Call of Juarez: Bound in Blood

Esce il prequel di Call of Juarez, riuscirà a migliorare il predecessore?
Scritto da Mail@ mattscannail 22 luglio 2009
Call of Juarez: Bound in Blood Recensione

É una storia, quella del vecchio West, che non invecchia mai. Il fascino di quelle terre aspre e selvagge, di quei personaggi, di quegli eroi che le hanno attraversate sul dorso di agili destrieri alla ricerca di oro, dollari o vendetta esercita ancora oggi un'influenza molto forte e resta di un'attualità sconcertante. Negli studi francesi di Ubisoft pare siano ben consci di tutto ciò, così, a distanza di tre anni dal primo Call of Juarez, il quale riportò con discreto successo il mondo western nei videogame, coadiuvato dal rivale Gun di Activision, lancia sul mercato Bound in Blood, seguito ma allo stesso tempo prequel del titolo del 2006.


Il buono, il brutto e il prete

Bound in Blood, come il titolo (“uniti nel sangue”) può far immaginare, narra gli eventi accaduti a una famiglia, quella dei fratelli McCall, cittadini georgiani ai tempi della guerra di secessione americana. A comporre il trio dei fratelli, tre personalità molto eterogenee tra loro : Ray, un rozzo, forte e assetato di sangue pistolero; Thomas, il più riflessivo, scaltro e rubacuori e William, un ragazzo che ha dedicato la sua vita a seguire le vie del Signore. La storia, che svela i retroscena del primo episodio, parla della trasformazione di Ray e Thomas da soldati dell'esercito confederato a malviventi ricercati in quattro stati e le loro avventure alla ricerca di un mitico tesoro precolombiano.

Senza addentrarci troppo nella trama, evitando di rovinare la sorpresa al giocatore su di un comparto narrativo di buon livello, è doveroso spiegare almeno l'avvenimento chiave, che conferisce una inaspettata svolta alle vite dei McCall, ossial la diserzione di Ray e Thomas dall'esercito sudista, ormai destinato alla sconfitta, causa l'attacco nordista alla casa di famiglia dei due, dove riposa la loro madre malata. La decisione congiunta di Ray e Thomas di disobbedire agli ordini scatena la rabbia del sergente Barsnby, il loro diretto superiore, il quale li costringerà a fuggire prima in Arkansas e in seguito, fino in Messico. Il resto della storia, come detto ben narrata e discretamente avvincente, figura duelli, rapine, belle donne, un medaglione che spiega la via ad un tesoro inestimabile, rendez-vous con indiani Apache e Navajo, viaggi in Arizona, Colorado, contribuendo ad una varietà di situazioni ed eventi degna di lode.


Mezzogiorno di fuoco incrociato

Peccato che la varietà, in Call of Juarez Bound in Blood, si limiti agli ambienti e alla trama, mentre per il gameplay possiamo parlare di uno dei più ripetitivi, benchè appagante a tratti, degli ultimi anni in fatto di FPS. Ogni missione (15 in tutto), che si tratti di scivolare in canoa verso un cimitero indiano o di scappare dopo aver fatto fuori uno sceriffo, si risolve in un “cutscene iniziale - cammina verso il punto X – uccidi tutti – eventuale duello con il boss – cutscene finale”. Un Call of Duty a caso, gioco da cui è evidente come gli sviluppatori polacchi di Techland si siano ispirati, riesce a tenere alto l'interesse per molto più tempo, presentando variazioni sul sistema di controllo, momenti di stealth, mezzi e quant'altro, mentre in Bound in Blood risulterà molto difficile addirittura cambiare arma, sia che usiate la forza bruta di Ray o la precisione di Thomas. È infatti possibile scegliere quale dei due fratelli maggiori impersonare all'inizio di ogni missione, decidendo ogni volta se sfruttare le diverse caratteristiche.Ray indossa un'armatura, sarà più resistente ai colpi e potrà utilizzare gli esplosivi o sfondare alcune porte, mentre Thomas risulta più agile, preciso nell'utilizzo della carabina (diventerà presto la vostra migliore amica), può lanciare con efficacia coltelli e può raggiungere luoghi inaccessibili con il suo lazo, lanciato roteando lo stick analogico destro. Ray e Thomas dovranno collaborare per superare certi ostacoli, similmente a quanto visto ultimamente tra Chris e Sheva in Resident Evil 5, sfruttando le loro diverse abilità. A fronte di ciò, risulta incredibile come questo nuovo Call of Juarez manchi di una modalità cooperativa di qualsiasi tipo, nonostante la struttura del gioco ne facilitasse l'inclusione. Il nostro compagno d'armi sarà dunque controllato costantemente dall'AI del gioco, la quale si dimostra buona a comandare i nostri alleati, allo stesso tempo meno soddisfacente nel dirigere le mosse dei nemici, spesso troppo statici e facili da colpire. Infine, anche la mossa “Concentrazione”, ossia una sorta di bullet time a la Max Payne, attivabile per un tempo di 60 secondi dopo aver ucciso un determinato numero di avversari, sarà diversa se usata con Ray o Thomas.

