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Call of Duty: World at War ( X360 )

Call of Duty: World at War ( X360 )
Informazioni Call of Duty: World at War
8.5

Recensione Call of Duty: World at War  Scritto da: Matteo "Scanna" Scannavini | Data: 2009-01-23

Torna CoD, torna la WWII...Minestra riscaldata o capolavoro?

Kamikaze, zombie e nazisti. Tra noi e loro un fucile.

Sarà difficile stancarsi un giorno di Call of Duty. World at War rappresenta il quinto capitolo della serie e si dimostra ancora una volta fresco, coinvolgente, adrenalinico, profondo e spettacolare così come tutti gli episodi che lo hanno preceduto, tornando però all'ovile della serie dopo la parentesi futuristica di Modern Warfare: ossia alla seconda guerra mondiale. Come ormai da tradizione, i capitoli dispari di Call of Duty sono sviluppati da Treyarch Studios, mentre quelli pari sono farina del sacco di Infinity Ward, ritenuto dalla maggioranza dei giocatori e/o degli addetti ai lavori come il gruppo più talentuoso ed efficace dei due.
Call of Duty 4 : Modern Warfare, uscito circa un anno fa, si è guadagnato la nomea di capolavoro nel genere, reinventando una serie che rischiava di diventare stagnante, ambientando l'intreccio della trama in un futuro possibile non troppo lontano e aggiungendo una modalità online tanto ben fatta da essere ancora oggi frequentatissima. Perciò, alla decisione di Treyarch di tornare sui fatti storici della seconda guerra mondiale per World at War, la comunità videoludica ha storto il naso, temendo di trovarsi di fronte ad un altro insipido CoD 3. Niente di più errato: l'ultima fatica dei ragazzi californiani è un titolo eccitante, completo, rifinito, longevo e tecnicamente ineccepibile, oltre che probabilmente l'unico episodio della serie dove si potranno uccidere i tedeschi anche dopo la loro morte.
Infatti l'aggiunta più inaspettata in questo ultima incarnazione di Call of Duty risulta essere sicuramente la modalità Zombies, sbloccabile dopo aver terminato il gioco in singolo a qualsiasi livello di difficoltà. Zombies consiste in una sezione di gioco pensata per il multiplayer locale o in rete (benchè sia possibile affrontarla anche in singolo, pena la perdita della maggior parte del divertimento) dove ci si troverà a sfidare interminabili orde di zombie nazisti raccattando armi qua e là e cercando di resistere per più tempo possibile, come in una sorta di ibrido tra un gioco di guerra e un Dead Rising a caso. Non la modalità più importante del titolo certamente, ma una simpatica distrazione dalla continua richiesta di salvare il mondo dalla minaccia del Terzo Reich.
 
 
C'eravamo tanto odiati

Fare stragi di urlanti arabi o di neo-nazionalisti ucraini non è stato male in Modern Warfare, ma la soddisfazione nel mandare all'altro mondo i seguaci di Hitler non è neanche minimamente paragonabile. Il grado di immedesimazione che si può percepire con i soldati russi è molto alto e la campagna sovietica, a partire dalla battaglia di Stalingrado è nettamente la meglio realizzata in World at War, benchè la meno originale e già vissuta nel secondo capitolo della serie. L'assalto finale al Reichstag, con come cornice una Berlino in fiamme, nella quale le ultime SS si arroccano nel parlamento per difendere i pochi resti di un potere che si sta consumando giorno dopo giorno, è una delle scene tecnicamente e emozionalmente di maggior qualità mai vissute con un pad alla mano. La campagna prenderà parte però anche nel Pacifico, dove precisamente il giocatore impersonerà un marine, inizialmente prigioniero del nemico, nelle fasi terminali della guerra tra gli Stati Uniti e il Giappone. Questa seconda ambientazione colpisce per la notevole discordanza con le solite situazioni di guerra presenti nella serie, ad eccezione del “solito” sbarco simil-Normandia.
I giapponesi infatti si presentano come avversari non convenzionali, ma non per questo meno temibili, perlopiù imprevedibili. I nipponici salteranno perciò fuori dalle fronde per attaccarci urlando maledizioni e brandendo una baionetta, si nasconderanno nell'erba per poi ucciderci silenziosamente con un coltello, oppure staranno appostati sugli alberi (!) per colpire dall'alto noi poveri ignari invasori a stelle e strisce.
Ad aggiungere varietà alle classiche missioni, tornerà la possibilità di usare i mezzi (anche nelle partite online), o quantomeno i carri armati in un caso e un aeroplano in un altro. In particolare, la missione che ci metterà a disposizione l'intero arsenale di un aereo da battaglia americano nel tentativo di proteggere la flotta dall'attacco dei Kamikaze, diverte e ispira ad essere rigiocata più volte per migliorare se stessi e infliggere ancora più severe perdite ai nemici con gli occhi a mandorla. In sintesi, una modalità campagna vera, forte, con gli standard di qualità giusti che una serie così importante richiede. Unico neo: la longevità, ai livelli dei passati capitoli ma non per questo adeguata, anche se mantenere un livello di coinvolgimento così alto non sarebbe facile per numerose spossanti ore a premere grilletti e lanciare molotov.
 
