King's Quest

Il ritorno di una grande saga del passato
Scritto da il 05 maggio 2016
King's Quest Recensione

C'era una volta, nel 1984, King's Quest, particolare saga dal sapore fantasy, una avventura grafica che contribuì in modo determinante all'affermazione di Sierra Entertainment (Half Life, Gabriel Knight e Homeworld giusto per citarne alcuni) nel mondo dei publisher a cavallo tra gli anni '80 e '90. La saga originale è proseguita, con alterne fortune, fino al 1998. Ora, a cura di The Odd Gentleman e sempre sotto l'egida di Sierra, è tempo di tornare a vestire i panni di Grahamnelle mitiche terre di Daventry e scoprire se la magia è ancora efficace.


Una tecnica sopraffina

Prima di addentrarci nell'analisi di ognuno dei capitoli di cui questo titolo è composto, vale la pena spendere qualche parola generale sul comparto tecnico che tiene in piedi l'intero progetto King's Quest. Innanzitutto, la realizzazione tecnica è di pregevole fattura: i personaggi sono disegnati con un cel-shading dai tratti caricaturali ma mai eccessivi mentre i fondali propongono spettacolari textures coloratissime e rifinite in ogni dettaglio. Qua e là la telecamera inciampa (raramente) in oggetti in low-res ma davvero si tratta di roba di poco conto vista la qualità globale del comparto tecnico, supportato anche da una musica sempre adatta e avvincente, e da un doppiaggio (solo in inglese) perfettamente riuscito ed intonato alle atmosfere del gioco. Tutti i personaggi che incontreremo, protagonisti o comparse, presentano tratti ben definiti, personalità diverse, divertenti e caratterizzazioni del tutto particolari, contribuendo almeno in questa sezione a risollevare un po' la valutazione dell'intero gioco. Da segnalare qualche caricamento più lungo del previsto, dato che sostanzialmente si tratta di mappe piccole e piuttosto semplici da calcolare. La varietà degli ambienti si attesta su discrei livelli, alternando paesaggi sul tono da "foresta incantata" piuttosto che grotte percorse da fiumi sotterranei. Buoni anche i giochi di luce e le atmosfere in generale. Tirando le somme comunque si può tranquillamente dire che la sezione audio-video di questo nuovo titolo è una delle cose meglio riuscite.


Episode 1 - A Knight to Remember

A Knight to Remember, primo capitolo di una nuova serie che ne includerà in totale 5 più un epilogo, non poteva che iniziare così, con un tributo dal sapore di remake che colpisce al cuore i “vecchi” fan del gioco. Troviamo dunque il protagonista originale, Graham, ormai anziano che racconta alla nipote Gwendolyn di quando, anni e anni prima, fu inviato nella tana di un drago a recuperare uno specchio per conto dell'allora re di Daventry. Diciamolo subito, almeno per quanto riguarda questo primo capitolo, la nuova edizione di King's Quest appare più come un omaggio che come un nuovo gioco della serie seppure presenti delle novità per la verità piuttosto controverse. La trovata di inserire un Graham attempato che parla di sé stesso permette infatti di inserire cut-scenes, battute e commenti che rivelano parte della trama accompagnando al contempo lo svolgersi delle sezioni giocate; la scelta si rivela azzeccata finché pad alla mano non si passa all'azione vera e propria... e finché la cut-scenes, non skippabile, comincia a cadere nella trappola della prolissità.

Ridurre all'osso l'originale struttura “punta e clicca” per proporre un titolo nuovo ci può anche stare. Però puntare tutto sull'effetto nostalgia può rivelarsi un arma a doppio taglio; se questa scelta pagherà lo vedremo nei prossimi capitoli ma intanto in A Knight to Remember non è che la sfida e la varietà si sprechino. Graham deve superare le classiche 3 prove per dimostrare ancora una volta il suo valore, e per farlo si muove, in genere lentamente, attraverso un mondo fantasy curato e anche abbastanza evocativo, ma purtroppo un po' piatto e indubbiamente troppo facile da affrontare. Gli enigmi sono risolvibili in brevissimo tempo ed in caso di difficoltà ci basterà gironzolare nei paraggi per veder comparire il menù degli item ad indicarci qualcosa di afferrabile o di interattivo, il che di fatto rappresenta la totalità del “punta e clicca” del gioco. Dello stesso tenore anche le rare sezioni stealth dove, a dirla tutta, nascondersi è ancor più facile che risolvere uno dei vari rompicapi dispersi per i livelli. Fortunatamente il gioco prevede auto-save nei punti critici, consentendo dunque in caso di game over di ripartire quasi sempre nel punto dell'ultimo enigma affrontato o comunque molto vicini. Curiosamente però gli sviluppatori devono aver pensato che per vivacizzare questa sequela poco impegnativa di mini-quest fosse necessario snaturare ulteriormente il gioco, ed ecco quindi che troviamo anche delle escursioni nell'action puro, simpatiche ma piuttosto stonate rispetto al resto del gioco. A tutto ciò si aggiungono una dose di back-tracking troppo pronunciata e una scarsa varietà di oggetti con cui interagire; una somma di cose che fonde il gameplay in una strana mescolanza di genere, senza che nessuno prenda il piglio deciso del King's Quest originale.

