Scritto da: Giovanni "Guitar Hero" Ormesi | Data: 2010-06-11
Una buona occasione per parlarne
I possessori di PSP si saranno già accorti che il 2010, fino ad ora, ha visto l’uscita di pochi titoli di spessore qui in Europa per questa console: oltre ad Half-Minute Hero, Silent Hill: Shattered Memories (recensito da noi in versione Wii ) e The Eye of Judgement Legends , non c’è altro da fare se non aspettare MGS: Peace Walker e Valkyria Chronicles 2 . Tanto vale, a questo punto, rispolverare un titolo uscito già da un pezzo, ossia questo remake del primo episodio della saga di Star Ocean, di cui si è tornati a parlare negli ultimi mesi dopo l’uscita della versione International del quarto capitolo su PS3 . Come al solito, Square-Enix ha affidato il “restauro” della prima opera firmata Tri-Ace ai soliti TOSE, ormai veterani per quanto concerne lo svecchiamento di JRPG d’epoca (FFI-II, Chrono Trigger etc.): il lavoro svolto è soddisfacente, soprattutto da un punto di vista tecnico, mentre l’impianto di gioco è rimasto pressochè invariato, con le classiche aggiunte del caso. Dal momento, però, che la versione originale per SNES è rimasta relegata al Giappone (salvo una fantranslation), accogliamo First Departure con maggior gioia rispetto ad altri porting/remake decisamente inutili, come Breath of Fire III o FF Anniversary.
ODISSEA NELLO SPAZIO Scegliere l’Universo come setting ha indubbi vantaggi: ogni pianeta ha storia e civiltà proprie, e non è detto che sia allo stesso livello di sviluppo di altri pianeti. Ecco, quindi, che ciò ha permesso quella commistione fra sci-fi e fantasy caratteristica della saga. Inoltre, ciò permette di sviluppare in ogni nuovo capitolo storie che si inseriscano nel contesto dei precedenti, senza però essere legate indissolubilmente a quelle degli altri giochi, diversamente da serie come Wild Arms, che ambienta ogni suo titolo nel mondo di Filgaia, ma senza una continuità, con vicende storiche, conformazione geografica e altre cose sempre diverse. Ad esempio, in SO4 si torna a un certo punto sul pianeta del primo, ma in epoca precedente, tanto che alcuni personaggi sono antenati di quelli del titolo oggetto di questa recensione; è possibile, dunque, giocare ciascun episodio come stand-alone (tranne Blue Sphere, sequel diretto di Second Story), però i collegamenti esistono. Peccato che queste potenzialità siano in parte sprecate da trame spesso non brillanti e da uno sbilanciamento (almeno in First Departure; non ho ancora giocato gli altri titoli approfonditamente, NdR) in favore dell’elemento fantasy, che è anche il più banale. Il plot, nella sua parte maggiore (quella centrale), è lo stesso che potreste trovare in mille JRPG/manga/anime fantasy privi di un qualsiasi spunto di originalità, un po’ come se, dopo l’inizio, si dimenticasse di essere anche un plot sci-fi per buona parte dell’avventura; e pensare che di spunti ce ne sarebbero stati diversi, a partire dall’interazione fra scienza ed magia, tema solo accennato da uno dei protagonisti. La sezione sci-fi è decisamente più interessante, ma avrebbe meritato un ampliamento (specialmente nel finale), cosa che TOSE si è ben guardata dal fare.
I NEED A WALKTHROUGH Una cosa che ha fatto, invece, è stata aggiungere nuove Private Actions: per i neofiti, potremmo definirle come piccole scenette (come le skit in Tales) opzionali, che possono modificare il livello di Affection fra i vari personaggi, determinando finali diversificati (nei rapporti fra i vari pg, si intende; la storia è sempre la stessa) e altro. Tutto ciò è un ottimo rimedio contro la ridotta durata della main quest, stimabile attorno alle 20 ore (e pure afflitta da backtracking), dal momento che rende rigiocabile l’avventura, la quale si arricchirà di nuovi e diversi aspetti, a seconda delle scelte fatte, dei personaggi che compongono la squadra e dei rapporti intercorrenti fra loro, fino al raggiungimento di uno degli ottanta finali alternativi previsti. Certo, meglio realizzare un gioco più lungo e completo che incoraggiare il replay, però è meglio di niente e accentua il ruolismo. Non troverete traccia sul manuale di come funziona l’Affection Rating, e neanche durante il gioco avrete le idee molto chiare, quindi è consigliabile studiarsi un po’ la guida, indispensabile anche per trovare i personaggi opzionali: ce ne sono nove in tutto, e, tenendo conto che ce ne sono anche quattro obbligatori e il party contempla un massimo di otto combattenti, purtroppo è impossibile averli tutti con una sola giocata; siccome alcuni necessitano di passaggi elaborati o comunque difficilmente intuibili, o addirittura vengono preclusi da altri acquisibili in precedenza, se non si vuole brancolare nel buio, l’uso di una walkthrough si rende sempre più utile per godersi il gioco al meglio, e non solo per il consueto materiale post-game (ridotto all’osso qui), ma soprattutto per ottenere un finale soddisfacente (cosa in cui ho miseramente fallito, però ho recuperato con youtube, NdR): questa tendenza abbastanza comune- si pensi a FFX-2- non piace troppo a chi scrive, però non può essere considerata per forza un difetto. Semplicemente, era giusto segnalare la cosa a potenziali futuri acquirenti.