La presenza di due personaggi selezionabili aumenta certo il fattore rigiocabilità del titolo, ma la poca differenza tra le due possibilità e le strade praticamente sempre in comune (solo una manciata di volte i due fratelli si separeranno infatti), rendono poco appetibile per il giocatore l'affrontare la modalità storia per una seconda volta. Anche le (poche) missioni secondarie disponibili, non si distaccano dalla classica sequenza di eventi dei normali capitoli e non aggiungono nulla al gioco se non un'oretta scarsa di longevità, la quale varia dalle 7 alle 9 ore effettive in media. 


Per un pugno di textures

Neppure nel settore grafico Bound in Blood riesce a stagliarsi sulla concorrenza, senza comunque uscire dal confronto con gli altri esponenti del genere con le ossa rotte. Ad un occhio disattento, il nuovo Call of Juarez potrebbe sembrare tecnicamente massiccio, vista la fedele riproduzione degli ambienti e dei modelli dei personaggi (anche se poco vari all'interno delle schiere nemiche), i bellissimi effetti particellari delle esplosioni, la pulizia nella realizzazione di armi e oggetti. È dal giudizio di un occhio analitico che Call of Juarez esce ridimensionato, denotando tutti i suoi limiti. Tearing, aliasing, pop-up, tutti difetti che l'ultimo prodotto Ubisoft non si fa certo mancare: preparatevi a vedere piante e sassi spuntare letteralmente dal nulla mentre cavalcate per esempio! Techland ha svolto un lavoro d'effetto ma poca sostanza, tralasciando particolari importanti come il motore fisico (compenetrazioni tra oggetti saranno all'ordine del giorno) in favore di uno sguardo d'insieme piacevole ma pieno di inesattezze.

Passando al capitolo “sonoro”, anche qui sono riscontrabili alti e bassi: da una parte ci sono le musiche e gli effetti, di grande impatto e bellezza, dall'altra un doppiaggio solo sufficiente, nonostante i grandi nomi (Garbolino per fare un esempio), poco espressivo e, almeno nel caso del fratello minore William, di basso volume, difficile da comprendere accompagnato alla musica nelle presentazioni delle missioni (William interpreta infatti il ruolo di narratore).


(Per) chi suona la campana?

Caratteristica peculiare della modalità storia di Bound in Blood sono i duelli, spesso posti al termine delle missioni, siano esse capitoli principali per lo svolgimento della trama o sidequests da portare a termine solo per potersi permettere nuove armi o accessori. In un duello, il nostro alter-ego digitale verrà inquadrato da dietro, all'altezza del bacino, fronteggiando l'avversario. Al giocatore il compito di muoverlo con passi laterali tramite l'analogico sinistro e di muovere la mano destra adibita allo sparo con l'altro stick, quello di destra. Dopo essersi scrutati per un determinato periodo di tempo, nel quale, grazie ai movimenti in circolo, si deve aver trovato l'angolo migliore per fare fuoco, una campana ci avvertirà del momento in cui avvicinare di scatto la mano alla pistola ed estrarla. La curiosità sta nel fatto che la campana stessa suonerà ovunque, sia nel centro città sia in mezzo al deserto o in un campo indiano, in maniera inspiegabile e anche un po' ridicola. Nonostante si capisca la sua importanza a livello di gameplay, forse trovare un qualche tipo di escamotage sarebbe stato consigliabile. Al momento del suono quindi, il tempismo diventerà fondamentale, oltre al posizionamento perpendicolare all'altro duellante, siccome avremo a disposizione un solo, velocissimo tentativo prima che il nostro opponente ci mandi a conoscere S.Pietro. I duelli sono forse una delle parti meglio realizzati di questo seguito di Call of Juarez, pur potendo diventare frustranti ai livelli di difficoltà più elevati.


