Mass Effect

Mass Effect: un colossal della fantascienza.
Scritto da Mail@ BlackDukeITAil 11 febbraio 2010
Mass Effect Recensione
E' doveroso fare una piccolissima introduzione a quest'articolo. L'autore, l'encomiabile Edoardo Rasciti, ha voluto stendere una sorta di "Recensione-Speciale" sul gioco, complice la mancanza della valutazione ufficiale del titolo da parte di VGN - eravamo in via di sviluppo quando esso vide la luce - e l'imminente uscita del secondo episodio. Non mi resta che augurarvi una buona lettura. 
Piero "Meghar" Frassu
Quando i videogiochi incontrano i romanzi.È vero, è passato un bel po’ di tempo - più di due anni – dall’uscita di Mass Effect su X360. Ma visto che il sequel è appena uscito (e la nostra recensione non tarderà ad arrivare, fidatevi), ci sembrava giusto andare a riesaminare il primo capitolo, nei suoi pregi e nei suoi difetti, facendo particolarmente attenzione a questi ultimi.Prima di iniziare, necessito di fare una piccola premessa: la seguente è l’opinione del tutto personale di un fanatico della fantascienza. Quindi non vi preoccupate se farò riferimento a film o libri appartenenti a questo genere. In secondo luogo, la versione sulla quale si basa l’articolo è quella PC, uscita qualche mese dopo il titolo X360 (nel periodo nel quale Bioware è stata acquisita dal colosso EA), convertito da Demiurge Studios. I cambiamenti sono davvero minimi, ma è giusto per dovere di cronaca.

L’universo di Mass Effect.

