Persona 2 : Innocent Sin

Meglio tardi che mai
Scritto da Giovanni "Plutarco" Calgaroil 18 gennaio 2012
Persona 2 : Innocent Sin Recensione

Dopo un'attesa durata ben dodici anni arriva anche in Occidente quello che gli appassionati considerano il “capitolo perduto” della serie Persona. Uscito su Playstation oramai nel lontano 1999, Persona 2: Innocent Sin fu infatti l'unico episodio di questa serie a rimanere relegato nella terra del Sol Levante, troncando di fatto (almeno per noi occidentali) l'epopea in due atti di Tatsuya, adolescente bello e dannato, che potemmo vivere solo in Persona 2: Eternal Punishment, di poco successivo. I “vecchi” fan dunque non possono che essere soddisfatti, la serie (dopo i remake del primo e del terzo capitolo) è finalmente “completa”.


Scuola, adolescenza e grandi responsabilità

Come negli altri episodi della serie, anche in questo caso l'ambientazione scolastica sarà il punto di partenza ed il fulcro delle peripezie di un gruppo di studenti coinvolti, loro malgrado, in eventi soprannaturali più grandi di loro e all'apparenza inspiegabili.

Tutto inizia in modo abbastanza blando, coi nostri improvvisati eroi tutti concentrati a sopravvivere nella loro piccola giungla chiamata adolescenza e poco interessati alle vicende del mondo. Ben presto però lo spettro narrativo si allarga, complice l'entrata in scena di Joker, ambiguo figuro il cui intento sembra esser quello di irretire la volontà delle persone al fine di privarle dei loro sogni; inoltre si dimostra stranamente desideroso di vendetta proprio nei confronti del nostro alter ego, Tatsuya. Dall'apparizione della nostra Nemesi la situazione precipita: una strana maledizione colpisce il liceo Seven Sisters, in città fa la sua comparsa un misterioso culto asservito proprio a Joker, voci e leggende metropolitane si intrecciano inesorabilmente con la realtà divenendone parte. Saranno dunque proprio i nostri adolescenti ad assumersi la responsabilità di ristabilire l'ordine, coadiuvati dai loro spiriti guardiani chiamati Persona.

Non andremo oltre, perché la trama, molto matura a dispetto della “leggerezza” del contesto, merita di esser vissuta crescendo ed emozionandosi assieme ad ogni singolo componente del gruppo, ognuno profondo e ricco di sfaccettature, come nei migliori lavori Atlus.


Quattro chiacchiere con un mostro

L'eccellente sceneggiatura viene sostenuta da un gameplay dal gusto retrò ma che ancora fa la sua bella figura nonostante sia ormai passata una decade. Atlus infatti, nella sua opera di “restauro”, non ha toccato l'impianto originale che si compone ancora di due sezioni distinte: la mappa della città in 2D, suddivisa in distretti in cui vagheremo alla ricerca di pettegolezzi che ci permetteranno di plasmare il corso dell'avventura, sbloccare quest secondarie e, se usati a nostro vantaggio, decidere addirittura la qualità ed il prezzo dell'equipaggiamento venduto nei negozi; ed ambienti tridimensionali deputati all'esplorazione dei molti dungeons.

In particolare, proprio la fase esplorativa sembra aver più risentito del tempo trascorso. Nessuna miglioria grafica è stata apportata per adeguarsi agli standard della quasi pensionata psp; gli ambienti tridimensionali sono ancora composti di texture limitatissime e tutte uguali, che rendono l'esplorazione ripetitiva e abbastanza frustrante, data la mancanza di punti di riferimento e di una mappa all'altezza. Come se non bastasse gli incontri casuali, figli di una tradizione ormai abbandonata, sono decisamente troppi e spezzano continuamente il ritmo di gioco, strappando spesso qualche imprecazione al giocatore che vede aumentare (talvolta di molto) la permanenza all'interno dei dungeons. Tutto ciò crea, a lungo andare, una certa monotonia di fondo che porta a due conseguenze abbastanza importanti in termini di giocabilità: ne risente innanzitutto la portabilità del titolo, poco adatto a partite brevi; inoltre il livello del gruppo aumenta troppo velocemente, togliendo ogni difficoltà ed il gusto dell'affrontare gli scontri più avanzati (dato che il livello dei mostri non cresce proporzionalmente con quello dei personaggi).

A questo proposito, anche le fasi di combattimento non sono state modificate e mantengono la classica impostazione a turni, con la possibilità di impartire una vasta gamma di ordini al proprio gruppo, come ad esempio utilizzare abilità speciali per evocare i propri Persona... o parlare con i demoni. Questa particolare componente “sociale”, marchio di fabbrica della serie, dona una certa varietà e funziona in modo egregio permettendo, nella maggior parte dei casi, di evitare del tutto lo scontro dialogando semplicemente con le creature che, se saranno soddisfatte delle vostre domande o affermazioni, diventeranno vostre alleate o vi ricompenseranno con tarocchi e carte, necessarie per poter evocare Persona più potenti in una apposita stanza di evocazione chiamata Velvet Room.


