Gears of War 3

La trilogia più rappresentativa di Xbox 360 arriva al termine, in forma come non mai.
Scritto da Matteo "Scanna" Scannavini & Vincenzo "Enea" Casconeil 29 settembre 2011
Gears of War 3 Recensione

Ci sono giochi che vivono un rapporto quasi di perfetta simbiosi con la console sulla quale sono nati, cresciuti e poi diventati “adulti”. Per quanto riguarda Xbox 360 i nomi sono due: il primo è chiaramente Halo, che però aveva più contraddistinto la prima console Microsoft, mentre se state leggendo questa recensione avrete già immaginato dove vogliamo andare a parare per quanto riguarda il secondo titolo più rappresentativo e famoso della ormai vetusta X360: sua maestà Gears of War.Gears of War originale è stato infatti senza molti dubbi il vero spartiacque nel successo della console, arrivando a mostrarne le potenzialità tecniche inquadrandole in uno shooter in terza persona adrenalinico e divertente, nel quale si prendevano le mosse di larghissimi omoni ricchi di testosterone alla ricerca di un modo per scacciare tremende ma evolute creature uscite dal cuore del pianeta Sera: le Locuste. Realizzato da Epic Games, GOW fu colpì come un fulmine a cielo aperto, spalancando bocche un po' in tutto il mondo con il suo sapiente uso del mai troppo lodato Unreal Engine 3.0, la sua epica campagna ricca di personaggi carismatici, il suo gameplay fresco – basato su un quasi inedito (ai tempi) sistema di coperture – ed originale, incanalato in un multiplayer ricco di modalità e molto appagante.Correva l'anno 2006 ed il successo di critica e di pubblico fu impressionante, tanto da far commissionare dalla casa di Redmond a Cliffy B. e compagnia un'intera trilogia, proseguita con il bellissimo (ma con un multi che si dimostrerà nel tempo ricco di falle ndr) Gears of War 2 nel 2008 e che oggi si avvia alla conclusione, con questo Gears 3 che, ve lo diciamo subito, si dimostra il migliore della serie.


Un pianeta sull'orlo della fine

Per chi non fosse a conoscenza della trama dei primi due episodi, basti sapere che la situazione sul pianeta Sera non è delle migliori. Come già detto, le Locuste, stanate dal sottosuolo dopo eccessive trivellazioni, si stanno rivelando un nemico troppo forte per l'umanità, ormai divisa e ridotta ai minimi termini. Come se non bastasse, in Gears 2 si è fatta anche la conoscenza con gli Splendenti, esseri mutati apparsi dal nulla ostili ad entrambe le fazioni, dotati di grande forza e aggressività, i quali si riversano in battaglia uscendo dal terreno nascendo da gigantesche “radici”, portando distruzione e morte tra le due schiere e cambiando per sempre la morfologia dei paesaggi. Sul pianeta però non tutti si sono arresi: i COG, esponenti di una frangia dell'esercito non tanto amata dai cittadini, sono ancora lì a combattere questi nemici ed in particolare c'è una squadra che si distingue per coraggio ed efficacia: il Team Delta. In Gears of War sono proprio le eroiche azioni di Marcus Fenix (il protagonista), Dom Santiago, Augustus Cole, Damon Baird, Anya Strout e Carmine (ai quali vanno aggiunte due new-entries : Jace e la bella Sam) ad essere il fulcro della narrazione, incentrata non solo sulla guerra in atto, ma anche sui forti rapporti di cameratismo e fratellanza tra i Gears (il nome in codice di questi soldati ndr).All'inizio di questo terzo capitolo la situazione per Marcus e compagnia è disperata, dopo che i due piani coraggiosamente portati a termine nelle vicende dei primi giochi si sono rivelati per lo più inefficaci nel liberare la popolazione dalle minacce delle Locuste e dei “luccicosi” (ma che bel nomignolo per gli Splendenti!). Per i Gears poi le cose si metteranno subito male anche in GOW 3, nel quale subiranno immediatamente un attacco – spettacolarissimo – di un Leviatano Splendente a bordo della nave dove erano riusciti a trovare finalmente un po' di pace dagli attacchi nemici. Al contempo però una rivelazione – già accennata nel finale del secondo episodio – darà a Marcus e alla sua squadra una ragione di combattere: Adam Fenix, il geniale scienziato padre del nostro eroe è ancora vivo ma tenuto prigioniero e potrebbe conoscere un modo per finire la guerra. Basterà andare a liberarlo dalla roccaforte delle Locuste invasa dagli Splendenti.

