Secret Agent Clank

Agente poco speciale
Scritto da Leandro "White Lhio" Rossiil 04 novembre 2008
Secret Agent Clank Recensione
Tutti noi conosciamo l’ormai famosissima serie Ratchet & Clank, caposaldo videoludico e portavoce delle macchine Sony dalla scorsa generazione. Perfino i meno aggiornati ne possiederanno qualche sommaria informazione. Detto ciò, spostiamo lo sguardo sull’ultima fatica di High Impact Games, lo spin off Secret Agent Clank.
Lo affermiamo seccamente fin da subito; scordatevi un titolo all’altezza (e a differenza di quanto erroneamente presupposto in passato, l’altezza conta eccome) degli episodi principali, perché il gioco in questione non andrebbe neppure messo a paragone coi prodotti appena rammentati, sia per differenze ludiche che per qualità complessiva. Ironia della sorte, a un personaggio di secondaria importanza è dedicato un gioco altrettanto trascurabile.
Solitamente, di fronte a un parziale fallimento, s’incolpa l’incapacità di sfruttare al meglio possibili buone idee alla base del progetto originario. Ma stavolta osserviamo invece una anomala circostanza: il titolo è ben sviluppato, ma poggia su di una spiazzante povertà creativa. È un gioco che alterna momenti appena divertenti ad altri estremamente noiosi se non di perfetta inutilità. Tristissime poi le considerazioni tratte dal giocatore una volta completata l’”avventura”; mormorando in silenzio sarà costretto a domandarsi conteso tra rabbia e delusione “era davvero necessario?” (riferendosi all’esistenza del trastullo elettronico).

Spionaggio casereccio

Secret Agent Clank non presenta una trama nè intricata nè tanto meno originale, tuttavia la storia è accompagnata da un ottima sceneggiatura composta di dialoghi mai noiosi, divertenti e coinvolgenti (considerando ovviamente la natura cartunesca del titolo) complice anche l’ottimo doppiaggio italiano.

Eccovene un assaggio: Ratchet viene colto in flagrante mentre è intento a derubare un museo. Testimone involontario della scena il suo amico e collega Clank, mandato in missione segreta dall’agenzia spionistica per cui lavora. Sebbene tutte le prove accusino il Lombax senza possibilità di errore, il Robottino non crede per un solo istante nella sua colpevolezza e armato di speranza, decisione e un sacco di gadget affronterà gli individui più temibili in circolazione così da scoprire finalmente la verità… Nel mentre, anche Ratchet e il capitano Qwark avranno il loro bel da fare, l’uno in cella, seviziato da guardie e prigionieri, l’altro pronto a narrare incredibili (nel vero senso della parola) avventure…

Purtroppo la regia al servizio della trama è decisamente impersonale, senz’anima e indistinguibile da quella di altre produzioni similari. Infatti, i filmati, che si alternato tra sequenze in computer grafica e siparietti animati col motore grafico del gioco, hanno un che di spartano, sia considerando le inquadrature poco ispirate che le scene in se, prive dell’enfasi adeguata.


Metal Gear Clank

Il gioco si propone essenzialmente come uno stealth, ma è impossibile annoverarlo tra gli esponenti del genere per via della sua indole, più simile alla blanda imitazione che alla caricatura (evidentemente la parodia era lo scopo prefissato e non raggiunto). Clank, il protagonista, deve districarsi tra i livelli senza destare l’attenzione dei nemici. L’addestramento gli ha insegnato a sfruttare l’ambiente circostante per nascondersi e se ciò non dovesse bastare potrà ricorrere agli innumerevoli accessori in dotazione (molti dei quali acquistabili durante l’avventura). Oltre alla discutibile realizzazione degli ambienti (di cui parleremo dopo) in grado di banalizzare la giocabilità, è proprio la necessità di passare inosservati a costituire un problema. I vari elementi tra cui scenario, avversari, sistema di controllo e soprattutto un’odiosa telecamera dovrebbero lasciar spazio alle decisioni del giocatore, superando così gli ostacoli come meglio crede. Talvolta ciò è fattibile, in altre occasioni invece diventa pressoché impossibile preparare una strategia e applicarla sul piano pratico. Laddove il percorso è obbligato, con tanto di nascondigli messi in bella mostra, non sarà difficile avanzare, mentre nelle restanti situazioni, male equilibrate, sarà arduo evitare incontri indesiderati o far scattare l’allarme.

Chi predilige l’azione sarà contento di sapere che i livelli non impongono pazienza e discrezione; proseguendo a colpi di Klank-fu la meta si raggiunge ugualmente. Certo, il gioco premia chi voglia seguire la via consigliata e adeguarsi quindi al primo metodo. Soltanto così si otterranno abbastanza “ingranaggi” utili all’acquisto di nuove mosse o armi secondarie. Da menzionare la presenza di sezioni dove prevalgono i combattimenti e lo stealth è ridotto al minimo. In verità quanto appena detto potrebbe valere per ogni livello, vista la piattezza (al limite del semplicismo) da cui è afflitta ogni fase di questo tipo. 

