Rise of the Tomb Raider

Microsoft è finalmente pronta a calare il tris
Scritto da il 09 novembre 2015
Rise of the Tomb Raider Recensione

Messa in difficoltà dal successo clamoroso di PlayStation 4, Microsoft ha lavorato alacremente per non farsi cogliere impreparata nella chiusura del 2015: così, nel giro di un paio di mesi (metà settembre – metà novembre, da sempre il periodo più intenso dell'anno), è riuscita a calare un tris di esclusive niente male, composto da Forza Motorsport 6, Halo 5: Guardians e Rise of the Tomb Raider. Certo, ormai è di dominio pubblico che quest'ultimo uscirà nel corso del 2016 prima su PC e poi su PlayStation 4; probabilmente il senso dell'esclusiva temporanea era quello di contrastare Uncharted 4, previsto inizialmente per il 2015.

Ma, tutto sommato, a noi giocatori tutti questi discorsi interessano poco. Molto più importante è capire se, dopo il dirompente Tomb Raider del 2013, Crystal Dynamics ha saputo mantenere le aspettative. Scopriamolo insieme.


Trapped under ice

La seconda avventura del terzo ciclo di Lara Croft è ambientata prevalentemente in Siberia, dove la giovane archeologa cerca il segreto dell'immortalità sulle orme delle ricerche del padre. Il cambio radicale di location è stata una mossa saggia da parte degli sviluppatori, che sono riusciti non solo a conferire una “patina” di novità a un prodotto ludicamente piuttosto vicino al prequel, ma anche a raggiungere un altissimo livello di spettacolarità, che nel panorama attuale solo Uncharted 4 potrebbe eguagliare. Chi teme un'eccessiva monotonia non deve preoccuparsi, visto che grazie ad alcuni espedienti narrativi il gioco riesce a proporre una discreta varietà di ambienti, tra cime innevate, boscaglia, tombe nascoste, rovine desertiche e un certo numero di interni; è chiaro che neve e ghiaccio sono gli elementi prevalenti, ma ciò non significa calpestare neve per quindici o venti ore. E anche se così fosse stato, si sarebbe comunque trattato di una scelta difendibile, visto che si tratta di un'ambientazione non popolarissima nell'ambito del genere.

La resa grafica è davvero sbalorditiva: le pareti di ghiaccio sono così lucide e levigate che vien voglia di toccarle per saggiarne la temperatura; Lara sprofonda fino alla vita negli strati di neve fresca durante le sue peregrinazioni; le sequenze scriptate con frane e smottamenti sono degne di un film d'azione. Ma a colpire non è solo la cura riposta in particolari elementi o sezioni, perché Rise of the Tomb Raider se la cava egregiamente anche con i modelli poligonali e le espressioni facciali, nonché con l'illuminazione. Il tutto alla risoluzione di 1080p, che cala a 1440x1080 solo nelle cutscene, e a 30 fps, che in un gioco di questo tipo costituiscono uno standard soddisfacente, tanto che pure Uncharted 4 “si accontenterà” dei 30 fps in single player. E il gioco pesa “solo” 20,47 GB. L'unico vero compromesso pare essere costituito dai tempi di caricamento, piuttosto lunghi nei passaggi da campo a campo. Non sono frequentissimi, ma comunque risultano sgradevoli.


Cos'è cambiato?

Mentre Tomb Raider (del 2013) ha assolto al non facile compito di dare una nuova identità – non solo ludica – al fortunato franchise, il suo sequel non necessita di essere dirompente, e quindi non presenta grosse novità di rilievo, al di là del cambio di latitudine. L'obiettivo di Crystal Dynamics era piuttosto quello di non deludere gli oltre otto milioni e mezzo di acquirenti di Tomb Raider, la maggior parte dei quali si è appassionata alle vicende della nuova e sempre più umana Lara, lasciandosi intrattenere da un gameplay ricco e complessivamente amichevole, anche se non propriamente “libero”. A parere di chi scrive, l'obiettivo è stato centrato, ma un eventuale (scontato?) terzo capitolo dovrà sfoderare qualche nuova arma per far breccia nel cuore dei giocatori, altrimenti questo terzo ciclo rischierà di fare la fine di quello classico degli Anni Novanta.

