Un brand che non conosce la parola “invecchiamento” è proprio
Alien Vs Predator, immaginario nato ormai nei lontani anni ’80 grazie a due filoni cinematografici dapprima suddivisi e poi uniti grazie al titolo per
PC del 1999, semplicemente denominato
Alien Vs Predator. Ai quei tempi il titolo ebbe un enorme successo dal momento in cui gli sviluppatori riuscirono a fondere due Mostri Sacri, in ogni senso, di Hollywood tant’è che nel 2004 il nostro Raul Bova interpreta uno dei Marines che finirà in mezzo all'infinita battaglia tra le due razze aliene.
Alien Vs Predator sbarca quindi nella next-generation portando con sé le due peculiarità chiave di un gioco Fps di successo: una campagna profonda e un multiplayer creato con attenzione.
Tre razze per un’unica longevità Lo
Story Mode mette il giocatore nei panni di tutte e tre le razze disponibili con avanzamento in libera scelta: è quindi possibile passare da un livello affrontato come una recluta dei
Marines all’avventura riserbata sotto le spoglie di un
Alien (più precisamente Xenomorfo) o un
Predator, il tutto immerso in una trama che avvolge le tre razze in una guerra senza esclusioni di colpi sottoponendo così l’utente a diversi punti di vista.
Il vero punto di forza del titolo di
Sega risiede proprio nella varietà del gameplay caratterizzata dal cambio repentino di fronte, e padroneggiare le tecniche di ogni razza diventa fondamentale per la buona riuscita della missione. Gli Xenomorfi non possono contare su alcun equipaggiamento ma le loro fauci e artigli non lasciano scampo ai malcapitati che vengono attaccati, senza contare la possibilità di scalare qualsiasi tipo di muro e confondersi con l’oscurità.
I Predator in
Alien vs Predator contano totalmente sulla loro tecnologia e abilità nel combattimento grazie a un equipaggiamento davvero completo ma con il piccolo handicap di dover ricaricare tutta la strumentazione tramite apposti siti piazzati nei vari livelli, dal momento in cui l’utilizzo consuma la longevità dell’armamentario.
Per ultimi i Marines, umani a tutti gli effetti e sicuramente la razza più debole dell’intero gioco ma vantanti di un arsenale di tutto punto, magari non all’avanguardia come quello dei predatori ma sempre molto efficace. Mitra, pistole e fucili da cecchino sono solo alcune delle armi a disposizione dei militari, presi in mezzo a una guerra millenaria e sempre obbligati alla fuga.
Se la trama principale conferma una buona longevità grazie alla durata totale del gioco, intorno alla decina di ore,
le sessioni multiplayer garantiscono un incremento della vita complessiva di Alien Vs Predator, con sette modalità davvero interessanti. Partendo dai più classici Deathmatch e Deatmatch a Squadre si passa ai più particolari Infestazione e Caccia al Predator dove un giocatore viene contrapposto, nei panni di un Alien/Predator, ai Marines , protagonisti di tutte le sezioni compresa Sopravissuto, nella quale un gruppo di quattro soldati deve evitare di lasciarci le penne contro orde di nemici.
Alien vs. Predator non proprio Next-Gen Il comparto tecnico di
Alien Vs Predator non fa gridare al miracolo a causa di un motion engine leggermente datato e molte texture risultano poco ispirate. In contrapposizione i modelli poligonali e le animazioni dei protagonisti su schermo risultano abbastanza convincenti e l’atmosfera di tensione data alle ambientazioni, complice un buonissimo insieme audio, risulta sicuramente la sezione meglio implementata all’interno dell’intero gioco. In un Fps dove prima si spara e poi si chiede “chi va là” i tecnicismi non fanno la parte dei protagonisti dal momento in cui la velocità d’azione è la prima componente da tenere in considerazione e gli sviluppatori di
Sega combinano
un titolo rapido e coinvolgente con una buona dose di strategia da mettere in pratica in maniera diversa per ogni classe.