In ultima analisi è obbligo citare le altre sessioni principali, inserite per donare maggior varietà al gioco, come discendere una montagna con lo slittino che rappresenta, va ammesso, un simpatico diversivo, a parte il sistema di controllo eccessivamente sensibile. Menzione speciale per gli eventi in tempo reale (QTE), spesso ridotti in altre produzioni a brevissimi frangenti e qui estesi a interi livelli. l’impostazione ricorda vagamente i rhythm game, senza però… il ritmo… Peccato che una volta svanito il divertimento iniziale diventino anch’essi noiosi e ripetitivi proprio per la mancanza di cui sopra e l’estenuante lunghezza.


Gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi

Da protagonista Ratchet è diventato una comparsa nel gioco dedicato all’inseparabile compagno. Tuttavia anch’egli è utilizzabile come personaggio giocante… purtroppo. Le sessioni che permettono di controllarlo sono di una monotonia tale da rendere più divertente conversare con il muro (e magari se ne ottiene qualche buona riflessione). Il tutto si svolge in mezzo a una grande arena colma di nemici e man mano che i medesimi vengono abbattuti, la difficoltà aumenta. Per sopravvivere avremmo a disposizione un vasto arsenale e… e basta. Non c’è altro da dire in merito. Quanto descritto si ripete fino allo stremo senza alcuna importante variazione. La voglia di estrarre l’umd dalla console diverrà ben presto una tentazione irresistibile…

Fortuna vuole che almeno i livelli col capitano Qwark godono di maggiore inventiva (tanto da risultare le parti migliori) e siano in continuo mutamento nel passaggio da una fase all’altra. L’eroe dovrà vedersela con strambi personaggi, frutto della sua fantasia, e combatterli con armi sicuramente inusuali. Detta così non pare esserci nulla di esaltante… no in effetti, ma a paragone col resto c’è da gioire per aver trovato un po’ di spasso.


Fra tecnica e tecnologia

Coerentemente col personaggio, anche da un punto di vista tecnico il gioco passa in secondo piano se confrontato con gli episodi principali. Non che siano presenti difetti grafici evidenti, ma mantenersi sui livelli raggiunti in precedenza sarebbe stato opportuno oltre che possibile. Tutto sommato lamentarsi è ingiusto; buone texture, ottimi modelli poligonali, animazioni certamente dignitose (talvolta però si osserva una leggera legnosità) e tutto quanto la vista pretenda di ricevere. Da menzionare alcune tracce musicali, in linea col tema portante e orecchiabili. Niente di indimenticabile sia chiaro, ma è d’obbligo dar risalto alla colonna sonora perché ben implementata e godibile.
Infine, quel che rimane da descrivere è forse l’aspetto peggiore, tallone d’Achille che costringe il titolo a soffocare nei bassi fondi privandolo così del podio. Stiamo parlando del level design. Se da un lato semplici strutture ben adornate e colorate, (rammentiamo comunque le eccezioni tra un livello e l’altro) rendono piacevole ogni escursione, dall’altro la giocabilità ne risente pesantemente. Le grandissime aree consentono spesso marginale interazione come saltare qua e là, nascondersi negli affranti prestabiliti e correre in ogni direzione. Sembrerebbe uno schema semplice, veloce e intuitivo, ma proprio la conformazione dei livelli rende spesso difficile portare a compimento un’azione. Si è voluto creare un ibrido platform/stealth, senza però prestare le giuste attenzioni ai due aspetti, e quel che ne risulta è un incrocio senz’anima, pacchiano e ripetitivo.
COMMENTO
Leandro "White Lhio" Rossi

Purtroppo Secret Agent Clank non è degno dei predecessori, perché irrispettoso della fama accumulatosi con gli anni. Un giochetto semplice solo per veri appassionati, disposti a passare oltre certi difetti. La missione per il robottino è purtroppo un mezzo fallimento…

Mission... Fail...

GRAFICA:7Comparto grafico palesemente riciclato da Size Matters, che, però, non incespica e si mantiene fluido per l'intera avventura.
SONORO:7.5Compitino dalle modeste pretese: accompagna l'azione, ma non la esalta.
GIOCABILITà:6Nonostante la varietà, la maggior parte delle situazioni sono laboriose ed evasive. La noia sopraggiunge presto.
LONGEVITà:6.5La noia sopraggiunge presto in grazia di una giocabilità mai in grado di stupire il giocatore.
VOTO FINALE6.5
PRO:- Dialoghi divertenti
- Grafica di buona fattura
- Sonoro all’altezza
CONTRO:- Ripetitivo e poco divertente
- Inferiore al prequel
- Level design inadatto al gioco
Ratchet & Clank: L'altezza non conta ( PSP )Il primo episodio della serie su PlayStation Portable, più riuscito di Secret Agent Clank.
Ratchet & Clank 3Forse l'apice della serie, un platform di grandissima qualità.
SCHEDAGIOCO
Cover Secret Agent Clank

Secret Agent Clank

Scheda completa...
Secret Agent Clank2008-11-04 23:06:07http://www.vgnetwork.it/recensioni-sony-psp/secret-agent-clank/Agente poco speciale1020525VGNetwork.it