Ah, la vecchiaia

Purtroppo, la bellezza senza tempo che ogni appassionato ha imparato ad amare viene intaccata da qualche pecca di troppo, probabile segno che i tempi sono decisamente cambiati. Come dicevamo poc'anzi, Atlus ha deciso di non adeguare la sua creatura agli standard della piccola di casa Sony, se non per poche e marginali aggiunte; come i video in stile anime, il riadattamento dell'interfaccia di combattimento e gli artworks dei personaggi, pieni di carattere e decisamente azzeccati. Ciò mantiene il gradevole gusto retrò dell'epoca d'oro dei giochi di ruolo orientali, ma balza subito agli occhi il comparto grafico, povero e orfano di animazioni all'altezza.

Le textures dei molti dungeons disponibili sono tutte troppo simili e tendono a far perdere l'orientamento dopo una manciata di minuti, rendendo l'esplorazione un tantino irritante, complici gli onnipresenti (e a lungo andare stressanti) incontri casuali e i costanti tempi di caricamento che spezzano inopinatamente il ritmo di gioco. Anche il set di animazioni dei personaggi risulta assai datato, basato su pochissimi movimenti elementari e legnosi, poco in linea a quanto ormai siamo abituati noi giocatori del “futuro”, soprattutto dopo aver visto sotto tutt'altra veste Persona 3 Portable. Ciò non si riverbera solo nella fase esplorativa, ma anche durante gli scontri, un po' troppo statici e privi di particolare mordente scenografico.

Di tutt'altra pasta si dimostra invece la colonna sonora e il doppiaggio (ovviamente in lingua inglese) dei personaggi, decisamente sopra le righe, sempre presente al momento giusto con la nota giusta per accompagnare i protagonisti nella loro “crescita” e creare quell'atmosfera di ampio respiro che dovrebbe contraddistinguere ogni gioco di ruolo che desidera toccare le corde più sensibili dell'animo di un videogiocatore.


Il perdono per quel peccato innocente

Nonostante siano passati cosi tanti anni, Innocent Sin rimane uno dei picchi più alti mai raggiunti dalla serie Persona. L'impegno con cui vengono curate le relazioni interpersonali dei protagonisti, unite ad una storia degna di essere vissuta fino in fondo sono ciò che da sempre contraddistingue il lavoro di Altus. Poche produzioni odierne riescono a raggiungere un tale livello di coinvolgimento e profondità, rimanendo costanti nel corso delle oltre quaranta ore di cui si compone la quest principale (alle quali si sommano le ore occorrenti per tutte le quest secondarie e la modalità aggiuntiva Theater, che aggiunge nuove sfide, di livello elevato). Innocent Sin riesce nell'intento di calamitare l'attenzione del giocatore dall'inizio alla fine, creando qualcosa di indimenticabile; però (forse a causa degli acciacchi dell'età) il titolo risente di alcune sbavature che ne minano la giocabilità e la fruibilità da parte di una platea più vasta di pubblico, soprattutto di quella non più abituata al magnetico (ed impegnativo) charme di giochi di ruolo vecchio stile.

COMMENTO
Giovanni "Plutarco" Calgaro

Innocent Sin è, per tutti gli appassionati occidentali della serie, un piccolo sogno divenuto realtà. Purtroppo Altus non si è impegnata abbastanza nel rispolvero del buon Tatsuya e, forse nell'intento di creare l'effetto “nostalgia”, lascia praticamente invariato un titolo che ha ben dodici anni, con tutte le conseguenze del caso. Nel complesso comunque l'opera si dimostra una piccola perla che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire, però non è certamente un titolo facile ed accessibile ai più.

GRAFICA:6.5Semplice porting di un'opera di dodici anni fa; il frettoloso lavoro di pulizia grafica non riesce nell'intento e il titolo risente molto della mancanza di un comparto tecnico adeguato.
SONORO:8Sonoro di ampio respiro e sempre diretto a toccare le corde più sensibili del giocatore; le musiche sono epiche ed evocative.
GIOCABILITà:8.5Profonda e molto impegnativa; peccato per alcune scelte poco felici rimaste invariate anche su una piattaforma che mal si adatta a partite lunghe e talvolta estenuanti.
LONGEVITà:8.5Ottima longevità, oltre 40 ore di gioco per la quest principale, senza contare le sub quest e la voglia di conoscere ogni sfaccettatura degli indimenticabili protagonisti.
VOTO FINALE8
PRO:- Sceneggiatura matura
- Ottima longevità
- Battle system affascinante
CONTRO:- Troppa componente hardcore per un pubblico disinteressato
- Porting tecnicamente scarso
The Legend of Heroes: Trails in the Sky ( PSP )Un JRPG che è classico in un modo diverso, ma che è altrettanto importante.
Persona 4L'ultimo episodio inedito della serie. Prima o poi uscirà una versione potenziata su PS Vita.
SCHEDAGIOCO
Cover Persona 2: Innocent Sin

Persona 2: Innocent Sin

Scheda completa...
Persona 2 : Innocent Sin2012-01-18 12:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-sony-psp/persona-2-innocent-sin/Meglio tardi che mai1020525VGNetwork.it