Fin da quando i videogiochi sono nati, questi hanno sempre cercato di spingersi un pochino più in là rispetto a quel che è il semplice media videoludico. Sono infatti lontani i tempi di Frog o Outran dove la norma era un gameplay semplice, immediato e veloce. Siamo ormai popolati, sopratutto nelle piattaforme casalinghe, da titolo davvero elaborati, dotati di meccaniche di gioco profonde e tutt'altro che scontate. Basti pensare agli strategici, dove ogni singola azione deve essere misurata e ponderata o ai simulatori di guida!
Oltre al crescente arricchimento del gameplay con elementi più nuovi e particolari, il mondo videoludico s'è sempre mosso anche in un'altra direzione: quella della trama. I primi a vantare un comparto narrativo un po' più complesso del semplice “Ammazza il cattivo di turno” sono stati sicuramente gli RPG, sia occidentali che orientali, dove la storia ricopre ancora oggi un ruolo preponderante. Due modi di intendere la trama diametralmente opposti quelli orientale ed occidentale: l'uno improntato sul raccontare un'incredibile avventura, l'altro sul modellarla, con in comunque comunque la rilevanza che si da a tutto ciò.
Con gli anni, la trama ha assunto un ruolo di prim'ordine anche in altri generi: basti pensare alla serie Silent Hill, che con il secondo episodio ha toccato picchi narrativi elevatissimi, offrendo un racconto che innescava nel giocatore tutta una serie di dubbi, perplessità, ansie per poi terminare con un finale (a dire il vero più di uno) che ha saputo toccare nel profondo chi il pad lo teneva in mano.
Logicamente Silent Hill non è il solo esempio di tutto ciò, nel cuore di tantissimi giocatori è infatti rimasto stampato indelebile un nome che è vessillo di una trama appassionante e coinvolgente: stiamo parlando della serie Max Payne che, sopratutto con il primo episodio, ha saputo raccogliere consensi non solo per un gameplay all'ora fresco ed originale ma anche per una narrazione adulta e dai toni cupi e drammatici. Remedy, il team di sviluppo dietro al tanto acclamato capolavoro, è tornata dopo tanti anni sulle scene con un nuovo prodotto, tale Alan Wake, thriller psicologico che, dopo un lungo periodo di gestazione, è finalmente disponibile nei negozi di tutto il mondo. Sarà valsa la pena aspettare?
Alan Wake: quando il thriller diventa videogioco
Alan Wake è un romanziere di successo che grazie ai suoi avvincenti thriller è riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo. La fama e la gloria non hanno però impedito che l'uomo, ad un certo punto della sua vita, fosse affetto dalla peggiore delle “malattie” che possono colpire coloro che fanno il suo mestiere: il blocco dello scrittore. Nessuna storia era più in grado di prendere vita nella sua mente, nessuna parola riusciva ad uscire dalla macchina da scrivere. Proprio per questo motivo, Alan e la moglie, Alice, decidono di prendersi una vacanza nella tranquilla cittadina di Bright Falls affittando un romantico cottage vicino ad un lago.
L'incubo però arriva molto presto e dopo un breve litigio tra Alan e la moglie, eventi paranormali iniziano ad accadere nel paesino di montagna: la realtà viene contaminata da terribili creature che sembrano proprio uscite dai romanzi dello scrittore, alcune pagine di un misterioso manoscritto iniziano a comparire a Bright Falls ed Alice è scomparsa, pare rapita da una non ben definita entità. La mente del protagonista inizia così a vacillare sempre più, qual'è la realtà? Qual'è la fantasia?
Questo è solo l'incipit della trama del titolo Remedy, una trama che, vi assicuriamo, raggiunge una qualità davvero alta: non solo i colpi di scena sono numerosi, ben orchestrati e inaspettati ma la struttura del racconto risulta unica nel suo genere. Il più grande pregio di Alan Wake è proprio quello di riuscire nel raccontare una storia che non solo risulta essere originale e di ottima fattura, ma è anche in grado di catturare il giocatore tanto quanto un buon film o un avvincente libro.