Facile, no?

Ecco a voi...il Team Delta!


Brothers to the end

Proprio nella campagna singolo giocatore l'ultimo lavoro di Epic si dimostra miglia più avanti rispetto ai due Gears precedenti: mai la trama era stata così ricca di colpi di scena, pathos, armi, situazioni diverse e semplice, pura, qualità. Certo, non aspettatevi sconvolgimenti alla Uncharted, ma per uno shooter dai contorni macho e molto splatter come questo, il lavoro è veramente ben fatto. Magari alcune situazioni avranno contorni fin troppo appositamente emozionali o scontati, del tipo *inserire tristezza qui* ma verranno subito smontate da un commento tagliente di Cole o da un battibecco tra Sam e Baird. È per questo che amiamo i nostri COG, la loro chimica, quell'essere “fratelli fino alla fine” come recita uno degli slogan pubblicitari del gioco: Epic è stata veramente magistrale nel caratterizzare personaggi forse all'apparenza insipidi ma in verità molto profondi e più “umani” di quanto il loro guscio da novelli Rambo potrebbe far immaginare.Oltre all'intreccio, è anche la varietà degli ambienti e delle situazioni a rappresentare un punto di forza della campagna: quasi spariti sono gli interminabili livelli nella pancia della terra che affollavano i capostipite della serie, mentre benvenute invece location di ogni tipo come spiagge, deserti, città in rovina testimonianze di un mondo che fu, isole tropicali, barche, ponti sospesi e persino un livello sottomarino! Da segnalare anche le coinvolgenti fasi a bordo dei veicoli, guidati dalla IA del gioco, dai quali dovremo aprire il fuoco contro qualsiasi genere di mostro ci si presenti davanti ed anche una splendida sezione nella quale smetteremo i panni di Marcus per soffermarci invece su Cole e il suo passato, che sicuramente non ci aspettavamo così complesso ed interessante.Varietà che investe di riflesso anche il gameplay: stante la base, le meccaniche, insomma l'eredità pesante dei primi due GOW, le nuove armi e una nuova fisica dei personaggi (leggermente più agili e leggeri) ci daranno l'opportunità di approcciare gli scontri a fuoco in maniera differente. Anche se vi lasciamo il gusto di scoprire da soli i nuovi mezzi di distruzione che comporranno il vostro rinnovato arsenale, una nota va sicuramente spesa per il “Lancer Retrò”, una versione modificata del più classico fucile di Gears, il quale rinuncia a precisione, capienza di proiettili e motosega per aggiungere potenza e una fantastica baionetta con la quale caricare i nemici.

Locuste e baionette...una normale giornata in Gears of War 3

A migliorare ancora di più una campagna già abbastanza longeva (si parla di 10-12 ore di gioco, non male per un gioco di questo tipo ndr), arriva la co-op sia in locale - split-screen per due giocatori - sia online, dove invece si potrà addirittura affrontare la storia in 4 contemporaneamente (provatelo assolutamente). Non vi basta? Epic ha inserito anche una nuova variante denominata Arcade, dove ci si dovrà sfidare nel punteggio oltre che nel cercare di proseguire la storia e nella quale si potrà anche mettere più pepe alle partite utilizzando alcuni modificatori della difficoltà, la quale, a livello “Normale” forse è stata troppo ridotta e aiutata con una generosa dose di Auto-aim (mira assistita: non un peccato capitale, in fondo non è una vera simulazione), ma non abbiate paura: nei livelli più difficili viene offerta ancora una vera sfida anche a noi COG d'annata.


