Ori and the Blind Forest

Si è fatto aspettare, ma ne è valsa la pena
Scritto da il 18 marzo 2015
Ori and the Blind Forest Recensione

Ori and the Blind Forest si è rivelato sin da subito uno dei progetti più interessanti del panorama indie (più o meno indipendenti) di Microsoft, soprattutto in virtù della sua direzione artistica, quindi era senza dubbio fra gli indie più attesi del 2014, assieme ad un certo Hotline Miami 2: Wrong Number. Purtroppo, entrambi i giochi si son lasciati catturare dalla moda della scorsa stagione, cioè quella dei posticipi (che si stanno protraendo anche in questo 2015), quindi ce li siamo goduti in questo Marzo piuttosto carico di titoli di rilievo. E possiamo assicurarvi che Ori and the Blind Forest è fra i più importanti!

IFrameOri and the Blind Forest - Le mini recensioni...di VGNetwork


I nuovi metroidvania

Sia Metroid sia Castlevania hanno abbandonato (o almeno così sembra) il genere cui hanno dato il nome a cavallo fra anni ottanta e anni novanta, ma esso continua a vivere, da dieci anni (da Cave Story, in particolare) quasi esclusivamente via digital delivery; in questo senso, Ori and the Blind Forest non è che l'ultimo esponente di un filone in cui i piccoli team indipendenti occupano un posto di rilievo. L'opera prima di Moon Studios si presenta dunque come un platform bidimensionale caratterizzato da un mondo unitario ma suddiviso in aree interconnesse, molte delle quali diventano accessibili solo dopo aver acquisito delle chiavi o delle abilità particolari, che consentano di superare alcuni ostacoli. Questa dinamica implica una certa dose di backtracking, che comunque non risulta eccessivamente gravosa per il giocatore, grazie ad un sapiente level design. Non è stato implementato un sistema di teletrasporti.

Non ci sono vere e proprie innovazioni rispetto alla struttura archetipica, ma Ori and the Blind Forest ha una propria identità (non solo artistica, ma anche) ludica ben marcata. Innanzitutto, il nostro piccolo Ori è rapidissimo e agilissimo, quindi il gioco tende ad avere un ritmo abbastanza elevato. Questa caratteristica è sempre più evidente man mano che si acquisiscono le nuove abilità, tra cui doppi e tripli salti e arrampicate sui muri; verso la fine del gioco si arriva quasi a percorrere l'intera mappa senza mai toccare il suolo. Fortunatamente il sistema di controllo è all'altezza della situazione e il level design non mette il giocatore nella condizione di fare svolgere salti o altre azioni che spingano i controlli al limite come poteva capitare in Ghosts 'n Goblins e nei suoi epigoni.

Ciò non significa che Ori and the Blind Forest sia una passeggiata di salute, anzi, si muore spesso e volentieri, soprattutto in determinate sezioni (il mio death counter è sopra le 500 morti!, NdR). La difficoltà non è mai estrema, quindi con un quarto d'ora di pazienza si può superare pressochè ogni passaggio, ma esistono alcuni schemi frustranti (secondo me, i peggiori sono quelli in cui bisogna fuggire, NdR).


Salvo quando voglio

Uno degli aspetti più particolari del gameplay è il sistema di salvataggio. Esso, al di là di pochi punti di salvataggio fissi, si basa su un sistema di checkpoint liberamente posizionabili dal giocatore, un po' come avveniva in The Mark of Kri. Utilizzando una certa quantità (variabile a seconda del potenziamento del giocatore) di energia, Ori crea un “collegamento dell'anima”, che funge da checkpoint, punto di salvataggio e punto di accesso ai potenziamenti: solo da qui, infatti, è possibile smanettare con l'albero dell'abilità. L'aspetto curioso è che l'energia serve anche per effettuare gli attacchi caricati, quindi il giocatore si trova costretto a gestire queste due risorse eterogenee che attingono dalla stessa fonte. Il problema della penuria di energia, comunque, caratterizza solo le prime ore, perché in seguito si possono trovare molte cellule energia (ciascuna delle quali conferisce uno slot ulteriore) e acquisire abilità che ne riducono il consumo. L'albero delle abilità si divide in tre rami, legati a varie famiglie di abilità (ad esempio, combattive o esplorative) e si basa su una progressione lineare, nel senso che ciascuno dei tre rami è come una linea retta: il prerequisito per imparare la seconda abilità di un ramo è avere la prima, per la terza avere le prime due, e così via.

Le cellule energia non sono l'unico collectible: ad esse si affiancano le cellule vitalità (che si spiegano da sé) e le cellule abilità, che conferiscono un punto abilità da spendere nell'Ability Tree; le abilità hanno un costo variabile da uno a tre punti. Il backtracking si manifesta intensamente solo nell'attività di raccolta dei collectible, siccome essa si lega necessariamente al ritorno in zone già visitate, ma che magari avevano una porta impossibile da aprire o un appiglio impossibile da raggiungere. Alcuni collectible si trovano in passaggi segreti, sostanzialmente finte pareti, proprio come in Locoroco, per fare un esempio. Si tratta, comunque, di materiale opzionale, che serve soprattutto più nell'ottica di “millare” il gioco, oppure di divertirsi qualche ora in più.