 
Nella giungla, pad alla mano, lanciafiamme dietro la schiena

Dal punto di vista tecnico, questo ultimo capitolo di Call of Duty non è da meno rispetto ai suoi predecessori né tanto meno rispetto agli altri esponenti del genere usciti negli ultimi tempi. World at War infatti sfrutta ancora il motore grafico tanto apprezzato in Modern Warfare, riuscendo a ricreare perfettamente ambienti di una varietà impressionante. Le parti certamente più d'effetto risultano essere la già citata Berlino e le foreste dell'isola di Pelielu nel Pacifico, dove avranno luogo le prime schermaglie con i “musi gialli”; ma è la realizzazione generale che soddisfa i sensi di qualsiasi videogiocatore. I più attenti e precisi potrebbero obiettare come in fondo la qualità delle texture non sia poi così alta, in particolare se osservata da vicino, ma difficilmente si potrà dire di aver vissuto un'esperienza di guerra così fedele seduti sul nostro divano prima d'ora.
Oltre alla grafica di sicuro impatto, anche nel settore sonoro il lavoro di Treyarch è di ottimo livello, grazie allo studio delle armi da fuoco (numerosissime) come al solito effettuato dagli sviluppatori stessi, campionando ogni suono dall'originale. Le urla dei soldati tedeschi sono ormai storia, mentre esplosioni e bombardieri a bassa quota contribuiscono a creare una situazione di guerra viva e pulsante. Musiche d'atmosfera accompagnano le nostre scorribande, mentre un appunto si può fare al doppiaggio, più che altro per motivi di basso volume rispetto al resto (si sistema facilmente nelle opzioni audio) e fuori sincrono netto con le labbra dei soldati.
La parte dolente arriva nel settore animazioni e fisica, dove i miglioramenti si possono notare solo nel settore armi da fuoco, sempre più realistiche nel loro funzionamento, ricarica e compenetrazione delle superfici (in multiplayer capiterà moltissime volte di uccidere nemici appostati dietro a leggeri muri o staccionate). La fisica dei corpi, degli oggetti o delle costruzioni (non intaccabili da esplosioni o salve di cannone) e dei mezzi corazzati non è ancora all'altezza delle altre parti del titolo, in un periodo del mercato videoludico dove spesso i motori fisici sono considerati alla stregua, se non più importanti addirittura, di quelli grafici.
 
 
Stragi in compagnia

Come da tradizione della serie, la modalità dove Call of Duty mostra davvero i muscoli è la componente multigiocatore, che sia online o offline, cooperativa o deatmatch, essa risulta il vero cuore anche di questo World at War.
Per la prima volta nella storia di CoD, la campagna sarà passibile di essere affrontata da quattro giocatori contemporaneamente, o via system link o internet. In locale sarà possibile anche sfidarsi a colpi di zombie massacrati oppure a partite fino a 4 giocatori sulla stessa console. Il reale fulcro del gioco multiplayer trattasi però delle partite classificate via Xbox Live o Psn o Windows Live, modalità ripresa praticamente in tutto e per tutto da Modern Warfare, dove aveva rivoluzionato in positivo l'online dei capitoli precedenti.
In World at War, come nel suo predecessore, sarà presente un ranking per ogni giocatore, sulla stregua di quello apprezzato in Halo 3, i quali verranno premiati a seconda dei punti da loro realizzati durante le partite classificate, sia eliminando avversari, sia sbloccando le “sfide”, simili agli Achievements (Trophies) e riguardanti la propria condotta di combattimento, come ad esempio realizzare 25 uccisioni da accovacciato o con una determinata arma, ecc. Oltre alle sfide, durante i deathmatch (oppure in qualsiasi altre modalità, siccome se ne potranno sbloccare una dozzina abbondante) si potranno richiamare dei bonus, attivati dopo un certo numero di uccisioni consecutive: in ordine di pericolosità si va dal velivolo di ricognizione per individuare gli avversari, al bombardamento di artiglieria fino ad una devastante arma, ossia una muta di cani addestrati a inseguire e uccidere i nemici. Per aumentare le possibilità di personalizzazione del proprio alter-ego digitale nelle schermaglie online, i ragazzi di Treyarch hanno trasferito anche il sistema delle “classi”, ossia di una feature che permette al giocatore di assegnare al proprio soldato le armi e le granate predilette (le migliori si sbloccano acquisendo esperienza di gioco) oltre che ad una serie di bonus quali vita incrementata e granate speciali triplicate, contribuendo a creare un'esperienza online tra le migliori disponibili in questa generazione.
Tra le migliori ma non esente da critiche. Infatti, a fronte di una comunità online molto affollata e di quasi totale assenza di lag e disconnessioni, l'ultimo titolo Activision soffre di parecchi bug e glitch che permettono ai giocatori meno corretti di essere sfruttati a proprio vantaggio. Un esempio? In alcune mappe è possibile letteralmente fingersi delle talpe e finire sotto il livello del terreno, mantenendo però la visuale su ciò che avviene al di sopra, lasciando agli ignari soldati non muniti di un kit da speleologo, nessuna speranza di difendersi contro avversari invisibili agli occhi, ma pericolosi allo stesso modo di quelli rimasti al di sopra del livello del mare. Tutto ciò risulta davvero frustrante, si spera che con una patch si risolvano queste topiche. Altro punto debole risulta la composizione delle partite, spesso altamente squilibrate tra giocatori novellini e fenomeni da livello 60, in quanto manca un matchmaking in grado di trovare opponenti del proprio livello di gioco.