Partiamo dall’inizio: Mass Effect è a tutti gli effetti un action rpg, anche wrpg (la w sta per Western), con una ambientazione fantascientifica sviluppato da un team che, da Baldur’s Gate a Kotor, ha praticamente scritto la storia recente degli rpg occidentali. Stiamo parlando di Bioware, software house da sempre capace di catturare milioni di fan con i suoi prodotti curati sotto ogni minimo particolare. La trama, il background, il cosiddetto “lore” hanno sempre ricevuto una attenzione particolare dai ragazzi di Bioware. E Mass Effect, ovviamente, non è da meno. Basti pensare che la creazione dell’universo di gioco (e non) è iniziata contemporaneamente all’uscita di Kotor nei negozi, ovvero nel 2003. Da allora, svariati scrittori, designer e artisti si sono messi all’opera nella costruzione di un universo fantastico e allo stesso tempo assolutamente credibile.Risulta inevitabile fare un paragone con i grandi classici della fantascienza, e in particolare con la trilogia (poi allargata a eptalogia) di Isaac Asimov, scrittore a cui si può tranquillamente attribuire la nascita della fantascienza “galattica”, ovvero proiettata al di fuori della Terra e del Sistema Solare.Mass Effect è ambientato nel 2183, alcuni decenni dopo la scoperta da parte dell’umanità di una tecnologia aliena su Marte. Questa tecnologia, il “Mass Effect” che da il nome al titolo, permette spostamenti ultrarapidi da un punto all’altro della Galassia. Questo elemento è evidentemente in accordo con la maggior parte della fantascienza “classica”: la nascita del volo spaziale è fondamentale per aprire nuovi orizzonti alla razza umana; c’è sempre un progresso tecnologico alla base della fantascienza, spesso proprio la scoperta di una tecnologia “aliena”.Ma già da questi elementi iniziali si possono notare alcune importanti differenze: prima di tutto, il Mass Relay, applicazione pratica dell’ “effetto massa”, altro non è che una specie di cannone che letteralmente spara le astronavi da un relay all’altro. Nell’universo di Mass Effect, quindi, non si è sviluppato un motore capace di fare l’ormai celebre “salto a velocità luce”, reso classico da film come Star Wars, telefilm come Star Trek e dai romanzi dello stesso Asimov. La presenza dei Mass Relay non permette una libertà totale di movimento. La distruzione di un Relay lascerà quella zona della galassia separata dal resto. Come scoprirà poi il giocatore, questo fattore è di decisiva importanza a livello di intreccio narrativo.In secondo luogo, è interessante notare come Bioware e Asimov abbiano preso strade diametralmente diverse sulla “popolazione” galattica. Sotto questo punto di vista, Asimov è più “scientifico”: come è suo solito, infatti, egli cerca sempre di far combaciare la fantascienza con la scienza vera e propria. La psicostoria, fulcro centrale dell’opera dello scrittore americano, altro non è che una nuova “scienza” capace di prevedere il comportamento delle masse (tema tipico della fantascienza post-seconda guerra mondiale) basandosi su equazioni matematiche attentamente dimostrate, così da poter prevedere, entro certi margini d’errore, il futuro. Questo rappresenta solo un esempio della tendenza di Asimov a non contraddire la scienza attuale, ma ad ampliarla, trovando nuove applicazioni, permettendosi poche concessioni.Ciò è evidente, per tornare in argomento, in come lo scrittore rappresenta la galassia. La specie umana è infatti l’unica a essersi evoluta sufficientemente da sviluppare il viaggio spaziale, e ha di conseguenza colonizzato tutti i pianeti abitabili che ha incontrato, andando poi a costruire un vero e proprio Impero Galattico. Perfettamente in accordo con le leggi dell’evoluzionismo Darwiniano. Mass Effect prende tutta un’altra direzione, più semplice, più fantasiosa, meno rischiosa, ma non perciò meno interessante: la razza umana infatti non è sola, anzi, è l’ultima ad aver trovato e utilizzato la tecnologia dei Mass Relay. La galassia messa in piedi da Bioware è popolata da tutta una serie di razze, tre delle quali, Asari, Salarian e Turian, le più importanti, costituiscono il Consiglio della Cittadella, massima forma di governo. Non è ben chiaro come questo governo sia strutturato, o se sia o meno esteso a tutta la galassia. La razza umana, tipicamente arrogante, è comunque malvista, e deve ancora guadagnarsi il suo posto ai piani alti del comando. Ovviamente, spetterà al Comandante Shepard, impersonato dal giocatore, portare onore e gloria alla razza umana intera.Interessante è anche il paragone che si può fare sul passato della galassia: nell’universo di Mass Effect, la galassia era governata in precedenza da una misteriosa razza di cui si sa poco o nulla, i Prothean, che ha lasciato in eredità tutta la tecnologia sviluppata, pur essendo sparita dalla circolazione. Similmente, si può dire che il passato dell’universo di Asimov sia la Terra stessa e l’umanità ai suoi albori. “Da dove viene la razza umana? Dove si trova la Terra?”, sono domande frequenti dei protagonisti dei romanzi. C’è da considerare che la trilogia di Asimov è ambientata diversi millenni avanti a noi, e quindi il “dimenticarsi” del pianeta d’origine può essere già più credibile, nonché costituire un elemento assolutamente innovativo e coinvolgente per il lettore. Ma il passato messo in piedi da Asimov è anche costituito dai robot, ormai scomparsi, ma che continuano sotto sotto ad essere presenti. Similmente, in Mass Effect trovano posto i Geth, macchine senzienti tornate alla ribalta grazie all’intervento del cattivo di turno, Saren, il migliore Turian della galassia.Il rapporto uomo/macchina diventa perciò uno dei temi portanti della trama di ME, oltre a rappresentare una delle tematiche più comuni della fantascienza. Come non pensare alla trilogia di Matrix e l’infinito ciclo di distruzione, tra uomo e macchine, che deve essere rotto dall’eletto (ma qui non ci addentriamo oltre per non spoilerarvi nulla di Mass Effect)? Ma anche la simbiosi uomo-macchina, incarnata in questo caso da Saren, ricorda molto da vicino una figura ormai storica del cinema, ovvero quel Darth Fener, mezzo uomo e mezzo macchina, il miglior jedi della galassia prima che voltasse le spalle al suo maestro.In Asimov i robot trovano un posto particolare – ricordiamoci che le cosiddette “tre leggi della robotica” non sono state inventate da qualche ingegnere robotico, ma sono opera letteraria di Asimov stesso! – e nella trilogia il tema uomo-macchina viene trattato in un modo leggermente diverso, ovvero come simbiosi totale, di robot nel corpo credibile di uomo. E i robot si sa, sono più logici degli umani, pur non provando alcun sentimento. In definitiva: sì, i robot di Asimov sono protagonisti positivi della vicenda, a differenza dei Geth proposti da Bioware, ma le leggi, si sa, sono fatte per essere infrante…Per finire il confronto, una piccola chicca: uno dei sistemi stellari inventati da Bioware prende il nome di Terminus, diretto riferimento alla trilogia di Asimov, dato che lo stesso Terminus è uno dei pianeti più importanti a livello narrativo, attorno al quale si svolge gran parte della vicenda. Bioware deve aver ringraziato il defunto scrittore americano dei tanti spunti forniti, e di aver dato così tanto alla fantascienza e a tutti i suoi lettori. Me compreso.

