Homefront: The Revolution

Non tutte le ciambelle riescono col buco
Scritto da il 27 maggio 2016
Homefront: The Revolution Recensione

Homefront: The Revolution è davvero uno sparatutto così brutto? Mentre esploravo il titolo per realizzare questa recensione me lo sono chiesto più e più volte, ho cercato addirittura di identificare con precisione gli elementi “marci” che ne compromettevano la qualità ma la conclusione a cui sono arrivato è assai diversa da quella di molti altri miei colleghi. A posteriori, l’impressione che ho avuto leggendo gli articoli d’oltreoceano è che ci sia stata una vera e propria caccia alle streghe nei confronti di questo prodotto, un ingiustificato ingigantimento di difetti che ad altre serie ben più blasonate sarebbero stati tranquillamente abbonati. Homefront: The Revolution però non è sicuramente un capolavoro, questo lo riconosco anche io, d’altra parte lo sviluppo travagliato attraverso cui è passato non ha assolutamente giovato alla sua qualità finale. Eppure siamo ben lontani da quel mostro che la rete ha dipinto in questi giorni: se volete quindi sapere come stanno realmente le cose vi consiglio di continuare a leggere il mio articolo, prometto che cercherò di essere il più obiettivo possibile!


Futuro distopico? Presente!

Come le migliori produzioni di intrattenimento degli ultimi anni, anche Homefront: The Revolution è ambientato in un futuro distopico dai toni cupi ed opprimenti. Senza scendere troppo nei dettagli, gli Stati Uniti d’America, dopo essere diventati completamente dipendenti dai prodotti tecnologici ed armi della Corea del Nord, vengono traditi dalla loro stessa nazione alleata la quale causerà il crollo economico della più grande super potenza occidentale. In men che non si dica la gloriosa America viene completamente invasa dall’esercito coreano che istituisce una vera e propria legge marziale su tutto il territorio azzerando ogni libertà personale dei cittaditi. Il ruolo che il giocatore sarà quindi chiamato ad interpretare è quello della semplice recluta della resistenza, che dopo un’iniziazione decisamente brusca cercherà in tutti i modi di contribuire alla liberazione della città di Philadelphia

Il cast di personaggi allestito da Dambuster Studios non è di certo originale o particolarmente caratterizzato, così come non stupisce affatto la trama ed i suoi telefonatissimi colpi di scena. Nonostante ciò va assolutamente riconosciuta ai developer la grande qualità delle atmosfere di questo Homefront: The Revolution, capaci di immergere il giocatore all’interno di una città sconvolta dalla guerriglia urbana ed in cui la popolazione riesce a stento a sopravvivere. La tensione è palpabile nell’aria, soprattutto dopo aver superato la prima area di gioco, e la ferocia con cui l’esercito nord coreano fa rispettare la legge genera quel costante senso di angoscia tipico delle opere che trattano di regimi totalitari. 


Open world? Non esattamente…

Dal punto di vista strutturale, Homefront: The Revolution non è propriamente un titolo open world. Scordatevi la vastità dei vari Far Cry o GTA: la città di Philadelphia è infatti organizzata in macro aree le quali consentono sì di girovagare liberamente al loro interno, ma per passare dall’una all’altra è necessario transitare attraverso un apposito hub che le connette. Se da un lato ciò spezza inevitabilmente l’esplorazione, dall’altro ha consentito ai developer di meglio concentrarsi sul level design delle singole aree che in più di un’occasione hanno dimostrato d’essere ben realizzate. Per raggiungere un obiettivo vi possono essere infatti molteplici vie di accesso che necessitano di un approccio sia orizzontale che verticale alla città; così come abbondano rifugi, avamposti, aree segrete e nascondigli. Certo, in passato si è visto di meglio, nonostante ciò ogni zona di cui è composta la mappa possiede caratteristiche uniche che contribuiscono nel loro piccolo ad ampliare l’offerta del nuovo titolo Dambuster Studios.


Sparare non è l’unica opzione

Parlando più approfonditamente del gameplay, il titolo mette il giocatore dinanzi ad una discreta varietà di situazioni che non sempre richiedono l’impiego di armi da fuoco. Se nei primi momenti si prediligeranno le pure dinamiche da FPS bellico, è già nella seconda area che le cose si fanno decisamente più complesse. La sorveglianza delle strade cittadine da parte delle pattuglie nord coreane è infatti molto più pressante e la rapidità con cui verremo identificati aumenta mano a mano che si progredirà nella narrazione. Sarà quindi spesso necessario infiltrarsi tra le fila nemiche per eliminare le pattuglie in maniera sileziosa con attacchi corpo a corpo così da guadagnare posizioni strategiche per poter poi aprire effettivamente il fuoco. In alternativa si possono sempre usare strumenti per distrarre ed allontanare gli avversari, o tendere trappole esplosive in grado di seminare distruzione in men che non si dica. Come avrete capito la varietà è sicuramente un punto a favore della produzione, purtroppo però il framerate tutt’altro che stabile causa non pochi problemi al gunplay (letteralmente, "come si spara"). Riuscire a mirare con precisione è spesso difficile al punto che gli scontri a fuoco su lunga distanza risultano pressoché inefficaci richiedendo quindi di avvicinarsi anche quando ciò è assai rischioso per l’altissimo numero di nemici presenti a schermo. Un vero peccato in quanto ciò danneggia, e non poco, la struttura complessiva di gioco che appare così sbilanciata ed assolutamente confusionaria. 