PIMP MY GRAPHICS Il passo in avanti più significativo, ad ogni modo, è stato compiuto dal di vista grafico, come era facile aspettarsi: il nuovo motore, utilizzato anche per Second Evolution, è una versione potenziata di quello utilizzato in SO2 per PS1 e si rivela molto efficiente. I personaggi sono realizzati con sprite 2D e, come in molti titoli dell’era 32 bit, si muovono all’interno di scenari 3D prerenderizzati molto colorati, ma non ruotabili; i campi di battaglia sono un po’ spogli, ma, in compenso, le magie godono di buoni effetti speciali. Gli aspetti migliori, probabilmente, sono i nuovi artwork e le cut-scene anime, veramente bellissime: sono solo sette in tutto, di cui una opzionale, della durata di circa novanta secondi ciascuna. Avrebbero potuto essere più numerose, a ben vedere, dal momento che la parte centrale del gioco ne è praticamente sguarnita. Il sonoro beneficia del discreto doppiaggio nuovo di zecca e della colonna sonora riarrangiata, come sempre opera di quel Motoi Sakuraba che è dietro a tutti gli Star Ocean, nonché alla totalità degli altri lavori dei Tri-Ace: la saga di Valkyrie Profile per intero, Radiata Stories, Infinite Undiscovery e il recentissimo Resonance of Fate/End of Eternity . Spesso Sakuraba riserva a Star Ocean un trattamento particolare, in linea con la sua natura ibrida di sci-fi e fantasy, con brani sperimentali che spaziano molto fra vari generi; c’è da dire che forse fra le sue opere più recenti ci sono OST più incisive, ma il lavoro svolto è buono anche in questa occasione e risente in positivo, ovviamente, del grande progresso tecnologico.
GAMEPLAY Resta da vedere cosa offre il gioco a livello di gameplay: sostanzialmente, ci troviamo davanti a un classico JRPG con un sistema di combattimento action, come un Tales of a caso, anche se le differenze fra il BSdi Fantastic Space Odyssey (questo il sottotitolo del gioco originale) e quello di Tales of Phantasia erano abbastanza evidenti; ve ne potete accorgere dopo una rapida sbirciatina su youtube. Curiosità storiche a parte, il remake ha portato dei controlli molto più moderni ed efficienti ed una velocità di gioco leggermente incrementata, anche se non ai livelli frenetici di un Tales of Eternia (secondo me è un bene, Ndr). I personaggi schierabili sono quattro e se ne controlla solo uno a propria scelta, switchabile anche nel corso della pugna, mentre gli altri seguono le semplici indicazioni (conserva gli mp, cura gli amici, ecc.) impostabili. Gli attacchi speciali sono imputati a L e R, quindi sono solo due, ma se controllate un mago, potete selezionare qualunque incantesimo (Symbology) dal menù, fermando l’azione. Il risultato, grazie anche ad una difficoltà generalmente bassa, ma con rari picchi ingiustificati, e ad un Encounter Rate non asfissiante (ottimo!), è molto user-friendly. Decisamente meno user-friendly, è , invece, il sistema di Item Creation e Skills: moltissime sono le Skills che permettono di creare svariati oggetti di diversa natura, dalla cucina all’alchimia, dal crafting propriamente detto alla scrittura… l’abbondanza di possibilità è sicuramente positiva, ma può spiazzare inizialmente. Ciascuna di queste abilità, assieme ad altre relative al combattimento, può essere affinata assegnandole Skill Points, ottenibili ad ogni frequente level up (salirete di livello mediamente ogni venti minuti, senza usare particolari trucchetti): ogni Skill ha un suo livello- il massimo è 10- che determina, assieme alla predisposizione naturale del personaggio (disponibilità di un Talent, spesso acquisibile pure con la pratica), la sua possibilità di successo. Aggiunta di questo remake sono le Super Specialità, abilità di gruppo che richiedono determinati livelli in una particolare Skill dell’intero party. Come avrete intuito, il sistema è articolato e versatile, piacevole nonostante gli anni, ma richiede un po’ di esperienza e ragionamento; ancora una volta, una guida potrebbe fornirvi un orientamento iniziale o qualche consiglio.
