Ogni qual volta ci si trova per le mani un lavoro di Peter Molyneux, prima ancora di inserire il disco nella console, una domanda sembra quasi d’obbligo: avrà mantenuto le promesse che ci ha fatto nei mesi di sviluppo? Recensire l’ultima fatica dei Lionhead Studios, Fable III per l’appunto, consiste essenzialmente nel trovare una risposta a questa domanda. Fin dai tempi dello sviluppo del primo Fable, uscito per la prima Xbox nel 2004, il pubblico di appassionati del genere rimase affascinato dall’esperienza che poteva offrire un titolo che, parola degli sviluppatori, prometteva un totale controllo sulle scelte possibili in un mondo completamente esplorabile. Nel giocare, poi, i videogiocatori si dovevano scontrare con le limitazioni che il titolo presentava.
Grandi promesse sono state fatte durante lo sviluppo del seguito: alla fine è risultato essere un titolo che migliorava ed espandeva la prima esperienza videoludica, ma ancora minato da alcuni difetti. Per questa terza favola gli sviluppatori hanno utilizzato due nuovi elementi per raggiungere il loro scopo: maturità ed interattività. Vediamo come.
Questioni di famiglia
Ricordate le trame dei precedenti Fable? Si partiva sempre dall’infanzia del futuro eroe: una vita piena di piccoli problemi quotidiani che, un giorno qualunque, prendeva una svolta significativa. Da lì si passava al racconto frettoloso della sua adolescenza, per poi presentare ai videogiocatori un prestante giovanotto già bello formato pronto a lanciarsi all’avventura. Per questa terza esperienza videoludica, invece, il team di sceneggiatori di Lionhead Studios ha deciso di procedere diversamente. La maturità tanto agognata si riflette anche nella trama. Circa cinquant’anni sono passati dalle avventure narrate in Fable II, ma il mondo di Albion ha attraversato un’autentica rivoluzione: quella industriale. Intorno ai centri storici delle ridenti cittadine, già ampiamente visitate negli altri titoli della saga, sono sorti velocemente e disordinatamente quartieri popolari, umili dimore degli operai costretti a lavorare nella piena indigenza materiale e spirituale. In un contesto del genere si muove il nostro nuovo Eroe. Altro che semplice popolano; questa volta il/la protagonista è “nientepopò di meno che” il principe/la principessa del regno di Albion (come di consueto per la serie, si può scegliere anche un personaggio femminile).
Chi siede al trono, almeno inizialmente, è il fratello dell’eroe, Logan. Dopo i primi anni di governo saggio e retto, sulla scia dell’operato del padre, il sovrano ha deciso di tenere in pugno i sudditi con fare autoritario e dispotico, cedendo al perfido Reaver il dominio del quartiere industriale di Bowerstone (Ah, quanti ricordi per chi ha già giocato i primi due titoli della serie…), rendendo le condizioni di vita dei più deboli davvero insostenibili.
Il malcontento è generale. L’idea di una rivoluzione incomincia a serpeggiare tra la popolazione. Ma chi sarà in grado di guidarla? La domanda, nei film come nei videogiochi, appare retorica: sarete ovviamente voi, protagonisti del gioco, a prendere le redini del comando, fuggire dalla reggia e dalle grinfie fraterne, cercare alleati per tutta Albion e, alla fine, sedere sul trono tanto agognato. Ma sarà davvero tutto finito qui?
God Save The King (cit.)
Ovviamente no. Anzi, il bello e il nuovo di Fable III inizia proprio quando il nostro eroe siede sul trono con la corona in testa. La strada per giungere al potere è stata costellata da molteplici difficoltà, per risolvere le quali è stato necessario giungere a compromessi con diversi alleati: in cambio del loro aiuto avete fatto promesse di vario genere. Ora è giunto il momento: deciderete di mantenere fede alla vostra parola, oppure vi dimostrerete un tiranno della stessa pasta di quello appena deposto?
Il tutto è reso più interessante dalla presenza di un’oscura minaccia proveniente da lontane terre che promette di coprire con la sua ombra tutta Albion. Al Re il suo compito, da portare a termine in un anno: difendere il suo regno! Sì, ma a quale prezzo?
