PlayStation All-Stars: Battle Royale

Mascotte Sony, all'attacco!
Scritto da Edoardo "Black Duke" Rasciti & Dario "Daghelor" Vanacoreil 01 dicembre 2012
PlayStation All-Stars: Battle Royale Recensione

Come passa in fretta il tempo! Sembra ieri che Sony, il gigante giapponese dell’elettronica, scendeva in campo nel fiorente mondo videoludico, surclassando, con la sua PlayStation, tutta la cementificata concorrenza dell’epoca. Tanto da allora è stato fatto per sdoganare il videogioco dalle camerette degli adolescenti, per conquistare i più spaziosi (e ben più proficui) salotti delle famiglie. Ora il videogame è fenomeno di massa, intrattenimento per tutti, di ogni età, di ogni sesso, alla ricerca di qualsiasi tipo di esperienza. Non sembra, ma da allora sono passati ben 17 anni. Quasi un ventennio, nel quale Sony e PlayStation hanno per la maggior parte dominato, perdendo il passo proprio nel modo in cui l’avevano guadagnato in partenza: nel saper aprire ulteriormente il mercato, come è stato il caso con Wii.

Ciononostante, tutti questi anni di PlayStation ci hanno regalato emozioni di ogni tipo, accompagnando le nostre giornate con eroi, nemici ed avventure scolpite nella nostra memoria. E così, un po’ in sordina, nasce un progetto assolutamente interessante nei piani alti di Sony: perché non creare un picchiaduro crossover con tutte le mascotte che hanno reso unici questi anni di PlayStation?

Il risultato è il qui presente PlayStation All-Stars: Battle Royale, picchiaduro (chiaramente e dichiaratamente inspirato alla storica serie della concorrente Nintendo) sviluppato dal neonato studio di SuperBot Entertainment, con la collaborazione dell’onnipresente (e, iniziamo a sospettare, onnipotente) Santa Monica


Mascotte di universi distanti, pronte a menarsi come se non ci fosse un domani

Probabilmente, se avete seguito lo sviluppo del titolo, saprete già quale sarà la line-up di lottatori. Sono in totale 20, e non volendo perdere tempo ad elencarli uno per uno, basta dire che sono 16 di serie più o meno famose di Sony, tra gli immancabili Ratchet e Jak, i più moderni Nathan Drake e Cole McGrath, passando anche per alcuni buffi inserimenti, come il leggendario Parappa the Rapper (vogliamo un seguito! NdDuke) o Fat Princess. Gli altri quattro sono combattenti provenienti da studios terze parti, come Big Daddy di Bioshock, Dante del (nuovo) Devil May Cry ed il fortissimo Raiden, versione cyborg-ninja di Metal Gear Rising. Il roster è quanto più variegato possibile, includendo buffe mascotte ad omoni armati di tutto punto. Ma è evidente che l’universo messo in piedi da Sony in questi anni soffre (o vanta, a seconda dei punti di vista) di una variabilità veramente accentuata, soprattutto confrontandolo con quello Nintendo, molto più coerente nel suo insieme: come si fa a mischiare Killzone con LocoRoco?

SuperBot ha però compreso tutto ciò, e ha fatto la cosa più naturale possibile: fregarsene, accentuare ulteriormente il tutto e gettare i protagonisti in una folle mischia di Lame del Caos, katane, granate e retini acchiappa-scimmie. Perciò, anche i livelli stessi dove avvengono i combattimenti sono sempre un mash-up di due titoli della storia PlayStation, con risultati veramente paradossali: così, la grotta di Ares sarà invasa dai simpatici (ma aggressivi) Patapon, mentre il pacifico mondo di LocoRoco sarà devastato dall'arrivo di un aggressivo Metal Gear Ray, e così via. Spesso, questi mash-up non fanno solo da sfondo, ma interagiscono direttamente con la battaglia in corso, portando ulteriore imprevidibilità al match. A completare il tutto, ci sono anche diversi oggetti o armi raccoglibili durante gli scontri, ripresi da altre celebri serie magari non adeguatamente rappresentate in altro modo.Non fraintendete comunque: nonostante tutto quello che stiamo dicendo, il grande merito di SuperBot è proprio quello di riuscire a rappresentare su schermo qualcosa di così assurdo, a parole, in un mondo tutto sommato coerente a sé stesso. Lo stile dei protagonisti è chiaramente quello originale, ma la realizzazione è talmente buona che quasi non si accorge della follia che riempie lo schermo.

In futuro, sono già annunciati DLC, e sicuramente il valore del titolo potrà solo aumentare con l’aumentare dei personaggi giocabili. Brucia effettivamente l’assenza di Spyro e Crash, veri e propri eroi dei primi anni di PS1, finiti però in mani d’altri, che evidentemente non hanno per ora concesso i diritti di utilizzo.