Un comandante, una nave e una missione (personalizzabile).

Nonostante le fattezze del comandante siano ormai diventate famose (pur non colpendo per nessun particolare motivo), il gioco propone subito un ampio editor nel quale modificare ogni particolare del protagonista, compresa la sua storia passata, andando di conseguenza ad influire sul suo carattere, sul suo essere più o meno “Esemplare” o “Rinnegato”. Insomma, per una volta il personaggio “standard” è qualcosa più di un semplice avatar, e non ci si fa problemi a scegliere lo Shepard impostato di base dal gioco. Sempre nelle fasi iniziali è possibile scegliere la classe di appartenenza del personaggio, la quale consentirà di utilizzare determinate abilità ma ne escluderà definitivamente altre, non permettendo quindi un secondo re-incrocio: le classi intermedie sono perciò caldamente consigliate, permettendo di ottenere poteri misti, così da poter variare la propria strategia d’attacco a seconda della situazione.Ma Shepard non sarà solo nella sua avventura: ad accompagnarlo ci sono altri sei personaggi, rappresentanti di varie razze aliene, ognuno con le sue abilità di combattimento, ognuno con un background più o meno studiato, oltre alla bellissima astronave Normandy, fondamentale per girare in lungo e in largo la galassia intera.Il modo in cui l’intreccio narrativo si svolge è a dir poco unico, nonché uno dei punti di forza del gioco. Tutto ciò è merito del sistema di dialogo sviluppato da Bioware, che permette uno svolgimento “ad albero” della conversazione, con frasi più o meno adatte alla situazione, con periodi resi possibili solo da determinati livelli di Persuasione e Carisma o da risposte precedenti. Attraverso i dialoghi, forse addirittura più che attraverso il combattimento, si decide il fato della galassia.Il vero cuore del titolo e della sua componente narrativa sta nella ottima possibilità di personalizzazione della trama stessa: spesso difatti il giocatore sarà messo di fronte a scelte – alcune più forzate di altre – che vanno a cambiare nel profondo lo svolgimento del resto dell’avventura. E non solo. Difatti le scelte prese nel corso del gioco che, forse è il caso di ripeterlo, vanno ad incidere profondamente sullo svolgimento e sul finale della trama, nonché sul rapporto con i vostri commilitoni, sono poi “trasportabili” direttamente su Mass Effect 2, andando così a modificare tutta una serie di eventi e opportunità. In questo modo, non solo ogni giocatore avrà una sua esperienza del primo capitolo, ma da lì andrà a costruire le basi per la trama dell’intera trilogia, che si completerà nei prossimi anni con la fine della trilogia. Le scelte così guadagnano di importanza, perché il giocatore sa benissimo che le sue azioni avranno risvolti futuri: i personaggi morti certamente non torneranno in vita nel prossimo episodio.Per avere questa possibilità di “apertura” nei confronti delle scelte dei giocatori va però sacrificato qualcosa. In questo caso, viene sacrificata la profondità caratteriale del comandante Shepard, dato che sarà il player stesso a deciderne il comportamento. Perciò, un personaggio comunque interessante come il comandante risulta un tantino spento, almeno tanto quanto sotto il controllo del giocatore che riesce tranquillamente ad impersonarlo, sentendosi parte della trama.In più, sono state per causa di forza maggiore sacrificate le cut-scene, tutte realizzate con il motore grafico del gioco (dato che i componenti della squadra che vi accompagnano nella missione sono due per volta, e sta a voi la scelta, non c’era modo di creare cut-scene elaborate per ogni singola combinazione di personaggi) e che risultano spesso goffe, brevi e generalmente poco chiare, nonché poco epiche.
Ecco è forse proprio questa la più grande mancanza di Mass Effect: il senso di epicità dell’azione, quello capace di far venire la pelle d’oca al giocatore, è presente nella trama, nell’azione, nel – concedetemi il termine – “humus” del gioco, ma fatica ad uscire allo scoperto, rimanendo come in secondo piano. La causa di ciò, oltre alla generale assenza e pochezza delle cut-scene, è anche demerito di una colonna sonora che si fa fatica a sentire, se non nelle fasi finali del gioco. In più, le espressioni facciali, per quanto curate (specialmente nelle razze aliene che risultano del tutto credibili), non trasmettono poi granchè. Questo è sempre dovuto al fatto che Shepard, in ogni situazione, va considerato come “standard”, impassibile, e spetta poi al giocatore prendere una posizione.Facendo un paragone forse ingiusto con Metal Gear Solid 4, titolo che personalmente ho amato alla follia, è evidente la differenza. Le espressioni facciali, i dialoghi, le musiche. Tutto è più curato, e trasmette chiare emozioni che arrivano dritte al giocatore. Mass Effect risulta più piatto invece, tutto improntato sul ragionamento: “Mi converrà fare questa scelta? Quali saranno le conseguenze?”. Il comandante Shepard ha ben poco tempo per le emozioni.Se si volesse fare un’altra critica, si potrebbe anche dire che, se non si portano a termine le missioni secondarie, comunque di poco interesse e spesso ripetitive, il gioco sembra correre troppo in fretta. Prima della fine, non saranno più di 5 o 6 i pianeti esplorati (e quindi le ambientazioni visitate). Dato che Bioware ha speso così tanta energia nella creazione di un mondo (anzi, una galassia) così vasto, forse sarebbe stato più piacevole avere una maggiore varietà di ambienti nel corso della storia. Ma si sa, i lavori Bioware sono da sempre fortemente story-driven, e il lavoro fatto in questo Mass Effect, pur con i sopracitati difetti, riesce comunque a catturare il giocatore, più per una responsabilità psicologica che per un vero e proprio attaccamento emotivo, dall’inizio alla fine.

