Con l’uscita nei cinema italiani di Avatar, l’ultimo blockbuster di James Cameron, ne approfittiamo per proporvi la recensione del gioco relativo, James Cameron's Avatar: The Game, in realtà uscito mondialmente circa un mese fa. Avatar: The Game ci catapulta nel mondo onirico di Pandora, dove una popolazione nativa detta Na’Vi cerca di respingere con le loro poche forze l’oppressione degli invasori umani. Il gioco in questione non ripercorre le vicende del film originale, ma segue una propria linea narrativa che (come vedremo) potrà essere vissuta da due versanti opposti. La tradizione dei giochi tratti da film non è proprio delle migliori, sono pochi i titoli che si sono presentati al pubblico videoludico con buona qualità; molti purtroppo sono stati prodotti sotto la media, utili per il solito merchandising e nient'altro. Vediamo se Avatar: The Game si allineerà alla mediocrità o se proporrà qualcosa di finalmente divertente.
Pandora, gli umani e i Na’Vi. Eccovi il mondo di Avatar: The Game.
Il gioco comincia con la selezione del personaggio: possiamo scegliere tra 12 personaggi - uomini e donne - dei quali vedremo sia il vero volto umano sia quello dell’avatar corrispondente. Una volta scelto il personaggio, arriviamo subito in uno dei tanti campi base umani installati sul pianeta Pandora. Veniamo subito impegnati da dei semplici incarichi che ci aiuteranno a prendere confidenza con i comandi e con tutto ciò che occorrerà sapere. Molte utili informazioni, i tutorial, gli schemi dei comandi, delle armi e delle abilità disponibili saranno visualizzabili in un menu apposito chiamato Pandorapedia. Dopo circa un'ora di gameplay, dovremo operare una scelta, della quale non parliamo ovviamente, che stabilirà se affronteremo la campagna Na’vi oppure quella umana. Le differenze tra le due campagne di Avatar: The Game sono abbastanza evidenti: nei panni umani dovremo svolgere il nostro compito da bravi soldati, rispondere agli ordini, e combattere ogni tipo di ribelle nativo. Nei panni degli autoctoni di Pandora sarà nostro dovere ribellarci all’oppressione umana, respingendo gli attacchi e cercando un metodo per scacciare definitivamente gli invasori dal pianeta. Oltre a queste differenze di principio, ci sono delle varianti in Avatar anche dal punto di vista di gameplay. Nella campagna umana ovviamente dovremo affidarci alla potenza di fuoco delle armi più tecnologiche a nostra disposizione, il combattimento corpo a corpo è escluso in quanto i Na’vi su questo piano dominano, anche grazie alla loro stazza imponente. Oltre alla potenza di fuoco, potremo utilizzare quattro abilità, che potranno essere sostituite con altre che guadagneremo nel corso del gioco, come ad esempio il supporto aereo, una specie di disturbatore che stordisce i nemici, un’abilità curativa, eccetera. Dalla parte dei Na’Vi, quasi tutto si risolverà a livello di corpo a corpo, le armi disponibili sono molto rudimentali e vanno dall’arco alle doppie lame, passando per la mazza, il bastone, la balestra e una sola mitragliatrice di fattura umana, ma limitata nelle munizioni. Anche i Na’Vi sfrutteranno quattro abilità come ad esempio l’invisibilità, lo scudo, lo scatto ed altre che vi lasciamo scoprire.
Diciamo che questi sono i punti che differenziano le due esperienze in Avatar: The Game; purtroppo però dobbiamo sottolineare un grosso punto comune tra le due campagne, ovvero che entrambe non sono particolarmente divertenti. Da una parte la campagna umana offre un gameplay fin troppo frenetico, le armi non sono per nulla stimolanti e il sistema di puntamento è privo di qualsiasi tipo di zoom. La visuale è in terza persona, anche se i molti dettagli della vegetazione del pianeta concorrono troppo spesso a rendere confuso il combattimento, disturbando la visione dei nostri nemici. Inoltre la campagna umana risulta essere poco interessante a causa dello strapotere di fuoco che non ci permette di avere un po’ di sana competizione; c’è da dire, però, che l’utilizzo di qualche mezzo da guerra potrebbe riservare qualche interesse. I Na’Vi, invece, affidandosi alle armi bianche, si riassumono in una serie di pressioni dello stesso tasto, il combattimento ravvicinato non porta con sé alcun interesse se affiancato costantemente da una risposta di mitragliatrici e pistole. Il sistema di combattimento non inspira nessuna voglia di provare cose nuove, ma anche se fosse non potremo farle visto che non esiste nulla all’infuori di una sola triste combo. (ci aspettavamo da Avatar: The Game qualcosa di più sotto questo punto di vista)
Missioni ed esperienza.
