: poco male per i fan accaniti, i quali spesso temono che nuovi elementi possano sbilanciare il gameplay che tanto amano; decisamente peggio per quelli che sono alla ricerca di stimoli nuovi, che non troveranno in questo prequel (a meno che non si tratti del primo God of War che toccano).


6 ore

Sì, esatto, sei ore: questo è il secondo grave difetto del gioco, che gli impedisce di meritare un punteggio più alto. D’accordo, dopo i titoli di coda vi aspettano anche le cinque Sfide di Ade (che, tra parentesi, nel primo capitolo erano dieci Sfide degli Dei e nel secondo sette Sfide dei Titani: ogni volta si gioca al ribasso) e un nuovo livello di difficoltà per sbloccare tutti gli extra presenti, ma, in fin dei conti, gli incentivi per ricominciare il gioco sono pochi visto che non ci sono segreti o poteri particolari alla seconda playthrough (non ci sono neanche le Urne, pur essendo indicate nel manuale: probabilmente sono state eliminate quando le istruzioni erano già state scritte; comunque, non cercatele). Certo, più rigiocabile di un Grandia che dura cinquanta ore, ma comunque debole sotto il profilo della longevità. Quantomeno, va riconosciuta ai Ready at Dawn l’onestà di non aver allungato il brodo con sessioni inutili e ridondanti, dandoci un’avventura dotata di ottimo ritmo.


In conclusione

God of War: Chains of Olympus è precisamente quello che avrebbe dovuto essere: una riproduzione (in scala) perfetta di quello che sono i due capitoli usciti precedentemente su PS2. Tutto è stato curato nei dettagli, da una grafica che spinge al massimo la PSP (e il consumo di batteria!), a un gameplay che rispecchia perfettamente l’originale. Ciò costituisce anche il maggior limite di questa produzione, che manca di un qualsivoglia spunto di originalità per arricchire una struttura non freschissima neppure ai tempi del primo GoW.

I fan andranno in sollucchero, mentre tutti gli altri troveranno l’esperienza gradevole ma breve, penalizzata da una sensazione di déjà-vu persistente.

COMMENTO

God of War è sempre quello, e non nego di divertirmi ad ogni episodio. Allo stesso tempo, però, penso che la serie risenta parecchio di questo suo immobilismo, reiterato anche negli episodi usciti successivamente a Chains of Olympus. Insomma, i fan troveranno pane per i loro denti; gli haters gli stessi difetti di sempre. Io, invece, continuo a divertirmi. Chissà per quanti altri episodi, però...

GRAFICA:9.5God of War non delude mai, sotto questo punto di vista. E Ready at Dawn nemmeno. Comparto tecnico sontuoso.
SONORO:9Lo stesso discorso fatto per la grafica è applicabile al sonoro. Davvero difficile esprimere lamentele.
GIOCABILITà:8.5L'adattamento alla console portatile è quasi perfetto. Resta comunque il fatto che non ci sono spunti originali o comunque innovativi per la saga.
LONGEVITà:6.5In poco più di sei ore, questo gioco perderà qualunque attrattiva per il giocatore medio.
VOTO FINALE8.5
PRO:-Tecnicamente eccelso
-Adattamento perfetto da PS2 a PSP
-Solita commistione di combattimenti e enigmi
CONTRO:-Davvero breve
-Nessuno slancio di originalità
-Il secondo stick analogico...
God of War CollectionI primi due episodi, tirati a lucido su PlayStation 3.
God of War: Ghost of SpartaL'altro capitolo uscito su PSP, non molto diverso da questo Chains of Olympus.
SCHEDAGIOCO
Cover God of War: Chains of Olympus

God of War: Chains of Olympus

Scheda completa...
God of War: Chains of Olympus2010-08-24 18:20:31http://www.vgnetwork.it/recensioni-sony-psp/god-of-war-chains-of-olympus/Grandi eroi per piccoli schermi.1020525VGNetwork.it