Quantum Break

Dopo sei anni, Remedy torna a dire la sua
Scritto da il 01 aprile 2016
Quantum Break Recensione

Quando fu svelato alla presentazione al mondo di Xbox One il 21 maggio 2013, Quantum Break ebbe addosso gli occhi tanto della critica quanto degli appassionati: un trailer di nemmeno due minuti aveva catalizzato l’attenzione grazie a piccoli dettagli che facevano intuire un potenziale altissimo. C’è voluto tanto, è vero, ma dopo molti rinvii possiamo finalmente parlare della nuova opera di Remedy, esclusiva Microsoft che, lo diciamo fin da subito, è un eccellente esempio di narrativa digitale.


Time meant nothing, never would again

9 ottobre 2016, Jack Joyce (Shawn Ashmore) torna nella sua città natale, Riverport, dopo che l’amico di vecchia data Paul Serene (Aidan Gillen) gli chiede aiuto riguardo un esperimento dalla portata epocale: una macchina che permette all’uomo di viaggiare nel tempo, sviluppata grazie agli studi straordinari compiuti dal fratello di Jack, William (Dominic Monaghan). Durante il test però qualcosa va storto e, nel tentativo di salvare Paul, Jack viene coinvolto nell’incidente, uscendone illeso e con il potere di manipolare il tempo attorno a lui. Da qui inizia la frattura temporale, un evento che porterà alla disgregazione del tempo come lo conosciamo e le cui conseguenze appaiono quasi inevitabili. Braccato dalla Monarch, un’azienda coinvolta nelle ricerche di Paul, Jack dovrà tentare di riparare ai danni creati dalla frattura.

Inutile dirvi che ci sarebbe tanto altro da dire ma, sinceramente, ho deciso di non parlare molto della trama del gioco perché le fondamenta di Quantum Break sono tutte nella storia che vuole raccontare, e nel modo in cui lo fa: la narrazione si svolge in due fasi separate e complementari, la prima delle quali è il gioco vero e proprio, che vivremo nei panni di Jack Joyce e che si svolgerà lungo cinque capitoli; alla fine di ognuno di questi ci verrà data la possibilità di scegliere in che direzione far andare la trama, tramite un sistema di scelte che si ripercuoterà direttamente nella seconda fase, la serie TV, che nonostante si componga di soli quattro episodi di circa venti minuti l'uno, offre un ulteriore punto di vista sugli avvenimenti, anticipando o seguendo gli eventi dettati dal tempo.

Già, il tempo, l’unica unità di misura che conta, talmente importante che molto spesso le azioni compiute nel gioco avranno un impatto determinanti sullo sviluppo, anche attraverso collezionabili e interazioni: la grande attenzione ai dettagli di Remedy non rende la ricerca dei collezionabili fine a se stessa o orientata allo sblocco di un achievement, ma esalta l’esplorazione quasi ci trovassimo di fronte ad un GDR o ad un Dark Souls, aggiungendo sempre nuovi tasselli ad una lore decisamente interessante e ben costruita. Allo stesso modo il meccanismo invluenza direttamente la rigiocabilità, un tasto molto delicato da premere in questo tipo di giochi, soprattutto dopo l’uscita di The Order: 1886. Le svolte narrative portano a cambiamenti piuttosto importanti nella storia, dunque l’idea di rigiocare per trovare nuove strade è nettamente più interessante rispetto ad altri prodotti che giocano sulle scelte, come Infamous, per dirne uno. In base alla mia esperienza posso dire che il gioco è completabile in circa dieci ore in modalità Normale, anche se ovviamente molto dipende anche dalla vostra affinità al genere.