Le missioni in Avatar sono strutturate come in un GdR, un personaggio ci darà il compito e noi dovremo completarlo. Tutte le missioni, in parole povere, si riducono al classico “Mi serve questo; ti dico dove trovarlo se mi prendi quest’altro…”, nulla di nuovo, dunque. I compiti saranno legati solamente alla campagna principale, non esisteranno obiettivi secondari con i quali spezzare un po’ lo scorrere della storia. L’unica strana alternativa che offre questo gioco è una specie di Risiko miniaturizzato nel quale (con i crediti accumulati durante il single player) potremo cercare di andare alla conquista del pianeta Pandora attraverso l’occupazione di tutti i territori scacciando le forze nemiche. Questo minigioco di Avatar: The Game consiste nel reclutare unità per poi attaccare i territori adiacenti ed assicurarsi la vittoria semplicemente mandando un numero ragionevolmente superiore di unità, tenendo in considerazione quelle che difendono quel territorio. Questo minigioco, oltre ad essere abbastanza noioso, risulta anche poco remunerativo visto che conferisce solo un po’ di esperienza da accumulare a quella del nostro personaggio nella campagna in singolo. In Avatar il nostro personaggio potrà accumulare punti esperienza completando le missioni, sbloccando automaticamente nuove abilità, armi e corazze, anche se in realtà solo pochi oggetti saranno effettivamente "nuovi" mentre gli altri saranno in prevalenza versioni potenziate di quelli già in nostro possesso.
Un pianeta da sogno.
La cosa veramente convincente sperimentata in Avatar: The Game è l’ambiente di gioco. Pandora è una location fantastica, i paesaggi (oltre ad essere immensi) sono assolutamente onirici, ispirano i più riusciti racconti sugli elfi e sulle creature magiche. Il pianeta è ricoperto totalmente da foreste, da strane piante e cascate altissime. Le rocce sospese tutt'intorno a noi conferiscono un senso di vastità notevole. Ogni cosa è caratterizzata da colori sgargianti, forti, ma allo stesso tempo rilassanti e mai troppo eccessivi. Da notare qualche buon effetto di illuminazione anche se la bellezza grafica non rimane sempre ad alti livelli, soprattutto scade nella qualità delle textures e nei modelli 3D. Pandora, sarai anche bellissimo, ma tutt'altro che esente da difetti.
James Cameron's Avatar: The Game purtroppo si allinea alla mediocrità sopraccitata. Pur non risultando insufficiente, cade in molti piccoli difetti che ne inficiano l’esperienza di gioco. Le due campagne ne aumentano la longevità che però non si attesta su livelli molto soddisfacenti visto che, una volta completato, difficilmente vi verrà voglia di rigiocarlo in futuro; nemmeno il comparto multiplayer attira particolarmente l’attenzione del giocatore. Avatar risulta essere dunque una sorprendente esperienza visiva, ma una carente esperienza di gioco.
Pandora è un ambiente meraviglioso, la flora e la fauna sono spettacolari mentre l’uso dei colori è evocativo. E' senza dubbio il particolare migliore di questo Avatar: The Game.
6
Nulla di particolare da segnalare, il doppiaggio italiano non è fantastico ma svolge il suo lavoro. Le musiche invece non svolgono un ruolo importante nel complesso tecnico.
6
Combattimento scialbo sia con le armi da fuoco sia con le armi bianche. Ubisoft poteva migliorare di molto Avatar sotto questo aspetto.
6.5
Le due campagne disponibili, il minigioco Conquista e il multiplayer servono a poco se non c’è una buona base di gameplay.