Era da tanto che non si aveva un gioco ufficiale di Formula 1. I diritti sui circuiti, vetture e piloti erano stati comprati da Sony tanti anni fa, e sfruttati fino al 2007 con l’uscita di Formula 1: Championship Edition. Era la fine di un periodo storico per la F1, dato che il 2006 ha rappresentato l’anno del ritiro di uno dei piloti che hanno fatto la storia di questo sport: stiamo ovviamente parlando di Micheal Schumacher. Il futuro della F1 sembrava sempre più grigio, con un regolamento che si modificava in continuazione per cercare di rendere le gare entusiasmanti. Ma senza il suo pupillo, come sarebbe andata a finire? Fortunatamente, Sony ha deciso di non rinnovare la licenza, che è così passata nelle abili mani di Codemaster. Fortunatamente perché Sony ha sempre puntato ad un gameplay accessibile a tutti, poco entusiasmante per i veri appassionati di F1. E, ancora più fortunatamente per Codemaster, questo sport negli anni successivi all’addio di Schumacher ha trovato invece un periodo d’oro e nuovi esponenti: basti pensare che i campionati del 2007 e 2008 si sono decisi tutti all’ultima gara, e in un caso all’ultima curva. Anche il 2009, che ha rappresentato una nuova rivoluzione del regolamento, ha visto più piloti protagonisti, anche se è stata un’annata un tantino atipica. Codemaster, previdente, ha puntato sul 2010 per il ritorno di un gioco ufficiale. E ha fatto bene, benissimo, perché nel momento in cui scriviamo, questo è ufficialmente il campionato più combattuto della storia. Emozionante ed imprevedibile, ma con un regolamento complicato, la F1 torna sulle nostre console. Sarà un successo?
La vita del pilota di F1. Senza modelle o hotel di lusso.
Senz’ombra di dubbio, l’obiettivo primario di Codemaster, già sviluppatrice dei recenti Dirt e Grid, è stato quello di calare il giocatore realmente nei panni di un pilota di F1. E così, la prima cosa che affronterete nel titolo in questione non sarà una gara o un test, ma bensì le interviste dei giornalisti. La modalità carriera, vero cuore del titolo, inizia scegliendo tra poche possibilità il proprio team con cui cominciare la scalata al mondiale. Ovviamente niente Ferrari o McLaren: preparatevi a scegliere tra le scuderie più scarse del paddock, tra le new entry Lotus, Virgin e HRT e le più vetuste Williams, Force India, Toro Rosso e Sauber. Ognuna avrà i propri obiettivi per il campionato, e il giocatore, nel suo nuovo fiammante contratto di un anno, dovrà sempre cercare di accontentare i bisogni del team. Accontentateli, stupiteli, fatevi conoscere e presto nuove offerte, anche da team di spicco, arriveranno alla vostra manager. Come spesso si dice in Formula 1, “il primo avversario da battere è il proprio compagno di squadra”, e così è anche nel titolo Codemaster. Il giocatore partirà come “secondo pilota”, e dovrà cercare di ottenere migliori risultati del compagno/avversario per poter poi ricevere tutte le attenzioni del team e dirigere lo sviluppo della macchina. A proposito di sviluppo, durante il corso del campionato saltuariamente verrà chiesto al giocatore, nelle prove libere, di battere un certo tempo per poter ottenere nuove mappature o particolari settaggi. Il team, inoltre, tenterà di stare al passo con lo sviluppo della macchina, portando aggiornamenti aerodinamici o meccanici per migliorare le prestazioni della vettura. Ovviamente le scuderie più piccole porteranno meno sviluppi, mentre nei top team è tutta un’altra storia.
