Tokyo Mirage Session #FE

Reincarnation, Realization, Reincarnation
Scritto da Mailil 23 giugno 2016
Tokyo Mirage Session #FE Recensione

Il mischione di Atlus tra Shin Megami Tensei e Fire Emblem è finalmente arrivato anche in occidente, così che tutti gli otaku possano finalmente mettere le mani su quel Giappone pieno di idol, musica pop e dialoghi scontati che è Tokyo Mirage Session #FE. Fino a qualche anno fa un titolo del genere non avrebbe mai visto la luce fuori dal Giappone, e probabilmente questa grande importazione di videogiochi così poco vicini ai gusti occidentali la dobbiamo ad un utenza internet più forte e agguerrita, che magari riesce a convincere i publisher che anche qui c’è mercato per alcuni prodotti di nicchia. L’utenza di internet però rompe anche le palle, diciamocelo, e negli ultimi pochi anni il principale problema da risolvere è stato quello della sessualizzazione dei personaggi femminili nei videogiochi. Se da un lato è corretto evitare di calcare la mano su determinati aspetti sessuali per gusto di fare fan service, dall’altro in giochi come questo Tokyo Mirage Session #FE, che sono pesantemente calati in un tipo di cultura, e per quello evidentemente il pubblico li vuole giocare, è totalmente insensato voler coprire le idol perché per i nostri palati sono troppo poco vestite. Se volete mettere le mani nella cultura pop giapponese ve la prendete così com’è, senza fare gli schizzinosi. Eppure non c’è stato niente di fare, il gioco è stato censurato.


Pop pop pop

Il gioco inizia durante un normale pomeriggio, con due amici che nel dopo scuola vogliono incontrarsi. Mentre Itsuki aspetta Toma nota però un’altra amica, Tsubasa, e decide di passare a salutarla. Lei si defila rapidamente, e il nostro Itsuki insospettito la segue, per poi scoprire che la ragazza partecipa ad un concorso per diventare idol. Fino a qui tutto normale, fino a che il presentatore non dà di matto, tizi incappucciati cominciano a comparire mentre le aspiranti cantanti a scomparire, e appare sul palco uno squarcio luminoso. Il nostro eroe si tuffa quindi al salvataggio della sua amica attraverso l’appena citato squarcio, per ritrovarsi in una versione diversa di Tokyo. Il primo dungeon inizia così praticamente subito, e ci porterà a breve a scoprire che i nostri protagonisti hanno il loro equivalente dei Persona dell’omonima serie, che si trasformano questa volta in armi. Usciti indenni dal primo dungeon comincerà a dipanarsi una storia ambientata nello show business giapponese, dove gli eroi sotto il nostro controllo sono tutti in qualche modo o attori, o cantanti o modelli, dove il loro movente è diventare i più bravi nei rispettivi ambiti e altre cose che non rendono la storia particolarmente drammatica, quanto invece leggerina nonostante alcuni toni un po’ più dark. La narrazione è quindi piuttosto soft e poco impegnata; ma passiamo ai personaggi, che sono stereotipati che più non si può. Abbiamo così il protagonista senza carattere particolare, il tronfio amico che vuole fare l’eroe, il capo donna con le tettone ed il vizio dell’alcool, la ragazza che vuole fare l’idol ed è un po’ scema, in fissa con la sua cantante preferita, e ovviamente anche lei con la quarta di seno, l’idol al top della fama, un po’ scontrosa ma in fondo buona, ecc ecc. I dialoghi che intercorrono tra questi non sono di particolare profondità, come è lecito aspettarsi, ma d’altro canto non sono mai eccessivamente prolissi... Se presi singolarmente, perchè al decimo discorso sulle motivazioni che servono per essere una modella migliore l’utente che ha ancora entrambe le mani sul pad, e non sta già proiettandosi in testa le immagini di Tsubasa nuda, potrebbe anche spazientirsi.

