Reggere il peso delle aspettative in campo videoludico non è facile, soprattutto se si ha alle spalle un background ricco di produzioni “monotematiche” di grande successo. Le software house che abbandonano i sentieri già battuti sanno bene che, in questi casi, l'hype si alimenta praticamente da sé ma che allo stesso tempo il rischio di deludere il pubblico e fare brutta figura è altissimo. Di fronte a questa prospettiva si è trovata di recente Obsidian, che con Alpha Protocol ha scelto di percorrere per la prima volta la strada dell'action RPG, uscendo dall'ambito “purista” che dovrebbe spettarle quale discendente di Black Isle e spendendosi in un progetto a suo modo innovativo. Il titolo lanciato a fine maggio su PC, Xbox 360 e PS3 ha ricevuto pareri contrastanti un po' da tutto il mondo e non ha mancato di suscitare la reazione di Sega (la casa produttrice), che si è detta insoddisfatta del trattamento riservatogli dalla critica. Dopo aver testato la versione PC del gioco, anche la redazione di VGN è pronta – finalmente – a dire la sua sull'avventura spionistica dell'agente Thorton: capolavoro mancato, buon prodotto o esperienza mediocre?
Meglio di Ethan Hunt
Mettiamo subito in chiaro una cosa: di giochi di ruolo ambientati ai giorni nostri e sostenuti da un copione realistico ce ne sono pochissimi, e questo costituisce di per sé un grosso punto a favore di Alpha Protocol. La storia narrata vede infatti lo scaltro Micheal Thorton, ex agente della CIA, impegnato in missione per conto di un'organizzazione governativa segreta – l'Alpha Protocol per l'appunto – al fine di sventare i piani di un'azienda un po' troppo intraprendente nel commercio delle armi, tanto da essere entrata in contatto con gruppi terroristico-criminali di varia natura. Dopo un inizio scoppiettante, tuttavia, le carte in tavola vengono capovolte e Micheal si ritrova in una sorta di isolamento forzato che lo costringe a crearsi il suo “giro personale” per sopravvivere al corso degli eventi e risolvere l'intricata situazione. Mafia russa, ex militari, terrorismo, gruppi segreti: gli ingredienti gettati nel calderone di Alpha Protocol sono molti e di primissima qualità, e vengono serviti peraltro in modo coerente secondo la tradizione dei film di spionaggio più celebri quali Mission Impossible e la trilogia di Jason Bourne.
Il plot progettato da Obsidian non è soltanto ricco, ma anche vario e ramificato: le scelte effettuate nel corso delle missioni infatti determinano non tanto il percorso di Thorton (tutto sommato lineare) quanto le modalità di risoluzione delle tappe di cui esso è composto. Alleanze e ostilità viaggiano costantemente sul filo del rasoio e la ruota gira veloce all'insegna di una successione di avvenimenti spesso difficili da prevedere. L'importante è ricordarsi che le parole possono essere più efficaci dei proiettili e che avanzare esclusivamente a ritmo di piombo non consente di godere appieno dei rapporti con i molti personaggi chiave della vicenda. Questi ultimi risultano ottimamente caratterizzati (sebbene in qualche caso vengano liquidati in modo un po' sbrigativo) e sono in grado di fornire il loro prezioso supporto a Thorton, così come di diventare i suoi nemici giurati a seguito di azioni eccessivamente “spericolate”.
A ciascuno il suo ruolo
Scendendo nei dettagli propriamente ludici, abbiamo una gestione del personaggio delle più classiche, con l'imprinting iniziale da scegliere tra le classi Soldato, Agente sul Campo e Tecnico Esperto, votate rispettivamente alle armi da fuoco, all'approccio stealth e ai gadget tecnologici. Figurano tra le opzioni di creazione anche Freelance, che consente di dar vita ad un professionista completo sotto ogni aspetto, e Recluta, adatta per i giocatori più navigati che non temono di partire da zero senza alcuna abilità predefinita. Una volta decisa la “professione” di Thorton, nulla vieta di acquisire le capacità delle altre classi, ma bisogna considerare che distribuire i punti “a pioggia” porta ad avere un protagonista non specializzato ed è opportuno quindi prendere sin da subito una direzione precisa. Dopo qualche avanzamento di livello si ottiene anche una specializzazione, ma il discorso rimane lo stesso: è molto più conveniente scegliere quella più adatta al personaggio sino a quel punto sviluppato e proseguire sulla medesima strada.