Il consiglio di vgnetwork, invece, è quello di avvicinarsi a questa saga, se non l’avete già fatto con altri episodi: pur non essendo fra le migliori in ambito di JRPG, è molto godibile e potrebbe intrigarvi la compresenza di sci-fi e fantasy. Inoltre, il secondo capitolo è un ottimo esponente del genere; volendo, potreste saltare il primo, ma, a conti fatti, non ne vale la pena.
A Cocò è piaciuto molto, a me decisamente meno, e gli preferisco questo Star Ocean. A prescindere da ciò, la versione occidentale è mutila di moltissime skits, che avrebbero approfondito dei protagonisti altrimenti scialbi.
Più che un’alternativa, è un invito a giocare anche questo capitolo, che è un prequel. Alcuni personaggi secondari sono in comune e ci sono lontane relazioni di parentela tra diversi componenti dei due cast.
Il commento dell'autore su Star Ocean First Departure
Potrebbe sembrare, dopo le recensioni di BoFIII e di TLoD, che il mio voto preferito per i JRPG sia 7,5. In realtà non è così, si tratta semplicemente di un caso: nell’ultimo anno non ho giocato nessun autentico capolavoro, ma vari titoli decisamente godibili. Prendiamo questo delizioso remake, ad esempio: mi è piaciuta molto la commistione di sci-fi e fantasy; peccato per l’evidente sbilanciamento a favore del fantasy, che è anche la parte più banale delle vicende. Un’altra cosa che ha pesato è stata la mancanza di una walkthrough, ma, d’altronde, giocando nei miei viaggi di lavoro, non avevo né voglia, né possibilità di usarla. Poi, personalmente, non vedo di buon occhio l’uso continuo di guide, siccome rendono il gioco più affannante che piacevole, a mio modo di vedere. Parere personale, eh. Ad ogni modo, ciò non ha assolutamente intaccato (come è giusto) la valutazione, positiva nel complesso, ma non ottima a causa dei vari difetti visti in fase di recensione.
… ma il secondo prevale nettamente a discapito del primo
parecchio backtracking
solo 20 ore scarse per la main quest(da ampliare la parte finale!)
8
Il passo in avanti è chiaramente enorme, dal momento che il titolo originale andava su Super Famicon. Un plauso particolare ai nuovi artwork e alle meravigliose sequenze anime, che avrebbero potuto essere più numerose.
7.5
Buona OST del solito Motoi Sakuraba, ma non fra i suoi lavori migliori: le tracce- una cinquantina, come d’uso nel genere- sono buone, ma poche vi resteranno impresse. Voice acting assolutamente nella media.
7.5
Un buon BS action e un sistema di abilità molto soddisfacente, anche se forse un po’ spiazzante sulle prime a causa delle sovrabbondanti opzioni di crafting. Encounter Rate non troppo pressante.
Peccato per il backtracking.
7.5
Una ventina di ore potrebbero bastare ed è poco per un JRPG, ma in una sola playthrough è impossibile acquisire tutti i pg opzionali, e i finali sono diversificati (80 in tutto). Magari lo rigiocherete.
Prendiamo questo delizioso remake, ad esempio: mi è piaciuta molto la commistione di sci-fi e fantasy; peccato per l’evidente sbilanciamento a favore del fantasy, che è anche la parte più banale delle vicende. Un’altra cosa che ha pesato è stata la mancanza di una walkthrough, ma, d’altronde, giocando nei miei viaggi di lavoro, non avevo né voglia, né possibilità di usarla. Poi, personalmente, non vedo di buon occhio l’uso continuo di guide, siccome rendono il gioco più affannante che piacevole, a mio modo di vedere. Parere personale, eh.
Ad ogni modo, ciò non ha assolutamente intaccato (come è giusto) la valutazione, positiva nel complesso, ma non ottima a causa dei vari difetti visti in fase di recensione.