Ci si picchia, ma non solo

PlayStation All-Stars: Battle Royale è prima di tutto un picchiaduro, più in particolare un brawler: gli scontri prevedono fino a quattro giocatori (eventualmente divisi in squadre) che si riempiono di botte e piombo in arene chiuse, con un ritmo sempre altissimo. SuperBot ha creato set di mosse specifici per ogni personaggio, ovviamente facendo riferimento alle rispettive serie di appartenenza, differenziando quindi i personaggi in base alle proprie storiche abilità. Quindi, mentre Heihachi e Parappa prediligeranno i colpi diretti a corto raggio, Sir. Daniel Fortesque e Nariko, usando lame più o meno lunghe, avranno una gittata d’attacco più ampia, mentre infine personaggi come Radec e Ratchet sono fenomenali dalla distanza. Come se non bastasse, mascotte uniche come Sly e Sackboy possono vantare mosse davvero uniche e creare scompiglio all’interno del match. Insomma, ogni personaggio ha i suoi punti di forza e debolezza, ma è chiaro che le battaglie di Battle Royale non si risolvono soltanto in una confusionaria mischia, ma sarà necessario sfruttare appieno le possibilità del proprio protagonista.

SuperBot è comunque un giovane studio, nella quale composizione si trovano anche ex-sviluppatori di picchiaduro ben più tecnici. Ma la stoffa si vede, e il sistema di combattimento di Battle Royale non è affatto male, pur essendo assolutamente accessibile. Ben tre tasti frontali sono legati agli attacchi, con il cerchio adibito ad attacchi più a lunga distanza, mentre quadrato serve prevalentemente per il corpo a corpo duro e crudo. Le combo possibili sono tante, con un utile tutorial che si prende la briga, per ogni personaggio, di fare esercitare il giocatore sulle sue combo più letali. Il bilanciamento inizialmente pone qualche perplessità, ma approfondendo il gameplay si capisce come tutti i personaggi abbiano le loro potenzialità, solo che, come sempre, alcuni sono più difficili da maneggiare. Ci vuole quindi padronanza, soprattutto di ritmo, per riuscire a sfruttare al massimo il proprio combattente preferito, ma non temete di trovarvi davanti ad un qualsiasi Street Fighter: l’abilità richiesta è decisamente minore, più alla portata di tutti.

Per vincere, in Battle Royale, non sarà necessario gettare giù dal ring l’avversario, o azzerare una eventuale barra vitale. Il meccanismo funziona in modo abbastanza intuitivo: ogni giocatore ha tre livelli di Special, caricabili con una barra, a sua volta da riempire a suon di mazzate sugli avversari. Più combo si fanno, più nemici si colpiscono, più sale la barra. Ad ogni livello di Special corrisponde una “mossa finale” attivabile con R2, tipiche per ogni personaggio. Ovviamente, più il livello sale, più la mossa scatenata sarà potente, riuscendo a sconfiggere più avversari in un solo colpo. Solo con l’attivazione di questi particolari attacchi si potranno effettivamente “uccidere” gli avversari, guadagnando due punti per ogni eliminazione, mentre subendola se ne perderà uno. Battle Royale diventa quindi una sfida a chi riesce ad uccidere di più e morire di meno, e sarà spesso necessario modificare la propria strategia in corso d'opera, concentrando i propri attacchi contro un particolare avversario per cercare di abbassare il suo punteggio prima dello scadere del tempo. Ma non solo di match a tempo si parla ovviamente: ci sono varie altre opzione, tra il tutti contro tutti ed il deathmatch a squadre, tra numero limite di eliminazioni o massimo di vite.


E chi sarà il migliore?

Cosa offre, a livello di modalità, il primo titolo SuperBot? Il gioco offre modalità sia per il giocatore singolo che per più amici compagni di divano, oltre all’immancabile modalità online. Sul fronte del single player, l’attenzione è tutta incentrata sulla modalità Arcade, classico del genere picchiaduro. Il giocatore sceglie un personaggio, del quale viene brevemente raccontata la motivazione che lo porta ad affrontare di seguito tutti gli avversari (ovviamente, non aspettatevi assolutamente nulla a livello di trama, è solo un futile pretesto per menar le mani!), e via, match dopo match fino ad incontrare il nemico “prescelto” (ogni personaggio ne ha uno), e di seguito il boss finale. Nulla di incredibile insomma, ordinaria amministrazione. Affianco a questa modalità, si trovano tutta una serie di sfide, divise per personaggi o meno, che cattureranno l’attenzione dei giocatori più esigenti. Infine, c’è una comoda modalità allenamento, per studiare ed imparare le combo più devastanti.Se si vuole giocare una partita veloce con gli amici (vero punto di forza, da sempre, di questo genere), anche per questo desiderio c’è una modalità apposita, nella quale il giocatore può modificare le varie opzioni del match e far a botte (videoludicamente parlando ovviamente) con i propri compagni. Infine, la modalità online presenta sia una componente classificata, con una sorta di Stagione a cadenza mensile, che premia i migliori giocatori degli ultimi 30 giorni, che una più “amichevole”: il netcode è decisamente buono, ed il gioco non sembra mai soffrire del minimo lag, nonostante di cose su schermo ne succedano fin troppe, e questo è un assoluto bene.Tutti i personaggi, inoltre, guadagnano esperienza più li si utilizza e più sfide aggiuntive si superano: raggiungere un livello più alto permetterà di sbloccare diversi bonus, come costumi, scene d'entrata, icone e sfondi alternativi, per personalizzare al meglio il proprio eroe.

