Dragon Age: Inquisition

Draghi next-gen (ma anche old). E scusate se è poco
Scritto da il 28 novembre 2014
Dragon Age: Inquisition Recensione

Non è un mistero che nel suo primo anno di vita la next-gen sia stata caratterizzata da line-up non particolarmente ricche, anche a causa di alcuni importanti posticipi. Fra i generi ancora poco coperti c'è sicuramente quello dei WRPG: stentiamo a credere, infatti, che siano bastati il mediocre Bound by Flame e il discreto Lords of the Fallena saziare gli appassionati, delusi dal ritardo di The Witcher 3, che lascia così il Natale in mano a BioWare e al suo Dragon Age: Inquisition, terzo episodio della serie fantasy dello sviluppatore canadese.

IFrame


Vera next-gen?

Se è vero quello che abbiamo detto in apertura, dobbiamo anche ricordare che Inquisition è pur sempre un titolo cross-gen, il cui sviluppo deve essere cominciato non più tardi del 2012, quindi iniziamo col chiederci se BioWare abbia confezionato un prodotto davvero next-gen. Abbiamo testato il gioco su Xbox One, quindi tralasceremo in questa analisi le versioni “antiche”.

Cominciamo subito dicendo che la piattaforma di riferimento nello sviluppo è stata il PC, quindi la versione Windows si rivela la migliore, proprio come accadde con Origins. Ciò non toglie che esistano alcuni problemi, tanto che BioWare sta lavorando alacremente sulla prima patch, volta a limare numerose imperfezioni proprio della versione PC. Quelle per console di nuova generazione dovrebbero (il condizionale è d'obbligo, visto che non ho tutte e tre le versioni a disposizione, NdR) essere analoghe, e abbastanza vicine alla resa che ha il gioco su PC con dei settaggi alti, ma non massimi; per fare un esempio, un dipendente di BioWare ha dichiarato che la resa grafica dell'acqua è decisamente migliore su PC (e in effetti su Xbox One non è una meraviglia..., NdR). Sul versante fluidità, il frame rate ci è parso abbastanza solido, ancorato ai 30 fps quasi sempre. Esistono comunque delle differenze: la versione per Xbox One ha una risoluzione di 900p contro i 1080p su PlayStation 4, ma pare che possa contare su un frame rate leggermente migliore. Paradossalmente, comunque, i cali di fluidità più seri si riscontrano nelle cutscene, ma sembra che il problema sia legato soprattutto alle animazioni.

In luogo dell'Eclipse/Lycium Engine, che ha prodotto risultati controversi nei due episodi precedenti, BioWare ha deciso saggiamente di utilizzare il Frostbite 3, che si è adattato bene al genere WRPG. Il lavoro grafico è stato massiccio, e sicuramente ha dato i suoi frutti: Inquisition è ricco e spettacolare, grazie ai suoi ampi e dettagliati ambienti, che rendono un piacere l'esplorazione. Le zone sono notevolmente più grandi rispetto ai predecessori, anche se la struttura non è quella di un open world; piuttosto, tramite una world map si accede alle varie macroaree, diversficate per conformazione geografica e clima, anche se manca l'alternanza tra giorno e notte e tra fenomeni metereologici. Oltre a Ferelden, questa volta si metterà piede anche su Orlais.

Come in tanti giochi grandi, anche in questo caso ci sono numerose imperfezioni più o meno piccole. Innanzitutto, ci sono tempi di caricamento abbastanza cospicui, anche se non frequentissimi; inoltre, c'è una discreta serie di glitch, che non ha nemmeno senso enumerare in questa sede. Cercateli su YouTube, ché alcuni meritano. Infine, bisogna constatare come alcuni elementi paiano ben poco next-gen: ci riferiamo, ad esempio, alla resa di pellicce e capelli, che non ci ha proprio deliziati.