Lara si è fatta più matura e spietata, ma ciò non toglie che debba ricominciare il suo percorso di crescita daccapo, come in quasi tutte le serie videoludiche. Anche questa volta, dunque, skillset e arsenale dovranno essere gradualmente potenziati presso gli accampamenti tramite la spendita di punti abilità e il reperimento di parti (ad esempio nei forzieri) e materiali. Il sistema è quello di Tomb Raider, e anche skill e armi/attrezzature sono in parte sovrapponibili. Anche pad alla mano non si registrano grandi novità: Rise of the Tomb Raider è, proprio come il predecessore, un riuscito mix di esplorazione, combattimenti, puzzle e QTE/sezioni scriptate. Forse è possibile ravvisare una qualche diversità nelle dosaggio delle componenti, che mi è parso più generoso nei confronti dell'esplorazione. Ciò non si traduce in dedali impossibili o enigmi da incubo, ma nella ricerca di reliquie e documenti, che diventano pure visibili sulla mappa, una volta aggiornata la cartografia. La sfida rimane alla portata di tutti; certo, ci sono quattro livelli di difficoltà, scalabili in ogni momento, ma essi impattano solo sui combattimenti. Chi desideri lambiccarsi il cervello per qualche istante può invece disattivare (o decidere di non utilizzare) l'Istinto di Sopravvivenza, quella modalità di visione, introdotta da Tomb Raider, che evidenzia obiettivi ed elementi interattivi. Inoltre, bisogna ricordare che la maggior parte degli enigmi non è obbligatoria, trovandosi nelle tombe opzionali. La scelta di strutturare in questo modo il gameplay ha il vantaggio di offrire ai giocatori più “pazienti” qualcosa in più, mantenendo l'opera fruibile anche ai più casual, ma in quest'ottica si sarebbe potuto fare qualcosa di più proprio nella “personalizzazione” degli approcci. Mi spiego: nonostante la presenza di molti elementi opzionali e di aree ampie, Crystal Dynamics conduce sempre per mano il giocatore, senza dargli libertà nella scelta dei mezzi per superare gli ostacoli. Gli enigmi hanno una sola soluzione, basata su interazioni classiche e a volte ingenue. Quante next-gen ci vorranno per raggiungere il prossimo livello di interattività? Quello in cui, se carichi dell'esplosivo su una zattera per far saltare una porta, poi esplode pure la zattera?


Guida alla valutazione

Dopo anni e anni di videogame e di critica videoludica, vissuta sia dalla parte del lettore, sia da parte del redattore, mi rendo conto che non è possibile (e nemmeno giusto, a mio parere) riassumere con un numero il proprio parere su un gioco. Ciò forse è ancor più vero per i cosiddetti “Tripla A”, i quali si confrontano con le speranze di milioni di giocatori, e che spesso dettano le linee guida che verranno seguite da molti altri titoli negli anni a venire. Per questo motivo dedico un intero paragrafo alla spiegazione del voto che trovate in fondo alla pagina.

Il primo problema cui sono andato incontro è stato quello di come valutare l'assenza di grandi novità: il titolo va penalizzato nella valutazione numerica? Io ritengo di sì, quindi ho deciso, adattandomi al metro che abbiamo adottato con Tomb Raider, di assegnare un punteggio più basso a Rise of the Tomb Raider. Ciò significa che, pad alla mano, il gioco risulti inferiore al predecessore? Probabilmente no, ma non c'è dubbio che la carica dirompente del gioco del 2013 qui manchi. Ma nemmeno questo in fondo è un male assoluto, posto che i fan di ogni franchise si aspettano comunque di giocare a qualcosa di familiare, seppur non sempre uguale.

Affrontata questa prima questione, se ne pone un'altra, che alla fine è la più spinosa: come si valuta un'opera destinata a tutti? Quando mi trovo a recensire un JRPG di nicchia, so quali elementi vanno trascurati e quali valorizzati; quando ho per le mani un gioco destinato a milioni e milioni di persone è più difficile trovare le proprie ancore. Rise of the Tomb Raider è un gioco dal grandissimo impatto, grazie ad una grafica eccelsa, ad un doppiaggio ottimo (sì, è ottimo anche in italiano), ad una trama avvincente (nei limiti del genere, chiaro) e ad un gameplay che unisce spettacolarità ed accessibilità; inoltre, a differenza di altri titoli destinati alle masse, può contare anche su una mole di contenuti davvero soddisfacente, che non fa rimpiangere la rimozione del superfluo comparto multiplayer. Però è un titolo “commerciale”, con tutto ciò che ne consegue in termini di linearità, accessibilità, vari ed eventuali. Ma anche sotto quest'aspetto ha una dignità che, mutatis mutandis, molti episodi di Assassin's Creed o di Call of Duty non hanno nemmeno cercato.

PRO:- Paesaggi incredibilmente suggestivi
- Personaggi principali molto curati
- Molto ricco di contenuti
- Gameplay appagante
CONTRO:- Caricamenti lunghi, specialmente negli spostamenti fra campi base
- Non ci sono grosse novità nel gameplay...
- ... per cui il gioco resta "guidato"
Uncharted: The Nathan Drake CollectionSe siete “sonari” dovrete aspettare ancora un po' per Rise of The Tomb Raider, quindi i primi tre Uncharted sono un ottimo palliativo.
Tomb Raider TrilogyQuesta collection racchiude quello che può essere definito il primo ciclo reboot di Tomb Raider, precedente al gioco del 2013.
VOTO FINALE9
SCHEDAGIOCO
Cover Rise of the Tomb Raider

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Rise of the Tomb Raider2015-11-09 09:01:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-xbox-one/rise-of-the-tomb-raider-51161/Microsoft è finalmente pronta a calare il tris1020525VGNetwork.it