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Medal of Honor (PS3)

Medal of Honor (PS3)
Informazioni Medal of Honor
7.5

Recensione Medal of Honor  Scritto da: Matteo "Malfa" Malfatto | Data: 2010-10-30

EA ci mostra la sua versione della guerra

La famosissima serie di sparatutto Made in EA, Medal of Honor, dopo aver ispirato in molti giocatori l’amore per gli FPS, ritorna con un nuovo capitolo che ha l’obiettivo di far rinascere un brand, che con i suoi ultimi esponenti, aveva in qualche modo perso gran parte del suo splendore.
Abbandonata definitivamente l’ambientazione della seconda Guerra Mondiale, il nuovo Medal of Honor prende vita in quel dell’Afghanistan ai giorni nostri.
Vediamo dunque come si è comportato il nuovo titolo EA alla prova del nove dei molti fan sparsi per il globo.


Campagna single player. Chi ha detto Call of Duty?

Questo titoletto si riferisce, purtroppo, alla consuetudine ormai radicata di comprimere all’inverosimile l’esperienza single player all’interno di quelle che variano tra 4 e 5 ore di gioco. Danger Close non ha fatto altro che allinearsi alla norma sfornando una campagna che, seppur molto veloce ed intesa, dura al massimo 5 ore, esattamente come le ultime incarnazioni di Call of Duty, le quali però puntano quasi tutto sulla longevità del multiplayer, ma di questo parleremo in seguito.
In Medal of Honor (proprio come in Modern Warfare 1-2) prenderemo le parti di diversi soldati, tutti impegnati sul fronte afghano, ma specializzati in diversi tipi di operazioni e di battaglia. Per l’esattezza ci troveremo in quattro situazioni differenti: nel Ranger detto ‘Rabbit’ che svolge operazioni di squadra con altri tre compagni, nel cecchino Deuce, nel pilota di Apache ‘Hawk’ per una sola missione, ed infine nello specialista di armi pesanti Dante Adams.
La maggior parte delle missioni saranno svolte nei panni di Rabbit, mentre gli altri faranno delle “comparse” di, al massimo, un paio di missioni.
Come in qualsiasi altro gioco di guerra moderna non esisterà una vera e propria trama da seguire, anche se non mancheranno video di narrazione che conferiscono al giocatore un maggiore senso di coinvolgimento nella battaglia mentre spiegano rapidamente da quali motivazioni nascono le missioni. Da questo punto di vista, dunque, non aspettatevi grandi cose.
Dovendo controbilanciare la breve vita della campagna, gli sviluppatori hanno fatto in modo di farcire le missioni con azioni variegate, con ambientazioni differenti, mantenendo sempre un livello di azione elevato, dando dunque la sensazione di aver giocato per molto più tempo di quello effettivamente trascorso. In verità, in MoH, le missioni scorrono abbastanza agevolmente, non ci sono momenti di stanca, il livello del combattimento è sempre elevato e gli obiettivi si susseguono molto velocemente.
Dato che Medal of Honor è e sarà il principale concorrente di Call of Duty non possiamo fare altro che compararlo con quest’ultimo, per avere un’idea chiara su cosa eccelle e su cosa difetta.
Dopo aver visto le somiglianze per quanto riguarda la durata e la struttura della campagna single player dobbiamo sottolineare un aspetto decisamente a sfavore del gioco di Electronic Arts. Chi ama il genere saprà che il livello di difficoltà dei vari Call of Duty è piuttosto bilanciato, risultando molto arduo ai livelli più alti; purtroppo tutto questo non si riscontra in Medal of Honor. Il titolo in questione è di una facilità estrema, almeno per chi ha già giocato con almeno uno sparatutto in vita sua; i tre livelli di difficoltà, che vanno solitamente dal facile al difficile passando per il medio, corrispondono in realtà ad un gradino più basso. Il livello medio è decisamente facile, mentre quello difficile è un po’ più soddisfacente, anche se non propone a sua volta ostacoli insormontabili. Vi consigliamo quindi di cominciare subito la campagna a livello difficile.
Altro punto in comune con Call of Duty è la totale linearità di gioco. Linearità necessaria se si vuole conferire al giocatore il sopracitato senso di frenesia e di continuo stato di allerta e tensione. Tutto sarà precalcolato e non si potranno prendere vie alternative, e quindi l’esperienza del giocatore sarà, proprio come in Call of Duty, più vicina ad un esaltante film piuttosto che ha un coinvolgente videogioco.
Detto questo, è ovvio come la giocabilità e l’impatto cinematografico di Medal of Honor rendano la sua campagna single player una delle migliori trai giochi di questo genere, forse, per il momento, ancora un passo indietro a quelle proposte dalla serie di Activision. Se solo durassero di più…


Medaglia all’onore per il multiplayer?

