Metal Gear Solid V: Ground Zeroes

Tactical Espionage Operations, Atto I
Scritto da Mail@ BlackDukeITAil 31 marzo 2014
Metal Gear Solid V: Ground Zeroes Recensione
La saga di Metal Gear Solid appartiene ormai all’Olimpo della storia del Videogioco. Dall’ormai lontano 1987 fino ad oggi, il leggendario Hideo Kojima ha contribuito all’evoluzione del mondo dei videogiochi, non soltanto dal punto di vista grafico o di gameplay, ma anche come maturità dei contenuti trattati.
Ora però ci troviamo davanti ad un punto assolutamente critico per la storica serie, ovvero uno dei cambiamenti più massicci alla struttura di gioco sin dal passaggio nel mondo tridimensionale: l’introduzione di una struttura open-world cambia ampiamente l’approccio di gioco, richiamando in parte quell’effetto di spaesamento della prima di Snake in 3D. La serie aveva bisogno di questo scossone, essendosi un po’ persa nel caos che ha colpito la maggior parte degli sviluppatori giapponesi nel passaggio generazionale precedente. Ora, dopo cinque anni da Metal Gear Solid 4, è finalmente tempo di tornare in azione e dire la propria. Ancora una volta, su tre fronti: gameplay, comparto tecnico, contenuti trattati.
IFrame

Temi scottanti 

Metal Gear Solid V: Ground Zeroes è soltanto la prima parte del vero Metal Gear Solid V. Un prologo se volete, un assaggino, di quello che sarà il grande The Phantom Pain. Il tutto inizia nel 1975, poco dopo gli eventi di Peace Walker (caldamente consigliato se si vuole afferrare qualcosa della trama). Paz e Chico, due protagonisti dell’episodio portatile, sono stati catturati e sono detenuti in un carcere di massima sicurezza americano sul suolo cubano: Camp Omega. Dietro al rapimento e alle terribili sevizie alle quali sono stati sottoposti i due giovani c’è una new entry per la serie, il misterioso Skull Face, a capo dell’altrettanto misteriosa unità XOF. Un uomo spietato, che viene introdotto per la prima volta nei minuti iniziali di Ground Zeroes. Big Boss, sempre a capo della sua unità Militaires Sans Frontières, decide di intervenire personalmente in una operazione di salvataggio, temendo che Paz possa svelare dati sensibili a Cipher, l'organizzazione di Zero con la quale i MSF si sono già scontrati negli eventi di PW. Nel frattempo, una spedizione delle Nazioni Unite è diretta verso la Mother Base, per investigare sulla presenza di testate nucleari. Il timing è sospetto, ed il tempo stringe: tocca ancora una volta a Big Boss di entrare in azione, infiltrarsi nella base americana e salvare i suoi compagni. 
Come tutti ben sapete, parte del grande successo della serie di Metal Gear Solid è dovuto anche alla intricata trama e ai tanti personaggi che la compongono. Ground Zeroes rappresenta un cambiamento nello stile narrativo, alla rierca di una ulteriore maturazione dello stesso, soprattutto in quanto a tematiche: i temi “taboo” che Hideo voleva da tanto trattare, tra torture, sevizie e altri orrori di guerra, rendono questo episodio uno dei più dark di sempre, con scene veramente forti, ulteriormente enfatizzate da diverse audiocassette recuperabili durante il gioco, pronte a raccontarci i terribili retroscena agli eventi di Ground Zeroes. L’obiettivo è colpire il giocatore, e in ciò riesce benissimo, a volte forse addirittura esagerando e perdendo un po’ di quella genuina follia e leggerezza giapponese che ha sempre caratterizzato la serie. Il quinto episodio vuole essere preso davvero sul serio, catturando l’attenzione con tematiche shockanti per chiunque. Segno di una ritrovata maturità, oppure una scontata voglia di “far parlare di sé”?Da criticare è sicuramente la gestione in generale del ritmo della trama: una rapida escalation e una altrettanto rapida conclusione, sembra quasi che Kojima abbia fretta nel raccontare questa breve introduzione, presentando velocemente i personaggi, senza tanto approfondirli, e rimandando il tutto a The Phantom Pain. C’è tanto più gameplay rispetto alla componente narrativa in Ground Zeroes rispetto agli altri episodi, e questo può essere un pro per qualcuno, un contro per altri.

