Battleborn

Il nuovo re dei MOBA?
Scritto da @ ricpelleil 09 maggio 2016
Battleborn Recensione

L’accesso di Gearbox Software nel regno dei MOBA avrebbe dovuto produrre un fragore non indifferente, considerando il quantitativo di risorse, umane ed economiche, impiegato dalla casa di Borderlands nella produzione di Battleborn. E invece no. Lo sparacchino che avrebbe dovuto confermare la capacità della software house statunitense si manifesta, attualmente, semplicemente come un buon prodotto, realizzato con evidente passione ma ricco di idiosincrasie, glitch e sbavature che lo relegano nel limbo delle produzioni di questa tipologia, consegnandoci un’opera ibrida e godibile, seppur lontana dal nuovo oggetto di culto che in molti si aspettavano.


FPS 2.0

Battleborn accoglie il goloso videogiocatore con un Prologo sapientemente orchestrato per mettere in luce i principali aspetti del titolo. Un’ottima presentazione introduce l’homo ludens all’insignificante trama del game, contraddistinta dalla volontà di un gruppo di “valorosi combattenti”, i Battleborn, per l’appunto, di dannarsi l’anima per conquistare l’ultima stella accesa dell’acquarellato universo della prosopopea sparatutto in prima persona. La missione di partenza pone all’attenzione dell’affamato player ciò di cui potrà e dovrà nutrirsi nel corso delle proprie scorribande virtuali, vomitandogli addosso una discreta dose di mob, conducendolo parallelamente alla scoperta del sistema di level up in-game e facendolo confrontare con l’immancabile boss di fine livello.

Ed è quando il fruitore comincia a fantasticare su ciò che lo attenderà nell’immediato, subito dopo aver varcato la soglia della missione inaugurale, che il pover’uomo comincia a capire che probabilmente aveva già sperimentato gran parte delle situazioni possibili in un mondo, quello di Battleborn, tanto denso di protagonisti quanto poco incline alla perfezione da un punto di vista squisitamente ludico.


Da soli (non) è bello

Le abilità precipue di ciascuno dei (poco bilanciati) venticinque campioni implementati all’interno del codice binario del gioco consentono di approcciare il titolo da differenti punti di vista e l’interessante sistema di upgrade dello skill tree, necessariamente plasmabile on the fly a partita in corso, dona una certa dinamicità agli scontri perpetuabili sul campo di gioco. Peccato che la modalità Storia di Battleborn abbia solo otto missioni, una vera disdetta, considerando soprattutto l’intrinseca assenza di variazioni sul tema tra un livello ed un altro. Anziché differenziare l’offerta giocosa, lo Story mode si limita ad introdurre una manciata di sfide quasi sempre tutte uguali, ammorbando colui che lo esperisce mediante una serie di obiettivi dannatamente simili l’un con l’altro. Considerando la lunghezza media di una missione, circa mezz’ora, la monotonia non tarda ad arrivare, penalizzando oltremodo un titolo che può vantare su di una buonissima giocabilità e su di una sfida scalabile e quantomeno intrigante.

La possibilità di intraprendere questa e qualsiasi altra sfida proposta da Battleborn in multiplayer, sia in locale via splitscreen, sia online, risolleva leggermente le sorti di un titolo evidentemente votato ad un macrocosmo competitivo il quale, tuttavia, non convince appieno.


Oh, quant’è bello guerreggiar

Entrare in una delle arene online manifesta la parte rude del gioco, quella animale, quella della lotta contro altre intelligenze umane, in un’orgia di esplosioni e spari da vivere intensamente dieci persone alla volta. Le modalità cinque contro cinque, che esauriscono le proposte multiplayer di Battleborn, sono in tutto tre: Incursione, Fusione e Cattura. Incursione è sicuramente la modalità che rimanda maggiormente al genere cui Battleborn si riferisce, traducendosi in una marcia senza sosta verso l’annichilimento del mech nemico che trasuda League of Legends da ogni poro. Fusione si basa sul concetto diametralmente opposto, volto a proteggere i mob affinché possano sacrificarsi al cospetto di massicci robot e generando punti in grado di far trionfare la propria fazione. Cattura si configura invece come la più classica delle modalità presenti, basata sulla conquista di zone sensibili della mappa, in maniera tale da conseguire lo score necessario a vincere la battaglia.

Il matchmaking funziona perfettamente, tuttavia l’endemica lunghezza delle partite, accoppiata con l’eventuale mancata collaborazione del proprio team in un gameplay dal profondo respiro strategico, costituiscono un perfido mix di elementi in grado di rovinare, anche inaspettatamente, una partita, nel caso in cui qualcuno quitti o decida di arrogarsi il diritto di non partecipare ad orchestrate strategie di squadra. In secondo luogo, oltre ai già citati problemi di bilanciamento degli eroi, la scarsa numerosità delle mappe disponibili delude non poco, considerando la natura del tutto altra rispetto ad un qualsivoglia MOBA free-to-play.

Ricco del solito umorismo targato Gearbox, Battleborn costituisce insomma un FPS atipico e dotato di un gameplay alquanto soddisfacente. L’asfissiante sensazione di giocare un prodotto poco rifinito, penalizzato da un single player decisamente trascurabile e da un multiplayer coinvolgente ma migliorabile, soprattutto dal punto di vista della varietà e della diversificazione, non consente a Battleborn di conseguire risultati migliori di una sufficienza (molto) abbondante.

PRO:- Formula di gioco inedita
- Multiplayer tutto sommato divertente
CONTRO:- Single player poco riuscito
- Poche mappe
- Personaggi poco bilanciati
League of LegendsProbabilmente il MOBA più popolare di sempre.
Dota 2alve sa produrre ottimi giochi, e ciò si evince anche da questo MOBA.
VOTO FINALE7
SCHEDAGIOCO
Cover Battleborn

Battleborn

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Battleborn2016-05-09 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/battleborn-53469/Il nuovo re dei MOBA?1020525VGNetwork.it