Una delle caratteristiche più peculiari di The Revolution è l’arsenale spartano allestito per il giocatore. Essendo il monopolio delle armi in mano alla Corea del Nord, la ribellione si è dovuta arrangiare con i pochi scarti rimasti arrivando a personalizzare le armi fino a trasformarle completamente. Sarà infatti possibile applicare e rimuovere componenti da pressoché ogni arma così da adattarla alle esigenze del momento, tanto che ciò sopperisce almeno in parte al numero limitato di tipologie di base presenti. Anche gli esplosivi sono ben assortiti ed è inoltre presente un sistema di potenziamento dell’armatura in dotazione al protagonista. Essa andrà a migliorare alcune caratteristiche come il rumore emesso dai passi, il numero di munizioni e medikit trasportabili, la resistenza ai danni e così via.


Ciò che non funziona

Ciò che non funziona del titolo lo ho già accennato qualche paragrafo più in alto. Nonostante Homefront: The Revolution giri su di un motore grafico collaudato come il Cryengine, esso non è assolutamente ottimizzato nelle versioni console e spesso e volentieri si hanno fastidiosi cali di frame che rendono l’esperienza poco fluida anche nel gameplay vero e proprio. Ciò è un vero peccato poiché il comparto visivo in sé è più che discreto, con texture di alta qualità ed effetti speciali spettacolari al punto giusto. Certo, la palette cromatica è spesso tendente al grigio ed alcuni ambienti risultano decisamente spogli e senza personalità, considerando però che è un titolo che parla proprio di oppressione la direzione artistica intrapresa da Dambuster Studios non è poi così fuori luogo. Solo discreta la componente audio la quale possiede un doppiaggio di buona qualità ed una colonna sonora decisamente sotto tono. 

Se si deve continuare a parlare di ciò che non funziona, una delle cose che meno convince è l’intelligenza artificiale: il livello di difficoltà di The Revolution è determinato infatti quasi interamente dal quantitativo di nemici presenti durante gli scontri e dai danni che essi infliggono. In più di un’occasione i soldati nord coreani agiscono in maniera completamente irrazionale ed anche i componenti della resistenza che possiamo assoldare nelle nostre fila non sono da meno; pensate che durante gli assalti agli avamposti nemici è molto più pratico agire in solitaria piuttosto che con una squadra al seguito. Se davvero volete testare le dinamiche cooperative ci sarebbe teoricamente il multiplayer online che però, allo stadio attuale, è più un abbozzo che una modalità fatta e finita. 


That boy is a monster… or not?

Homefront: The Revolution non è assolutamente il mostro che in molti vorrebbero farvi credere. Certo, di difetti ce ne sono eccome, basti pensare alla poca ottimizzazione su console, ai molti bug e all’intelligenza artificiale di scarsa qualità, di pregi però ve ne sono altrettanti al punto che questo FPS risulta essere comunque godibile in più di qualche frangente. Io personalmente mi son divertito a liberare la città di Philadelphia dagli oppressori nord coreani anche se ammetto di non essere esattamente un fan dell’esasperato patriottismo americano. Visto lo sviluppo travagliato, Dambuster Studios ha svolto un mezzo miracolo salvando dal baratro una produzione che ha del potenziale. Spero a questo punto che il supporto continui e che alcuni dei difetti elencati poco sopra possano essere definitivamente risolti.

PRO:- Atmosfere cupe ed opprimenti
- Level design ben realizzato
- Discreta varietà di situazioni
CONTRO:- Scarsa ottimizzazione
- IA non molto sveglia
- Gunplay che non funziona a dovere
DOOM - 2016 ( PS4 )L’altro grande FPS del momento. Un titolo frenetico ed adrenalinico, una vera perla!
Far Cry Primal ( XBOX ONE )Se cercate libertà d’azione e paesaggi mozzafiato il titolo Ubisoft è ciò che fa per voi.
VOTO FINALE6.5
SCHEDAGIOCO
Cover Homefront: The Revolution

Homefront: The Revolution

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Homefront: The Revolution2016-05-27 08:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/homefront-the-revolution-53629/Non tutte le ciambelle riescono col buco1020525VGNetwork.it