I primi passi nelle tre dimensioni, il Principe di Persia li ha mossi parecchio tempo addietro, con un episodio tutt'altro che ben realizzato: Prince of Persia 3D, publicato su PC e Dreamcast, fu un esperimento riuscito per metà. Il prodotto aveva si le atmosfere e il feeling tipico della serie 2D, ma era afflitto da una serie di bug e problemi che ne minavano pesantemente il gameplay.
Fortunatamente, il grande pubblico associa però l'avvento poligonale del Principe all'episodio pubblicato a fine 2003 da Ubisoft: Le sabbie del tempo. Il titolo in questione è stato infatti una delle pietre miliari della scorsa generazione, grazie anche all'ottimo successo riscosso tra pubblico e critica. Dopo altri due capitoli, intitolati “Spirito guerriero” e “I due troni”, la serie è finalmente sbarcata su console HD, cambiando totalmente desing, ambientazioni e struttura; ma ne sarà valsa davvero la pena?
Ma sei una falsa magra?
Cosa potrebbe mai farci un individuo scaltro e dal fare sospettoso in mezzo al deserto? Usurpare tombe di antichi re e saccheggiarne il contenuto? Assalire qualche povero viandante? Derubare un mercante di passaggio? O più semplicemente...Salvare il mondo? Il nuovo Prince of Persia di Ubisoft si apre proprio così: il protagonista, che questa volta di reale non ha nulla, dopo essersi perso nel deserto insieme alla sua asina Farah, per altro carica d'oro, incappa in una misteriosa città caduta ormai in rovina. Qui fa immediatamente la conoscenza di una bella donzella, che pare stia fuggendo da un gruppo di guardie tutt'altro che amichevoli. Dopo qualche balzo ed acrobazia, condita qua e la da combattimenti non troppo impegnativi, i due giungono ad un tempio. La ragazza appena incontrata, tale Elika, non è altri che la figlia del signore che regna in quei luoghi, fuggita da palazzo per svolgere una importantissima missione. Nemmeno il tempo di fare le presentazioni però, che subito una nuova minaccia incombe sui nostri poveri eroi. Ariman, un potentissimo e malvagio dio, è stato liberato insieme ai suoi scagnozzi, con conseguente contaminazione delle terre sacre che mantengono l'equilibrio della città. Tutto è quindi immerso in una nube oscura, che piano piano consuma ogni cosa si ponga sul suo cammino. Toccherà quindi al bel ladro e alla dolce Elika porre rimedio al problema, purificando di volta in volta ogni terra sacra: un lavoraccio insomma, che purtroppo solo noi potremo portare a termine!
In breve è questa la trama che fa da sfondo alle vicende in cui ci troveremo coinvolti, trama che effettivamente, più classica di così non si poteva ideare, e purtroppo, a parte qualche piccolo colpo di scena, si mantiene abbastanza piatta durante tutta l'avventura. Un vero peccato quindi, poiché con la trilogia delle sabbie, Ubisoft aveva realizzato un comparto narrativo che anche se non privo di difetti, riusciva ad essere abbastanza originale e coinvolgente.
D'altro canto però, per quanto riguarda la caratterizzazione dei due personaggi (gli unici realmente caratterizzati in tutto il gioco), il lavoro svolto è stato invece molto buono: sia il ladro che Elika sono stati resi davvero bene, grazie ad una serie di battute ed espressioni veramente niente male. Si avete capito bene: battute! Invece che scegliere due eroi cupi, duri e tenebrosi, si è voluta scegliere la strada della comicità e dell'umorismo: ecco quindi che le battute, i doppi sensi, le freddure e quant'altro si sprecheranno, riuscendo a strappare in più momenti anche qualche risata, sopratutto quando lui e lei iniziano a bisticciare!
Questo logicamente non basta a compensare alle mancanze citate poco sopra, ma se non altro riesce ad arginarle almeno un po'. Speriamo quindi che se mai ci sarà un seguito (e fidatevi, il finale lo lascia proprio intendere), Ubisoft decida di rimediare a tale mancanza.
La “geografia” di un mondo videoludico
Da un punto di vista strutturale, il nuovo Prince of Persia è una vera e propria novità rispetto ai suoi predecessori. Il mondo di gioco è infatti molto vasto ed aperto, con ogni suolo sacro collegato all'altro in maniera ben congegnata ed armoniosa. Certo, non tutti i suoli saranno subito accessibili, ma grossomodo il senso di libertà e omogeneità che il titolo conferisce al giocatore è stato reso in maniera molto intelligente.
Questa nuova struttura però non è tutta rose e fiori: il senso di libertà infatti nasconde purtroppo un inconveniente non da poco, e cioè che così facendo, gli sviluppatori sono stati costretti a semplificare e non di poco il level desing. Se prima il principe doveva stare attento e districarsi tra trappole insidiose, rovine pericolanti e precipizi sdrucciolevoli, ora invece il nuovo protagonista si godrà maggiormente il panorama, grazie a passaggi decisamente più guidati e meno insidiosi. Il giocatore è infatti molto più guidato che in passato, e il fatto che sia impossibile morire, grazie al magico aiuto di Elika, rende il tutto ancora più semplificato.
