Halo: Reach

L'addio di Bungie. Un'opera epica
Scritto da Matteo "Scanna" Scannavini & Vincenzo "Enea" Casconeil 29 settembre 2010
Halo: Reach Recensione

Xbox non sarebbe Xbox senza Halo. Halo: Combat Evolved è stato, infatti, il gioco di lancio forse più importante della storia (assieme a Super Mario 64) e ha accompagnato, nell'ormai lontano 2001, i primi vagiti della neonata console di casa Microsoft, consegnando subito, al mondo dei videogiochi, una pietra miliare. Bungie, Master Chief, i Covenant, sono tutti nomi ormai entrati nel vocabolario comune di un videogiocatore e non solo nel loro: la notorietà di Halo, specialmente negli Stati Uniti, dove il gioco vende più del pane, ha raggiunto quel livello tale da essere considerata al di là dei limiti della nicchia videoludica, come parte del patrimonio culturale generale. Master Chief si è andato infatti negli anni ad affiancare a personaggi come Super Mario, Sonic e Solid Snake, all'interno di quel ristretto novero di protagonisti di avventure virtuali in grado di risultare riconoscibili a vista anche da individui molto lontani dalla media utenza videoludica. Al primo episodio della serie è seguito Halo 2, sempre su Xbox, che ha portato le schermaglie galattiche in rete, poi si è continuato con Halo 3, felice esordio del brand su 360 e capitolo conclusivo della trilogia, prima dell'esperimento parzialmente riuscito con lo spin-off Halo 3: ODST poco più di un anno fa. Oggi ci troviamo alla vigilia del decennale per la serie e ancora una volta pronti a tessere le lodi di Bungie con questo Reach, prequel di Combat Evolved e sicuro candidato al "Game Of The Year 2010". Tale è l'importanza di Halo che noi di VGN abbiamo deciso di darvi il giudizio di non uno, ma ben due redattori, infatti condividerò la recensione con il bravissimo Enea, per fornirvi una visione a 360° dell'universo di Halo: Reach.


The Fall of Reach

Anno 2552. Il florido pianeta chiamato Reach sta vivendo sonni tranquilli, pur sotto la costante minaccia degli alieni Covenant, razza aggressiva con la quale l'umanità è in guerra da molto tempo. Reach è la più importante e meglio protetta colonia umana: funge sia da base per le operazioni militari, sia da casa per milioni di civili. La particolarità della trama di Reach sta nel fatto che tutti gli appassionati di Halo sanno già quale sarà l'epilogo: sia nei giochi, sia nei libri dedicati alla serie (in particolare il romanzo The Fall of Reach risponde a questa descrizione) si viene ad apprendere che Reach cadrà inevitabilmente, ma allo stesso tempo dalle sue ceneri ripartirà l'avventura di Master Chief nella trilogia originale, la quale, alla fine, porterà alla sconfitta dei Covenant. Ciò che Reach vuole narrare è però la storia di una squadra, il Team Noble, di cui fa parte anche il nostro protagonista, tale Six, un novizio entrato in sostituzione di un componente deceduto. I Noble sono Spartan III, soldati iper-addestrati, dotati di armi e dotazioni avveniristiche e di una componente robotica installata nelle loro vene, in grado di renderli più resistenti e prestanti fisicamente rispetto ai comuni umani. Seguendo la storia del Team, seguiremo quella degli ultimi giorni di strenua resistenza del pianeta dal destino segnato, scoprendo il loro coraggio nel tentativo di respingere l'invasione aliena, salvando più persone e importanti elementi militari dall'inevitabile fato che li attende.


Il solito – ineccepibile - Halo

La campagna in singolo si basa ovviamente su questi avvenimenti, e si piazza a livelli altissimi sia per quanto riguarda coinvolgimento e narrazione, sia da un punto di vista tecnico. Come tradizione della serie, combattimenti epici, missioni a prima vista impossibili e scontri feroci con alieni assetati di sangue, saranno all'ordine del giorno mentre verremo a conoscenza, dopo ogni missione, di maggiori dettagli sulla caduta del pianeta e sul destino del Team, il cui lavoro si rivelerà fondamentale per il futuro del mondo di Halo. Dopo un inizio un pò in sordina, la campagna di Halo: Reach si mostra in tutto il suo splendore verso la metà della sua durata (a proposito, parliamo di una longevità adeguata per un FPS, intorno alle 10-15 ore di gioco, un buon compromesso tra quella dell'"effimero" Call of Duty e del lungo Half Life 2): colpi di scena, divertenti sessioni su veicoli – inclusa una nello spazio inedita per la serie – utili a spezzare il ritmo, sparatorie continue e qualche sorpresa nella trama nel finale. Insomma, tutti gli elementi che, accompagnati dal sistema di controllo classico e collaudato e da qualche novità per quanto riguarda armi e poteri speciali, rappresentano il nucleo di Halo e ne hanno decretato il successo.