Seguendo la stessa linea di confronto con gli ultimi Call of Duty, andiamo ad analizzare quello che propone il comparto multigiocatore di Medal of Honor.
Data la brevità della campagna in singolo è ovvio che l’attenzione di EA si sia spostata pesantemente sul multiplayer, che questa volta è stato curato dal rinomato sviluppatore DICE, già autore dei vari Battlefield e Bad Company.
Molti commenti in giro per il web descrivono brevemente il multiplayer di MoH come una commistione tra quello di Call of Duty e quello di Bad Company. Da un certo punto di vista potrebbe essere una considerazione azzeccata, ma estremamente riduttiva.
MoH propone quattro modalità di gioco online: Missione Tattica, Raid Obiettivo, Assalto a Squadre e Controllo Settore. La prima è quella probabilmente meglio riuscita a DICE, in questa modalità due squadre si scontrano, quella attaccante deve portare a termine una serie di obiettivi in modo successivo per arrivare a vincere la partita, mentre i difensori ovviamente cercheranno di impedirlo. Il bello di questa modalità è che si svolge all’interno di mappe decisamente vaste, che sono divise in settori a seconda dell’obiettivo sul quale gli attaccanti stanno lavorando. Il raggiungimento dei compiti da parte degli assalitori sbloccherà una nuova porzione di mappa che conterrà l’obiettivo seguente. In questa modalità risulta molto importante la divisione dei ruoli dei giocatori, che saranno selezionabili tra tre (Fuciliere, Cecchino, Forze Speciali); un numero di giocatori troppo sbilanciati in una classe non farà altro che agevolare la squadra avversaria che saprà presto prendere delle contromisure.
Raid Obiettivo, al contrario, è quella decisamente meno divertente, il che è sottolineato dal numero decisamente basso di utenti che ci giocano sui vari server. In poche parole è una versione ‘mini’ di Missione Tattica. Anche qui saranno presenti due squadre, una di assaltatori e una di difensori, ma gli obiettivi da raggiungere saranno solo due, mentre le mappe saranno meno della metà di quelle usate in Missione Tattica.
Assalto a Squadre non è altro che il nome alternativo di Deathmatch a Squadre, le regole sono le stesse, vince la compagine che avrà totalizzato più punti attraverso uccisioni e azioni di supporto.
Controllo Settore è tutto ciò che esprime il suo nome. L’obiettivo di questa modalità è conquistare dei punti di controllo e cercare di mantenerli. La detenzione dei settori farà maturare dei punti che stabiliranno la vittoria di una delle due squadre.
Tracciando un bilancio delle modalità di gioco disponibili possiamo affermare come Missione Tattica e Assalto a Squadre siano indubbiamente divertenti, mentre le restanti due non siano propriamente le preferite dai giocatori, e non a torto. Dobbiamo però dire che sono previsti per i primi di Novembre due DLC per il multiplayer che introdurranno due nuove modalità con relative mappe. Il primo, Clean Sweep, sarà gratuito e consisterà in una serie di tre turni di gioco di quattro minuti ciascuno, nei quali il team con il punteggio maggiore preverrà. Il secondo a pagamento, Hot Zone, sarà la classica modalità Re della Collina, dove un team dovrà cercare di conquistare e mantenere il dominio di una zona specifica della mappa.
Durante la partita le uccisioni e il raggiungimento di alcuni obiettivi ci faranno maturare dei punti che sbloccheranno diverse azioni di supporto. Ogni livello di supporto sarà diviso in offensivo, ovvero diretto ad eliminare più nemici possibile attraverso mortai, razzi, e quant’altro, oppure di aiuto alla propria squadra, attraverso proiettili più efficaci, corazze più resistenti, radar per l’individuazione dei nemici, eccetera.
Così come per Call of Duty, giocare online ci farà maturare dei punti abilità che ci permetteranno di sbloccare oggetti interessanti divisi per le tre classi sopracitate. Il numero massimo di livelli è 15 per ogni classe, con altrettanti oggetti sbloccabili. Dobbiamo però far notare come gli oggetti sbloccabili non siano poi così numerosi, e oltretutto non proprio interessantissimi. A parte qualche arma e qualche mirino, si può sperare al massimo in proiettili a punta cava, caricatori extra, granate extra, o la possibilità di imbracciare armi del nemico. Da questo punto di vista MoH delude abbastanza, soprattutto se comparato con il sistema di sblocchi di Call of Duty, molto più articolato e soddisfacente. Nemmeno l’ottenimento di medaglie o nastrini per il conseguimento di qualche obiettivo migliora la situazione.
A livello di gameplay, il multiplayer di MoH sia allinea agli altri giochi del genere, ma non eccellendo in nulla in particolare. In alcune mappe l’azione è frenetica, mentre in altre è tutto più lento e ragionato, anche se nessuna modalità di gioco richiede particolare coordinazione tra compagni.
Una cosa che ci ha fatto notevolmente arrabbiare è il sistema di respawn. Al momento di ritornare in campo potremo scegliere, in Missione Tattica, se comparire alla base, e in quel caso dovremo farci una bella camminata per raggiungere il luogo di battaglia rimanendo esposti ai colpi dei cecchini, o di spawnare direttamente al fronte, il che ci farà comparire alle spalle di un nostro compagno impegnato in battaglia, noncuranti della possibilità che questo sia protetto dietro un riparo o direttamente allo scoperto. Tutto questo causerà, molto spesso, il respawn nel bel mezzo del fuoco incrociato con conseguente nostra morte istantanea. Di certo non una cosa simpatica.
Infine vogliamo rendere nota della modalità di gioco Tier 1, direttamente raggiungibile dal lato single player del gioco, che ci farà rivivere le missioni della campagna in singolo prendendo nota del tempo impiegato, della serie di uccisione, degli headshot, delle uccisioni corpo a corpo, e di altri parametri che verranno caricati in una serie di classifiche globali dove potremo confrontare le nostre abilità con quelle di altri giocatori.