Ma ovviamente il target del gioco è un altro, se volete una storia più profonda e seria Atlus ha fatto per voi Shin Megami Tensei IV. Questa disamina sulla trama del titolo non è quindi da leggere in modo negativo, ma semplicemente utile a far decidere se vi piace o meno un certo tipo di impostazione. Se siete invece interessati al titolo in questione per i riferimenti a Shin Megami Tensei e Fire Emblem, vi fermo subito dicendovi che in fatto di storyline non c’è niente che li colleghi alle sue fonti di ispirazione, se non il setting, una Tokyo comunque troppo colorata e gioiosa per avvicinarsi al mood di Shin Megami Tensei, e i Pers.., ehm, Performes, che sono tutti presi dall’universo di Fire Emblem, e poche altre aperture.


Nè Persona nè Fire Emblem, almeno non del tutto

Se la trama di Tokyo Mirage Session #FE non è proprio perfetta per tutti i palati, il gameplay è veramente interessante, strutturato, profondo e ragionato. Come già detto il titolo si pone come crossover tra due serie storiche, tanto che il titolo originale del progetto era Shin Megami Tensei x Fire Emblem; di fatto il gioco non è però uno spin off di nessuna delle due saghe, ma pesca a piene mani dai titoli di Atlus mentre cede pochissimo spazio agli strategici di Intelligent System. Il sistema di combattimento è certamente più vicino a quello dei Megaten, da cui pesca tra le altre cose i nomi delle magie, mentre a Fire Emblem concede giusto l’introduzione delle armi – spada, lancia, ascia e arco.

Approfondiamo però il sistema di combattimento, vero core assieme alla trama, di ogni JRPG che si rispetti. La base è chiaramente quella degli ultimi Persona, con il canonico sistema di debolezze e resistenze. Se però in questi ad un attacco contro una debolezza conseguiva la possibilità di avere un attacco extra, in Tokyo Mirage Session #FE all’attacco segue una Session: tutti i personaggi, a turno, attaccano il nemico. Nulla di complesso, fin qui, se non fosse che le abilità dei personaggi sono divise in gruppi che possono accogliere solo un numero limitato di skills, e tra questi gruppi c’è quello dedicato alle Sessions; ogni personaggio, quindi, per poter concatenare un proprio attacco a quello di un compagno, dovrà avere l’abilità specifica, perché questo tipo di skills funzionano secondo una logica spiegabile come: “fai seguire un attacco elettrico/lancia/ascia se quello precedente era di tipo ghiaccio/spada/fuoco”. La gestione del party deve essere quindi studiata in modo molto ragionato, perché colpire una debolezza, ad esempio al ghiaccio, ha senso se si ha in squadra qualcuno che risponda agli attacchi ghiaccio, che però magari a sua volta risponde con un attacco di tipo lancia, e quindi il terzo per poter seguire la chain dovrà avere la skills che gli permette di continuare dopo quel tipo di attacco, e non dopo quello originale. Complesso? Si, abbastanza, ma anche dannatamente interessante nella gestione di tutto il carrozzone! Ah, ovviamente le Session le possono fare anche gli avversari.

La meccanica appena descritta è quella centrale del sistema di combattimento, che ha però altre variabili, come la possibilità di far attaccare personaggi in panchina, utilizzare delle super a sacrificio di un punto SP, che sono in comune per tutto il party, attacchi combinati e via discorrendo. Un altro aspetto importante è la gestione dell’inventario, decisamente povera se pensiamo che le uniche cose che possiamo cambiare, e che hanno impatto, sono le armi e gli amuleti. Le armi tuttavia non possono essere acquistate, ma devono essere craftate utilizzando oggetti prevalentemente trovati in battaglia. L’utilizzo prolungato delle armi le porta a salire di livello, e ad ogni livello l’arma insegna al relativo personaggio un’abilità. Dopo 5 livelli l'oggetto passa allo stato di “Mastered”, e per continuare ad imparare è necessario crearne di nuove. Se sembra tutto molto semplice, in realtà non è proprio così, perché spesso ci troveremo di fronte alla scelta tra due armi che insegnano cose totalmente diverse, e quindi si dovrà scegliere se imparare nuove abilità o magari se re imparare quelle che già si conoscono, per aumentarne il livello. Inoltre a gioco avanzato sarà possibile scegliere delle sotto classi in cui evolvere la classe di partenza del personaggio, classi che sono quelle di Fire Emblem.