E così inizia un campionato che ripercorre passo dopo passo quello ufficiale, portando il giocatore-pilota in tutti i 19 circuiti sparsi per il mondo, compreso quello di Corea che finora è stato percorso solo in questa versione virtuale del mondiale, dato che la gara di debutto è prevista per il 24 Ottobre. Sarà possibile scegliere tra weekend lungo o corto, andando ad incidere sul numero di prove effettuabili, oltre che la percentuale di giri (rispetto al reale) da dover affrontare. Perché sì, la Formula 1 è anche uno sport di resistenza, dove sia la vettura che il pilota devono resistere anche per due ore di gara. E già al 20% rispetto alla realtà, che saranno in media una decina abbondante di giri, la fatica del giocatore si fa sentire: essere precisi al limite della perfezione per tutte quelle tornate non è facile, soprattutto per chi non ama questo sport o non è dotato di volante (a proposito, piccola nota personale: il titolo è stato testato in versione PC con un volante Logitech Driving Force GT). Un altro elemento importante sono i pit-stop e le strategie ad essi connessi. Qualificarsi con le morbide tra i primi dieci permetterà di percorrere solo pochi giri prima di essere richiamati ai box, e se si sforzano troppo potrebbe anche arrivare una foratura. I pneumatici di mescola dura, al contrario, sono ben più resistenti, ma offrono decisamente meno grip. Per le complicate regole di F1 – le quali vengono comunque spiegate sufficientemente bene dal gioco durante le schermate di caricamento – è però necessario usare in gara sia le morbide che le dure, e gestire il giro d’entrata ai box può essere fondamentale. I meccanici che si occupano del pit-stop inoltre non sono infallibili, specialmente nelle squadre di basso livello, e potrete veder svanire un grande vantaggio per un loro misero errore. Da sottolineare come il setup della vettura sia affidato sia ad un Ingegnere personale, che al giocatore, il quale può andare da solo a smanettare con tante opzioni, tra angoli degli alettoni e rigidezza delle sospensioni, il tutto gestibile tramite un piccolo monitor installato sopra alla vettura quando ci si trova nel garage. Monitor dal quale saranno anche visualizzabili le previsioni meteo, variabili anche durante la gara e per questo spesso determinanti ai fini del risultato. Insomma, tra interviste post e pre gara, compagni di squadra, manager che gestisce i contratti e quant’altro, F1 2010 riesce nell’intento di far calare totalmente il giocatore nei panni del pilota. Scordatevi però la bella vita: qui si fatica soltanto.
Nella monoposto, finalmente.
Ma chiacchiere a parte, come se la cava F1 2010 su pista? Il gameplay riprende quello di Grid, lasciando quindi al giocatore la scelta del livello di difficoltà con il quale cimentarsi, tranquillamente modificabile durante la carriera stessa. Diversi aiuti verranno incontro ai giocatori meno esperti, e il solito sistema di “flashback” in stile Prince of Persia (ormai adottato anche da Forza Motorsport 3) permette di perdonare un numero limitato di errori che inevitabilmente si commettono nelle gare più lunghe. Ma i piloti più smaliziati e amanti della F1 tenderanno ad utilizzare al minimo suddetti aiuti, concentrandosi anima e corpo nel mantenimento della traiettoria ottimale e nel dosare attentamente acceleratore e freno. Il risultato sembra accontentare tutti, e non diventa quasi mai frustrante. Sotto una fitta pioggia però starà tutto nelle mani del giocatore, con uno stile di guida che deve necessariamente adattarsi alle pericolose condizioni del tracciato; bisognerà fare attenzione quindi in uscita dalle curve ad usare la marcia adatta, a non fare movimenti bruschi, ad essere il più graduali possibile. Da sottolineare come il tracciato vada gommandosi in traiettoria in modo realistico nel passare del week-end, oppure come vada ad asciugarsi solo in traiettoria durante una gara bagnata. L’uso del volante è tranquillamente consigliato, dato che il force feedback regala emozioni e permette un miglior controllo della vettura, permettendo di “sentire” quando questa ha aderenza o l’ha appena persa. Notevole anche la gestione dei danni, con gomme forate, alettoni spezzati in più parti e tanti detriti in terra. Forse nelle condizioni più “estreme” tende a perdonare gli errori del pilota, mentre nella realtà si assisterebbe ad un massiccio incidente, ma in fin dei conti fa il suo dovere.