Uno spettacolo “Unreal-e”

Come poi non parlare della grafica, dove non ci sarebbe Gears senza Unreal Engine, il fenomenale motore grafico proprietario di Epic Games che ha dato vita a tantissimi giochi in questa generazione (in futuro inoltre ricordiamo “robetta” come Bioshock Infinite e Batman Arkham City) e di cui GOW è forse la creatura più affezionata. Il mondo di Sera ogni volta riesce a stupire, dalle ambientazioni urbane di Mercy ai cunicoli abitati dalle locuste, dai fondali marini alla fortezza di Azura...su Xbox 360 difficilmente il livello di dettaglio, le animazioni, l'illuminazione e la qualità delle textures sono mai state così semplicemente divine.Certo, non siamo davanti al gioco dalla fisica più perfetta e qualche sporadico rallentamento nelle fasi più concitate è da mettere in conto, ma il lavoro fatto dal team di sviluppo è comunque quasi perfetto; sembrava difficile poter migliorare così tanto dal secondo episodio ma loro ci sono riusciti.Gears of War 3 infine presenta per la prima volta il supporto al 3D stereoscopico: nel caso siate in possesso di una TV adatta e degli occhialini dateci un'occhiata, anche se un certo calo nella risoluzione forse potrebbe fungere da deterrente per qualcuno di voi.

Notare la bellezza degli ambienti

Non solo grafica però: anche l'orecchio vuole la sua parte e sparare all'impazzata contro le schiere nemiche mentre le radici degli splendenti distruggono tutto e le esplosioni sconvolgono il paesaggio è una goduria su un sistema home theatre. Le classiche musiche della serie ritornano e, pur non raggiungendo i livelli di epicità di OST come quella di un Halo qualsiasi, si fanno ascoltare senza problemi. Come tutte le produzioni Microsoft poi Gears of War 3 è completamente doppiato in Italiano e, benché il voice-over sia per la maggior parte ben fatto, dispiace notare come sia cambiato il doppiatore di Marcus Fenix: quel senso di estraneità per il personaggio che proverete all'inizio sarebbe stato meglio evitarlo.Bene, dopo la buona esperienza vissuta un anno fa con Halo Reach, vi diciamo che anche questa recensione sarà divisa tra colui che vi ha accompagnato finora (Scanna) e colui che vi porterà fino al termine, il buon Enea, il quale vi parlerà principalmente di quello che forse a molti di voi interesserà tantissimo: il comparto multiplayer.


Per questo multi, si riparte dal passato

Una caratteristica che ha sempre contraddistinto la serie di Gears of War fin dalla sua primissima apparizione, è un multiplayer adrenalinico, divertente e mai banale che nel corso degli anni ha saputo migliorarsi e rinnovarsi sulla base delle indicazioni ricavabili dalle migliaia di ore di gioco online accumulate col tempo.La scelta degli sviluppatori in casa Epic Games per l’impianto del multiplayer competitivo dell’ultimo capitolo della trilogia è stata piuttosto semplice (e non fatichiamo a definirla intelligente): riproporre quanto già mostrato, giocato e collaudato, senza stravolgerne le strutture portanti, ma cercando di risolvere quei difetti che infastidivano l’esperienza di gioco passata. Impreziosendo il tutto con migliorie e chicche varie, con il chiaro intento di rendere più coinvolgente e profonda l’esperienza di gioco presente.Ciò che colpisce fin da subito l’occhio del videogiocatore (e soprattutto chi fan di Gears è da vecchia data) è la maggiore complessità dei menù nella schermata principale; una rapida esplorazione ci fa ben presto scoprire, e con una certa gioia, il nuovissimo sistema di gradi, medaglie “Onyx” ed onorificenze varie che sembra preso in prestito direttamente da titoli come Halo e Call of Duty. Brand che, insomma, con il multiplayer ci hanno sempre saputo fare.Proprio così: alla crescita del proprio personaggio è legato un complesso sistema di obiettivi da portare a termine durante le partite in rete e non, per ottenere una manciata di punti esperienza e progredire così nella nostra scalata alle alte vette, sbloccando nuovi personaggi (umani e locuste) e skins per le armi.Pur lontano dalla completa costumizzazione del personaggio di un Halo, per fare un nome, il sistema risulta più che godibile, andando oltretutto ad aumentare con efficacia la longevità globale del titolo (per portare a termine alcuni obiettivi occorreranno davvero tante partite!)Al di là del contorno, sul fronte del multiplayer competitivo vero e proprio, nessuna variazione sostanziale, ma rispetto alle versioni predecenti tutto risulta più pulito, più fluido. Complice anche un sistema di netcode che sicuramente sta giovando del lavoro svolto durante il beta testing e che, sebbene ancora inferiore al livello di un Halo o di un Call of Duty, rappresenta comunque un bel passo avanti per una serie che nella sua prima apparizione aveva proprio nel sistema di creazione e ricerca di partite online uno dei più grossi difetti.Nessuna variazione sostanziale, eppure qualcosa è cambiato: alle ormai storiche modalità “Zona di Guerra” ed “Esecuzione” e alle sempre apprezzabili “Re della Collina” e “Compagno”, quest’anno si affiancano gli inediti “Cattura il leader” (evoluzione delle passate “Cattura la bandiera” e “Guardiano” che, di fatto, vengono accorpate in un’unica modalità nella quale l’obiettivo e immobilizzare il leader avversario per trenta secondi) e “Deathmatch a squadre”. Ovvero un 5vs5 nel quale ad ogni team sono concessi quindici respawn, utilizzati i quali ogni uccisione sarà quella definitiva.Tante modalità per divertirsi nelle dieci mappe preparate dagli sviluppatori ed incluse nella versione definitiva del gioco: tutte abbastanza ispirate e, come da caratteristica delle serie, per lo più rappresentanti desolanti scenari nei quali è chiaramente avvertibile il peso della guerra.Sull’argomento, ci sarebbe da fare un piccolo appunto: la scelta dell’ultimo secondo di eliminare dalla versione retail del gioco un paio di mappe già belle e pronte e quasi sicuramente disponibili prossimamente tramite DLC a pagamento, è stata una mera mossa commerciale?Fatto sta che futuri aggiornamenti (a pagamento) per Gears sicuramente non mancheranno.Ma, al di là della quantità, sono i dettagli a fare la differenza. Come la possibilità di richiamare una pratica mappa dinamica ogni qual volta non si è sul campo di battaglia a combattere, con tanto di segnali delle armi e dei giocatori in movimento. O del nuovo HUB di gioco “a croce” che, tramite piccole miniature dei giocatori, permette di tenere sempre sotto controllo la situazione dei vivi/uccisi nella propria squadra e in quella avversaria.In definitiva, davvero tanta roba.

