Innumerevoli sono le discussioni che, da tre anni (e forse anche qualcuno in più) affollano puntualmente i forum di giocatori accaniti. Stiamo ovviamente parlando dell’annuale diatriba che si scatena in ogni angolo di Internet riguardante i due giochi di calcio, rispettivamente di EA e Konami, Fifa e Pro Evolution Soccer. Riuscire a mettere tutti d’accordo è sempre impossibile, vuoi perché, da una parte e dall’altra, vi sono fan irriducibili che difendono il proprio pargolo fino alla morte (e oltre), vuoi perché, fortunatamente, il mercato ha le proprie richieste. L’ultimo punto non è proprio spiacevole, dal momento che la continua ed incessante competizione tra i due marchi calcistico/videoludici porta sempre ad innalzare gli standard di produzione, facendo dunque giungere sugli scaffali lavori che vanno ad affinarsi, tendendo sempre più alla perfezione. Ma se sulle varie console casalinghe, Playstation 3 ed Xbox 360 i due titoli riescono bene o male a contendersi la palma di miglior titolo calcistico dell’anno, un po’ per meriti tecnici (Fifa), un po’ per fan schierati a priori in difesa (PES), su Psp la storia è totalmente diversa: certo, non si tratta di una console di punta, ma l’arrendevolezza di Fifa sul fronte del videogaming portatile consente a PES ogni anno di portarsi a casa una facile vittoria ed un buon numero di software piazzato a destra ed a manca senza troppi affanni.
Minestra riscaldata?
Essere ottimisti riguardo possibili innovazioni all’interno del titolo Konami è purtroppo molto difficile: in assenza quasi totale di competizione, infatti, è facile che i ragazzi Nipponici si concedano un (per loro) graditissimo riposo sugli allori, sicuri delle potenziali vendite del titolo nonostante questo riproponga la solita solfa. E, almeno sotto il profilo del gameplay, per quanto concerne lo sviluppo degli incontri, le paure si sono manifestare. Certo, non stiamo parlando di nulla di tragico, sia inteso: una volta fatto partire il match, infatti, il feeling di PES comparirà intatto sullo schermo, con uno stile di gioco sempre ancorato all’arcade, con velleità simulative molto limitate. Nel corso delle partite, la prima cosa che balza all’occhio del videogiocatore più attento è senza dubbio il ritmo ridotto rispetto alle passate edizioni, che permette di articolare meglio la manovra sia in fase offensiva che in fase di non possesso palla: questo purtroppo non vuol dire però che il meno forsennato ritmo di gioco venga sfruttato appieno dal titolo, con un’intelligenza artificiale non ancora ai massimi livelli e che, soprattutto in fase di sovrapposizione, stenta a prendere il largo. Altro neo del sistema di controllo è senza alcun dubbio la mancata implementazione, così come è anche avvenuto per l’edizione casalinga del titolo, del sistema di movimento dei calciatori a 360 gradi: l’assenza di tale feature costringe gli atleti a muoversi semplicemente sugli otto assi principali, con impossibilità quindi di compiere cambi di direzione o di aggiustare la corsa del pallone nel caso questo si stia dirigendo verso una delle linee dell’out. Ma l’immediatezza dei controlli, sebbene da un punto di vista costituisca una zavorra, dall’altro, per tutti i giocatori ancora affezionati alle versioni di vecchia generazione di PES, quelle uscite sulla beneamata Playstation 2, riesce a garantire ancora qualche soddisfazione ed a premiare i più tenaci con prestazioni molto positive.
“Siamo nooooi, siamo noooooi, i Campioni d’Europa siamo noooooi!”
Quanto appena visto sotto il profilo del gameplay non entusiasma di certo, dobbiamo ammetterlo, ma non costituisce nemmeno una totale delusione, garantendo a PES la possibilità di entrare ancora una volta nelle case dei fan più sfegatati e possessori di una console portatile di mamma Sony. Oltre all’immancabile Master League, che da ormai un decennio allieta i pomeriggi dei videogiocatori di tutto il mondo, troverà spazio in questa edizione portatile del 2010 anche la Champions League, in tutto il suo splendore e, novità dell’anno per quanto riguarda PES 2011, anche la competizione continentale del Sudamerica, La Copa Libertadores: in queste competizioni, così come nella realtà, bisognerà portare la propria squadra al trionfo assoluto partendo dalle fasi a gironi, passando per gli scontri diretti, rispettivamente ottavi, quarti e semifinali, per approdare poi, al cospetto delle rispettive coppe, in finale, pronti a rendere il campo di gioco un inferno di tiri e passaggi. Per chi invece volesse qualcosa di più rapido rispetto ad una competizione di tale calibro, può sempre optare per il classico match rapido oppure per l’immancabile sfida ai rigori, da soli o in compagnia di un amico (in possesso di un’altra console e di un’altra copia del gioco) in lan. Altra modalità di spessore degna di notà è sicuramente la modalità Diventa un Mito che, come ogni anno, consente ai videogiocatori ci creare il proprio atleta personalizzato (o utilizzare un giocatore già presente nel database), per solcare dapprima i campetti di periferia, per poi approdare in qualche club quotato, pronto ad aspirare all’imperitura gloria sportiva. Ma assieme alla presenza di competizioni continentali di tale portata PES si porta dietro, purtroppo, anche un annoso problema: la lista dei trasferimenti, come già capitato nelle passate edizioni, necessita di una buona oretta di lavoro nell’editor delle formazioni, dal momento che le squadre non sono aggiornate e portano ancora i vari Ibra e Quagliarella rispettivamente nel Barça e nel Napoli.
Dettami tecnici
Il comparto grafico, dal suo canto, supporta al meglio l’intera esperienza di gioco, pur non eccellendo, così come il sonoro, su standard medi ma, in questo caso, c’è da segnalare una gradita novità: non ci saranno più ampi squarci di partita in balia dei cori e delle grida dei tifosi virtuali presenti sugli spalti, dal momento che la coppia Pardo-Altafini, già presente nella passata edizione, ha finalmente imparato a proferir parola anche durante i fraseggi dei giocatori in campo e non solo in occasione dei gol o delle interruzioni parziali e finali; niente di trascendentale, sia chiaro, ma almeno acusticamente questa si rivela una graditissima implementazione. Insomma, chi cerca un titolo calcistico potenzialmente infinito, data la potenziale longevità di un titolo di tale tipo, soprattutto per quanto riguarda le velleità multiplayer, in PES 2011 troverà l’El dorado.