Anche la struttura generale di gioco è stata ideata secondo i canoni classici del genere: le missioni vengono assegnate nelle safe house, una serie di locazioni “hub” poste tra un macro livello e l'altro nelle quali l'agente può leggere le mail, acquistare nuovi oggetti presso un mercato nero in rete, comprare informazioni sugli incarichi futuri ed effettuare i briefing necessari in videoconferenza con i presunti alleati. Una volta completata una missione si torna al punto di partenza per riorganizzare l'inventario e decidere le eventuali strategie di supporto, dopo di che si risale sulla giostra per affrontare la tappa successiva e aggiungere un tassello all'emozionante vicenda di Alpha Protocol. Ribadiamo un concetto importante: molti obiettivi si possono conseguire attraverso strade differenti e i giocatori hanno la piena responsabilità delle proprie azioni. Salvare un amico o fargli soffrire atroci torture per raggiungere indisturbati la meta? Agire di convenienza o scegliere persone fidate in base alla loro morale? Michael Thorton è interamente nelle nostre mani e, sapendo ciò, bisogna ponderare con attenzione tutte le alternative, in quanto ogni bivio propone opzioni ugualmente allettanti (o ugualmente orribili) che avranno però ripercussioni pesantemente differenti sugli eventi futuri.
Parole e pistole
Una delle componenti più interessanti di Alpha Protocol è l'innovativo sistema di dialogo “a tempo” sperimentato per la prima volta da Obsidian in questo titolo. Nei discorsi che intrattiene con i suoi comprimari, l'ex agente della CIA non può fermarsi a riflettere a lungo sul da farsi, poiché mentre essi stanno ancora parlando la barra del tempo ha già iniziato la sua inesorabile discesa e alla fine della battuta rimangono pochissimi istanti per scegliere la risposta. Quest'ultima, salvo rare eccezioni, è di natura “emozionale”, nel senso che abbiamo facoltà di decidere l'atteggiamento di Thorton (affabile, aggressivo, professionale, ecc.) ma poi sarà lui ad esprimerlo con le parole più adatte. Dopo un impatto iniziale piuttosto scioccante, questo meccanismo si dimostra azzeccato e contribuisce fortemente a mantenere alta la tensione durante le fasi dialogiche, caratterizzate oltre che dall'efficace ritmo serrato anche da una stesura piacevole e mai sopra le righe.
Quando sono le armi a dover parlare, invece, il nostro eroe ha a disposizione una vasta gamma di alternative. È possibile portare con sé due bocche da fuoco a scelta tra pistole, mitra, fucili a pompa e di precisione, tutti dotati dei rispettivi punteggi statistici (danno, precisione, rinculo e così via) e personalizzabili con canne, caricatori, mirini e accessori aggiuntivi. Anche gli amanti della difesa non resteranno delusi: le corazze ed i rispettivi potenziamenti assecondano il percorso scelto all'inizio del gioco, in quanto si possono indossare uniformi caratterizzate da maggiore assorbimento del danno, riduzione del rumore o fornite di slot per il trasporto di gadget supplementari. Questi ultimi sono composti da granate, kit di pronto soccorso, generatori sonori per ingannare i nemici e ammennicoli vari che rendono l'esperienza di gioco adattabile al proprio stile e risultano ben integrati nel gameplay di Alpha Protocol. Tutti questi aggeggi, come detto, si possono raccogliere direttamente sul campo di battaglia oppure acquistare su un mercato nero rintracciabile in internet (la Clearinghouse), ricordando che i più potenti di essi sono in vendita a prezzi molto elevati e si sbloccano solo in seguito a collaborazioni con specifici personaggi.
Sempre in tema di personalizzazione, è possibile persino cambiare i connotati dell'agente Thorton di missione in missione, regolandogli barba e capelli e facendogli indossare occhiali o cappelli fino a renderlo irriconoscibile come solo un provetto 007 saprebbe fare. La mise del protagonista, tuttavia, non influenza in alcun modo lo svolgimento della missione e si rivela un puro elemento di corredo che farà piacere a coloro i quali adorano aggiungere il proprio tocco stilistico nei videogiochi.