Due parole sul sonoro

BioWare resta fedele alla linea, e ci regala qualche glitch anche nel comparto audio, soprattutto nella versione PC. Ciò detto – una premessa doverosa, ma quasi scontata –, possiamo parlare brevemente del sonoro, cercando di evitare di superare i cinquemila caratteri prima ancora di analizzare il gameplay.

Il doppiaggio in Inglese (assente quello italiano, presenti quelli francese e tedesco) è corposo – date un'occhiata alla lista “additional voices”! – e di qualità. Ovviamente i fan conosceranno già buona parte del voice cast, proveniente dal passato della serie: citiamo le voci di Leliana, Morrigan, Alistair e Cullen. La colonna sonora passa dalle mani di Inon Zur, autore delle OST di entrambi i giochi precedenti, a quelle di Trevor Morris, un nome che non risulterà nuovo agli appassionati di serie TV: l'abbiamo sentito all'opera, infatti, nella tre fortunate stagioni di Vikings e in altri telefilm storici, come The Tudors e The Borgias. Morris si è rivelato assolutamente all'altezza della situazione, ma, vista la sua lunga esperienza, ciò non deve sorprenderci.


Tempo di Inquisizione

La trama di Dragon Age: Inquisition è collegata a quella dei capitoli precedenti. Le vicende iniziano un anno dopo la fine di Dragon Age II ed hanno luogo ancora una volta nel continente di Thedas; inoltre, come già accennato sopra, molti vecchi personaggi faranno il loro ritorno. Per questi motivi è sconsigliabile al neofita iniziare ex abrupto con Inquisition, ma BioWare ci ha messo una pezza creando il Dragon Age Keep, che consente di ripercorrere rapidamente gli antefatti, nonché di importare nel gioco le numerose scelte demandate al giocatore, alcune delle quali in grado di influire sull'assetto del mondo. Questo, peraltro, è l'unico modo per i fan di vecchia data di importare le proprie scelte, dal momento che non si può più fare tramite i salvataggi.

Questa nuova avventura si apre con un evento molto drammatico, cioè l'apertura di un varco nel cielo, dal quale giungono su Thedas malvagi demoni. Il nostro protagonista, personalizzabile a piacimento grazie ad un editor soddisfacente, pare l'unico essere umano in grado di risolvere il problema, grazie ad un misterioso potere che esercita tramite la mano stregata. Attorno all'eroe si costituisce una fazione, nota come Inquisizione, che ha il duplice compito di ottenere la fiducia della popolazione e di chiudere la perniciosa breccia. Inizia così un intrico di alleanze, personali e tra fazioni, gestito principalmente dal giocatore, tramite numerose scelte, che condurranno a finali diversificati: le varianti annunciate da BioWare sono una quarantina, ma noi non abbiamo ovviamente avuto modo di verificare.

Non è facile dare un giudizio sulla trama, soprattutto da parte di chi scrive, che non ha avuto l'opportunità di portare a termine gli episodi precedenti (ma sono sicuro di essere in buona compagnia, considerato il ricambio generazionale, NdR), però l'impressione è quella di una vicenda non particolarmente originale e, tutto sommato, non troppo coinvolgente, per quanto sufficientemente articolata. Il problema del coinvolgimento, peraltro, è anche connaturato alla struttura ludica, che consente ingenti divagazioni a causa delle numerosissime subquest. Non è difficile che trascorra una decina di ore senza alcun sostanziale progresso nella trama, già di suo non proprio speditissima, soprattutto nella prima metà. Un giudizio, positivo, invece, va espresso sui compagni, perlopiù ben caratterizzati, e sul lore, che premia il giocatore più solerte. Leggendo il leggibile ed esplorando l'esplorabile, si va ad arricchire il Codice, un grande volume contenente tutto lo scibile umano di Thedas: personaggi, leggende, mappe, bestiario... l'unica sezione un po' smunta è il tutorial. La scrittura è complessivamente gradevole, anche se discontinua (ci hanno lavorato in molti) e forse non eccellente in Italiano (io ho notato un “not at all” tradotto con “non tutti”..., NdR).