Nomination per gli effetti speciali e Oscar per la colonna sonora

Come abbiamo detto prima, Medal of Honor ha uno stampo prettamente cinematografico. Questo aspetto, oltre ad essere determinato dalla successione delle missioni e dagli script sempre presenti, è reso possibile anche da un buon comparto tecnico. Seppur azzoppato da un certo numero di bug sia grafici che di script, risolvibili con patch apposite, MoH offre un aspetto grafico di buon livello, mosso dall’Unreal Engine 3, che riesce a rendere bene le ambientazioni desertiche e montuose dell’Afghanistan. I modelli dei personaggi e delle armi sono ben fatti, anche se quelli dei nemici sono un po’ ripetitivi e banali. Quello che invece eccelle è la colonna sonora che scandisce le missioni della campagna, il che aiuta fortemente l’immedesimazione del giocatore nella vicenda, ed anche per gli effetti sonori delle armi e delle esplosioni che forniscono veramente un’ottima sensazione di realismo.

Possiamo dire che Medal of Honor è ritornato a divertire i suoi fan, ma può fare molto di meglio nelle sue prossime incarnazioni, che sappiamo per certo ci saranno. EA sa che questo brand sarà l’unico in grado di contrastare Call of Duty nei prossimi anni, ma deve anche rendersi conto del fatto che per poterlo battere non deve copiarlo o seguirne le orme, ma deve proporre qualcosa di innovativo al giocatore che potrà così tornare ad amare questa serie, come avveniva in passato.
Questo ritorno è costituito da molte note positive ma da altrettante note negative che non gli permettono di diventare, quest’anno, il vero anti-CoD. Magari il prossimo anno andrà meglio.

In alternativa a Medal of Honor
Call of Duty: Modern Warfare 2 ( PS3 )Call of Duty: Modern Warfare 2 ( PS3 )

Negli ultimi anni la serie sta perdendo colpi ma è ancora la regina indiscussa del genere.
Battlefield: Bad Company 2 (X360)Battlefield: Bad Company 2 (X360)

Uno degli FPS bellici più apprezzati degli ultimi anni, soprattutto per il fantastico comparto multiplayer.
Il commento dell'autore su Medal of Honor
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Matteo "Malfa" Malfatto

Personalmente sono stufo degli FPS sviluppati quasi esclusivamente per il comparto multiplayer, trascurando nettamente quello single player. A questo punto sarebbe tanto meglio rendere questi giochi solo online, senza la pretesa di proporre al giocatore un’esperienza in singolo senza precedenti. Questo non è solo il caso di Medal of Honor, ma anche di Call of Duty, che nei suoi ultimi prodotti ha dato sempre meno importanza alle campagne, rendendole brevissime e senza nessun grado di rigiocabilità vista l’estrema farcitura di script ed eventi precalcolati.


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Pregi del gioco

Musiche ed effetti sonori davvero immersivi

Finalmente un’alternativa a CoD

Campagna single player coinvolgente…
Difetti del gioco

… ma troppo breve

Un po’ troppi bug

Multiplayer non molto soddisfacente

Pagella del gioco
Voto grafica
8
L'Unreal Engine 3 viene sfruttato a dovere per riprodurre i combattimenti afghani in modo spettacolare.
Voto sonoro
9
La colonna sonora e gli effetti delle armi riescono a immergere il giocatore nella battaglia come non mai.
Voto giocabilit
7.5
Senza dubbio è un'esperienza coinvolgente, condizionata però dall'eccessiva semplicità di gioco e da qualche pecca nel comparto multiplayer.
Voto longevit
7
Anche EA decide di puntare sul gioco online, a scapito di una campagna single player davvero breve.

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