DmC Devil May Cry

L’Inferno “Dantesco” rivisitato dai Ninja Theory!
Scritto da @ Dagheloril 18 gennaio 2013
DmC Devil May Cry Recensione

Diciamocela tutta: nel momento dell’annuncio del reboot della serie DMC non pochi sono stati i fan dello storico brand di casa Capcom a storcere il naso, a maggior ragione dinanzi ad i primi filmati ed ai primi concept design del gioco e del suo rivisitato protagonista; certo non era un personaggio a la “Edward Cullen” quello che i videogiocatori si sarebbero aspettati dai Ninja Theory, neofiti al progetto riguardanti le vicissitudini dei diavoli che possono piangere, e saranno state probabilmente le vibranti critiche mosse sui vari forum a fungere da feedback per dare al nuovo Dante un nuovo e meno stereotipato volto: ecco dunque pronto a vedere la luce la nuova incarnazione videoludica del figlio di Sparda, pronto a lasciare da parte la bianca chioma che da sempre l’ha contraddistinto all’interno del panorama videogiocoso e ad indossare una ben più provocatoria “faccia da schiaffi”, che ben si addice ad un giovane smaliziato come si dimostra essere il nostro fin dalle prime battute.


La bella vita in Limbo City

Come le migliori produzioni cinematografiche dei giorni nostri ci hanno abituato a vedere, questo DmC si apre mostrando le vicissitudini dello sfaccendato protagonista, dedito agli eccessi di qualsiasi misura: dall’alcool alle ragazze non si fa di certo mancare nulla, sebbene gli eventi, come dimostra lo snodarsi della trama, sono destinati ben presto a degenerare irrimediabilmente. Un demone cacciatore è infatti sulle sue tracce, e solo il tempestivo avviso di una giovane che appare quasi invisibile, e che risponde al nome di Kat (e si rivelerà essere, ben presto, una medium, capace dunque di apparire anche nel Limbo, ndr), consente ad un ignudo Dante di prepararsi allo scontro in maniera rocambolesca, mentre la sua roulotte finisce in mille pezzi, triturata dalla furia devastatrice del demone di turno.

Fin dalle prime battute dunque il titolo sviluppato dai Ninja Theory sprizza stile da ogni poro, così come anche le precedenti produzioni del brand Devil May Cry - curate direttamente da Capcom -, e la sapiente miscelazione di gameplay nipponico e cultura europea non può che aver fatto bene al prodotto, dandogli quella rinfrescata che tutti i fan si aspettavano, dopo gli altalenanti giudizi che hanno riguardato il quarto capitolo della saga.


Rebellion? Revenge!

La storia del buon Dante sarà tutta da scoprire nel corso delle innumerevoli missioni che comporranno l’avventura, e che costituiranno un tortuoso percorso per una vendetta da servire fredda al punto giusto all’odiato antagonista: di più ovviamente non ci è lecito dirvi per non rovinare certo il piacere della scoperta, che saremo sicuri non mancherà di stuzzicare l’appetito videoludico che alberga inossidabile in ogni videogiocatore che si rispetti.

Quello su cui ci possiamo invece soffermare ampiamente è l’aspetto più pratico del titolo, il vero cuore pulsante dell’intera esperienza dei ragazzi britannici che tante energie hanno speso nello sviluppo del progetto affidatogli da mamma Capcom: un occhio al passato per quanto riguarda la cura del gameplay, ma guardando sempre al futuro! Questa dev’essere stata la corrente di pensiero dei Ninja Theory nel momento in cui si sono messi all’opera sul nuovo capitolo della rinnovata serie DmC, e lo si può apprezzare fin da subito: gli scenari, come da tradizione vedono città costruite seguendo gli esempi dati dalle principali capitali europee, con pavimentazioni antiche e abitazioni goticheggianti che sfilano lungo le varie strade senza soluzione di continuità; saranno ovviamente ben pochi i frangenti in cui si potranno però apprezzare le reali fattezze di Limbo City – questo il nome della fittizia località in cui avranno vita gli eventi – dal momento che ad ogni minimo passo falso del protagonista (che, ovviamente, avverrà in sequenze scriptate e dunque non dipendenti dal giocatore, ndr) si finirà irrimediabilmente a vagare per una sorta di Limbo vero e proprio, in cui le costruzioni si deformeranno, dando luogo a percorsi ad ostacoli in cui conterà solo la capacità del giocatore nel destreggiarsi nel più canonico dei platform game: interessante risulta essere l’implementazione di due diverse tipologie di “ganci”, che richiederanno diverse pressioni di tasti, rispettivamente per raggiungere aree altrimenti inaccessibili, oppure per smuovere elementi dello scenario che fungano da piattaforme “alternative”, consentendo dunque il proseguimento nella propria folle corsa.