No, non stiamo recensendo Madden...


Orda e Bestia: quando la battaglia si combatte da entrambi i lati della barricata

Grande novità alla pubblicazione di Gears of War 2 fu la modalità denominata “Orda”, nella quale i giocatori erano chiamati a vestire i panni degli amati COG per collaborare nel tentativo di sopravvivere alle ondate di Locuste (per un massimo di 50), via via sempre più forti e variegate.L’ “Orda 2.0”, come lascia già ampiamente intuire il nome, è una versione riveduta e aggiornata che altro non fa che ripartire dalla modalità del predecessore e portare la stessa struttura a più alte vette di divertimento e profondità. Oltre ad un parco avversario molto più nutrito e diversificato (non fosse altro per la presenza degli “Splendenti”) ai massimo 5 giocatori che giocheranno contemporaneamente, infatti, non solo viene concessa la possibilità di acquistare armi e munizioni vari, ma anche torri di controllo, muri difensivi di filo spinato, esche e manichini con le fattezze dei COG e altri diabolici ritrovati tecnologici da posizionare nelle pause di mezzo minuto tra un’orda e l’altra, nel tentativo di rallentare ed indebolire le Locuste in arrivo.Ma il semplice acquisto non basterà: per far fronte alle orde più avanzate con speranza di sopravvivenza, sarà opportuno potenziare le difese già utilizzate, in un continuo processo di arricchimento e potenziamento del proprio arsenale che potrà portare, perché no, all’utilizzo di torrette automatiche e devastanti mezzi corazzati.Si noti che quando parliamo di “acquisti”, facciamo riferimento a compravendite a base dei dollari accumulabili a partire dal primo round a suon di kills e buone prestazioni.Se invece sul campo di battaglia avete sempre sognato di combattere dalla parte dei cattivi e fronteggiare in queste vesti orde di soldati umani, l’inedita modalità “Bestia”, allora, è proprio quello che fa per voi.12 ondate da eliminare nei panni (nelle squame?) di una delle 15 specie di Locuste utilizzabili, sbloccabili via via a seconda dell’accumulo di denaro: si va dal semplice Ticker al sempre temibile Boomer, passando per l’ostico Kantus e i normali Drone, fino ad arrivare a sua maestà il Berserker. Ognuno di essi ha uno stile di gioco e un arsenale piuttosto diverso, il che rende l’esperienza molto diversa a seconda della specie utilizzata. Per fare l’esempio più interessante: ricordate quando nel primissimo Gears scoprimmo che il Berserker era sì eliminabile solo tramite l’utilizzo del Martello dell’Alba, ma, essendo praticamente cieco, per muoversi doveva far affidamento agli altri sensi?In “Bestia” troveremo il Berserker, niente di più, niente di meno: una colossale macchina da guerra, scalfibile solo tramite poche armi selezionate, ma con un raggio di visuale notevolmente più limitato rispetto ai suoi alleati.Proprio per le grandi differenze che intercorrono tra le diverse specie di Locuste, però, il giocatore verrà portato ad utilizzarne un numero ben limitato, costituito da quelle che possono realmente riuscire nell’arduo compito di eliminare l’ondata umana nel tempo limito di un minuto (al quale si accumulano pochi secondi per ogni kill eseguita).Meno rifinita rispetto alla variante classica, nonché più breve, “Bestia” non mancherà comunque di dispensare momenti di divertimento diversi dall’usuale.

