Bioshock 2

Bioshock 2 ci rimanda a Rapture
Scritto da Leandro "White Lhio" Rossiil 25 febbraio 2010
Bioshock 2 Recensione

Quando vengono rilasciate le prime informazioni sullo sviluppo di un sequel, sono inevitabili i paragoni col predecessore. Bioshock 2 è un caso molto particolare, perché il primo episodio, pluripremiato da pubblico e critica specializzata, è considerato ad oggi una pietra miliare nel mondo dei videogame; sui programmatori grava dunque una grossa responsabilità, perché il minimo errore può risultare fatale. Stiamo parlando dopotutto di un titolo che ha saputo riscrivere le fondamenta del genere FPA, forte di un comparto tecnico di un primo livello e di una struttura narrativa solidissima.

In certi casi, si può procedere in due modi diversi: applicare delle modifiche alla formula originale, col forte rischio di snaturare il gioco e di contrariare i videogamers (anche se a volte osare in questa direzione porta a risultati apprezzabili), oppure c’è la soluzione più semplice: riproporre un titolo pressoché identico al primo capitolo, con pochissime migliorie ed una trama differente. Non è un mistero che gli sviluppatori abbiano preso la strada più facile, ma considerato lo standard qualitativo di Bioshock non è poi un dramma…


Ritorno a Rapture!

La trama prende il via dal finale “buono” di Bioshock: non ve lo sveliamo per non togliervi il gusto, in caso non aveste giocato il primo capitolo. Il gioco inizia con un breve flashback, che ci proietta indietro di qualche anno: un Big Daddy vecchio modello segue la sua sorellina in giro per Rapture finché, in seguito a uno scontro violento con alcuni ricombinanti, non viene costretto a suicidarsi da un misterioso personaggio (la Madre di Eleonore, la ragazzina che il Big Daddy deve proteggere). Dieci anni dopo, il nostro “eroe” si risveglia inspiegabilmente, e il suo obbiettivo è ora quello di ritrovare la sorellina a cui è fisiologicamente legato fin da sempre. Se non riuscirà nell’intento le conseguenze saranno letali. Tuttavia, le cose non sono così semplici, perché Rapture è ancora abitata da folli personaggi in cerca di Adam (la sostanza che funge da fonte energetica primaria nella città sommersa), i quali renderanno il viaggio alla ricerca di Eleonore tutt’altro che una passeggiata. A complicare le cose, vi è un nuovo antagonista che ha preso il posto di Andrew Ryan come capo assoluto: colei che ha costretto il Big Daddy protagonista a farsi saltare le cervella dieci anni prima! Sembra inoltre che la stessa persona sia responsabile della scomparsa di alcune bambine provenienti dalla superficie e della creazione di alcuni mostri noti col nome di Big Sister. Fortunatamente, un valido aiuto accorrerà in nostro soccorso…

A parte il filmato iniziale, le vicende del gioco vengono vissute in prima persona. Lo stesso stratagemma è già stato utilizzato nel primo Bioshock e, se vogliamo dirla tutta, in moltissimi altri giochi in prima persona. Il coinvolgimento può trarne giovamento solo se chi tiene il pad in mano riesce facilmente a immedesimarsi col suo alter ego; pertanto, ognuno di noi proverà sensazioni diverse. Un’ultima nota: tornano anche in questo secondo capitolo i registratori, tanto apprezzati in passato, con i quali possiamo sentire le memorie degli abitanti di Rapture e venire a conoscenza di particolari interessanti.


Non è tutto come l’avevamo lasciato…

Visivamente Bioshock 2 non si discosta minimamente dal suo predecessore. Non sarebbe un gran difetto in verità, visto che all’epoca il titolo 2K vantava un comparto tecnico pregiatissimo. All’epoca. Oggi, tutto lo splendore si è offuscato ed il peso degli anni inizia a farsi sentire. Ciò non fa che rimarcare l’eccessiva somiglianza tra i due giochi, come dicevamo all’inizio. Ad essere onesti Bioshock 2 resta comunque un bel vedere: texture di ottima qualità e modelli poligonali ricchissimi, per non parlare degli splendidi effetti grafici (basti pensare al modo in cui vengono rese le superfici liquide). Permangono, ovviamente, alcuni difetti già riscontrati nel primo episodio: la fisica non è ancora pienamente convincente e vi sono alcune animazioni fin troppo legnose. C’è anche da dire che il gioco in se è un po’ buio, ma ciò è dovuto a una precisa scelta dei programmatori, intenzionati a dare risalto all’atmosfera “simil horror”.