Armi spuntate

In numerosi RPG è impossibile illustrare in sede di recensione tutti i sistemi di cui si compone il gameplay, e Dragon Age: Inquisition non fa eccezione: fra combattimenti, crafting, skill tree, romance e chi più ne ha più ne metta, è davvero difficile essere esasutivi. Cerchiamo, dunque, di toccare solo gli aspetti più importanti.

Prima di tutto, è necessario un avvertimento: Inquisition non parte con il piede giusto. Le prime ore sono caratterizzate da una trama lenta e da una prima area, le Terre Centrali, tutt'altro che entusiasmante. Inoltre, il gran numero di sistemi e variabili manda un po' in crisi il neofita. Oltre alle cose classiche, come livelli, equipaggiamenti e skill tree, gestiti attraverso menu non proprio eccellenti, si sommano altre meccaniche, soprattutto quelle legate alla gestione dei territori nel consiglio di guerra: manda un emissario qua, sblocca un territorio là, potenzia le truppe, le spie, punti inquisizione, punti potere... tanta confusione. Fortunatamente, però, dopo la prima dozzina di ore buona parte dei tasselli del puzzle va al suo posto, consentendo a tutti di godersi il gioco in santa pace, un gioco ricco e articolato, che dà più di molti altri una piacevole sensazione di progressione.

Ciò non significa che i difetti si correggano da sé, ovviamente. Per quanto ad alcuni aspetti si possa fare l'abitudine, e la progressione possa portare novità interessanti, Inquisition si mostra decisamente in difficoltà in una delle componenti più importanti di un RPG: i combattimenti. Come ho già detto, non potrò fare un paragone completo con i predecessori, perché non li ho testati approfonditamente, ma alcune osservazioni saranno comunque svolte. Innanzitutto, se il party è composto da quattro elementi, il giocatore deve potersi fidare degli alleati gestiti dall'IA, ma purtroppo così non è: i personaggi sono stupidi e il sistema di customizzazione del comportamento risulta oltremodo impoverito, soprattutto rispetto a Dragon Age: Origins. Quantomeno, se proprio si desidera far fare qualcosa a un combattente, è possibile lo switch al volo del personaggio con la croce direzionale. A ciò si aggiunge una telecamera con zoom out limitato, l'eliminazione della coda di comandi e l'impossibilità di posizionare i compagni, sicchè, in barba alla vastitià delle aree, ci si trova spesso e volentieri tutti a combattere in un fazzoletto di terra di dieci metri per dieci. Da questo quadro emerge una notevole semplificazione (che si vede anche in altri aspetti: pensiamo, ad esempio, all'eliminazione degli stat point) che rende più difficile giocare per tatticismi. A onor del vero, esiste anche una modalità tattica non in tempo reale e con inquadratura dall'alto, ma non si può dire che sia stata realizzata a dovere, quindi più di qualcuno ne farà a meno. Una caratteristica particolare è l'assenza di healer veri e propri, aspetto questo che incentiva all'uso e alla distillazione di pozioni. Tutto sommato non ci sembra un difetto, ma comunque andava precisato.


Quests, quests everywhere

Il discorso fatto in apertura del paragrafo sul gameplay vale anche per questo: in Inquisition c'è semplicemente troppo materiale per riuscire a parlare di tutto in una recensione non esageratamente lunga. Ogni macroarea visitabile cela un'enorme quantità di segreti, fra oggetti nascosti e subquest. Molte di queste, bisogna dirlo, appartengono alla categoria delle fetch quest: si tratta, insomma, di trovare un oggetto particolare, o più unità di uno stesso oggetto, e consegnarle a chi ci ha commissionato l'incarico. Anche le missioni che non appartengono a questa famiglia sono caratterizzate da uno svolgimento analogo. Pensiamo, ad esempio, alla ricerca di una persona dispersa: proprio come se si trattasse di una fetch quest, non ci resta che raggiungere sulla mappa il punto indicato e cercare nelle vicinanze, poi tornare indietro e riferire. Inoltre, la maggior parte degli incarichi si ripete in ogni macroarea: in tutte le zone ci sono numerosi Squarci nell'Oblio da chiudere, piante e minerali da raccogliere per gli approvigionamenti, accampamenti da allestire e così via. Ciò non è un grande difetto, perché fa parte delle caratteristiche del genere RPG (o di parte di esso), e comunque si tratta di materiale opzionale, che peraltro aiuta adare un senso e a strutturare l'esplorazione. Diciamo che può dare l'idea di trovarsi in un MMO. Ad ogni modo, esistono anche missioni più interessanti e articolate, soprattutto nella seconda parte del gioco.

