Hyper Light Drifter

Torniamo a recensire il gioco di Heart Machine, in versione console
Scritto da Mailil 04 agosto 2016
Hyper Light Drifter Recensione

Oramai dalla scena indipendente, soprattutto da quella parte che passa per Kickstarter, esce di tutto. Raramente però ho potuto mettere le mani su una cosa bella come Hyper Light Drifter, un atto d’amore verso l’adventure a 16 bit che trova il perfetto coronamento nella limited edition del titolo, la quale include una cartuccia per Super Nintendo del gioco (che no, non funziona davvero se la mettete in un SNES). Oltre l’atto d’amore c’è però il gioco: bello visivamente, bello nel design sonoro, bello nel gameplay e forte di una narrativa criptica ma fortemente capace di creare un mondo che sentiamo pulsare. In fondo trovate un votone, e ora vi spiego perché.


Una cosa che un po' si capisce e un po' non si capisce...

Un qualche tipo di catastrofe si è abbattuta sul mondo di Hyper Light Drifter. Delle enormi creature hanno camminato su quella terra, ma al momento in cui i gioco inizia non se ne hanno che resti. Una civiltà antica è stata distrutta da qualcosa di sconosciuto che ha portato con se dei giganti la cui epoca è già conclusa. Il protagonista del gioco non ha nome, ha delle visioni di questo passato, ha degli incubi non chiaramente definiti e tossisce perdendo sangue, e noi non sappiamo il perché. Questo è il filmato iniziale di un gioco che racconta se stesso senza proferire parola, affidandosi solo alla forza delle immagini e ad una narrazione portata avanti tramite dettagli sparsi per la mappa. Chi è il nostro protagonista, che sappiamo solo essere uno spadaccino molto abile? Chi sono i giganti? E le visioni, sono collegate alla malattia? Nulla ci verrà detto chiaramente. Alcuni NPC parlano per immagini, con sequenze di diapositive di impatto che riescono con pochi pixel a darci uno spaccato della loro storia. È un mondo abitato da animali antromorfi, quello di Hyper Light Drifter, ma non per questo è meno cruento. Sembra che gli antichi popoli che vivevano quelle terre siano impazziti, e si siano massacrati in lotte intestine. Anche portando a compimento il gioco non risultano chiari gli avvenimenti, spingendo così il giocatore alla speculazione e all’analisi certosina delle dell'ambiente. Perché quello che sentiamo forte sulle spalle, giocando, è il fardello della rovina di quel mondo.


Spade...

Per capire di che tipo di gioco si tratta Hyper Light Drifter basta pensare agli episodi di Zelda bidimensionali, semplificati sotto il punto di vista dell’esplorazione dei dungeon e sotto quello della risoluzione degli enigmi, qui meno impostati sul ragionamento e più sulla rapidità e la precisione di movimento. Potremmo speculare per ore su cosa il gioco di Heart Machine stia citando e su come lo stia facendo, ma vorrei portare avanti questa recensione senza darvi l’impressione che Hyper Light Drifter sia un gioco derivativo, perché non lo è, per quanto si avvicini ad una certa concezione di adventure perduta dall’epoca 16/32 bit che meriterebbe di essere riscoperta, soprattutto se i risultati sono questi.

Come appena detto, quindi, Hyper Light Drifter è un (action) adventure con visuale dall’alto. Verremo fin dall’inizio messi nella condizione di esplorare qualsiasi parte della mappa, senza alcun limite e senza aree impossibili da affrontare subito. Il titolo è infatti imperniato su un hub centrale dal quale potremmo spostarci verso i quattro punti cardinali, dove dovremo cercare quattro triangoli per area, e attivare un monolite, per poter finalmente sbloccare l’area finale. Come già accennato, non c’è un ordine corretto, dal momento che in nessun’area si sblocca equipaggiamento necessario ad proseguire nelle altre. Certo, alcune sono più impegnative, ma sono tutte perfettamente affrontabili senza nessuno dei pochi power-up che sarà possibile acquistare spendendo dei “punti abilità” che dovremo raccogliere come collezionabili. I potenziamenti infatti si limiteranno ad aggiungere nuove mosse, ad aumentare il numero di schivate consecutive o il numero di proiettili. Non è previsto quindi un aumento dei danni, dei punti salute, o qualsiasi cosa che faciliti il giocatore, lasciando quindi che il tutto dipenda, sempre, dalla sola abilità di chi ha il pad per le mani. 