In "Bestia" scatenerete la Locusta che c'è in voi!


La fine di mito

Fa sempre un certo effetto la conclusione, almeno apparente, di un’opera, di qualsiasi genere essa sia, che ha accompagnato una generazione. Fa sempre un certo effetto la conclusione di un’opera come Gears of War. La sua apparizione sulla scena videoludica dell’era in alta definizione, su quell’ammiraglia di casa Microsoft che all’epoca iniziava a mettere radici, è stata come un fulmine a ciel sereno. O meglio, come un colpo di una motosega sulla baionetta di un mitra: nessuno si sarebbe mai immaginato una cosa simile, eppure adesso è storia.Viene spontaneo interrogarsi, giunti al termine di una trilogia, sul futuro della serie, in questo caso di un marchio, il teschio rosso dei Gears, che non ha mai mancato di vendere, là dove strategicamente posizionato: libri, fumetti, addirittura pupazzi con le fattezze di un Drone corrucciato o realistici modelli di Lancer insanguinati. Interrogatavi ai quali, forse, è troppo presto cercare di dare una risposta. Anche perché al momento c’è ben altro da fare: Gears of War 3 rappresenta quanto di meglio possa oggi offrirsi agli amanti della serie e non. Tecnicamente meraviglioso, potenzialmente infinito. Un’esclusiva imperdibile per tutti i possessori di una Xbox360.

COMMENTO
Matteo "Scanna" Scannavini & Vincenzo "Enea" Cascone

Scanna: Gears of War è semplicemente una miniera di divertimento. Tante modalità, ottima grafica, storia interessante e ricca di azione, un gameplay veramente ben fatto. Gears chiude la trilogia con un capitolo da non dimenticare...rivedremo Marcus sulla prossima Xbox?

Enea: Semplicemente, Gears of War. Ogni mio pensiero riguardo la serie l’ho condensato nell’ultimo paragrafo. Se avete apprezzato i primi due capitoli, adorerete il terzo. E se non gli avete mai dato un’opportunità, adesso non avete più scuse.

GRAFICA:9.5Unreal Engine alla massima potenza: uno spettacolo. Sporadici cali di frame-rate.
SONORO:8.5Buon doppiaggio anche se manca il vecchio doppiatore di Marcus. Musiche non troppo epiche ma ben integrate nel gioco.
GIOCABILITà:9La solita formula collaudata, rifinita e corretta.
LONGEVITà:9.5Ci metterete molto anche solo a scoprire quante modalità e possibilità ci sono.
VOTO FINALE9.5
PRO:- Il più completo della serie
- La nuova campagna è epica
- Le aggiunte al multi duplicano la longevità
CONTRO:- Se non amate Gears, non cambierete forse idea
- Finisce la trilogia, ahinoi
Uncharted 3: L'inganno di DrakeSì, è molto diverso, ma se avete una PS3, è il TPS/gioco d'avventura da attendere quest'inverno.
Halo: ReachL'altra serie ammiraglia di Xbox 360 al suo capitolo finale, epico e completo.
SCHEDAGIOCO
Cover Gears of War 3

Gears of War 3

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