The Legend of Heroes: Trails in the Sky

Una delle più grandi avventure su PSP
Scritto da il 16 gennaio 2012
The Legend of Heroes: Trails in the Sky Recensione

L'abbiamo tanto atteso e finalmente è arrivato: da novembre è disponibile sul suolo inglese The Legend of Heroes: Trails in the Sky, uscito il mese successivo su PSN. Con un certo ritardo ora dovrebbe raggiungere l'Italia anche la Collector's Edition, che il sito di Gamestop ha datato 31 gennaio (anche se potrebbero esserci ulteriori ritardi senza preavviso). Ecco a voi un'immagine:

Dopo una prova accurata (il gioco è davvero immenso, come vedremo), VGN si appresta a formulare il suo articolato verdetto: siete pronti? Sarà un lungo ma fantastico viaggio!


Da grande voglio fare il bracer!

Senza annoiare ulteriormente il lettore con preamboli sulla maestosa serie di The Legend of Heroes, che potete già leggere nella nostra anteprima, ricordiamo soltanto che Trails in the Sky inaugura una nuova saga, quindi non c'è alcun bisogno di affrontare anche i precedenti titoli, mentre è consigliato giocare ai due successivi, quando usciranno.

I protagonisti di questa inedita epopea sono Estelle e Joshua, due giovani di sedici anni che hanno appena terminato la loro preparazione per diventare bracers. Ma cosa sono questi bracers? In breve, potremmo definirli avventurieri: per tramite della gilda, accettano incarichi su richiesta dei cittadini, fornendo un valido aiuto alla popolazione (d'altronde to brace significa “sostenere”, “rinforzare”). Sterminare mostri, cercare oggetti, scortare persone... queste sono le missioni-tipo che affronterete, soprattutto se svolgerete tutte le sub-quest approntate da Nihon Falcom, utili ad accumulare Bracer Points e salire di rango: come potete intuire, infatti, tali premesse si prestano perfettamente ad una struttura di gioco composta di sotto-trame e NPC a iosa. Il plot non incalza il giocatore sin da subito, ma gli lascia il tempo di familiarizzare con il mondo circostante; d'altronde non c'è fretta, dal momento che questa è solo l'introduzione ai prossimi due capitoli, in cui la vicenda entra nel vivo (diciamo dopo il colpo di scena che conclude questo primo episodio).

Uno degli aspetti più belli di Trails in the Sky è proprio “perdersi” nelle piccole cose, immergendosi da capo a piedi in un mondo talmente accurato da sembrare quasi credibile. Il lore vantato dalla serie è veramente impressionante: il Liberl Kingdom e l'Erebonian Empire hanno una propria storia (conflittuale), una peculiare tecnologia (ci troviamo nel bel mezzo di una sorta di Rivoluzione Industriale), diversi costumi e grandi città, piene di vita e di personaggi con cui dialogare, i quali dispongono di un elevato numero di battute a seconda del momento della trama in cui vi rivolgete a loro. Non dovrebbe a questo punto risultare un mistero il motivo per cui Trails in the Sky è una delle serie (se non La serie) con il maggior numero di linee di testo mai esistite, record che in passato aveva scoraggiato chiunque volesse localizzare il gioco; l'opera di traduzione di Xseed, che è pure di ottima fattura (la mezza porcheria della localizzazione della trilogia di Gagharv è un lontano ricordo), è un autentico miracolo, soprattutto se teniamo conto del modestissimo volume di vendite. Vendite che, in tutta sincerità, speriamo di incrementare anche noi col nostro pur modesto contributo.

Un piccolo appunto: è necessaria una discreta conoscenza dell'Inglese per godere appieno dell'opera di Nihon Falcom, dal momento che il tempo che si passa a leggere è davvero tanto. Non serve certo un CPE per comprendere i testi, ma una padronanza “scolastica” della lingua è quasi indispensabile.