Upgrade totale

Uno dei punti più discussi di Halo 3 fu la realizzazione tecnica. Halo 1 e 2 su Xbox avevano rappresentato per anni il punto di riferimento grafico su console, superando in qualità moltissimi titoli per le stesse Playstation 3 e Xbox 360, nonchè l'intera – o quasi – line-up di Nintendo Wii. Halo 3 invece non riuscì a colpire come i predecessori, puntando forse su elementi veramente notevoli come le esplosioni, gli effetti particellari e la fisica dell'acqua, ma sacrificando leggermente la resa finale, perdendo notevolmente il confronto a prima vista o per un occhio non attento con giochi come Call of Duty Modern Warfare o Killzone 2. Dopo ODST, realizzato con lo stesso motore grafico del terzo capitolo, arriva Reach a portare finalmente la serie su livelli grafici d'eccellenza anche su Xbox 360. Lo stile di Halo, anche qui, rimane lo stesso: meno d'effetto che in altre serie rivali, ma più solido, e Bungie per questo gioco ha sviluppato un motore grafico dedicato, in grado di migliorare esponenzialmente ogni aspetto di Halo 3. Il gioco è una gioia per gli occhi: texture definite, motore fisico tra i migliori di sempre, effetti particellari senza paragone, paesaggi lontani di ogni genere e grandi quantità di personaggi mossi su schermo allo stesso tempo. Killzone 3 magari potrà essere irraggiungibile, ma il salto in avanti rispetto al suo predecessore è davvero marcato.

Ad accompagnare lo spettacolo visivo, arriva lo spettacolo uditivo: la colonna sonora di Martin O'Donnell rende giustizia al suo nome e dona tutta un'altra vita alle battaglie ma anche ai momenti meno epici e più introspettivi o stealth di Halo: Reach, confezionando una OST della quale vi consigliamo senza dubbio l'acquisto. Per quanto riguarda il doppiaggio, troviamo il solito accurato lavoro dei titoli più importanti prodotti da Microsoft. In sintesi perciò, Reach rispetta tutte le aspettative per quanto riguarda realizzazione tecnica – senza particolari rivoluzioni ma migliorata sensibilmente in tutte le sue parti – e modalità campagna – intrigante, epica e divertente al punto giusto. Tutti i fan di Halo però sanno che il vero divertimento dello sparatutto sviluppato da Bungie sta nel contorno alla storia, nel multiplayer e nelle altre opzioni che affollano il menu di gioco. Per questo vi ringrazio dell'attenzione e passo la parola a Enea, per la seconda parte della recensione!


Multiplayer che passione

Dice bene il buon Scanna: la campagna di Halo non è tutto, anzi. Il bello inizia quando ci si accorge della facilità con la quale ci si perde nelle molteplici modalità messe a disposizione dai ragazzi della Bungie e che fanno bella mostra di sè nell’affollato menù iniziale. Un menù che, con Halo: Reach, allarga a nuove intriganti possibilità di gameplay. C’è solo l’imbarazzo delle scelta. Il lato multiplayer è davvero il paese dei balocchi per gli amanti del genere. I più affezionati, con all’attivo migliaia di partite sui server Bungie, già conoscono le “classiche” modalità quali Team Slayer e Rumble Pit, riproposte fedelmente anche in questo capitolo. In tal senso, Halo: Reach non aggiunge nulla di nuovo o rivoluzionario: con piccoli accorgimenti perfeziona quanto di eccellente abbiamo già visto. Per chi, invece, non si è mai accostato all’universo di Halo (Cosa? Fatelo subito! ndr.), risulterà utile un breve riassunto delle categorie nella quali si dividono le modalità competitive online del gioco: “Rumble Pit” riguarda partite 1vstutti, ideale per i lupi solitari alla ricerca di forti emozioni; “Team Slayer”, invece, include match a squadre nelle quali sarà importante il gioco in cooperativa. Ma si continua con “Team Objective”, partite 4vs4 a obiettivi, “Multi Team” e “Big Team Battle”, con rispettivamente 6 e 8 squadre, per arrivare alla modalità “Invasion”. Ovvero Spartan vs Elite, in due squadre di 6 giocatori, a contendersi i punti strategici della mappa: lo scontro è epocale. E anche divertente. Il successo che ha sempre riscosso la serie di Halo, in particolare il multiplayer online, deriva dall’accuratezza della realizzazione, dal divertimento che è capace di generare, dalle scariche di adrenalina naturali nelle fasi più concitate di gioco.