Ciò che accennavamo in sede d'apertura è proprio accaduto: in questo titolo la trama ricopre un ruolo fondamentale, la trama è il perno attorno al quale girano gli ingranaggi del prodotto Remedy. Alla luce di ciò, cosa dobbiamo aspettarci dal gameplay?Eterne scene d'intermezzo alla Metal Gear Solid?
Un cambio di rotta non da poco
Partiamo con una premessa: Alan Wake non ha NULLA da spartire con Max Payne, ma proprio niente! Max Payne è uno sparatutto in terza persona, dinamico e con tanta azione al suo interno, Alan Wake decisamente no: Remedy ha totalmente cambiato genere, andando a sceglie l'action/adventure, senza dubbio più adatto alle atmosfere cupe e impegnate di cui già vi abbiamo parlato. Il fatto che il team si sia voluto mettere in gioco in questo modo è notevole in quanto non tutti hanno il coraggio di addentrarsi in ambiti a loro sconosciuti e rischiare il tutto per tutto, in particolar modo in questi ultimi anni dove solo i brand consolidati sembrano avere davvero successo.
Scendiamo però nel dettaglio: in cosa consiste Alan Wake? Beh, avete presente Silent Hill, in particolare i primi due episodi? Ecco, Alan Wake, se vogliamo, pesca a piene mani dalla struttura di quei due capolavori rielaborandola in chiave attuale: il gioco è composto principalmente da fasi esplorative e di combattimento, che spesso collidono l'una con l'altra durante le sessioni notturne. Quello che siamo chiamati a fare è esplorare le buie foreste di Bright Falls con la sola compagnia della nostra piccola torcia, risolvere enigmi di vario tipo, raccogliere pagine del misterioso manoscritto e cosa più importante, fuggire dall'oscurità che ci perseguita incessantemente. La fuga non è però l'unica scelta a nostra disposizione: potremo anche fronteggiare l'oscurità, cercando di indebolirla grazie alla luce ed eliminando le creature impossessate grazie a varie tipologie di armi. Ne avremo a disposizione parecchie e di vario tipo, di seguito vi elenchiamo le principali e più utilizzate:
- Revolver: una fida pistola, veloce da maneggiare ed affidabile.
- Fucile a pompa: arma potente ma altrettanto lenta da usare.
- Lancia razzi: non lancerà un RPG ma un semplice razzo di segnalazione.
- Bengala: utili per indebolire più nemici contemporaneamente grazie alla loro luce.
- Granate accecanti: generano una gran quantità di luce che elimina più nemici.
Le armi sono dislocate lungo i livelli in zone più o meno nascoste, sarà quindi nostro compito esplorare ogni anfratto e cercare i nascondigli nei quali sono state collocate.
Nel complesso è un gameplay tutto sommato semplice e non troppo complesso che però riesce in pieno nel suo intento: coinvolgere il giocatore. Badate bene però, questo non vuol dire che Alan Wake sia un gioco facile e infatti, i nemici che ci troveremo ad affrontare ci daranno un gran bel filo da torcere, anche perché ne le munizioni e ne le batterie della torcia sono infinite: riuscire ad utilizzare bene gli strumenti che ci vengono forniti è di vitale importanza!
Piccolo appunto sul sistema di controllo che, sebbene ben realizzato, talvolta tende ad essere un po' confusionario nelle situazioni più affollate. Niente di dannoso al gameplay comunque.
Bellezza esteriore – Bellezza interiore
Parlando di Alan Wake è d'obbligo fare una netta distinzione tra aspetto tecnico ed aspetto artistico. Se il primo risulta essere non così sorprendente, il secondo merita invece una menzione speciale proprio per la sua incredibile cura.
Andiamo però con ordine: se parliamo di grafica, il titolo Remedy, ci spiace ammetterlo, risulta aver tradito in parte quelle che erano le aspettative che un po' tutto il mondo videoludico aveva. Il motore grafico del gioco è sicuramente di buona fattura, sopratutto per quanto riguarda la notevole vastità delle ambientazioni e come queste vengono gestite; quello in cui però pecca maggiormente sono sopratutto texture e modelli poligonali. Sia le location esterne che gli edifici sono ricoperti da texture tutt'altro che dettagliate e che anzi, qualche volta potrebbero far storcere il naso a quei giocatori un po' troppo esigenti; nello specifico è un vero peccato vedere come luoghi estremamente ricchi di dettagli ed elementi a schermo risultino un po' grezzi se osservati a mente fredda. Anche i modelli poligonali dei personaggi lasciano talvolta l'amaro in bocca, sopratutto per quanto riguarda le animazioni facciali che, fuori dalle scene pre calcolate, spesso appaiono troppo rigide ed inespressive, una pecca non da poco per un titolo che si prefigge di trasmettere forti emozioni al giocatore. Presenti purtroppo anche alcuni bug che rendono talvolta macchinosa l'esplorazione delle location. Fortunatamente Remedy s'è accorta dei difetti ed ha dichiarato che presto dovrebbe rilasciare una patch per aggiustare il tutto in concomitanza con l'uscita del primo DLC, fissata per fine luglio.