King's Quest - Episodio 1 Voto 3/5


Episode 2 - Rubble without a Cause

Rubble without a cause è il secondo capitolo della serie remake/reboot del classico di Sierra King's Quest e purtroppo non ha il piglio di quello iniziale, autore di un discreto esordio. Questa seconda avventura arriva sulle nostre console all'incirca 6 mesi dopo la precedente ma spiace dirlo, in tutto questo tempo pare che The Odd Gentleman si sia concentrata più a mantenere quanto di buono c'era in A Knight's Quest piuttosto che migliorare qualche aspetto poco convincente, col risultato che se da un certo punto di vista la relativa bontà del titolo rimane, dall'altro sà inevitabilmente di già visto.

Innanzitutto i livelli di gioco sono assolutamente privi di varietà, sopratutto perchè ce ne è uno solo, una cittadella/prigione sotterranea popolata da goblin che hanno rapito ed ingabbiato Graham ed alcuni dei suoi amici. Location senz'altro curata, divisa su più livelli ed ispirata, con una buona varietà di posti da esplorare ed i consueti enigmi da risolvere per proseguire, ma come vedremo non del tutto convincente. In Rubble without a cause Graham può muoversi liberamente per le prigioni, e dovrà seguire più di una quest per ottenere l'aiuto necessario a proseguire nel gioco, interagendo con i vari conoscenti imprigionati e soddisfando alcune necessità. Proseguendo nelle varie quest è interessante vedere come le scelte di Graham influenzeranno le vicende degli altri prigionieri ed a questo punto, spoiler-free, è augurabile che certe biforcazioni della trama abbiano conseguenze anche nei futuri capitoli. In tutto ciò il nostro eroe si muove in livelli come dicevamo sotterranei e purtroppo monotematici e monocromatici, realizzati con la stessa cura grafica del primo capitolo ma essenzialmente noiosi a vedersi, sebbene gli sviluppatori abbiano sparso un po' ovunque funghi, piccoli vegetali e animaletti luminosi in grado di ravvivare un poco l'ambiente.

Tutto questo capitolo però accentua troppo alcuni difetti del predecessore, uno su tutti l'eccessiva facilità: Graham è debilitato dalla prigionia, fatto che ha una ripercussione diretta sul gameplay, e quel poco che riesce a fare poco ci manca che venga spiegato dal gioco stesso... Si entra nella stanza A, inutile se non per una sedia di legno, si girovaga un poco incontrando enigmi temporaneamente irrisolvibili, finchè si arriva alla stanza B dove c'è un tizio a cui serve guardacaso legna da ardere, e poi via da capo con il nuovo oggetto appena ottenuto dal tizio del falò. Si potrebbe anche pensare che le quest a tempo ottenuto dagli amici imprigionati siano un incentivo a riflettere più velocemente, ma in realtà Rubble without a cause finisce per durare la metà, ed una metà abbastanza noiosa, del precedente.

Una nota positiva arriva dal gameplay, purificato ora da quelle sezioni action ed FPS di A Knight's Quest che poco avevano a che fare con il resto del capitolo e con l'atmosfera del gioco in generale. Vengono confermata la bontà del comprato video e della narrazione, sopratutto nella parte iniziale piuttosto spiritosa e nel modo in cui il vecchio Graham racconta ai nipoti le sue avventure di gioventù e comunque Cristopher Llyod che doppia Re Graham da anziano è imperdibile. Quindi se vi è piaciuto il primo capitolo, tutto sommato giocherete volentieri anche questo (magari e sopratutto quando calerà di prezzo) dove il giocatore ha maggior libertà di esplorazione e gli enigmi seppur lineari comportano un minimo di riflessione in più.