Di tutto un po'

Se la già lunga trama principale non vi basta, il gioco mette a disposizione un bel numero di subquest che fanno un po’ il verso, come intenzione, ai social link di Persona. Tra un capitolo e l’altro, degli otto che compongono il gioco, si potrà liberamente girare per le zone di Tokyo e portare a termine le missioni dedicate ai singoli compagni di squadra, che serviranno ad approfondire la conoscenza quanto ad avere esperienza e nuovi oggetti utili a craftare nuove cose, oltre ad accumulare punti Stage. Cosa sono? È vero, non ve l’ho detto: i punti stage si accumulano partecipando alle Sessions, rendendo quindi utile girare il personaggi e non utilizzare sempre gli stessi nonostante anche quelli in panchina prendano (meno) esperienza. Grazie ai punti Stage si sbloccano cose, tra le quali la possibilità di ottenere nuove subquest relative al personaggio interessato (e oggetti). La varietà di queste consiste nel classico trovare materiale o nell'uccidere mostri; nulla di particolarmente innovativo insomma, ma certamente interessante per approfondire la conoscenza dell’universo di gioco.

Negli intermezzi tra i capitoli sarà anche possibile tornare liberamente tra i dungeon già visitati per fare un po’ di sano grinding, così da essere pronti per gli scontri futuri. La difficoltà di gioco, nonostante non sia proibitiva, rende necessari questi giretti dal momento che puntualmente si incontra un picco quando si affrontano i boss. Strategia e ottima costruzione del party possono certamente salvare il giocatore dalla tediosa pratica del farsi i a loop i labirinti in cerca di nemici. Inoltre Atlus ci mette a disposizione ben 4 livelli di difficoltà, dove quello facile di fornisce molte indicazioni utili oltre a semplificare le battaglie, e quello friendly che semplifica di molto gli scontri. Il gioco dice che è fatto per chi vuole godersi la storia e affrontare le battaglie like a breeze, però in realtà non basta che clicchiate su auto attacco per tirare giù i boss, un po’ di tattica è sempre necessaria, e questo è un punto a favore. Quest’ultimo livello, nel caso non lo troviate, si sblocca solo dopo aver preso qualche schiaffone.


I colori fluo

Concludiamo con l’aspetto tecnico del titolo, che deve fare i conti con i limiti hardware di Wii U e con Atlus che non credo in tutta la sua carriera abbia mai fatto una grafica da “wow”. Sperando di venire smentito da Persona 5, si intende. I modelli dei personaggi sono effettivamente ben realizzati, e gli si possono mettere tanti vestitini perché così è tutto più J-pop, mentre l’ambiente circostante è davvero poco degno di nota, a livello poligonale. Ciononostante il gioco si salva grazie ad una direzione artistica di primissimo livello, con un design dei personaggi, ovviamente in stile anime, di livello davvero eccezionale, un uso meraviglioso di colori fluo che regala un’atmosfera che ti fa venire voglia di andare subito in Giappone a fare festa, e dei dungeon curatissimi, peculiari e molto diversi tra loro, sia per design sia per tipologie di enigmi. Altro elemento curato fino alla follia sono le diverse interfacce di gioco, particolarissime nello stile quanto facilmente leggibili.

Le sequenze di animazione, che il più delle volte ci fanno vedere dei personaggi intenti a cantare canzoni J-pop, sono veramente di qualità, e ne vorremmo sempre di più. La colonna sonora, se non può essere premiata in blocco perché alcune musiche di sottofondo sono un po’ anonime, ha dei picchi nei brani cantati veramente stellari, e vi assicuro che non potrete evitare di scaricarli e farli sentire a chiunque, mentre vi agitate come una ragazzina giapponese in età pre-adolescenziale, con i capelli blu e vestiti da Sailor Mercury.

PRO:- Direzione artistica stellare
- Colonna sonora fantastica
- Sistema di combattimento e crescita dei personaggi interessantissimo
CONTRO:- Pochi riferimenti ai titolo originali
The World Ends With YouPer rimanere in tema di atmosfere jappo pop.
Persona 4 GoldenLa miglior versione dell'RPG a cui questo gioco deve molto.
VOTO FINALE8
SCHEDAGIOCO
Cover Tokyo Mirage Session #FE

Tokyo Mirage Session #FE

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Tokyo Mirage Session #FE2016-06-23 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-wii-u/tokyo-mirage-session-fe-53871/Reincarnation, Realization, Reincarnation1020525VGNetwork.it