Santo Santuario
La semplificazione dell’HUD di gioco, con la conseguente scomparsa di qualsiasi menù di pausa e/o inventario, ha portato gli sviluppatori ad introdurre un innovativo sistema per accedere a quelle stesse funzionalità che normalmente sarebbero presenti in un menù a scomparsa accessibile premendo il tasto Start. L’effetto, almeno inizialmente, è straniante: una volta ottenuto il “Sigillo della Gilda”, antica eredità paterna, premendo il tasto Start si viene catapultati nel Santuario, un luogo mitico e magico dai poteri straordinari. L’antica Gilda degli Eroi ormai è scomparsa e perduta tra le pieghe del tempo (curiosità: nel primo Fable la suddetta Gilda era imponente più che mai, nonché nel pieno dell’attività, nel secondo ne rimanevano soltanto i ruderi, nel terzo si è persa del tutto. È proprio vero: il tempo non lascia scampo…); il Santuario rappresenta l’ultimo baluardo difensivo di chi, fin dalla nascita, avrebbe avuto un gravoso destino: diventare un Eroe.
Cinquant’anni o poco più di degrado totale hanno reso il Santuario un luogo caotico ed inospitale. Poco male: il sempreverde maggiordomo Jasper (personaggio sul quale ritorneremo a breve) riordina il soqquadro generale attraverso i preziosi consigli lasciati in eredità dal padre dell’Eroe. Sistemate le “faccende di casa”, il Santuario diventa a tutti gli effetti il centro nevralgico del gameplay di gioco: si accede in una stanza circolare al cui interno è presente un antico tavolo sul quale fa bella mostra di sé la mappa del mondo di gioco. Questa non si limita ad essere una mappa “per consultazione”, ma dall’alto dei suoi poteri magici fornisce utilissime informazioni (presenza di missioni primarie, secondarie, collezionabili, ecc…) e, cosa non da poco, teletrasporta il nostro personaggio nel luogo scelto.
Questa funzionalità, a ben guardare, influisce non poco sul gameplay. Sempre più spesso, infatti, ci si trova a saltare le fasi di esplorazione, preferendo teletrasportarsi nel luogo più vicino all’obiettivo in corso. Una semplificazione, questa, evidentemente voluta dagli sviluppatori. Ma sappiate: un gioco come Fable offre il meglio di sé proprio nelle fasi di esplorazione, alla ricerca di tesori e dungeons, pronti a difendersi dall’attacco di incauti banditi nel bosco o di fastidiosi Piagati.
"Un’arma che gira intorno a te" (semi-cit.)
Ma continuiamo con la descrizione del Santuario: dalla stanza circolare centrale si accede ad alcune salette attigue. La prima è l’Armeria, luogo deputato alla custodia delle armi e delle manopole magiche che troveremo e acquisteremo nel mondo di Albion. Fable III, seppur rivoluzionato rispetto al passato attraverso l’introduzione del Santuario, ha mantenuto immutato (e fortunatamente ci sentiamo di dire, noi amanti del genere) le caratteristiche basilari delle sessioni di combattimento, a base di spade e magie. Il tutto, a dirla tutta, in compagnia del fedele cane che ci accompagnerà, come in Fable II, fin dalle primissime sessioni di gioco.
Le classi di armi sono quattro: Spade, Martelli, Pistole e Fucili. Poche novità sotto il sole di Albion, da questo punto di vista. Ma aspettate di osservare l’evoluzione che le armi dell’Eroe subiscono a seconda delle scelte compiute nell’arco dell’avventura. Proprio così: nessun’arma è uguale ad un’altra, dal momento che assumono forme, aspetti e, cosa non da poco, poteri speciali diversi a seconda della moralità raggiunta e/o gli obiettivi portati a termine grazie al loro utilizzo sui campi di battaglia. In mancanza di un vero e proprio inventario “classico”, come quelli presenti in tanti giochi del genere e non, tutto ciò che raccoglieremo nelle terre di Albion nel corso della nostra avventura viene custodito nell’Armeria. Una scelta, questa, che all’inizio può risultare straniante, ma abituatevi all’idea di dover costantemente accedere a questa saletta.