Minestra riscaldata?

Leggendo questa recensione potrebbe venire ai lettori un sacrosanto dubbio: ma questo ultimo Call of Duty è un capitolo all'altezza di quelli realizzati da Infinity Ward o una sorta di collage tra la modalità online di Modern Warfare e idee della campagna del secondo capitolo riviste da un team meno talentuoso sulla carta e con anni e anni di ritardo?
La risposta è sinceramente no, quantomeno per quello che riguarda la campagna, davvero adrenalinica e originale, nel suo essere comunque ancora incentrata sulla ormai esautorata World War II con di contorno la campagna russa, i tedeschi, “Sovietischen Truppen!”, ecc. L'inserimento del fronte sul Pacifico ha portato una ventata di novità nella serie, perché bruciare un albero con un lanciafiamme scoprendo di aver ucciso anche un soldato giapponese lì nascosto è un'esperienza nuova in CoD.
Al contrario non si può dire che Treyarch abbia svolto un lavoro spossante nel realizzare la componente multiplayer, praticamente trasferita di peso da Modern Warfare e adattata a dettami di guerra di mezzo secolo prima. Non che questo sia un male, ma attendere una produzione multimiliardaria e ritrovarsi con una sottospecie di “mod” dello scorso episodio è abbastanza deludente.
In conclusione Call of Duty : World at War si dimostra un signor videogame e degno esponente di una serie ormai storica nel campo degli sparatutto in prima persona. Non innova come il quarto capitolo, non esalta come il secondo, non delude come il terzo, non crea un mito come il primo ma resta un godibilissimo software in grado di regalare ore e ore di divertimento, profondo e ben realizzato tecnicamente.
Perché alla fine CoD è sempre CoD.
In alternativa a Call of Duty: World at War
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Un ottimo sparatutto in single player. Sopratutto coinvolgente e dotato di un'atmosfera unica.
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Vasto, ricco di cose da fare e tecnicamente sorprendente. Se volete un FPS longevo, Far Cry 2 fa per voi!
Il commento dell'autore su Call of Duty: World at War
Avatar di Matteo
 
Matteo "Scanna" Scannavini
Ero alquanto scettico su questo nuovo Call of Duty prima di metterci le mani sopra. Avevo gradito molto il distacco dalle solite location della serie avvenuto in Modern Warfare e mi aspettavo di annoiarmi presto nel rifilare le solite mazzate ai crucchi.
Dopo un paio d'ore passate sulla campagna, ho cambiato idea e l'online mi ha ricordato quanto effettivamente sia coinvolgente anche questo World at War.
Promosso a pieni voti, consigliatissimo.


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Pregi del gioco

Online tra i primi della classe

Adrenalina a fiumi

Le emozioni della seconda guerra mondiale
Difetti del gioco

ANCORA la seconda guerra mondiale

Qualche bug online

Scarsa longevità della campagna in singolo

Pagella del gioco
Voto grafica
9
Il motore grafico del quarto capitolo, una poesia quando si tratta di rappresentare la guerra nella sua crudele spettacolarità.
Voto sonoro
8
Funzionale alle varie fasi di gioco, come al solito ben realizzati i suoni delle armi, campionati a partire da quelle reali.
Voto giocabilità
8.5
Un Fps vecchio stampo, facile da metabolizzare in pochi minuti ma più complesso da padroneggiare per dominare online.
Voto longevità
9
La campagna single player non supera le 8 ore, ma la modalità zombie e il multiplayer rendono World at War possibilmente infinito. In attesa dei Dlc, che si profilano corposi.
 
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