Scritto da: Dario "Daghelor" Vanacore | Data: 2010-07-16
Orsetti assassini per bambini (e non solo) sadici!
Descrivere un titolo come Naughty Bear può risultare facile, ma al contempo estremamente difficile. Perché non esiste un genere che possa contenere tutte le caratteristiche insite nel titolo di Artifical Mind & Movement: è un gioco puccettoso, con la sua bella dose di mazzate gratuite e con il suo pseudo-splatter lanoso, con una bella spruzzatina di combo e punteggi da innalzare per raccogliere ricchi premi. Insomma, la mentalità dello sviluppatore è stata “chi più ne ha, più ne metta!”; purtroppo però, non sempre un’esagerata quantità di contenuti corrisponde ad un grande apprezzamento da parte della critica. Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le numerose sfaccettature anticipate qualche riga più su.
C’era una volta un dolce orsetto di peluche… appunto, c'era... Il mondo in cui il giocatore viene proiettato rappresenta quanto di più idilliaco ci si possa immaginare: una foresta tranquilla in cui una piccola comunità di orsetti di peluche è riuscita a creare un habitat fatto di pace ed armonia. Tutto questo prima che un membro dell’allegra combriccola, per dimenticanza o per dispetto, non invita il protagonista, il Naughty Bear del titolo, alla propria festa di compleanno, rendendolo così emarginato e gettando benzina su un fuoco, quello della rabbia del folle orsetto, che è destinato a portare solo guai e distruzione. Premesse banali, quelle che fanno da sfondo narrativo alle vicissitudini di Naughty Bear: una volta messe da parti queste, per, il titolo si mostra per quello che realmente è, ovvero un gioco arcade dove accumulare punti per poter sbloccare le successive “missioni” assassine ed arrivare al sospirato “lieto fine”. Gli obbiettivi principali del nostro spelacchiato e rattoppato eroe saranno vari, e andranno dal punire il cattivone di turno che ha evitato di invitarci alla festa al maciullare tutti coloro che tenteranno di osteggiare il “nobile” fine. In “dotazione” all’orsetto saranno dati un potente ruggito e la possibilità di raccogliere armi, quali machete, pistole, mazze da baseball ed altre trappole da disseminare lungo gli stage, grazie alle quali sarà possibile far salire il moltiplicatore di punteggio, grazie alle immancabili combo distruttive, e raggiungere quindi traguardi virtuali sempre più elevati e, conseguentemente, sbloccare trofei e nuovi stage in cui seminare panico a volontà. Non proprio esaltante, ma pur sempre presente, è la modalità multigiocatore, implementata dagli sviluppatori forse più per supplire alla scarsa longevità del titolo (che nonostante le classifiche da scalare non potrà contare su un fattore rigiocabilità elevato), data la poca mole di modalità e lo scarso interesse mostrato dall’utenza.
Zampe nei capelli! Se dal punto di vista del gameplay Naughty Bear si mostra performante ed accattivante, purtroppo non possiamo essere entusiasti allo stesso modo per quanto concerne il comparto tecnico. Le vicissitudini del malefico orsetto di peluche, infatti, non sono state graziate dallo stesso comparto grafico che gli sviluppatori si sono prodigati di mostrare nei vari trailer pre-lancio, dove tutto sembrava scorrere fluidamente, senza intoppi di sorta. Una volta lanciato il disco ed entrati appieno nel mondo di gioco, sarà impossibile non notare scalettature fin troppo evidenti sui personaggi e sullo stesso Naughty Bear: una cosa accettabile su PSP, ma non su una console di nuova generazione. Senza contare poi un calo di frame rate che, sporadicamente, nei momenti di maggiore concitazione sullo schermo, si mostra in tutto il suo “splendore”, facendo colare a picco i 30fps che originariamente si mostravano tanto aitanti. E se il comparto grafico non brilla, lo stesso si deve, ahinoi, dire anche del sistema di controllo, che risulta prevalentemente fin troppo legnoso per un gioco dove per vincere si devono inanellare combo previa mazzate e dove, in alcuni frangenti, come una missione in cui non bisogna colpire fisicamente gli avversari, può portare varie volte al game over per un rilevamento delle collisioni non proprio eccellente. Contando anche una telecamera ballerina che, a chi vi scrive, ha portato un senso di nausea dopo solo mezz’ora di gioco, il complesso non sembra per niente accattivante, anzi. Unica nota positiva, nel mare di contenuti mediocri, risulta il comparto sonoro, dove un piacevole doppiaggio italiano vi preparerà alla (dis)avventura da vivere nel successivo episodio.
La caccia è aperta! Trovare un buon motivo per acquistare il titolo di Artifical Mind & Movement è impresa assai ardua, quasi quanto trovargli una collocazione in un preciso genere videoludico. Se da un lato i contenuti risultano piuttosto accattivanti, il contraltare costituito dalla mediocre realizzazione tecnica costituisce una zavorra più che valida perché lo si lasci sullo scaffale. I motivi per snobbarlo purtroppo ci sono tutti, ma se avete voglia di concedervi qualche ora scanzonata ad uccidere innocenti animaletti di peluche, potreste dargli un’occhiata, in quanto una sufficienza (risicata) possiamo anche concedergliela. Noi, però, vi abbiamo avvisato.
Un simpatico gioco only PS3, con una grafica parimenti colorata e dallo stesso contrasto in termini di gameplay, con sangue e frattaglie sparse gratuitamente per lo schermo
Un titolo da cui ci aspettavamo tutti molto di più. Io stesso, in sede di anteprima, ero rimasto piacevolmente colpito dal gameplay mostrato nei vari video, sbilanciandomi positivamente. Purtroppo ho scommesso sul cavallo sbagliato. Dico purtroppo perché le idee c’erano tutte, bastava solo un occhio in più al comparto tecnico. Come si suol dire, “ha (o meglio, aveva) tutte le potenzialità, ma non s’impegna…” .
Un titolo da cui ci aspettavamo tutti molto di più. Io stesso, in sede di anteprima, ero rimasto piacevolmente colpito dal gameplay mostrato nei vari video, sbilanciandomi positivamente. Purtroppo ho scommesso sul cavallo sbagliato. Dico purtroppo perché le idee c’erano tutte, bastava solo un occhio in più al comparto tecnico. Come si suol dire, “ha (o meglio, aveva) tutte le potenzialità, ma non s’impegna…” .