Uno spettacolo sontuoso

Pur considerando con la dovuta attenzione l'ottima componente ludica, la direzione artistica è senz'altro ciò che cattura sin da subito – anche prima ancora dell'acquisto – e resta l'aspetto migliore di Ori and the Blind Forest. Le ambientazioni sono incredibili, grazie ai loro colori, talvolta luminosi, più spesso tetri, ma sempre e comunque spettacolari, e ai numerosi livelli di parallasse, che contribuiscono a rendere viva la natura. Il design dei personaggi principali è davvero ispirato, mentre alcuni mostri comuni tendono ad essere più banali, pur spiccando per i loro accesi cromatismi. Tutto ciò in 1080p e a 60 fps, anche se abbiamo riscontrato alcuni sporadici cali di frame rate, che non incidono sulla giocabilità.

La grafica stupenda si sposa con una colonna sonora orchestrale onirica e struggente, composta di oltre trenta brani, per un totale di circa un'ora e mezza; tenendo conto che il gioco dura una dozzina di ore, non è niente male! Ma non è certo la quantità il miglior pregio di questa OST, delicata e suggestiva, che non sfigurerebbe certo in un lungometraggio di Studio Ghibli, citato fra gli ispiratori di Moon Studios. Il giocatore è immerso in un mondo misterioso, di cui non si sente mai parte; egli rimane estraneo, perché solo così è possibile veicolare lo stupore. A questa sensazione contribuiscono anche i (pochi) dialoghi in gibberish.


Una piccola epopea

Come avevamo ipotizzato nella nostra anteprima, la trama non è particolarmente articolata, ma riesce comunque ad essere meno abbozzata di un Outland a caso, anche grazie alla maggior cura riposta nei dialoghi. Il protagonista è il piccolo Ori, una sorta di gattino/volpino (sempre e comunque -ino, NdR) caduto dall'albero della luce e adottato dall'orso (?) Naru. In seguito ad un cataclisma, Ori inizia il suo viaggio nella foresta con lo scopo di risvegliare e pacificare gli elementi. Le tematiche sono prevedibilmente legate alla natura e all'amore, e all'amore della natura.

L'avventura di Ori vi terrà impegnati per un numero variabile di ore, a seconda della vostra abilità o dell'intenzione di completare il gioco al 100%. In linea di massima, possiamo dire che otto ore scarse dovrebbero essere sufficienti per arrivare ai titoli di coda, ma che probabilmente ne farete qualcuna in più per esplorare più approfonditamente i vari antri, alla ricerca dei collectible. Con dodici ore si può ottenere una percentuale di completamento prossima al 100%. Chiaro, poi, che se volete anche tutti gli Achievement, dovrete sudare un po' di più, anche perché è impossibile ottenerli tutti alla prima run. Una volta terminato il gioco non è possibile continuare a giocare caricando dallo stesso salvataggio e non esiste un new game +, quindi il consiglio è quello di sdoppiare i save prima di entrare nell'area finale (ve ne accorgerete perché vi verrà detto che se entrate non potrete tornare indietro).

Ori and the Blind Forest è senz'altro un acquisto consigliatissimo, un'esperienza che saprà appagare i giocatori sotto quasi tutti gli aspetti. Va comunque segnalato in chiusura il prezzo di lancio piuttosto elevato, di € 19,99; tenuto conto della longevità non elevatissima, qualcuno potrebbe essere titubante. Ma “che cos'è il denaro per l'anima?” (cit.)

COMMENTO

Era dai tempi di Outland che non mi dedicavo ad un metroidvania, quindi ho completato Ori and the Blind Forest più che volentieri. L'opera di Moon Studios mi ha catturato per quei tre giorni che mi sono stati necessari a vedere i titoli di coda, grazie non solo a grafica e colonna sonora, ma anche ad un gameplay all'altezza della situazione. Certo, mi ha tirato fuori di bocca anche qualche imprecazione, ma è una tradizione che conservo volentieri!

GRAFICA:9La grafica di Ori and the Blind Forest si fregia di una direzione artistica di prim'ordine. Il tutto in 1080p e a 60 fps, con qualche calo occasionale.
SONORO:9Colonna sonora orchestrale di qualità, un'ora e mezza di emozioni. Doppiaggio in stile gibberish.
GIOCABILITà:8.5Un ottimo metroidvania caratterizzato da un ritmo elevato e alcuni passaggi un po' frustranti. Non innovativo, ma dotato di una propria identità.
LONGEVITà:7.5Il gioco dura una decina o una dozzina di ore facendo quasi tutto. Forse, visto il prezzo di lancio (€ 19,99) era lecito aspettarsi qualcosa in più.
VOTO FINALE8.5
PRO:- La direzione artistica è superba...
- … e la colonna sonora pure!
- Un ottimo metroidvania...
CONTRO:- … a volte un pelo frustrante
- Sporadici rallentamenti
Metroid FusionUno degli ultimi Metroid ad appartenere al genere metroidvania.
Outland ( X360 )Un altro metroidvania, più tosto di Ori and the Blind Forest.
SCHEDAGIOCO
Cover Ori and the Blind Forest

Ori and the Blind Forest

Scheda completa...
Ori and the Blind Forest2015-03-18 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/ori-and-the-blind-forest-48915/Si è fatto aspettare, ma ne è valsa la pena1020525VGNetwork.it