RPG? TPS? WRPG!

Passando ad analizzare il gameplay, l’opera Bioware è tranquillamente ascrivibile al genere WRPG, ovvero Western-Rpg. In sostanza, si tratta di uno sparatutto in terza persona con un accento (più o meno marcato) sulla componente ruolistica e sulla strategia.Come detto in precedenza, la scelta della classe influenza notevolmente i poteri a disposizione, forse addirittura troppo, tanto da escluderne alcuni per sempre. Personalmente avrei preferito uno sviluppo del personaggio più aperto, lasciando al giocatore la libertà di sviluppare abilità di altre classi, pur con qualche tipo di “malus”. Ma anche questo è un orientamento tipico di Bioware (basti vedere anche il recente Dragon Age: Origins), e difatti si ha un gameplay apprezzabilmente diverso per ogni singola classe, incentivando il re-play (annullando, così facendo, la sensazione di “unicità” delle scelte prese con il primo save). Generalmente, si possono identificare tre classi base, ognuna specializzata esclusivamente in una particolare branca, ovvero soldato, tecnico (capacità di disattivare le armi e gli scudi nemici, una sorta di “mago bianco” dei jrpg) e biotico (infligge danni o intrappola i nemici usando i poteri derivati dal Mass Effect, il “mago nero” dei jrpg); in più, sono presenti altre tre classi intermedie per ogni combinazione possibile.La squadra che affronterà ogni missione prevede, oltre al comandante Shepard controllato dal giocatore, anche altri due soldati, scelti tra sei messi a disposizione (andando ovviamente avanti nella trama) da Bioware, ognuno con le sue abilità peculiari. Durante le fasi di combattimento, ognuno pensa un po’ per sé, ma è possibile in ogni momento bloccare l’azione, scegliere quali poteri far usare agli alleati e contro chi, per poi tornare al combattimento.Il sistema funziona e, nonostante qualche difficoltà iniziale, diventa ben presto pratico e fondamentale. I punti esperienza che si ottengono per ogni uccisione sono “in comune”, e questo fa diminuire la difficoltà del lato da rpg puro di Mass Effect. In pratica, tutti gli elementi della squadra, anche quelli lasciati a bordo della Normandy, sono costantemente allo stesso livello, annullando ogni possibile necessità strategica di turn over del team come succede solitamente nelle produzioni orientali.Una piccola critica va mossa alla difficoltà del gioco, forse troppo in salita nelle prime fasi, andandosi poi appiattendo dopo la metà del gioco, boss fight compresi. In più, si ottengono armi e potenziamenti, oltre che saccheggiando casse varie, anche semplicemente uccidendo i nemici. Il sistema sembra bilanciato male, dato che la quantità di armi raccolte raggiunge presto una cifra incredibile, e grazie all’assenza di un sistema di peso (presente ad esempio nel recente Fallout 3) si possono portare fino a 150 oggetti con sé, senza farsi troppi problemi. Stesso discorso vale per i soldi, che vengono assegnati anche per semplici uccisioni e che dopo poco risultano in sovrabbondanza e, soprattutto, inutili. Eh già, nella mia avventura nell’universo di Mass Effect, avrò comprato sì e no tre oggetti dai mercanti, rivendendo la moltitudine di fucili d’assalto conquistati e ottenendo un cospicuo gruzzoletto assolutamente inutile.In più, gli ambienti di gioco sono tutto sommato spogli. Ok che siamo nel futuro e tutto deve essere terribilmente sci-fi minimal, però un qualche oggettino che si muovesse durante gli scontri, giusto per mostrare la bontà del motore fisico, ce lo potevano mettere.In definitiva, la parte ruolistica applicata al combattimento funziona alla grande, pur non essendo immediata, mentre quella esterna all’azione, del salire di livello, del comprare oggetti, armi, armature e quant’altro, risulta forse fin troppo semplificata. Mass Effect 2 continuerà su quest’onda?