Il comparto audio è sopraffino. A parte la pulizia del suono, il lavoro svolto è ineccepibile in tutti i sensi; durante una partita fermiamoci un attimo ad ascoltare tutti i rumori, le voci e la musica di sottofondo e poi dite, non vi sembra tutto incredibilmente azzeccato? Non si riesce forse a immergere il giocatore in quel mondo subacqueo fermo agli anni '50? L’ambiente trae una ricchezza tale da sembrare vivo sebbene racchiuso nel piccolo (o grande, a seconda dei casi…) riquadro del nostro televisore.

E il level design? È una questione complessa da affrontare. Sebbene lo scenario sia lo stesso del primo Bioshock, vi sono alcune differenze che vanno a influenzare perfino il gameplay. Innanzitutto attraverseremo molti livelli mai visti prima, ma non ci sentiremo mai “lontani da casa” perché la sensazione di essere ancora a Rapture non ci abbandona mai. Tuttavia, in questo secondo capitolo si è preferito rendere gli ambienti di gioco più intricati, spesso addirittura labirintici. Non che l’originale Bioshock fosse lineare, ma adesso darsi all’esplorazione è più una sfida che uno svago.

Per il resto, non c’è molto da aggiungere. L’imponente metropoli di Rapture continua ad affascinare e a meravigliare. Ogni più piccolo affranto è ricolmo di dettagli; si tratta di un lavoro a dir poco maniacale e alla fine il risultato non solo impressiona (in positivo) ma riesce addirittura a rendere credibile una città costruita nelle profondità dell’oceano. Se a questo aggiungiamo delle chicche scenografiche, efficacissime per mantenere l’atmosfera, non possiamo che fare i nostri più vivi complimenti. Un esempio? Il tour guidato per bambini che illustra gli ideali di Andrew Ryan oppure il teatrino che racconto della nascita di Rapture.


La vendetta del Big Daddy

Passiamo al gameplay: Il Big Daddy, a differenza degli esseri umani, si serve di armi differenti, almeno in parte. Iniziano con la trivella, che sostituisce la chiave inglese, saldata al braccio della creatura. E’ molto divertente da usare, e indicata per gli scontri a “mani nude”, ma consuma carburante. Fortunatamente, tramite la pressione di un tasto, si possono usare le proprie armi contro i nemici senza sprecare nessun proiettile, ma è un’opzione consigliata solo in situazioni di emergenza. Il resto dell’equipaggiamento comprende i classici fucili, mitragliatori e strane attrezzature difficili da descrivere. Va detto che esteticamente l’armamentario del primo Bioshock resta più bello a vedersi e più soddisfacente da usare in combattimento.

Senza però perderci in piccolezze, proseguiamo con la nostra analisi; un piccolo gingillo a nostra disposizione fin dalle prime fasi di gioco ci permetterà di interagire con le telecamere di sicurezza e le torrette. A questo punto dobbiamo parlare di una importante differenza rispetto al primo episodio, ossia il famigerato ”hackeraggio”. Mentre in passato dovevamo necessariamente risolvere un piccolo puzzle (che alla lunga diventava ripetitivo e snervante), l’operazione è stata resa adesso più rapida e divertente. Dovremo semplicemente premere un tasto al momento giusto e il gioco sarà fatto. Troppo banale? Forse, ma molto più comodo ai fini del gameplay. Il marchingegno di cui sopra inoltre ci permetterà di hackerare macchine anche a distanza, e in determinate situazioni è assai utile perché consente di elaborare strategie altrimenti impossibili. I plasmidi, escluse certe piccole variazioni, sono pressappoco gli stessi. Essi rappresentano il cuore pulsante del titolo perché fanno guadagnare punti alla giocabilità. Gran parte delle strategie di combattimento è decisa in relazione al plasmide che scegliamo di utilizzare, anche se talvolta alcuni sono più indicati a una specifica situazione. Ce ne sono per tutti i gusti: congelamento, incenerimento, telecinesi, sciame d’insetti, ipnotismo ecc… la varietà è sorprendente.