Se vi fossero solo difetti dovremmo assegnare un voto bassissimo al comparto tecnico, per nostra e vostra gioia non è così ed infatti, come dicevamo prima, il motore grafico vanta anche alcuni pregi davvero considerevoli. La già citata vastità delle ambientazioni, per un titolo quale è Alan Wake, risulta essere funzionale e scenografica grazie anche all'ottima gestione del tutto: è davvero suggestivo osservare gli alberi muoversi sotto l'impetuosa forza del vento, piuttosto che la nebbia levarsi dall'umida terra o ammirare come la nostra torcia, grazie ad un sistema di illuminazione di prim'ordine, mostri mano a mano che proseguiamo nelle esplorazioni, anche i più piccoli anfratti delle foreste di Bright Falls.
Ecco quindi che stiamo piano piano arrivando alla vera punta di diamante del prodotto: se i cinque e più anni di sviluppo alle spalle hanno causato qualche problema all'aspetto grafico, lo stesso invece non si può dire dell'aspetto artistico. La cura nel creare un'atmosfera tesa, cupa e misteriosa è davvero encomiabile, sopratutto perché il risultato conseguito è dei migliori: l'attenzione per i dettagli rasenta il maniacale, non solo per alcune accortezze visive come piccoli dettagli sparsi qua e la per i livelli, ma anche per una regia davvero di prim'ordine. Non è un segreto che Alan Wake abbia un taglio estremamente cinematografico e che faccia della spettacolarità delle location e delle scene animate una delle sue carte vincenti; il risultato immerge quindi il giocatore in un vero e proprio incubo ad occhi aperti, dove il mondo circostante sembra però incredibilmente tangibile e vivido; se unite tutto ciò alla già citata trama, otterrete un risultato esplosivo.
Se provate a vedere un film horror senza audio, scoprirete che non fa poi così tanta paura; ecco quindi che il collante migliore per amalgamare il tutto non poteva che essere una colonna sonora da pelle d'oca, costituita dai pezzi più disparati che spaziano dai tipici motivetti da film dell'orrore alle classiche canzoni country americane. Insomma, il mix generato è stato studiato a regola d'arte per creare un senso di coesione davvero notevole grazie anche al doppiaggio in italiano che, pur non essendo valido tanto quanto quello inglese, riesce comunque ad essere espressivo e coinvolgente.
La domanda che sorge con i titoli che hanno avuto una simile gestazione è principalmente una: è valsa la pena aspettare tutto questo tempo? La risposta è un secco SI. Si perché Alan Wake è un gioco coinvolgente, ricco d'atmosfera e con una trama che non ha nulla da invidiare a prodotti come romanzi e film. Si perché la cura nel creare il mondo in cui si svolge l'avventura è stata davvero tanta. Si perché anche il gameplay, seppur non troppo articolato, riesce a catturare l'attenzione del giocatore. L'unica critica che ci sentiamo di muovere riguarda il comparto tecnico e nel dettaglio le texture ad alcune animazioni. Il lungo tempo di sviluppo ha infatti “indebolito” il motore grafico in alcuni suoi elementi anche se, sistema di illuminazione ed effetti speciali sono risultati invece tutt'altro che datati. Un po' di rammarico poi va alla perduta versione PC: speriamo che prima o poi Remedy decida di realizzarne una conversione!
Remedy ha fatto centro, regalandoci un altro capolavoro che difficilmente il mondo videoludico riuscirà a dimenticare! Pronti adesso ad immergervi nell'oscurità di Bright Falss?