Disattenzioni e…che giudici di gara cattivi!
Per quanto il controllo del veicolo sia buono, F1 2010 si perde in altri particolari o disattenzioni. Sono infatti evidenziabili alcuni bug che tendono a rovinare l’esperienza complessiva. Per esempio, può capitare che alcuni piloti non si fermino per il pit-stop nel corso di tutta la gara, cosa che è illegale secondo il regolamento, dato che il cambio gomme è obbligatorio. In più, le vetture sentono sì la differenza tra gomme morbide e gomme dure, così come quella tra diversi assetti meccanici, ma non risentono quasi nulla della benzina presente nel motore (ricordiamo che da quest’anno le vetture partono con il pieno per finire la gara, e dovrebbero essere molto più lente che in qualifica, almeno nei primi giri, cosa che non accade). In più, la gestione della ghiaia o della sabbia (messe fuori dalle curve per dissuadere i piloti dall’arrivare lunghi) non convince appieno: sembra di entrare in una colata di cemento fresco, e il testacoda è assicurato. La realtà è ben lontana da questo. Altri piccoli difetti sono evidenziabili nella gestione dei pit-stop, gestiti automaticamente, nei quali l’unico compito del giocatore è mettere e togliere il limitatore (altrimenti, penalità): il movimento della vettura controllata dal computer è maledettamente meccanico, con traiettorie davvero violente e pericolose nella corsia box. Il tutto stona molto con il realismo che si vuole dare alla corsa. L’I.A. degli avversari ha decisamente alti e bassi: in alcune occasioni nascono duelli combattuti con incroci, cambi di traiettoria davvero emozionanti. Altre volte invece il comportamento dei piloti controllati dalla console appare davvero insensato: movimenti bruschi in pieno rettilineo per non farsi prendere la scia, oltre a difficoltà ad affrontare determinate curve, specialmente quelle con più punti di corda (come la famosa curva 8 di Instanbul Park o un preciso settore del tracciato di Valencia). Il tutto si traduce in un “pericolo” di sorpasso, dato che a volte si possono ritrovare avversari decisamente più lenti in piena curva (costringendo ad escursioni per evitare spiacevoli impatti) o pazzi scatenati che cambiano traiettoria in staccata, complicando eccessivamente la guida a chi segue. Questo inevitabilmente conduce ad incidenti, più o meno gravi. E dato che spesso la colpa viene data proprio al giocatore (paradossalmente), capiterà più volte di subire “avvertimenti” dalla direzione gara, anche per minimi contatti o sorpassi al limite, che dopo poco si possono trasformare in una bella penalità. Anche i tagli di curva non sono concessi ovviamente, ma anche qui un tantino più di “manica larga” avrebbe fatto piacere, dato che in certi casi viene considerato “taglio di curva” anche quando si allunga la traiettoria in uscita di curva (perdendo quindi del tempo, non guadagnandone affatto). Succede anche che vengano esposte bandiere gialle per un incidente (eh sì, l’I.A. sbaglia pure) immediatamente dopo che questo sia accaduto, e dato che in regime di bandiere gialle è vietato superare, se il giocatore stava già effettuando il sorpasso, si vedrà additata una penalità, senza aver possibilità di ridare indietro la posizione (come succede di solito). Una giuria in definitiva abbastanza impietosa quanto immediata nelle sue decisioni: chi segue questo sport sa bene che non è così in realtà! Ultima cosa da sottolineare è un HUD che non aiuta più di tanto, non fornendo distacchi in tempo reale, ma solo differenze nei vari settori. Il che non aiuta molto a capire quanto è il vantaggio o ritardo dalle altre vetture. La noia sarà solo saltuariamente di passaggio, dato che ogni week-end può risultare incredibilmente diverso dagli altri. Basta per esempio un set-up sbagliato o un errore in qualifica per farvi partire da metà schieramento; oppure può capitare una foratura (in realtà capita pure troppo spesso, anche con le gomme da bagnato), o può iniziare a piovere, o potreste essere coinvolti in qualche incidente (o penalità): il risultato è che l’adrenalina è sempre alta, e nulla può darsi per scontato, obbligando il giocatore a stare sempre all’erta. E’ ovviamente fondamentale mantenere un buon ritmo, e contemporaneamente gestire gomme e motore, oltre che la sosta ai box: una buona strategia può fare miracoli. Insomma, il risultato è comunque piacevole per ogni amante di questo sport, ma può risultare limitante per chi non conosce bene il regolamento della Formula 1: tra gomme e motori da gestire, tra qualifiche, bandiere gialle, penalità e qualche bug, F1 2010 non si guida proprio tutto liscio. Deve piacere dal principio.