Episode 3 - Once Upon a Climb

Ed eccoci dunque arrivati al terzo capitolo di King's Quest, nella fattispecie Once Upon A Climb. Abbandonati i recessi cupi e anche piuttosto noiosi di Rubble without a cause, riprendono le avventure di Re Graham in quel di Daventry, un personaggio finalmente libero da quegli odiosi livelli sotterrani. E diciamo subito che il “finalmente!” è d'obbligo, ma sopratutto è bello poterlo dire. Once Upon A Climb infatti è un ritorno allo stile del primo episodio ma con alcune minuziose correzioni che lo rendono in assoluto il migliore dei tre fin'ora realizzati. Partiamo con il doppiaggio: i giochi di parole di Re Graham sono più riusciti che mai (potrete aiutarvi anche con i sottotitoli per capire come gioca su certe pronunce e certi accenti) e le voci sono certamente le più ispirate della serie. Sullo stesso piano ritroviamo quella colonna sonora udita a tratti in A Knight To Remember, capace di donare una atmosfera fiabesca e rilassante sia al gameplay che al mondo di gioco, da segnalare inoltre anche un paio di tracce tributo al gioco originale pubblicato da Sierra tra gli anni '80 e '90. In questo terzo capitolo lo scopo di Re Graham sarà incontrare il suo grande amore: chi è la futura regina e come farà il buon Re a conquistarla sono tutte cose prettamente legate alla trama e che quindi non andremo a rivelare, sappiate comunque che Once Upon A Time è tra i 3 quello con la storia più completa e meglio raccontata; manca un po' di incisività quando si tratta di far pesare alcune decisioni prese durante il cammino, ma in ogni caso la narrazione rimane una spanna sopra le altre.

Ricordiamo che è lo stesso Re Graham ormai vecchio a raccontare la sua storia (molto personale in questo caso) alla giovane nipote Gwendolyn ed in questo capitolo gli sviluppatori di The Odd Gentleman hanno apportato una correzione molto importante: la memoria del vecchio Graham fa cilecca. Questo significa che un livello inizia con un certo ricordo ed attraverso le azioni del giocatore, tale ricordo si modifica e consente a Graham di ripercorrere i suoi passi con ricordi più completi o diversi da quello originale: in termini pratici ogni enigma è legato a degli oggetti ma contrariamente a prima sarà l'ordine di utilizzo degli stessi a far evolvere il ricordo e condurre o meno alla soluzione del puzzle. Una bella variazione, che finalmente svincola King's Quest dalla precedente interazione molto lineare di una necessita' a cui corrispondeva sempre un oggetto. Ulteriore chicca in tutto questo, a seconda della parte di ricordo che stiamo vivendo, Re Graham cambierà la sua apparenza mostrandoci tutti gli aspetti fisici tipici della giovinezza e del passaggio ad uomo adulto. Il tutto supportato da una grafica anch'essa più ispirata delle precedenti, con panorami un poco più ampi, ricchezza di colori nella vegetazione e d in generale in tutti gli ambienti circostanti, ottime animazioni per quel che riguarda Graham stesso ed infine il buonissimo cel-shading cui il gioco ci ha fino ad ora abituato. Una ulteriore prova della bontà del lavoro svolto da The Odd Gentleman si ha riguardo l'introduzione nella serie altri personaggi, molto ben realizzati sia per carattere che per indole. Altra grande novità, è stato notevolmente ridotto il backtracking (circa 3 ore di gioco la longevita' totale) che tanto aveva afflitto i capitoli precedenti, mentre rimangono alcune sezioni action a tratti irritanti visto che in caso di game over toccherà ripeterle dal principio. In ogni caso Once Upon A Climb è per ora il miglior titolo della serie: enigmi meno numerosi ma più completi, supportati da un narrazione di prim'ordine e da un sistema di scelte (anche se non del tutto convincente) rendono finalmente Re Graham degno del suo illustre antenato.

COMMENTO

Episodio dopo episodio mi addentrerò nel fantastico mondo di Daventry e vi racconterò le mirabolanti avventure di Graham, con i suoi vividi ricordi del passato. Ogni episodio avrà un suo voto che, a saga completata, darà luogo al voto completo di King's Quest. Per questo motivo qui sotto non vedete i voti parziali e quello globale... solo alla fine tireremo le somme e pertanto continuate a seguirci.

GRAFICA:
SONORO:
GIOCABILITà:
LONGEVITà:
VOTO FINALE-
PRO:
CONTRO:
Homeworld Remastered CollectionSe vi va un tuffo nel passato non c'è niente di meglio che riprendere in mano il buon Homeworld, nella sua edizione rimasterizzata.
Another Code: Two MemoriesLo sapete che anche Nintendo si è cimentata nel mondo dei punta e clicca? Se avete a disposizione un Nintendo DS vi consigliamo questo gioco.
SCHEDAGIOCO
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