Abbiamo accennato anche a “manopole magiche”. “Ma come!?”- si chiede il giocatore già avvezzo a Fable: “La magia non è una caratteristica innata dell’Eroe?”. In realtà in cinquant’anni sembra che le cose siano cambiate anche da questo punto di vista. Il giocatore, infatti, necessita del recupero di questa sorta di guanti magici per poter scagliare dal palmo della mano sfere infuocate e ghiacciate, lampi, tuoni e quant’altro. Altra opzione gradita è quella che consente di intrecciare incantesimi, alla ricerca del mix perfetto. Due manopole diverse, una per mano, e via: sotto con la tempesta di ghiaccio e di fuoco!
Lo stilista è l’imprenditore
La seconda saletta del Santuario è il Camerino, luogo deputato alla scelta del look del proprio personaggio. Come sempre accaduto in un Fable, infatti, le mille botteghe disseminate nel mondo di gioco offrono la possibilità di spendere fior di quattrini per l’acquisto di un determinato capo di abbigliamento, di una particolare acconciatura o make-up e così via. A proposito di botteghe: è nuovamente possibile darsi all’attività di imprenditore di Albion, con acquisti, vendite e fitti di locali, abitazioni, negozi e attività. Così come è possibile spaccarsi la schiena con i lavori presenti nei centri cittadini (il tutto, ovviamente, tramite minigiochi il cui obiettivo è premere tasti a tempo e correttamente). Bisogna pur fare un po’ di gavetta!
Un maggiordomo per amico
Nell’arco della sua incredibile avventura, il nostro eroe ha sempre un fidato alleato umano a suo fianco: il maggiordomo Jasper. Come nemmeno può l’Alfred di Batman, il fedele Jasper è una presenza allo stesso tempo indispensabile ed esilarante al servizio dell’eroe. Perché indispensabile? È il guardiano del Santuario, location che, oramai l’avrete capito, risulta importantissima nell’economia generale del gioco. Perché esilarante? Con un humor tipicamente british, il maggiordomo condirà i dialoghi dei personaggi con battute, ironia e sano umorismo. Quel tanto che basta per strappare più di un sorriso mentre si è assediati da pipistrelli o balverini.
Albion è tutta da scoprire, meglio se insieme!
Per questa terza favola i ragazzi di Lionhead Studios hanno deciso di migliorare, e non di poco, l’esperienza cooperativa locale ed online, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Due giocatori possono condividere avventure nelle terre di Albion conservando nei rispettivi Santuari ciò che hanno guadagnato: oro, sigilli della gilda ed altri tesori. Possono anche decidere di stipulare un contratto da “uomini d’affari”: con questa opzione il costo degli acquisti viene diviso equamente, così come gli eventuali e sempre auspicabili introiti derivanti da vendite e/o affitti immobiliari. Con la giusta accortezza e furbizia, una normale “traversata” nel mondo di un altro eroe potrebbe rivelarsi davvero redditizia per le nostre tasche. Se, poi, si dovesse decidere per un ulteriore step, c’è sempre l’opzione del matrimonio. Ah, l’amore…
Oltretutto Fable III include diversi obiettivi sbloccabili solo nella modalità cooperativa. La caccia ai 1000 punti G è partita. E questa volta, sarà necessario condurla almeno in due.
Tre favole, stessa storia
Per Fable III vale il solito discorso: si ha tanto l’impressione di giocare ad un titolo di ottima fattura, ma che, con qualche piccolo accorgimento in più, sarebbe potuto entrare di diritto nella fascia successiva. Quella dei capolavori.
Le novità dell’ultima fatica dei ragazzi di Lionhead Studios la rendono il miglior Fable visto fin ad adesso: chi ha amato gli altri, ne siamo sicuri, amerà anche questo. Eppure rimane sempre un po’ l’amaro in bocca. L’amaro frutto del rimpianto e della mancata comprensione di alcune scelte degli sviluppatori. Come quella di rimandare a data da destinarsi un’ipotetica versione PC. Che fine ha fatto?
Negli ultimi mesi Peter Molineux in persona ha avuto modo di affermare che con il nuovo sistema di controllo riusciranno in futuro a creare giochi ancora più suggestivi e interattivi, portando l’esperienza di Fable III a livelli ancora più alti. Lo speriamo tanto Peter, lo speriamo davvero tanto…