Doctor Who: The Eternity Clock

In viaggio nel tempo, come al solito
Scritto da Mail@ VinVincasil 02 novembre 2012
Doctor Who: The Eternity Clock Recensione

Meno di Shakespeare e del Big Ben, ma forse più di Covent Garden e del fish 'n chips, uno dei simboli per eccellenza della Gran Bretagna, da oltre cinquant'anni a questa parte, è quel Doctor Who protagonista dell'omonima serie televisiva fantascientifica, la più longeva con i suoi oltre 700 episodi all'attivo: un'identità enigmatica (assai indicativo, in questo senso, il suo nome), mille pericoli da affrontare, un umorismo così british, tanti dialoghi ai limiti del non-sense e, soprattutto, la capacità di viaggiare nel tempo con l'ormai mitico Tardis (Time and Relative Dimension in Space, la cabina blu da sempre dimora e astronava spaziale del Dottore, ndr) ,cercando di riordinare lo spazio-tempo, ma, di fatto, più spesso rompendone i precari equilibri.

Un così ampio successo di critica e, soprattutto, pubblico (tanto da portare investimenti in una seconda edizione del telefilm, in onda dal 2005, ndr.) non poteva che stuzzicare gli uffici BBC, che già più volte hanno tentato - non con i risultati sperati - di portare le vicende di uno dei suoi personaggi più famosi nel mondo videoludico, generazione di console dopo generazione; oggi è il turno di PC, PS3 e PS Vita, piattaforme sui quali il Dottor Who è sbarcato con il suo The Eternity Clock, produzione - essenzialmente un platform 2D - targata BBC e Supermassive Games.


Il Dottore e la ladra 

Lasciando (sfortunatamente, ci sentiamo di dire) ben poco spazio a prologhi e narrazioni iniziali di sorta, che aiutino ad inquadrare personaggio e setting anche a chi ha masticato poco il telefim, il videogioco ci catapulta direttamente nel vivo dell'azione: il Dottore è alle prese con un guasto al Tardis, che sembra volteggiare in una maglia aperta nelle rete spazio-temporale, per poi materializzarsi - quasi schiantato - nella Londra sotterranea. Quotidiana amministrazione, insomma.

Da bui cunicoli londinesi inizia l'avventura del nostro Dottore: una storia slegata dalla vicenda dalla seconda edizione del felefilm, quella moderna, pur prendendo da essa, ovviamente, tutti gli elementi necessari per far avvicinare i fan al prodotto; primo fra tutti, le fattezze - ricreate nel mondo digitale - di Matt Smith, undicesima "incarnazione" del Dottor Who, volto assai noto a chi ha seguito negli ultimi tempi la serie sui canali BBC. Al Dottor Who si affianca ben presto (appena superati i primi enigmi, dieci minuti al più) River Song, sinuosa e atletica ladra con il volto ufficiale di Alex Kingston; fuggita agevolmente dalla prigione nella quale la troviamo rinchiusa all'inizio della vicenda, non impiegherà molto tempo per rintracciare il Dottore a dare così forma compiuta alla strano coppia che seguiremo nei quattro capitoli di cui si costituisce la trama del titolo; attraverso ambientazioni in 2D e non troppo complesse di una Londra visitata in più epoche i due si muovono facendo uso delle loro caratteristiche uniche che il più delle volte rendono necessario l'utilizzo simultaneo dei due: oltre al (non troppo vasto, a dir la verità) campionario di armi, ci riferiamo in particolare allo scanner del Dottore, essenziale per analizzare alcuni elementi dei livelli e poterli così utilizzare, e il bacio soporifero della ladra che, acquattandosi alle spalle del nemico da eliminare silenziosamente, si rende protagonista di alcune sezioni stealth.