Insomma, l’offerta di Battle Royale finisce praticamente qui, più o meno dove si ferma un picchiaduro nella media, senza osare più di tanto. Peccato, perché con quel roster che si porta dietro, si poteva pensare a qualcosa di più ampio e meglio strutturato, soprattutto per intrattenere il giocatore solitario, che più che giocare online dopo un po’ non saprà più cosa fare. Toccherà aspettare il seguito?

IFrame


Di tutto e di più, tutto assieme

PlayStation All-Stars: Battle Royale gira sul motore grafico sviluppato da BluePoint Games, studio già al lavoro precedentemente sulle conversioni in HD di vari classici del mondo PlayStation (God of War Collection, MGS Collection), e che si è anche occupato totalmente della conversione del titolo in questione per PlayStation Vita, con risultati davvero eccezionali. Il motore grafico non è ovviamente pensato per sorprendere con una grafica superlativa, ma per rappresentare tutto il macello di esplosioni, salti, mazzate e supermosse presente su schermo. Il risultato è davvero convincente, su Vita quasi più che su PS3: il gioco è sempre fluido, senza mai un’incertezza, ancorato a quei 60FPS come nemmeno Kratos alle sue Lame. Certo, i modelli poligonali dei personaggi non sono ai livelli delle loro controparti viste nelle serie d’origine, ma risultano lo stesso apprezzabili e ben riconoscibili.Gli ambienti non sono poi ripieni di chissà quanti oggetti, ma fanno della continua malleabilità dello scenario il loro punto di forza: non sono solo mappe sterili dove combattere, ma vanno sempre incontro a modificazioni che portano novità, oltre che visive, anche di gameplay.Il comparto sonoro è ottimo per quanto riguarda il doppiaggio dei protagonisti, tutti affidati ai doppiatori ufficiali (anche se, ed è meglio così, alcuni personaggi abitualmente non doppiati in italiano sono rimasti in madre lingua, creando qualche imbarazzo quando parlocchiano con gli altri), e molto buono per gli effetti sonori in generale. Rimane qualche dubbio sulla colonna sonora, buona solo quando riprende temi classici delle serie in questione, riadattandoli.


Risse in miniatura per grandi combattenti!

Dopo aver ampiamente disquisito della versione casalinga del titolo di casa Sony, non resta ora altro da fare che concentrare la nostra attenzione sulla versione portatile dello stesso: il piccolo schermo dell’handheld targato PlayStation non ha certo nulla da invidiare rispetto ai televisori in Alta Definizione, con una nitidezza dell’immagine ed un frame rate che si mantiene sempre a livelli elevati, nonostante le ambientazioni cangianti e caotiche che faranno sfoggio di sé in tutta la loro magnificenza; anche i venti personaggi che compongono il roster dei combattenti non sfigurano assolutamente nelle proporzioni ridotte proposte.La vera prova del nove in un picchiaduro che si rispetti, però, non risiede certo nell’analizzare il comparto grafico o sonoro del titolo – che comunque, come già detto in precedenza, riscuotono un discreto successo su entrambe le console supportate -, dal momento che un bel “vestito” non potrebbe certo nascondere movenze poco aggraziate: non è ovviamente questo il caso di Playstation All-Stars: Battle Royale, e così come su PS3, anche su PS Vita il titolo si dimostra all’altezza delle aspettative, con una mappatura dei comandi praticamente identica a quella della versione casalinga, con l’unica eccezione del touchscreen, cui è stato adibito il compito della raccolta delle armi sparpagliate sul campo di combattimento; basterà toccare lo schermo nel punto in cui si troverà l’arma designata (nel momento in cui il proprio personaggio sarà nei paraggi della stessa) per vedere il nostro equipaggiarsi e prontamente sfruttarne tutto il devastante potenziale bellico, pronto ad incrementare al massimo la propria barra Special. Certo, la pressione del touchscreen non risulterà ai giocatori poi tanto agevole, dal momento che richiederà l’utilizzo del pollice, lasciando quindi momentaneamente scoperti, a scelta, ora i movimenti, ora gli attacchi del proprio personaggio, relegando dunque l’utilizzo degli item sparpagliati sul campo, almeno in versione PS Vita, ad un utilizzo sporadico, quasi da sconsigliare per non perdere il passo col frenetico ritmo delle numerose battaglie pronte ad imperversare su schermo.Punto decisamente a favore della versione PS Vita è poi la meccanica di gioco e le varie modalità presenti, unite ad incontri dal tempo decisamente ridotto: nessuno scontro arriverà a durare oltre i 3-4 minuti, un tempo decisamente consono ad una rapida partita in Wi-Fi con il piccolo gioiellino di casa Sony. Anche per quanto riguarda questa versione portatile, non ci si può congratulare con gli sviluppatori per l’efficienza dimostrata nel perfezionamento del netcode, che gratificherà come pochi altri giochi gli utenti con lag praticamente assente e partite che non subiranno condizionamenti esterni che ne influenzino in alcun modo l’esito.