Spara, Gringo, Spara (su Internet)

La componente online di Bound in Blood può forse fregiarsi del titolo di meglio riuscita del gioco. Le cinque modalità (Ricercato, Caccia all'uomo, Banda, Sparatoria e Leggenda del West) disseminate per le non numerosissime ma ampie e ispirate mappe, permetteranno agli utenti Live e PSN di espandere i confini del vecchio West al di là dei suoi luoghi d'origine e incassare taglie cospicue in denaro (virtuale ovviamente) per la cattura dei banditi più pericolosi. Il sistema di ranking infatti stabilisce una taglia in denaro su ogni utente, usando un sistema leggermente differente rispetto ai “gradi” dei vari Halo e Call of Duty ma non meno stimolante e soprattutto adeguato al “setting” del gioco. Per aumentare il grado di personalizzazione del personaggio, sarà possibile scegliere tra un buon numero di classi, le quali spaziano dal fuciliere all'indiano armato di arco e frecce, allo specialista in esplosivi; guadagnando $ durante le partite classificate, si potrà addirittura potenziare in diretta e per quella partita soltanto una delle classi, aumentandone le statistiche di velocità, resistenza e precisione, contribuendo ad una buona dose di tattica richiesta per avere la meglio.

Nota a parte merita la modalità tale “Leggenda del West”, nella quale potremo rivivere alcuni degli episodi più famosi della storia reale del West, assaltando banche, difendendo sceriffi o ingaggiando duelli con i più famosi pistoleri della storia. Il tutto con utenti da tutto il mondo divisi nelle due fazioni antagoniste. Davvero molto interessante storicamente e appagante joypad alla mano.


Quel treno per Ubisoft... è in ritardo

Non c'è nulla di veramente sbagliato in Call of Juarez Bound in Blood, fatta forse eccezione per la macroscopica assenza di una co-op di qualsiasi tipo. Allo stesso tempo però, saltano agli occhi i difetti in un mare di caratteristiche comunque positive o divertenti, quei difetti che non permettono all'ultima creatura di Techland e Ubisoft di assurgere a vette più alte nell'olimpo degli sparatutto. La realizzazione tecnica non priva di pecche, una certa ripetitività di fondo (ci troveremo ad approcciare gli scontri nello stesso identico modo dall'inizio alla fine della campagna), la longevità solo sufficiente e quella sensazione troppo marcata di trovarci di fronte ad una sbiadita copia di Call of Duty solo con più sabbia e cactus, non abbandona il giocatore di vecchia data. Al giocatore occasionale comunque Bound in Blood regala una trama appassionante, armi ed esplosioni in quantità, una bella lezione di storia sul vecchio West e una sezione online di tutto rispetto, scavalcando ampiamente i difetti con i pregi.

Il peccato è tanto però, visto che con pochissimi accorgimenti (una cooperativa e qualche filtro per le textures), il voto poteva essere almeno di una cifra superiore. Al prossimo prequel/sequel il compito di portarsi un ulteriore passo in avanti dal primo capitolo e contendere finalmente con i mostri sacri del genere. 

COMMENTO
Mail@ mattscanna
Da italiano cresciuto con gli “Spaghetti Western” di Sergio Leone, il vecchio West ha sempre esercitato su di me una grande attrazione. Bound in Blood, sebbene narrato da sviluppatori polacchi, cattura bene il mito dei grandi film del passato nella sua intricata trama, anche se fatica a trasmettere credibilmente il tutto dallo schermo al joypad. In ogni caso il gioco resta molto positivo e divertente, anche se una chance sprecata di fare qualcosina in più.
GRAFICA:8Non è perfetto (es. pop-up preponderante nelle sezioni a cavallo), ma l'effetto generale è di grande impatto.
SONORO:8.5Musiche azzeccate, doppiaggio italiano di discreto livello, effetti credibili.
GIOCABILITà:7Apprezzabile tentativo di cambiare le carte in tavola con due personaggi molto diversi ed eterogenei, riuscito solo in parte.
LONGEVITà:7.5Modalità storia sulle 8-9 ore, come da tradizione sparatutto. Online allettante e longevo.
VOTO FINALE7.5
PRO:- Tutta l'atmosfera degli spaghetti Western
- Ottimo reparto Online
- Storia interessante e ben narrata
CONTRO:- Ripetitivo, missioni troppo simili tra loro
- Grafica altalenante
- Niente modalità cooperativa
Call of Duty: World at War ( X360 )Cambia del tutto l'ambientazione, ma le meccaniche di fondo sono simili. In attesa del sesto capitolo, Modern Warfare 2, recuperare l'ottimo lavoro di Treyarch può essere un'ottima idea.
Killzone 2Sebbene non uccida la concorrenza e non stupisca come facevano presagire le premesse, Killzone 2 resta uno sparatutto di buona fattura.
SCHEDAGIOCO
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