In chiusura, parliamo anche brevemente del multiplayer (buggato anch'esso). Per la prima volta nella serie, Dragon Age: Inquisition offre una modalità cooperativa online per un massimo di quattro avventurieri, che costituisce una gradevole aggiunta ma che non va a cambiare gli equilibri di un prodotto che è essenzialmente un'esperienza single player, a cui il multi non è collegato. Il gioco è presto detto: si sceglie fra dodici classi, tre delle quali disponibili sin dall'inizio, e ci si mette ad esplorare tre ampi livelli rigiocabili, costituiti da cinque diverse sezioni. Sono presenti microtransazioni per chi vuole tutto subito, mentre gli altri possono rimboccarsi le maniche e mettersi a lootare e grindare in compagnia.

COMMENTO

Se siete lettori di VGNetwork da un po' di tempo, avrete letto (o ignorato) moltissime recensioni di JRPG che recano la mia firma, mentre, ad occhio e croce, nessun WRPG è stato da me testato. Ammetto di non essere un espertone nel genere, e ho già detto di non aver giocato i primi due capitoli della serie; in compenso, ho un buon rapporto con BioWare, grazie a Knights of the Old Republic e Jade Empire. Ma erano altri tempi...

Svolta questa necessaria premessa, risulta chiaro che Inquisition ha rappresentato il mio primo approccio alla serie. Nel complesso sono rimasto soddisfatto: il gioco è immenso e ricco, dimostrandosi in grado di sottrarre notevoli porzioni di real life. Non mi apsettavo un WRPG per hardcore gamer, e devo dire che ci avevo visto giusto. Ciononostante, ha bisogno del suo tempo per farsi apprezzare al meglio.

GRAFICA:8.5Premesso che le versioni PC, PS4 e X1 differiscono fra loro per alcuni aspetti minori, Inquisition è un gioco spettacolare con un certo numero di imperfezioni.
SONORO:8.5Ottimo lavoro su questo versante: colonna sonora e doppiaggio sono entrambi di qualità. BioWare, comunque, non si fa mancare qualche glitch.
GIOCABILITà:7Il tallone d'Achille di Inquisition è costituito principalmente dai combattimenti, a causa dell'IA e del complessivo impoverimento tattico.
LONGEVITà:9La storia non tiene sempre incollati allo schermo, ma Inquisition è ricco di contenuti, non ultima la modalità multiplayer cooperativa per quattro giocatori.
VOTO FINALE8
PRO:- Pieno zeppo di contenuti
- Personaggi ben scritti, perlopiù
- Visivamente imponente...
CONTRO:- … ma con alcune imperfezioni
- Dispersivo, soprattutto all'inizio
- Combattimenti migliorabili
Dragon Age: Origins (PC)Il capostipite della serie, nella sua versione migliore.
Lords of the Fallen ( PC )Uno dei pochi rivali next-gen di Inquisition, al momento.
SCHEDAGIOCO
Cover Dragon Age: Inquisition

Dragon Age: Inquisition

Scheda completa...
Dragon Age: Inquisition2014-11-28 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/dragon-age-inquisition-47827/Draghi next-gen (ma anche old). E scusate se è poco1020525VGNetwork.it