Natura (meccanica) Morta.
Una cosa che non possiamo fare a meno di notare è la palette cromatica dell’intero gioco, definibile semplicemente come: spenta. Grigio, marrone, verde scuro. Nemmeno la Ferrari splende come dovrebbe. Tutto sembra avvolto da una sorta di “polvere motoristica”. Tutti e 19 i tracciati sono ricreati alla perfezione, ma nel loro voler essere realistici, paradossalmente non lo sono, diventando privi di vita. Non scherziamo se diciamo che il 90% delle gare si svolge sotto un monotono cielo grigio. Dov’è lo splendido sole di Monza? E Valencia? O Montecarlo? No, sempre nuvoloso. E quando il sole splende, è quasi come se non ci fosse. Questa pare essere una "caratteristica" presa di peso da Grid, che soffriva dello stesso problema, senza un particolare senso. L’unica spiegazione che ci sentiamo in grado di dare è che un cielo scuro può far allarmare di più il giocatore per eventuali scrosci d’acqua durante la gara: la pioggia è evidentemente uno dei punti di vanto di questo titolo, dato che, oltre ad offrire un comportamento realistico, è anche bellissima da vedere, con svariate pozze sul tracciato, con immense scie d’acqua sollevate dalle vetture di fronte che rendono il sorpasso ancora più rischioso. Senza dubbio, i migliori effetti d'acqua in un gioco automobilistico (fino all'arrivo di GT5, NdR). Anche le vetture hanno subito lo stesso trattamento: tutte simili nei loro colori morti. Dite addio alle scintillanti frecce d’argento insomma. Il comparto sonoro invece viene tranquillamente promosso: il rumore dei giri del motore che salgono e scendono costituisce la maggior parte di quello che sentirete in gara, oltre ai – in realtà pochi – suggerimenti dal muretto. La colonna sonora parte soltanto nei replay, e tende ad essere ripetitiva, ma raramente ci farete caso.
Un buon punto di inizio.
Senz’ombra di dubbio, F1 2010 è il miglior gioco di Formula 1 da qui a molti anni fa. Ha tutto, e sottolineiamo tutto, quello che un amante di questo sport possa desiderare. La carriera è avvincente e calarsi nei panni del pilota non è mai stato così interessante, e per chi preferisce il gioco online il titolo non si fa trovare scoperto, con un sufficiente numero di opzioni. Chi vuole una guida difficile quanto entusiasmante e soddisfacente troverà pane per i suoi denti, mentre chi si vuole dedicare semplicemente a qualche tranquilla gara avrà ciò che vuole. Per tutti gli altri, per quelli che non comprendono il regolamento, per quelli che non vogliono provare una guida al limite, ci riesce difficile consigliare F1 2010. Il regolamento, le restrizioni, i settaggi che esaltano alcuni possono sicuramente abbattere altri giocatori. In definitiva, se volete un gioco di guida serio che non unicamente "limitato" alla F1, puntate su Forza Motorsport 3 o Gran Turismo 5 (o rFactor per i più smaliziati del mondo PC), mentre se volete semplicemente spassarvela con qualche corsa senza tante pretese, allora Need for Speed: Shift o Blur sono più alla vostra portata. F1 2010 è un prodotto abbastanza mirato, che renderà felicissimi gli amanti di questo sport.