Classico, ma con stile

In relazione al gameplay, l'impostazione è altrettanto classica: abbiamo un mondo vastissimo, un battle system a turni e un sistema di crescita che coniuga i livelli ad un meccanismo di skill simile a quanto abbiamo apprezzato quindici anni fa in Final Fantasy VII. Ciò non significa che non ci siano delle peculiarità, che rendono nel complesso Trails in the Sky uno dei JRPG classici più gradevoli da giocare.

Cominciamo dall'esplorazione: sì, è free-roaming, ma non utilizza la World Map tradizionale (facciamo un esempio: Tales of Eternia). Le numerose località sono fra loro collegate da strade, sentieri, pianure, senza soluzione di continuità. La maggior parte di voi ricorderà un'impostazione simile in Final Fantasy X, in cui però il risultato finale era minato da un'eccessiva linearità: le strade erano dritte, spesso non era possibile tornare sui propri passi e gli snodi erano davvero pochi; in questo caso non c'è di che preoccuparsi, dal momento che sono state inserite diverse biforcazioni e location opzionali. Il dettaglio più rilevante, però, è l'assenza di incontri casuali: come in Grandia (ma anche nei precedenti episodi di The Legend of Heroes), infatti, i nemici sono visibili sullo schermo, e non è impossibile evitarli, come invece succedeva spesso in Tales of Innocence.

Da tutto ciò avrete ormai intuito che il viaggio in sé è forse più importante dei combattimenti stessi, il che non vuol dire che questi ultimi siano noiosi o mal curati, tutt'altro. Anche in questo caso notiamo degli accorgimenti che vorremmo un po' in tutti i JRPG, come la possibilità di salvare in ogni momento, ad eccezione dei combattimenti stessi (ma la sconfitta non comporta necessariamente il game over, dal momento che è possibile anche riprovare lo scontro). Il sistema, come si accennava poc'anzi, è turn-based, ma ha la particolarità di dare importanza anche alla posizione dell'unità, un po' come se ci trovassimo in un JRPG tattico, tanto che esiste giustamente anche il comando Move. Per il resto, la turnazione è scandita da una barra a sinistra che viene influenzata dal tipo di comando impartito. Alcuni turni presentano caratteristiche di vantaggio, come l'esecuzione di un colpo critico o il parziale recupero di salute, aggiungendo un ulteriore elemento strategico negli scontri.

Ogni combattente ha una dotazione di skill che dipende in parte (le Arts) dai Quartz equipaggiati e in parte (le Crafts) dal personaggio stesso. Esse sono deputate a due diverse barre, rispettivamente quella degli EP e quella dei CP, che ha la caratteristica di riempirsi nel corso dei combattimenti, procurando e subendo danni. I Quartz equivalgono grosso modo alle Materia di Final Fantasy VII: sono delle sfere che conferiscono abilità e/o boost di statistiche e vanno collocati negli slot dell'Orbment di ciascun personaggio, progressivamente sbloccabili con la spendita di sephits, rilasciati dai mostri uccisi.


Qualche piccola ruga

Non è solo il gameplay a rendere classico Trails in the Sky, bensì anche la resa grafica, in cui vengono coniugati i soliti sprite (a risoluzione non altissima) ad ambienti 3D isometrici. A ben vedere, qui potremmo sostituire la parola “classico” con la parola “vecchio”: questa edizione per PSP, infatti, non è che il porting della versione originale per PC, uscita nel 2004 in Giappone. L'engine utilizzato è lo stesso di Ys: The Ark of Napishtim, quindi ha più di otto anni sulle spalle: la resa non è certo malvagia come quella del sesto episodio di Ys (pessimo su PSP, decente su PS), però non è nulla per cui gridare al miracolo. A migliorare l'impatto visivo ci pensa un mondo ricco e dettagliato e un character design “pulito” e semplice, in perfetto stile Nihon Falcom.