...e pistole

Ci troviamo così per le mani un sistema che permette di schivare tramite un dash direzionabile, di colpire con la spada con combo di massimo tre colpi e di sparare con diverse armi da fuoco, ognuna delle quali avrà una quantità di proiettili inversamente proporzionale alla sua potenza. Se pensate di fare i camper, scordatevelo, perché i proiettili si ricaricano solo colpendo con la spada, quindi sarà necessario alternare i due tipi di attacco. Il sistema funziona alla grande, anche perché stranamente le armi da fuoco non sono depotenziate, anzi spesso e volentieri un colpo di fucile be assestato buon togliere un considerevole quantitativo di vita ai nostri avversari, e salvarci la vita. La schivata, invece, è necessaria anche per superare fasi che potrei definire in modo impreciso platform, essendo utile a passare da una piattaforma all’altra; ma non solo, perché la maggior parte degli enigmi ci richiedono di pensare poco e di essere rapidissimi nello spostamento.

Il sistema di combattimento, e mi riferisco soprattutto alle boss fight, è quello classico dei giochi dei tempi che furono: loro hanno tanti punti vita, menano come fabbri e si muovono seguendo degli schemi. Man mano che la loro vita decresce i loro pattern di attacco cambiano, così come spesso aumenta la loro velocità, rendendoci la battaglia più difficile. Ho letto molto in giro, in concomitanza con l’uscita PC, che il gioco aveva una difficoltà molto alta. Bene, non so se la versione console sia stata alleggerita sotto questo punto di vista, ma certamente non ho trovato momenti frustranti, solo battaglie con un tasso di sfida un po’ più alto delle altre, di cui riuscivo a venire a capo in massimo una decina di tentativi. I checkpoint sono poi molto generosi, ed è difficile ritrovarsi a dover ripercorrere chilometri per tornare laddove eravamo passati a miglior vita.


Un art direction stellare

Anche passando all’aspetto tecnico, Hyper Light Drifter continua ad essere un titolo sublime. La pixel art utilizzata dai ragazzi di Heart Machine riesce ad essere più efficace di qualsiasi lavoro tridimensionale nel tratteggiare gli ambienti di un mondo fermo nel tempo. Le sprite sono bellissime e magistralmente animate, così come il lavoro sulle ambientazioni è ineccepibile anche grazie a scelte cromatiche particolari che ricordano da vicino quelle effettuate da Gainax nel suo Neon Genesis Evangelion. La parte sonora, a sua volta, riesce a colpire il giocatore non tanto per la qualità delle musiche in senso stretto, perché probabilmente difficilmente avrete voglia di riascoltarle all’infuori del gioco, quanto per la perfetta integrazione di queste con il mood generale. Non sono bei brani da ascoltare stand alone, ma all’interno del titolo si mescolando perfettamente con le atmosfere sospese ed oniriche,con i loro tempi dilatati, a volte ai limiti del fastidioso.


Ancora a leggere? Avete comprato Hyper Light Drifter?

Il punto è però un altro, e quanto appena detto non gli rende giustizia. Perché Hyper Light Drifter è un gioco che ha una visione precisa di quello che vuole essere, riuscendoci. Un action adventure vecchio stampo, con un gameplay solidissimo che in nessun momento ha dato l’impressione di non essere calibrato perfettamente. Mette nelle mani del giocatore tutte le armi di cui ha bisogno fin da subito, e relega i potenziamenti a un "di più" per chi volesse essere creativo nell’approcciare le situazioni; perché è possibile avere un approccio diverso, combattere in modo diverso. C’è poi una storia di difficile comprensione, che fa delle sfumate sensazioni il suo cuore pulsante e che riesce a raccontarsi solo per immagini, creando un mondo e delle civiltà che riusciamo a percepire come ancora vive nonostante siano oramai state spazzate via dai venti della storia. Insomma, potrei continuare per secoli, ma il suggerimento migliore che posso darvi è questo: acquistate il gioco.

PRO:- Grande direzione artistica
- Gameplay divino
- Storia affascinante
CONTRO:- Nulla da segnalare
Titan Souls ( PS4 )Un gioco che per certi versi ricorda Hyper Light Drifter, soprattutto nell'estetica
Ori and the Blind Forest: Definitive Edition ( XBOX ONE )Generi diversissimi, ma sempre di tributi alla vecchia scuola di videogiochi, da team indipendenti
VOTO FINALE9.5
SCHEDAGIOCO
Cover Hyper Light Drifter

Hyper Light Drifter

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Hyper Light Drifter2016-08-04 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/hyper-light-drifter-54048/Torniamo a recensire il gioco di Heart Machine, in versione console1020525VGNetwork.it