Halo: Reach si inserisce degnamente nel solco tracciato dai suoi precedessori. Tutti contro tutti o squadre contro squadre poco importa: il divertimento, così come l’azione, qui sono di casa. Il matchmaking è solido come sempre; si ha anche la possibilità, prima di mischiarsi alle migliaia di videogiocatori connessi da ogni parte del globo, di impostare alcuni parametri per rendere migliore l’esperienza online: a seconda del desiderio si possono settare preferenze su giocatori della propria nazione, con la stessa motivazione (Siete quelli del tipo “Vincerò, anche se dovesse essere l’ultima cosa che faccio!” oppure “Cavolo, sono ancora a 0 kill. Ma che importa, questo Halo è dannatamente divertente!” ?), con lo stesso stile di gioco, ecc... Ricorda molto quanto già visto in COD, invece, l’implementazione della scelta della classe e dell’equipaggiamento ad inizio partita: le armi che si imbracciano ad ogni respawn, ma soprattutto le “abilità armatura” di base. Ci riferiamo a particolari abilità, attivabili con il dorsale sinistro, che risultano utili in più di una occassione, sia nella campagna offline che nel multiplayer online. Consigliamo di provarle tutte, per comprendere quale possa essere più congeniale al proprio stile di gioco; tra le tante proposte, in questa sede vale la pena citare il “Jetpack”: il nuovo sistema di jump-jet è in grado di sollevare gli Spartan in aria, almeno finchè i propulsori mantengono la carica. Notevoli, ovviamente, le ripercussioni sul gameplay. Avete mai provato l’ebrezza di sconfiggere un Brute mentre vi trovate in caduta libera? Un motivo in più per provarlo. Le mappe si attestano sul consueto “Halo Style”: ambientazioni futuristiche, fatte di luci e laser, in location (sub)urbane o in piena natura, così ampie da lasciare libero lo sguardo di vagare verso orizzonti lontani (talvolta non sarà inusuale provare un senso di vertigine; ad esempio in “Torre”, con la sua base Covenant collocata nel mezzo di una scarpata rocciosa sotto la quale si estende l’immensita dell’oceano).

Lo sviluppo di ogni mappa risulta accurato: che ci siano i caldi colori di una primavera in riva al mare o i cupi toni di un inverno passato in un’installazione Covenant, ogni mappa presenta delle caratteristiche tali da suggerire, a seconda dei casi, uno stile sempre diverso per avere la meglio sugli avversari. Non c’è spazio per la monotonia, a tutto vantaggio del divertimento e della longevità.


Gli Spartan son diventati gladiatori

L’esperienza online, vale la pena notare, si è allargata ancor più con l’implementazione di due nuovissime modalità: Arena e Sparatoria. La prima rappresenta un’entusiasmante modo di vivere la competitività del multiplayer di Halo: Reach. Per venire incontro alle esigenze dei giocatori più agguerriti, infatti, i ragazzi di Bungie hanno provveduto addirittura a creare un vero e proprio campionato online, che si sviluppa in “stagioni” con tanto di divisioni, serie e quant’altro. Il meccanismo di base è semplice: occorre concludere tre partite multiplayer competitive in squadre 2vs2 nell’arco di una giornata, alla fine della quale, in base alle prestazioni, verrà attribuito un punteggio. Se si giocheranno almento tre partite ogni giorno, alla fine della settimana si verrà inseriti in una divisione. Ma, come accade in ogni sport che si rispetti (e macinare headshot su headshot ai danni di malcapitati Covenant lo è), promozioni e retrocessioni impongono di giocare sempre al meglio. Sparatoria, invece, già presente in Halo: ODST, risulta essere un’imitazione, con le dovute differenze, delle Orde di Gears of War. Oramai sembra essere una necessità: abbiamo scoperto che combattere contro orde di nemici (Locuste o Covenant, poco importa), più forti ad ogni nuova ondata, da soli o in compagnia, è dannatamente divertente. Per chi vuole intraprendere l’esperienza da solo, gli sviluppatori hanno pensato allo “Score Attack”: variante in cui l’obiettivo è guadagnare punti su punti, sulla base delle proprie prestazioni, ed entrare nell’apposito ranking.


Crea un mondo. E poi osservalo.

L’abbiamo già detto, lo ripetiamo: Halo Reach non rivoluziona, ma migliora ciò che già si è visto in passato. Scontata, quindi, la riproposizione delle modalità Fucina e Cinema con piccoli accorgimenti che ne aumentano il livello qualitativo. Discorso che vale, in particolare, per Fucina. In “Crea il tuo mondo”, infatti, sarà possibile creare “ex novo” mappe di gioco con i moltissimi elementi messi a disposizione e facilmente raggiungibili nel pratico menù “a scomparsa”. Mai come questa volta l’unico limite è la fantasia del videogiocatore. Gli sviluppatori hanno inserito addirittura oggetti non propriamente “bellici”, come palle e mazze da golf. Volendo, sarà possibile anche improvvisare una partita all’ultima buca. Interessantissima, inoltre, la possibilità di scaricare e giocare nelle mappe create dagli altri utenti del mondo. Diamo sfogo alla fantasia!