In perfetto stile Falcom è pure la colonna sonora, composta dal solito Falcom Sound Team JDK, che non ha certo lesinato sulle tracce: ne abbiamo una sessantina, per una durata complessiva che si assesta sulle due ore. Gli acquirenti della Collector's Edition che vi abbiamo mostrato nel primo paragrafo troveranno nel disco bonus una selezione di 33 brani, che spaziano da motivi spensierati a temi epici per i momenti clou della trama. Il doppiaggio, invece, è assente se non per quanto riguarda le battaglie. Abbastanza old school.


Un viaggio lungo una vita

Siamo giunti ormai al termine della nostra disamina, o quasi: abbiamo toccato, più o meno approfonditamente, tutti quegli aspetti che bisogna analizzare in sede di recensione. Ne manca solo uno, cioè la longevità, argomento sul quale il lettore si sarà già fatto un'idea: abbiamo detto che ci sono molte sub-quest (una cinquantina, a occhio e croce), che il mondo di gioco è molto vasto, che c'è molto da scroprire e ancor di più da leggere. Quantifichiamo? Proviamoci, dai, anche se molto dipenderà da come si deciderà di affrontare l'avventura: alla consueta quarantina di ore del genere possiamo aggiungerne almeno una ventina e pure qualcosa di più per chi decida di sfruttare al suo massimo Trails in the Sky, vivendo l'avventura con la quotidianità e la costanza di Estelle e Joshua. Non è assolutamente detto che vi venga la voglia di farlo: potreste trovare il tutto troppo lento e noioso sul breve termine, specialmente se non amate le atmosfere “slice of life” ricostruite da Falcom perché troppo “ordinarie”: in tal caso c'è un'altra grande serie che fa per voi, e si chiama Ys, epica, veloce, action; ma se, invece, affronterete il viaggio con la curiosità di chi scopre un mondo nuovo, potreste non staccarvi troppo facilmente da questo gioco, se non per attendere con smania il seguito, che dovrebbe arrivare entro l'anno, se Dio vuole.

COMMENTO

Non sono pagato da Ghostlight, quindi tutti gli elogi sono sinceri, spontanei, oggettivi, mi verrebbe da dire: Trails in the Sky non è un gioco per tutti, ma la sua qualità intrinseca non può essere messa in discussione da nessuno. Compratelo, dal PSN, da Amazon, dal sito di Ghostlight, da dove volete; si tratta di un titolo che merita una chance da parte almeno di tutti gli appassionati del genere. Sosteniamolo, se vogliamo che anche i prossimi episodi siano localizzati: la mia Collector's Edition sta per essere spedita!

GRAFICA:7.5L'engine è quello di Ys: Ark of Napishtim, quindi è datato. D'altronde, il gioco è uscito ben sette anni fa in Giappone, su PC (e aveva un frame rate migliore).
SONORO:8.5Ottima OST, composta da una sessantina di brani, per una durata complessiva di oltre due ore. Il voice acting è presente solo in battaglia.
GIOCABILITà:8.5Il gameplay è classico e ben studiato. Apprezzabile la scelta di rendere i nemici visibli sullo schermo, in luogo degli incontri casuali.
LONGEVITà:9.5Il lore e le numerose subquest allungano la vita ad un gioco già di per sé longevo: c'è da perdersi per settimane, nel mondo di Trails in the Sky.
VOTO FINALE9
PRO:- Lore impressionante
- Longevissimo, se sfruttato al massimo
- Gameplay classico ben strutturato
CONTRO:- Tutto in Inglese
-Ritmo compassato: non è un difetto, ma qualcuno potrebbe desiderare una trama più “veloce”
The Legend of Heroes: A Tear of VermillionInaugura (cronologicamente, almeno) un diverso ciclo di The Legend of Heroes, cioè la trilogia di Gagharv.
Persona 2: Innocent SinL'altra bomba sganciata da Ghostlight. Potete comprare i due giochi anche in un unico package!
SCHEDAGIOCO
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The Legend of Heroes: Trails in the Sky

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The Legend of Heroes: Trails in the Sky2012-01-16 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-sony-psp/the-legend-of-heroes-trails-in-the-sky/Una delle più grandi avventure su PSP1020525VGNetwork.it