Un vecchio Big Boss, per nuove sfide

Dicevamo, Ground Zeroes introduce una grande novità per la serie, ovvero l’approccio open world al classico stealth game. I cambiamenti a livello di gameplay sono numerosi, e fanno di questo prologo un titolo che si gioca in modo molto diverso dai precedenti: tante caratteristiche storiche della serie sono sparite e sostituite da nuove, più moderne meccaniche. Sparisce, ad esempio, la classica modalità di selezione di armi ed equipaggiamenti, sostituita da una rapida selezione tramite menù non dissimile da quanto visto in un Uncharted o Gears of War. Sparisce anche la barra della vita, sostituita da effetti a schermo che rappresentano lo stato di salute di Big Boss, ripristinabile facendo passare un po’ di tempo dietro ad una copertura: in particolare, quando la vita scende a livelli critici, non si può più sperare nell’auto-healing, ma bisogna ricorrere ad un particolare spray medico che obbliga Big Boss a qualche secondo di immobilità.ll binocolo, invece, diventa praticamente fondamentale in Ground Zeroes. Assegnato ad un tasto dorsale, con tale strumento, forse un po’ sottovalutato nei precedenti MGS, il giocatore può guardarsi intorno ed esplorare la mappa, segnare i nemici (che una volta “taggati”, appariranno come ombre dietro alle strutture del livello) ed interagire tramite codec. Cambia anche il classico “punto esclamativo”, un vero marchio della serie: quando una guardia sorprende Big Boss, alla pressione di un grilletto si entra in una modalità slow-mo in cui è possibile, se si è precisi e con riflessi belli pronti, sistemare la guardia prima che dia l’allarme. Una feature, quest’ultima, che sarà particolarmente apprezzata dai novellini, mentre farà storcere il naso ai fan di vecchia data. A proposito di guardie, l’intelligenza artificiale che le governa è sicuramente migliorata, con comportamenti più sospettosi ed una vista (ma anche un udito) ben più sviluppata ed una migliora capacità di organizzazione in fase di ricerca, ma nonostante ciò c'è ancora qualcosa da migliorare. Ah, niente sigari o sigarette stavolta, sebbene ci troviamo a Cuba.
Un aspetto che è senza dubbio migliorato è come Big Boss si muove nell’ambiente di gioco, ora in modo più naturale che mai. Qui il lavoro di “ristrutturazione” è stato molto convincente, e la maggiore fluidità nei movimenti, nei passaggi da terra a in piedi e nella velocità generale fanno del padre di Solid Snake un soldato molto più efficace sul campo di battaglia. Questa ritrovata fluidità d’azione risulta a conti fatti fondamentale nel gestire le nuove minacce e sfide proposte da un mondo molto più vasto che in precedenza, sebbene Ground Zeroes offra in pratica soltanto un livello molto grande, che fornisce solo un assaggio di quanto vedremo in The Phantom Pain. Ma i risultati, pad alla mano, sono già da ora ottimi: il Camp Omega offre molte risorse da sfruttare per completare la missione nel modo che si preferisce. Si può scegliere come raggiungere l’obiettivo e la sede d’estrazione (tramite elicottero), si possono piazzare trappole per distrarre l’attenzione delle guardie, si può addirittura prendere in prestito i veicoli che pattugliano la base per sfruttarli a proprio favore e tanto altro. Ground Zeroes rappresenta quindi una sorta di “playground” nel quale provare differenti strategie per raggiungere l’obiettivo di missione.

Fox Engine, finalmente all’opera

Metal Gear Solid V sarà il primo titolo a sfruttare a dovere il nuovissimo motore grafico sviluppato da Kojima Production stessa, ovvero il Fox Engine. I risultati, soprattutto su console next gen, sono davvero convincenti: il mondo di gioco è molto dettagliato, pur essendo piuttosto vasto, godendo anche di un'ottima distanza visiva; i protagonisti in particolare sono molto ben caratterizzati e curati nei dettagli, con tecniche di motion capture che donano un tocco più realistico alla recitazione; gli effetti di luce sono ottimi (in particolare nella vera e propria missione Ground Zeroes, ambientata di notte e sotto uno scrosciante temporale), e le diverse missioni che ci presentano un Camp Omega in diverse fasi della giornata mostrano quanto sia malleabile il motore grafico e quanto sia tutto calcolato in real time, pronto per un esordio da open world game con passaggio notte-giorno costante.Certo, qualche cosa da sistemare ancora c’è, come una vegetazione non molto convincente ed effetti particellari ancora non all'altezza, ma contando la sua natura cross-gen ci accontentiamo per il momento. Più che altro, verrebbe da chiedersi se ha senso che anche The Phantom Pain sia sviluppato sia su PS4/Xbox One che sulle precedenti console. Previsto per il 2015, forse sarebbe meglio se spezzasse i legami con il passato, puntando tutto sulle nuove console. In quanto a performance, la versione nettamente migliore è quella PS4, confermando il trend ormai stabile di titoli multipiattaforma migliori sui lidi PlayStation: con i suoi 1080p nativi e 60fps mai messi in discussione, rispetto ai 720p di Xbox One, non c’è dubbio su quale versione scegliere. Le versioni per PS3 e X360, invece, girano sub-720p e con 30fps. Se avete una console next-gen, insomma, il prezzo un tantino più alto richiesto vale assolutamente la spesa, visto che i 60fps rendono il tutto molto più godibile.
In definitiva, la prova più impegnativa per il Fox Engine deve ancora arrivare con il grande open world game che sarà The Phantom Pain, ma quanto visto finora fa davvero ben sperare per il futuro.
Il comparto sonoro è assolutamente in linea con gli altissimi livelli espressi in precedenza dalla serie, ed il solito Harry Gregson-Williams ha composto una colonna sonora che si adatta perfettamente ad ogni situazione. Qualche dubbio sul doppiaggio di Big Boss, passato dal leggendario David Hayter a Kiefer Sutherland che, sebbene faccia un egregio lavoro nel motion capture, non ha il classico timbro vocale di David. Ci dovremmo abituare purtroppo.