Piccoli Spartan crescono

L’interazione tra campagna (in singolo o multiplayer) e le diverse modalità online è totale: tutto merito di un ottimo sistema che funge da sfondo, ma soprattuto da pilastro portante, di tutta la struttura organizzata dagli sviluppatori. Stiamo parlando dell’eccellente sistema di creazione e sviluppo dell’alter ego virtuale nel mondo di Reach. Una volta inserito il tanto desiderato DVD nella console, infatti, il giocatore è chiamato a creare il soldato che lo accompagnerà sui campi di battaglia: non è difficile dargli un’armatura, un elmo, un emblema. Non con il pratico Editor, facilmente accessibile tutte le volte che viene la voglia di modificare qualcosa del nostro Spartan. All’editor è associata l’Armeria: un “marketplace” che mette in vendita pezzi di armatura, elmi, gioielli tecnologici e vari gadget (addirittura i timbri di voce) per valorizzare l’esperienza degli Spartan. Niente paura: per una volta non sarete costretti a spendere Microsoft Points su Microsoft Point. Gli sviluppatori, infatti, hanno inserito un bel sistema di avanzamento di livello sulla base di punti (accumulabili in praticamente ogni modalità, per la gioia dei videogiocatori), facilmente spendibili nell’Armeria. Così, più si uccideranno Covenant nella campagna e più si elimineranno avversari nelle partite multiplayer online, più si potrà potenziare il proprio soldato (come se non fosse già una macchina da guerra, ndr.). Il risultato è scontato: l’acquisto di un particolare elemento della corazza, da sfoggiare sul petto per vantarsi con gli amici, diventerà l’obiettivo di molti. La caccia al migliore è aperta. Come anche quella ai modi più semplici e veloci per accumulare migliaia di punti. La risposta è semplice: uccidere, uccidere, uccidere (Covenant, per lo più). Ma anche portare a termine le interessanti sfide giornaliere e settimanali organizzate direttamente da Bungie. Obiettivi variegati e sempre interessanti: fare un determinato numero di kill al giorno, concludere determinate missioni della Campagna in particolari situazioni (con l’attivazione dei teschi, già presenti in Halo 3, non aspettatevi che sia una passeggiata), portare a termine un quantitativo di partite online, ecc...

Impegnative quanto basta, ma mai frustranti: se cercate punti a base di divertimento giornaliero (e settimanale), le sfide della Bungie potrebbero essere ciò che cercate.


Il canto della fenice

Avrà anche piccoli difetti, ma Halo: Reach risulta un’esperienza entusiasmante come poche. Campagna epica, multiplayer potenzialmente infinito, comparto tecnico di tutto rispetto. L’amaro in bocca, però, lo lascia Bungie con il suo annuncio: questo sarà l’ultimo lavoro della casa sull’universo di Halo. Ma è stato come il canto della fenice: prima di “morire”, prima di resuscitare (magari sotto altre forme, al lavoro su altri progetti) ci ha lasciato l’ultima opera. La più bella.

COMMENTO
Matteo "Scanna" Scannavini & Vincenzo "Enea" Cascone

Scanna: Halo Reach è uno di quei giochi capaci di tenerti incollato alla console mentre tutto il resto passa in secondo piano (ok, quasi tutto). Campagna bella come non mai, multiplayer che rasenta la perfezione. A questi toni entusiastici, però, sopraggiunge una domanda spontanea: riuscirà, chi riceverà questa eredità dalle mani di Bungie, a fare un lavoro così encomiabile?

GRAFICA:9Niente che faccia gridare al miracolo, ma un bello spettacolo per gli occhi.
SONORO:10La colonna sonora è da Oscar.
GIOCABILITà:9.5Piccoli accorgimenti, ma il cuore di Halo resta lo stesso e funziona alla grande.
LONGEVITà:10I migliori euro che potreste mai spendere, almeno in termini di quantità.
VOTO FINALE9.5
PRO:- Halo. Serve altro?
- Grafica migliorata
- Potenzialmente infinito
CONTRO:- L'ultimo Halo come lo conosciamo...
- ...anche se la serie avrebbe bisogno di una rinfrescatina
Halo 3Ovviamente, se non lo avete ancora fatto, recuperate il fantastico Halo 3.
Halo 3: ODSTIl penultimo episodio della serie Halo.
SCHEDAGIOCO
Cover Halo: Reach

Halo: Reach

Scheda completa...
Halo: Reach2010-09-29 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-xbox-360/halo-reach/L'addio di Bungie. Un'opera epica1020525VGNetwork.it