Far Cry Primal

Cavernicoli dell’ottava era
Scritto da il 29 febbraio 2016
Far Cry Primal Recensione

Non ho mai nascosto il mio disappunto nei confronti di Far Cry 4: un gioco sicuramente bello e divertente, ma che non apporta innovazioni di peso e rischia di rivelarsi un dejà vu del capitolo precedente, soprattutto per chi lo avesse giocato. L’annuncio di Far Cry Primal così presto e con poco preavviso rispetto all'uscita quindi si rivelò un’assoluta sorpresa e, dopo tanti dubbi e tanto hype, posso finalmente parlarvi della mia esperienza da cavernicolo virtuale col sorriso in faccia, pur con qualche fogliolina preistorica tra i denti.


Un Wenja contro tutti…

Anno 10.000 avanti Cristo, Europa Centrale: l’uomo ha raggiunto il suo stadio finale di Sapiens Sapiens e comincia ad ambire alle posizioni più alte della catena alimentare. Il fuoco è ormai un traguardo già vecchio e cominciano le prime forme di agricoltura, allevamento e commercio in forma di baratto, tutto questo nella cornice di un mondo ancora selvatico e pieno di pericoli mortali, a cui però l’uomo non piega la testa.

Far Cry Primal ci metterà nei panni di Takkar, guerriero wenja che viene incaricato di riunire il suo popolo, per contrastare tanto i pericoli della natura quanto le prime tribù che minacciano la sopravvivenza degli altri uomini. Qualche esempio? Gli Udam, che fanno della carne umana la loro principale fonte di sostentamento e gli Izila, popolazione ingegnosa e tecnologicamente avanzata, preistoricamente parlando.

E’ bene chiarirlo subito: scordatevi terroristi folli o dittatori egocentrici, Far Cry Primal ci mette di fronte alla natura armati più del nostro ingegno che della nostra forza: la terra di Oros dove si svolgeranno le nostre avventure è infatti un’enorme landa selvaggia dove la natura è la principale causa di mortalità e, manco a dirlo, è bellissima.

Ovunque volgeremo lo sguardo avremo splendidi panorami incontaminati, cime montuose spettacolari e vallate verdeggianti con una flora onnipresente, tutto volto a rendere la nostra peregrinazione appagante anche agli occhi. D’altronde la creazione di environment naturali è sempre stato un fiore all’occhiello della serie e l’attenzione posta sulla riproduzione di un ambiente primitivo è ovunque, persino nelle lingue del gioco. Davvero un aspetto che ho ritenuto anche di interesse personale poichè il team di Ubisoft Montréal ha creato dal nulla vari dialetti protoindoeuropei assolutamente credibili, tutto pur di calarci nei (pochi) panni di un cavernicolo digitale.


Into the wild

Il gameplay sfrutta a dovere la nuova ambientazione e le apparentemente ridotte possibilità di gioco raffinandone gli aspetti già noti e introducendo elementi che, a sopresa, rendono Primal estremamente godibile. La prima cosa che si nota è la presenza di un hub fisso, a differenza dei capitoli precedenti. I wenja si riuniranno infatti nella parte più a sudovest della mappa e saremo noi a dover procurare le risorse necessarie per la costruzione del villaggio e il suo sviluppo: basta questo a trasformare il gioco in un simil-sandbox, dove ogni azione che porteremo a termine sarà propedeutica al miglioramento della nostra casa e dei vari personaggi che lo popoleranno.

La raccolta di risorse è poi essenziale alla nostra sopravvivenza solitaria: ogni pezzo di legno o selce ci servirà per produrre le nostre armi, principalmente tre. Avremo ovviamente una clava, utile per rompere crani e come torcia per esplorare caverne buie e umide, ma anche un fido arco che aiuterà non poco negli scontri a distanza e, con un po’ di grasso animale, anche una perfetta arma incendiaria. La dotazione base si completa poi con una maneggevole lancia, perfetta per la media distanza ed efficace nelle nostre sessioni di caccia primordiali. A ciò ovviamente si aggiungeranno tante altre chicche, da sbloccare portando nel villaggio dei personaggi speciali che amplieranno la rosa di abilità e accessori a nostra disposizione. Come da tradizione, saranno NPC bizzarri e leggermente picchiati, pur mancanti del carisma esagerato dei cattivi visti in precedenza, cosa però giustificata dal nuovo setting, ma con la pletora di miglioramenti in serbo diverranno un’ottima motivazione per raccogliere i nostri amati punti abilità e diventare perfetti maestri di belve.