Veniamo ai combattimenti. Gli scontri a fuoco sono sempre piuttosto legnosi. Era un difetto già presente nel primo episodio ma non sembra che siano riusciti a risolvere il problema. Il divertimento è comunque garantito, ma sarebbe stato apprezzato un certo dinamismo in più. Tuttavia, è stata introdotta la possibilità di usare allo stesso tempo i Plasmidi e le armi, così non dovremo più passare da l’uno a l’altro interrompendo il gameplay. Se poi dovessimo perire in combattimento, le camere della vita ci riporteranno in vita, a pochi passi dall’ultima battaglia. Qui diventa evidente lo sbilanciamento degli scontri coi ricombinanti e le creature di Rapture. È vero che si possono disattivare le camere della vita, ma così il gioco diventa veramente frustrante. In caso contrario, la sfida è praticamente inesistente. Dov’è l’equilibrio? Esiste anche la possibilità di potenziare il nostro alter ego virtuale con alcuni tonici. Potremo rendere il Big Daddy più rapido, più resistente, più abile nello scassinare serrature ecc… Il numero di tonici utilizzabili è limitato, pertanto occorre scegliere con cura quelli più adatti alle nostre esigenze. Insomma, si può personalizzare il protagonista come meglio si crede e anche questo dona al gioco una certa profondità.

L’esplorazione è l’ultimo fondamentale tassello che compine Bioshock 2. In giro per Rapture si trova di tutto: soldi (spendibili alle macchinette in cambio di provviste), carburante per la trivella, cibo, munizioni ecc… non manca proprio nulla! I plasmidi invece possono acquistarsi in cambio di Adam, raccolto dalle sorelline. Funziona così: a volte capita di incontrare un altro Big Daddy che sta seguendo una sorellina. Se lo sconfiggeremo potremo adottare la bambina e trasportarla in giro per i livelli. Le piccole, se poste vicino a un cadavere, ne succhieranno via l’Adam, risorsa che potremo scambiare in cambio di plasmidi e potenziamenti. Tuttavia, alla fine dell’operazione è possibile scegliere se uccidere o salvare la sorellina. Nel primo caso otterremo una quantità di Adam superiore, nel secondo caso saremo ricompensati con un finale migliore. Si perché il gioco presenta ben 6 epiloghi diversi, che cambiano in base alle nostre azioni.


Una boccata d’aria… sott’acqua!

Bioshock 2 è senza ombra di dubbio un titolo meritevole, ma eredita molti dei difetti del primo episodio e non riesce a superarlo qualitativamente. Nonostante un level design favoloso, una direzione artistica impressionante e alcune piccole migliorie, stiamo pur sempre parlando di un gioco che sa di “già visto”. Una grande espansione di Bioshock dunque, che potrà far felici molti affezionati, pur contrariandone altri. Bioshock 2 resta pur sempre un’esperienza da vivere, ricca e appassionante come poche altre. La classe, infatti, non è acqua. Andrew Ryan sarebbe d’accordo...?
COMMENTO
Leandro "White Lhio" Rossi
Ammetto di non essere un appassionato del genere, ma non posso negare la qualità del primo Bioshock. Il sequel non fa che riproporre la stessa, vincente, formula, che però ormai risulta un po’ vecchia. Intendiamoci, è sempre un ottimo gioco, ma non l’ho trovato così buono come l’originale. Che un ipotetico Bioshock 3 sorprenda per davvero? Inizio ad incrociare le dita...
GRAFICA:8Rapture non impressiona più come un tempo, ma è sempre di ottima fattura. Quindi Bioshock 2 si difende più che bene.
SONORO:9Brani d’atmosfera ed effetti audio da capogiro.
GIOCABILITà:7.5Nonostante alcuni miglioramenti, Bioshock 2 è fin troppo identico al primo e ne eredita alcuni difetti.
LONGEVITà:8Dura una decina di ore, senza mai annoiare.
VOTO FINALE8.5
PRO:- In Bioshock 2 troviamo alcune migliorie
- Comparto audio eccezionale
- Level design impareggiabile
CONTRO:- Quasi un clone del primo episodio
- A tratti dispersivo
- Non si può abusare di Meghar con la trivella
BioShock ( X360 )L’originale. Uno dei migliori FPA di sempre, imperdibile per gli amanti del genere. Anche se comprerete questo Bioshock 2, il primo capitolo è imperdibile.
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SCHEDAGIOCO
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