Sia chiaro, il fatto che questo titolo non sia affatto un “more of the same” e che Ubisoft abbia quindi tentato di innestare alla serie una struttura tutta nuova è sicuramente un bene, ma avremmo preferito che non scartasse così tanti elementi rivelatisi vincenti con la trilogia delle Sabbie del tempo.
Andando quindi più nel dettaglio, il titolo prevede l'esplorazione di numerose location, ognuna delle quali provvista di un suolo sacro da purificare. Una volta individuato e ripulito, dovremo raccogliere i semi di luce sparsi in tutto il livello, necessari ad ottenere nuovi poteri per la nostra Elika. Insomma, un susseguirsi continuo di salti combinati e non, corse sui muri, arrampicate, passaggi, scivolate, proposti di volta in volta in diverse combinazioni.
Grossomodo è questo quello che faremo durante tutto il tempo di gioco, venendo interrotti di tanto in tanto da qualche combattimento. Una formula un po' ripetitiva, che purtroppo non trova giovamento negli scontri, anch'essi ridotti in numero e complessità. Ora infatti si svolgeranno unicamente in luoghi prefissati, e quando incontreremo un nemico, la visuale si sposterà leggermente e si attiverà una sorta di arena dalla quale non è possibile uscire. Certo, le coreografie eseguibili insieme ad Elika sono spettacolari, così come gli scambi di fendenti con il mostro di turno, ma è altrettanto vero che la loro semplicità non li rende per niente entusiasmanti. Fanno eccezione i boss delle varie location, che con nostra immensa gioia sono stati realizzati con molta più cura, e molte volte sconfiggerli non è di certo una passeggiata.
Nella piattezza generale, spicca però il sistema di controllo che risulta estremamente intuitivo e fluido nell'essere gestito. In particolare la telecamera è stata resa in maniera formidabile, ed il più delle volte non necessita di essere “aggiustata”. Certo, di tanto in tanto capiterà di avere qualche inquadratura non perfetta, ma si tratta per lo più di piccole imperfezioni, che niente hanno da spartire con i problemi, a volte ben più intrusivi, di titoli come Tomb Raider Underworld.
Una vista che toglie il fiato
Passiamo infine alla parte decisamente più riuscita del titolo e cioè il comparto tecnico. Se dovessimo basare il voto unicamente su questo aspetto, saremmo costretti a promuovere il titolo con un altisonante 9. Il lavoro svolto è infatti veramente straordinario, ed i ragazzi di Ubisoft hanno dimostrato in questo caso di saperci veramente fare.
Durante l'esplorazione del mondo, visiteremo ambienti totalmente diversi l'uno dall'altro anche se logicamente accomunati dal medesimo stile; questo delinea senza dubbio la capacità degli sviluppatori di riuscire a creare un mondo di gioco vario ed intrigante. Torri in rovina, piattaforme sospese nell'aria, antichi palazzi e altro ancora faranno quindi da sfondo alla nostra avventura. Inutile dire che tutto questo è realizzato con una tale cura per i dettagli che in certi momenti si rasenta il maniacale. In più occasioni infatti il giocatore potrebbe trovarsi totalmente incantato dal bellissimo panorama che ha di fronte, e le tecnologie offerte dalle console e PC di ultima generazione, permettono infatti una profondità visiva prima impensabili. Anche l'impiego del cell shading ha infatti contribuito notevolmente alla riuscita del comparto visivo, in particolar modo per quanto riguarda la paletta cromatica, che vede utilizzate principalmente tinte pastello.
I modelli poligonali poi, sono altrettanto curati: in particolare quelli del ladro e di Elika sono stati resi in maniera estremamente dettagliata, e le animazioni in particolare risultano sorprendentemente fluide, armoniose e spettacolari.
Infine anche effetti speciali, illuminazione ed ombre vantano un livello molto alto, e contribuiscono, insieme al resto dell'aspetto visivo, a costruire un'atmosfera degna della più bella delle favole.
Non è poi da meno il comparto sonoro, che propone al giocatore una buona gamma di brani in pieno stile fantasy, estremamente suggestivi e mai noiosi. Da segnalare anche il doppiaggio italiano, che nonostante inizialmente potrebbe far storcere il naso a qualcuno, risulta a lungo termine molto più curato ed espressivo di tanti altri titoli.
Ubisoft, con questo nuovo Prince of Persia, ha realizzato un titolo a metà: è riuscita a costruire un mondo di gioco totalmente nuovo, sia in struttura che in desing, ma non è riuscita a curare efficacemente il gameplay, che purtroppo risulta spesso troppo debole e semplice. L'assenza delle trappole, di enigmi degni di nota e l'impossibilità di morire hanno reso il tutto estremamente guidato, facendo mancare spesso quel senso di sfida che nella trilogia delle sabbie del tempo era invece presente.
Sia ben chiaro, il prodotto finale riesce comunque a divertire ed appassionare, e questo è l'importante, ma la sensazione che poteva essere fatto molto di più lascia di certo l'amaro in bocca. Se il titolo avesse accostato ad un comparto visivo così incredibile e ben curato, un gameplay altrettanto formidabile, si sarebbe realmente meritato un bel 9 in pagella...Purtroppo ci ritroviamo invece un “ordinario” titolo da 8 e niente più.