It's times like these time and time again

Come già detto, non sono incline a raccontarvi ulteriori dettagli sulla trama, ma possiamo sicuramente fare un bel discorso sul gameplay. Quantum Break è sostanzialmente un action adventure in terza persone, non dissimile a quello a cui ci ha abituato Uncharted, tanto per citare un concorrente quasi diretto, o Lara Croft in tempi più recenti. Laddove però i due titoli appena citati fanno am-pio uso di meccaniche TPS, il gioco di Remedy aggiunge quel pepe in più che porta a dover ripensare il modo di giocare: Jack Joyce dispone di abilità di manipolazione quantica del tempo che, in game, si traduce nella possibilità di lanciare bolle di stasi che fermano il tempo in uno spazio preciso, ma ci sono anche scatti temporali che permettono fughe rapide, scudi quantici e tanto altro. La cosa divertente di questo meccanismo è il senso di spregiudicatezza che prende il sopravvento man mano che andremo avanti e prenderemo consapevolezza del nostro potenziale, in maniera analoga al nostro attore protagonista che, potere dopo potere, non riesce a nascondere un po’ di sana spavalderia.

Lo studio stesso ne era consapevole, abbastanza da non permettere al giocatore di coprirsi in maniera autonoma, ma implementando un sistema automatico che metterà in copertura il protagonista quando si avvicinerà ad un punto che lo consente, conscia del fatto che nel giro di qualche ora quasi ogni giocatore passerà dalla copertura tattica al danzare agilmente tra nemici e proiettili vaganti portando devastazione a destra e a manca. Il merito è anche di un gunplay che funziona, cosa scontata per gli sviluppatori di Max Payne, con il quale Quantum Break condivide alcuni momenti in bullet time che fanno tanto nostalgia canaglia. Anche gli enigmi ambientali richiederanno l’uso dei nostri poteri, per cristallizzare l’attimo fuggente di una piattaforma in caduta, utile per farci scavalcare un muro, oppure per riavvolgere il tempo e passare per una strada bloccata da detriti. Un gameplay di base semplice, che grazie alle idee di Remedy riesce comunque a distinguersi e rendersi protagonista.


Ticking away the moments that make up a dull day

Un’altra prova importante per Quantum Break era la resa tecnica: siamo tutti a conoscenza del resolution gate, e in tal senso Remedy ha sorpreso con un sistema ingegnoso, basato su una ricostruzione temporale dei frame a 720p ed un uso massiccio di anti-aliasing MSAA 4x che, alla fine dei giochi, rende l’output un 1080p simulato ma funzionale, dannatamente funzionale.

Quantum Break tira fuori un’eccellente qualità visiva, piena di dettagli e sfumature da next gen piena, senza però rinunciare alla giocabilità. Sin dai primi momenti di gioco ci ritroveremo immersi in sparatorie al fulmicotone, e nonostante l’uso massiccio e continuativo dei poteri temporali e la mole di nemici che mi scaricava addosso caricatori interi, non sono mai riuscito a vedere un calo di framerate che fosse uno: il motore di gioco, grazie anche a questo escamotage, resta fisso sui suoi 30 fps senza battere ciglio, e gli unici problemi in cui mi sono imbattuto sono stati perlopiù crash o freeze del gioco, legati mi auguro ad una versione review ancora priva di patch correttive; per il resto, la mia esperienza con Quantum Break è stata galvanizzante anche per gli occhi.

Notevole anche il comparto sonoro, con accompagnamenti musicali elettronici dissonanti e fuori sync perfettamente funzionali alle nostre manipolazioni temporali, al contrario del doppiaggio italiano che non brilla particolarmente, anche a causa di una sincronizzazione non proprio eccellente con i modelli digitali, e dei sottotitoli decisamente fuory sync nella serie TV.

In chiusura, Quantum Break è sicuramente un’esclusiva di peso vincente, costruita minuziosamente per essere un blockbuster videoludico, ma che apre anche a scenari decisamente interessanti per quanto riguarda la narrazione digitale, grazie alla fusione tra due media che mai come ora si rivelano molto più vicini di quanto crediamo.

PRO:- Trama profonda e interessante
- Gameplay adrenalinico
- Graficamente superlativo
CONTRO:- Syncing italiano mediocre
- Per alcuni può rivelarsi breve
The Order: 1886TPS di Ready at Dawn esclusiva PS4. Gioco breve ma molto, molto intenso.
Alan Wake ( X360 )L’avventura di Remedy datata 2010 è ancora un eccellente lavoro. In più, ve lo regalano con Quantum Break!
VOTO FINALE9
SCHEDAGIOCO
Cover Quantum Break

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