I punti deboli di un agente segreto
Ci perdonerete se solo ora, dopo una lunga serie di impressioni positive, arriviamo a descrivere le caratteristiche di gioco che, purtroppo, rendono Alpha Protocol un titolo indubitabilmente mediocre. A fronte di una gestione ottimale delle abilità, che di livello in livello rendono sempre più potente il nostro agente segreto (ricaricandosi in minor tempo, aggiungendo nuovi “trucchetti” per passare inosservati, aumentando il danno inferto e molto altro), abbiamo un gameplay che nelle sue componenti più puramente action e stealth risulta pessimo sotto ogni aspetto.
Le fasi d'azione si basano sul rodato sistema copertura-avanzamento-copertura di cui i TPS moderni sembrano non poter fare a meno e sono caratterizzate da scontri poco dinamici e coinvolgenti, dovuti anche ad un level design piatto e lineare. Avanzare ad armi spianate sfruttando le giuste skill e applicando gli opportuni potenziamenti trasforma Thorton in un vero e proprio Rambo, in grado di prodursi senza fatica in carneficine a ripetizione e di lasciare dietro di sé una scia di cadaveri poco idonea per una spia. Scegliendo il percorso stealth le cose non migliorano, a causa di una realizzazione troppo semplicistica che contempla esclusivamente una telecamera di sicurezza posta qua e là oltre ai soliti gruppi di nemici più o meno attenti a ciò che succede attorno a loro. Anche quando si viene colti in flagrante nel corso di un'incursione silenziosa, comunque, non c'è alcun problema: riparo di fortuna, mitra in braccio e la situazione si risolve in qualche secondo, anche se non si possiedono abilità specifiche per l'arma da fuoco utilizzata. Da segnalare poi una “stupidità artificiale” estrema, con nemici che abbandonano senza senso le loro coperture per lanciarsi verso Thorton come dei tori in carica o che restano pietrificati persino con una granata in mezzo ai piedi.
C'è da dire che, quantomeno, il comportamento tenuto sul campo di battaglia si ripercuote sulle vicende future e, come già detto, una missione risolta col favore delle tenebre può dare più soddisfazione rispetto ad una strage in stile Pulp Fiction (anche in termini di bonus o perk di vario genere). Tuttavia, la struttura di gioco antiquata e prevedibile, l'IA avversaria inesistente, la ripetitività degli scontri a fuoco e la scarsa gratificazione dell'approccio stealth fanno sì che Alpha Protocol, dal punto di vista dell'azione vera e propria, risulti molto deludente. Neppure i mini giochi di hackeraggio e scassinamento possono essere considerati positivi, in quanto sono presenti in numero tale da spezzare continuamente la (poca) tensione e da diventare ben presto noiosi.
L'abito non fa il monaco... ma fa la spia
A tutto ciò va sommato un comparto grafico che, come da pronostico, non stupisce in positivo e si conferma su standard inadeguati per una grande produzione del 2010. A fronte di una discreta varietà di scenari, si nota un Unreal Engine 3 “fuori forma”, che pecca sia dal punto di vista tecnico – con un livello di dettaglio non ottimale, una fluidità non sempre perfetta e animazioni poco curate – che da quello stilistico, con location piacevoli da visitare ma tutto sommato non ispirate come dovrebbero. Altro discorso merita il sonoro, che nonostante una soundtrack quasi totalmente trascurabile convince grazie ad un doppiaggio efficace, perfettamente in tono con il clima realistico del titolo e mai preda di forzature o cliché recitativi di serie B.
In generale, potremmo definire Alpha Protocol con queste tre semplici parole: un vero peccato. L'avventura spionistica dell'agente Thorton sancisce quelli che sono i punti di forza e i punti deboli di una grande software house come Obsidian: da una parte abbiamo la conferma della creatività narrativa dei ragazzi del team americano, i quali hanno dato vita ad una vicenda originale, emozionante e pesantemente influenzata dalle scelte del giocatore; dall'altra si manifesta l'inesperienza degli sviluppatori nel comparto action, sul quale questo gioco fonda gran parte della sua natura e che dunque risulta fondamentale ai fini della valutazione finale. La decisione di Sega di non produrre un seguito, purtroppo, non darà al progetto di Obsidian una seconda occasione e il Protocollo Alpha resterà insabbiato per sempre.