Tecnica Biotica.

Passando ad analizzare il comparto tecnico, non sorprende come il titolo regga tutto sommato bene il confronto con titoli più recenti. A fianco di una resa dei volti eccezionale (pur con le già dette mancanze), si stagliano ambientazioni credibili e affascinanti, trasudanti fantascienza da ogni angolo, anche se piuttosto povere nella loro composizione. I nemici sono dotati di una buona caratterizzazione, anche se tenderanno dopo poco a ripetersi fin troppo, solo con alcune piccole differenze cromatiche o di statura. Gli effetti di luce hanno ricevuto una particolare attenzione, sia quelli riferiti ai laser delle armi, sia quelli propriamente dovuti all’illuminazione degli ambienti (vedere un sole blu tramontare su un pianeta roccioso è un’immagine da cartolina).Il comparto sonoro vanta un doppiaggio da oscar (e data la mole di linee di script, il lavoro risulta ancora più stupefacente), affianco ad una colonna sonora assolutamente deludente, che non risalta mai se non nel finale.

Il viaggio di Shepard, parte I.

In definitiva, questo Mass Effect risulta un titolo assolutamente consigliato a qualsiasi fan della fantascienza, letteraria o cinematografica che sia, dato che è uno dei pochi titoli che, da solo, riesce a creare un universo vivo e vibrante, pieno di fascino e di segreti. Per gli altri rimane un titolo assolutamente riuscito, completo e profondo. Una volta immedesimati nel comandante della Normandy e nelle responsabilità che gli spettano, sarà difficile uscirne fuori. Il lato rpg, per quanto comunque efficace, soffre di alcuni problemi, soprattutto di bilanciamento, che speriamo vengano risolti nel sequel.Che effetto avranno avuto le scelte prese nel primo episodio sul fato della galassia? Non siete ansiosi di scoprirlo?
COMMENTO
Mail@ BlackDukeITA
È senza ombra di dubbio il miglior videogioco ambientato nell’universo letterario della fantascienza che io abbia mai giocato.
GRAFICA:9Regge ancora il confronto con i titoli moderni, e vuol dire molto. Una intera galassia rappresentata in maniera superba.
SONORO:8.5Il doppiaggio da oscar si accompagna ad una colonna sonora troppo debole. Bisogna porre rimedio.
GIOCABILITà:9Inizialmente difficile da comprendere, un misto tra TPS e RPG che sa, una volta compreso, regalare grandi emozioni. Peccato per il lato ruolistico non al top.
LONGEVITà:9Mondi di gioco davvero estesi e ben ricreati. L’avventura principale sembra correre troppo in fretta (in una dozzina di ore si finisce), assieme anche ad alcune missioni secondarie non troppo varie. Ma il resto è ottimo.
VOTO FINALE9
PRO:- Una galassia nelle vostre mani.
- Trama e personaggi ben realizzati.
- Scelte influenti sulla trama.
CONTRO:- Colonna sonora scarsa.
- Lato Rpg con qualche difetto.
- Il senso di epicità dov’è?
Dragon Age: Origins (PC)Sviluppato dalla stessa Bioware, cambia completamente ambientazione ma ritrova la sua forza da RPG.
Star Ocean: The Last HopeTitolo che condivide in qualche modo l’ambientazione di Mass Effect, sotto però una dura scorza da JRPG.
SCHEDAGIOCO
Cover Mass Effect

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