Già, l’addomesticamento degli animali è un’altra caratteristica peculiare del titolo e novità assoluta: l’abilità donataci dallo sciamano Tensay, oltre a farci rivivere le sessioni psichedeliche di turno, ci permetterà di fare amicizia con diverse belve che si aggirano per Oros e sfruttarle in combattimento. Ogni animale ha le sue caratteristiche e fornisce bonus in fase di lotta, concedendo possibilità silenziose o anche assalti rocamboleschi, il tutto contornato dalla presenza del Gufo, uccello che ci darà l’occasione di perlustrare le aree circostanti per avere un’idea più precisa dei nemici che dovremo affrontare.

Presenti poi i vari insediamenti, aree segrete e missioni casuali nello stile del franchise che, alla fine della fiera, rendono Far Cry Primal uno spin off solido e divertente, i cui difetti risiedono perlopiù in una gestione confusa del combattimento corpo a corpo che, nelle situazioni affollate, rende impacciati e complica le cose a schermo (nella mia mente ho anche pensato che forse era così che ci si sentiva ad essere presi a randellate da uomini delle caverne, ditemi voi, ndr). C’è poi il discorso del mondo aperto ed un’esplorazione molto meno guidata che potrebbe infastidire coloro che non gradiscono le scampagnate virtuali fini a se stesse, quelli che non sopportano i sandbox per capirci.


Natura incontaminata

Ho già lodato le meraviglie visive del gioco e gran parte del merito, ovviamente, è del lavoro svolto sul piano tecnico: pur testando il gioco in versione Xbox One la risoluzione sub-HD non ha minato le prestazioni, anzi, il gioco rimane quasi sempre ancorato ai suoi 30 frame e non li molla mai se non in situazioni particolarmente affollate. Il lavoro di creazione di un ambiente preistorico è molto accurato o comunque credibile e i già citati panorami del gioco sono degni di uno screenshot. Il motore di gioco offre poi illuminazione dinamica ed effetti visivi di spessore, garantendo la giusta immedesimazione nel titolo.

Altrettanto interessante è il sonoro, con il doppiaggio ingiudicabile per via delle lingue preistoriche utilizzate, ma con una colonna sonora di ispirazione tribale com’è giusto che sia: tamburi e suoni pro-fondi ci terranno sempre con il fiato sospeso, con buona pace di Skrillex e le compagini musicali “coatte” che ci avevano finora accompagnato.

Che dire, quindi? Avevamo tutti dei dubbi su Far Cry Primal ma personalmente non posso che ritenermi assolutamente soddisfatto da questa esperienza primitiva. Un gioco che propone un’ambientazione fresca e originale, con un gameplay adeguatamente rimaneggiato il quale, a patto di non essere fan devoti al piombo fumante, si rivelerà un’esperienza appagante e diversa, cosa che negli FPS mancava da tanto tempo e che speriamo sia di buon auspicio per smuovere un genere che è da tempo vittima della monotonia.

PRO:- Ambientazione originale
- Visivamente stupefacente
- Libertà d’esplorazione
CONTRO:- NPC non molto carismatici
- Niente armi da fuoco, c’è chi non lo gradirà
Far Cry 4 ( XBOX ONE )Volete il fuoco pesante? Pagan Ming saprà accontentarvi sicuramente.
Dying Light: The Following - Enhanced Edition ( PC )Un altro FPS avventuroso in salsa zombie, una mosca bianca degli ultimi anni.
VOTO FINALE8
SCHEDAGIOCO
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Far Cry Primal2016-02-29 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/far-cry-primal-52783/Cavernicoli dell’ottava era1020525VGNetwork.it