E, come se non bastasse, le due versioni possono comunicare tra loro, partendo dal Cross-Buy (comprate la versione PS3 e avrete gratis quella Vita), passando per il Cross-Save (sopratutto grazie ai salvataggi nel Cloud permessi dal Plus), per finire con il Cross-Play (sfidate amici, indipendente dalla console su cui stanno giocando).


Il mondo PlayStation, in un unico download

SuperBot è uno studio neonato, che ha avuto su di sé una grandissima responsabilità: riunire in un unico fighting game tante celebrità del mondo PlayStation, rendendo il tutto coerente, senza sacrificare l’unicità dei personaggi. Sotto questo punto di vista, PlayStation All-Stars: Battle Royale è un titolo davvero riuscito per essere il primo lavoro di un affiatato gruppo di sviluppatori. Quello che manca è un po’ di profondità in più in quanto a modalità di gioco ed una presentazione leggermente più accattivante (i menù non sono poi granchè in effetti). Consigliatissimo a tutti i fan PlayStation e a chi desidera un picchiaduro adrenalinico, movimentato ed accattivante, soprattutto se si dispone di un nutrito gruppo di amici. Magari, almeno quelli, sono rimasti gli stessi in questi 17 anni.

COMMENTO
Edoardo "Black Duke" Rasciti & Dario "Daghelor" Vanacore

Entrare nel mondo dei picchiaduro è divenuta pratica molto comunque per i producers che tentano di rivitalizzare talora un brand, talora un altro: non è ovviamente questo il caso di Sony, che tranne qualche eccezione (Parappa e qualche altro) si presenta con nomi d’altissimo calibro, come i vari Drake e Kratos, decisamente sulla cresta dell’onda nell’ultimo lustro; di carattere decisamente commerciale, invece, è risultata – a mio modesto parere – l’inserimento di personaggi delle terze parti, come i vari Raiden e Dante, quasi a pubblicizzare l’uscita dei rispettivi nuovi prodotti: certo non è assolutamente un male, dal momento che a guadagnarci è la varietà di gameplay e di situazioni, che il buon Playstation All-Star: Battle Royale non fa di certo mancare ai suoi fruitori.

GRAFICA:9Il motore grafico snello ma comunque potente riesce a giostrare il tutto rimanendo fisso a 60 fps. Su Vita è ancora più stupefacente.
SONORO:8Ottimi i doppiaggi originali, anche se alcuni sono (per fortuna) in lingua inglese. Colonna sonora buona quando richiama i main theme delle serie rappresentate.
GIOCABILITà:9Un picchiaduro tecnico al punto giusto: permette a tutti di partecipare e divertirsi, ma viene comunque premiato il più dedito all’allenamento.
LONGEVITà:8Finire la modalità arcade e le sfide con tutti i personaggi richiederà sicuramente molto tempo, ma non è un’attività molto allettante in fin dei conti. Il focus rimane comunque sul multiplayer, locale o meno che sia.
VOTO FINALE8.5
PRO:-Picchiaduro profondo quanto basta per divertirsi
-Motore grafico super fluido, anche su Vita
-Tante mascotte Sony…
CONTRO:-…pur con qualche assenza
-Si sente la mancanza di una qualche modalità più profonda
Street Fighter X Tekken ( PS3 )Crossover tra due storiche serie picchiaduro, folle quanto divertente e profondo.
Ultimate Marvel vs. Capcom 3 ( PS Vita )Se invece preferite gli eroi Marvel contro i lottatori Capcom, il titolo qui a fianco fa per voi.
SCHEDAGIOCO
Cover PlayStation All-Stars Battle Royale

PlayStation All-Stars Battle Royale

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