Cimeli di famiglia

Non di sole piattaforme vivrà l’infernale cacciatore di demoni, e come vuole la tradizione, molte e variegate saranno le schiere di demoni che non mancheranno di pararsi sul suo cammino, tutte preventivamente presentate con un fermo-immagine con nome nel più classico stile tarantiniano. Per confrontarsi alla meglio con tutte le varie tipologie di creature infernali che gli sviluppatori hanno appositamente confezionato, i videogiocatori potranno contare su un armamentario davvero ben assortito, che annovererà le più svariate armi da corpo a corpo, senza però trascurare le inossidabili sputafuoco: si partirà ovviamente con equipaggiati soltano la Rebellion, il canonico spadone, ed Eboy & Ivory, le due inseparabili “compagne di viaggio” del buon Dante capaci, come i più sapranno, di innaffiare con un’immane dose di piombo qualsiasi avversario tanto avventato da piazzarsi dinanzi alla loro traiettoria. A loro si andranno ad aggiungere numerose nuove “comparse”, annoverabili rispettivamente nelle categorie “Angeliche” e “Demoniache”, ed ognuna più o meno efficace contro una determinata tipologia di nemico: contro cagnacci infernali saranno infatti le varie armi Demoniache ad avere la meglio, mentre contro i più fatui personaggi dal pericoloso candore saranno quelle Angeliche le prescelte per creare scompiglio. Presenti come sempre, e nelle classiche mastodontiche rappresentazioni, i boss di fine livello fungeranno da “test di maturità” per lo sbarbatello Dante: il pattern d’attacco, ai livelli di difficoltà meno elevati, finiscono però per essere una mera sequela di colpi facilmente schivabili, tramutando gli stessi mostri in semplici demoni dalle forme un po’ troppo “lievitate”, non offrendo dunque lo stesso mordente delle passate incarnazioni degli stessi.

 Fondamentale sarà poi concatenare il maggior numero possibile di fendenti e colpi d’arma da fuoco per ottenere più punti dalle storiche combo che, a fine livello, assieme a molti altri parametri come l’utilizzo di consumabili, il numero di morti, il tempo occorso per terminare lo stage ed il numero di collezionabili scovati, determineranno il voto – dalla D alla SSS – e quindi i punti spendibili nello sblocco di nuove abilità all’interno del negozio interno del titolo.


Figlio di Sparda!

Se dal punto di vista del gameplay il titolo si mostra decisamente valido, lo stesso non possiamo che dire del comparto tecnico: la cura Europea ha decisamente giovato all’intero pacchetto, con una nota di merito che va al comparto grafico, con una resa dei volti e delle ambientazioni decisamente eccelsa, così come quella delle movenze dei personaggi, che indubbiamente hanno tratto giovamento dall’implementazione del Motion Capture in fase di sviluppo; qualche piccola pecca l’abbiamo però riscontrata nei “giochi d’ombra” sui volti dei vari personaggi, con una serie di scalettature davvero poco estetiche, ma si tratta comunque di una piccola goccia nel mare. Le musiche che accompagneranno le vicissitudini di Dante e soci saranno come sempre nel più puro stile Heavy Metal, e ben si sposeranno con le furibonde risse demoniache/angeliche che avranno luogo sullo schermo per 10/12 ore, inframmezzate, come abbiamo detto in precedenza, dalle succulente sezioni platform di pregevole fattura: una miscela esplosiva che dunque delizia tutti i palati, e dona ai fan di Devil May Cry una nuova iterazione del tutto in linea con l’andamento storico del brand.

COMMENTO
@ Daghelor

Un nuovo capitolo che rende giustizia alla storia del brand di Devil May Cry: un Dante sbarbatello che prende il posto del forse più maturo protagonista precedente, ma che di certo non lo fa rimpiangere, denotando uno stile parimenti eclettico ed un carattere decisamente caciarone. Simpatiche poi determinate sequenze che si rifanno ai precedetni capitoli, come quando, in una sequenza scriptata, una parrucca bianca finisce sulla testa del nostro che, guardandosi allo specchio, esclama senza esitazione: "Nemmeno per sogno!".Dunque non posso far altro che consigliare caldamente il titolo sia a tutti i fan della serie che ai fan degli action game in generale: non vi deluderà!

GRAFICA:9Personaggi carismatici ed ambientazioni ben realizzate, con qualche scalettatura nel gioco d’ombre sui volti dei protagonisti.
SONORO:10Musiche Heavy Metal che sosterranno, come da copione, le infinite risse demoniache di Dante. Doppiaggio eccelso.
GIOCABILITà:8.5Tante combo e tanti nemici da mazzuliare: poco carismatici i boss di fine livello
LONGEVITà:910/12 ore per portarlo a termine, con un fattore rigiocabilità davvero elevato, merito anche dei numerosi obbiettivi da conseguire.
VOTO FINALE9
PRO:- Personaggi carismatici
- Trama di spessore
- Stile da ogni poro
CONTRO:- Boss poco coriacei
- Qualche scaletta di troppo nei giochi d'ombre sui volti
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