Questione di contenuti

Il giudizio finale su Metal Gear Solid V: Ground Zeroes non può che passare per la valutazione dei contenuti presenti all’interno del gioco, questione che ha già fatto molto parlare nelle ultime settimane. La missione Ground Zeroes, l’unica con una vera trama inserita nell’universo di MGS e che rappresenta il vero prequel di The Phantom Pain, si completa nel giro di un’ora e mezza circa. Molto poco in effetti, ma la durata non è l’unico difetto: come già accennato quando abbiamo discusso della componente narrativa, il tutto accade in brevissimo tempo, lasciando poco spazio al giocatore per orientarsi all’interno della storia. Paz e Chico non sono sicuramente tra i personaggi più celebri della serie, essendo apparsi solamente nell’episodio PSP, e ad introdurli ci pensa un rapido insieme di documenti scritti, peraltro totalmente opzionali. Non c’è nemmeno un Boss fight, e Skull Face viene introdotto nei primi minuti per poi sparire completamente. Insomma, la sola missione Ground Zeroes rimane un po’ indietro anche rispetto a due esperimenti simili fatti in precedenza, come la Virtuous Mission di MGS3 ed il Tank Chapter di MGS2.
C’è dell’altro chiaramente, sotto forma di cinque missioni secondarie, sempre ambientate a Camp Omega ma con diversi, e piuttosto variabili, obiettivi. Queste Side-Ops offrono degli ulteriori spunti al giocatore, stimolato di volta in volta a cambiare stile di gioco per adattarsi alle variabili necessità. Ogni missione può essere rigiocata in modalità Estrema, e per ognuna di esse sono presenti sfide accessorie, con tanto di leaderboards, e tanti altri segreti da scoprire. La rigiocabilità è ulteriormente incrementata dalla grande variabilità di approcci nell’affrontare le missioni e nell’attacco al punteggio, per i più determinati. Ricordiamo che una di queste cinque missioni è esclusiva di una piattaforma: un ritorno al passato di MGS1 per le piattaforme PlayStation, una particolare missione con protagonista Raiden per Xbox.Raschiando il fondo, in sostanza, c’è comunque di che godere, con i più appassionati che saranno pronti a mettere decine e decine di ore dentro il Camp Omega, ma questo discorso non può ovviamente applicarsi a tutti indiscriminatamente, ed una attenta valutazione del prezzo (19.99€ digitale su PS3/X360, 29.99€ digitale su PS4/X1 e retail su PS3/X360, 39.99€ retail su PS4/X1) risulta fondamentale prima dell’acquisto.

Il primo Atto di una promettente avventura

Ground Zeroes introduce tutta una serie di novità di spessore per la serie, e Hideo Kojima sembra più determinato che mai nel rendere ancora più moderno e attuale il suo Metal Gear. I risultati, pad alla mano, sono ottimi, anche se spiazzanti per certi versi. Peccato per la generale penuria di contenuti, Ground Zeroes poteva essere molto di più di quello che è. La strada che ci separa da The Phantom Pain è lunga, e dopo aver giocato questo prologo non vediamo l’ora di continuare l’avventura di Big Boss. Nove anni separano gli eventi di Ground Zeroes da quelli di The Phantom Pain; speriamo che la nostra attesa sia nettamente minore.
COMMENTO
Mail@ BlackDukeITA

Andare a cambiare la struttura di una serie così tanto apprezzata è una scommessa molto rischiosa, ma Kojima sa quello che fa. Questo Ground Zeroes è, pad alla mano, uno dei più divertenti ed efficaci di sempre. Le aspettative sono ora altissime per il vero Metal Gear Solid V ed una nuova, entusiasmante avventura, bella ricca di contenuti. Non vedo l’ora.

GRAFICA:9Il Fox Engine finalmente si mostra, e i risultati sono ottimi. In attesa della prova open-world.
SONORO:9Colonna sonora come sempre di altissimo livello. Manca David Hayter.
GIOCABILITà:9Tantissime novità e un assaggio di open-world. Il nuovo MGS funziona alla grande.
LONGEVITà:6La missione principale si completa fin troppo velocemente. Molta rigiocabilità, ma per molti potrebbe non bastare.
VOTO FINALE8
PRO:-Tante novità alla struttura di gioco
-Fox Engine molto malleabile
-Alta rigiocabilità
CONTRO:-Rapporto contenuti/prezzo da valutare
-Keifer non è David
-Ritmo della trama migliorabile
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inFAMOUS: Second SonUn grandissimo open world game che splende su PlayStation 4. Da avere.
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