Se su PS3 gli sviluppatori hanno pensanto bene di implementare una modalità multiplayer per due giocatori, alleati nel muovere i due personaggi in porzioni diverse del livello e risolvere così gli enigmi, tutto ciò viene a mancare nella versione per la portatile di casa Sony; scelta difficile da comprendere dato che, affidando tutte le mosse della ladra all'IA alleta, l'esperienza di gioco risulta essere ancora più piatta e scialba di quella offerta dalla versione "pro" casalinga, minata di diversi difetti tecnici - che ritroviamo, addirittura quasi peggiorati, su PS Vita.


In viaggio nel tempo. E fermarsi quasi in una passata generazione

Affiancati alle sezioni platform - roba ordinaria e alla lunga seccante - spesso troviamo vari enigmi da risolvere, su PS3 tramite i due stick analogici, su PS Vita anche tramite lo schermo touch della console: qualche leva da girare, qualche interruttore da premere, quale segnale luminoso da sbloccare; nulla di troppo complesso e che, alla lunga, viene a noia.

Insomma, se il setting è duraturo e consolidato da anni di seguite trasmissioni televisive, in Eternity Clock la narrazione procede senza mordente, solo talvolta rivitalizzata dai dialoghi/monologhi non-sense del Dottore, con il suo tipico accento british che i fan non mancheranno di riconoscere. Oltre ai propri volti, infatti, gli attori si sono prestati anche alla fase di doppiaggio - presente nell'originale inglese anche nella versione italiana, fortunatamente; è il comparto sonoro l'unico realmente convincente: oltre ad un doppiaggio magistrale, spessissimo il Dottore e la ladra si muovono sulle note dei temi portanti della serie televisiva, opera del compositore Murray Gold.

Nota dolente, invece, il comparto grafico che spesso sembra quasi non essere al passo con i tempi: texture slavate, poligoni mai complessi, episodi di penetrazione poligonale non del tutto sporadici e qualche bug qua e là a completare un quadro non propriamente roseo. Soprattutto sullo schermo OLED di PS Vita, nonostate, in altre occasioni, ci abbia abituato a ben altre piccole meravigle tecnologiche a portata di touch.

Gli ultimi tempi ci hanno dimostrato come anche produzioni su licenza, se sviluppate con criterio, possano dire la proria nel mondo videoludico; purtroppo, non è questo il caso di Dottor Who: The Eternity Clock. I difetti evidenziati pregiudicano un'esperienza di gioco piacevole e coinvolgente: che il Dottore, con il suo solito humor, sia risalito a bordo del suo Tardis blu e stia cercando in un'altra dimensione, magari in un futuro prossimo, un titolo videoludico che possa essere degno del suo nome?

COMMENTO
Mail@ VinVincas

Semplicemente, un titolo che non riesce ad essere all'altezza di uno dei personaggi che hanno segnato la storia della televisione britannica e non solo. 

GRAFICA:3.5Il comparto grafico denota limiti non indifferenti, soprattutto sullo schermo OLED di PS Vita.
SONORO:7.5L'unico comparto che veramente convince: il doppiaggio nell'originale inglese e le musiche del telefilm saranno facilmente riconosciuti dai fan.
GIOCABILITà:5Un gameplay piatto, con una narrazione mai incalzante. Enigmi difficilmente appaganti fanno il resto.
LONGEVITà:5In multiplayer magari ci si divertirà anche di più, ma si noti la sua mancata implementazione nella versione PS Vita.
VOTO FINALE4.5
PRO:- Comparto sonoro di qualità...
CONTRO:- ... ma è l'unico ad esserlo
- Gameplay piatto
- No multiplayer su PS Vita
RochardUn corpulento minatore interstellare in questo simpatico platform game, produzione finlandese di recente sbarcata su PS3.
Shadow ComplexUn ottimo gioco della concorrenza.
SCHEDAGIOCO
Cover Doctor Who: The Eternity Clock

Doctor Who: The Eternity Clock

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Doctor Who: The Eternity Clock2012-11-02 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/doctor-who-the-eternity-clock/In viaggio nel tempo, come al solito 1020525VGNetwork.it