Prison Break, la serie televisiva che molti hanno amato e continuano ad amare, entra nel “malato” mercato videoludico: quello dei tie-in. Non a caso molti videogiocatori guardano con occhio strambo e naso arricciato tutte le produzioni di tal genere, a meno che la caratura tecnica e la validità di idee non si dimostrino, sin dalle prime fasi, all’altezza della situazione. In Batman Arkham Asylum, ad esempio, ciò è avvenuto, ma quanto dovremo aspettare per vedere un altro prodotto di tale valore? Forse sarà il secondo episodio dello stesso Batman o magari qualche altro titolo che uscirà dalle retrovie a testa alta. Di certo il Prison Break: The Conspiracy che ci apprestiamo a recensire non è riuscito nell’intento di stupire, ma i fan della serie TV lo apprezzeranno di certo.
Fox River: da qui ha inizio tutto!
Sebbene la serie televisiva abbia riscosso un successo straordinario, almeno nelle prime due serie, bisogna dire che le enormi potenzialità sono state sprecate, a tratti quasi cancellate, in quel via vai di situazioni e iter televisivi che vogliono far durare qualcosa più a lungo di quanto debba. Tale discorso può essere applicato anche per il videogioco sviluppato da ZootFly: un potenziale, in fase di partenza, davvero enorme, scemato a causa di ritardi lunghissimi, e quindi evidenti problemi in fase di sviluppo. Le vicende vivibili durante l’esperienza di gioco, riprendono in larghi tratti, anche se da un altro punto di vista, quanto visto nella prima stagione della serie: dall’incarcerazione di Scofield fino all’incredibile fuga dal penitenziario. Ma c’è un però. Difatti il protagonista non fa parte di quella “accozzaglia” di galeotti conosciuti durante le puntate trasmesse, ma è un certo Tom Paxton, agente della “Compagnia”, che ha lo scopo di far arrivare, e quindi risolvere contromosse di fuga, Lincoln Burrows al suo appuntamento: quello della sedia elettrica!
La trama quindi si svolge su un piano diverso rispetto a quella del telefilm, ponendosi come una sorta di trama parallela o “secondaria” agli accadimenti principali. I primi momenti di gioco, quelli che vanno a farci conoscere più da vicino il Prison Break di Deep Silver, sono comunque godibili, soprattutto ai fan: l’atmosfera e la ricostruzione fedelissima del penitenziario di Fox River, non fanno che amplificare i riferimenti fatti alle location della serie TV. Gli altri dettagli sulla trama non ve li sveleremo, causa spoiler.
Trama apprezzabile ma…
Se la trama si rivela godibile, non sempre è cosi per la realizzazione e la caratterizzazione dei personaggi incontrati. Sembra di essere davanti a "tipi" che fanno della palestra la loro unica ragione di vita: con ciò vogliamo dire che le movenze e le animazioni sono contrassegnate da movimenti spavaldi, a tratti surreali, che inficiano anche sulla credibilità e la serietà di alcune scene filmate di intermezzo. Un miglior lavoro è stato fatto, invece, sull’aspetto degli stessi. Molti dei personaggi di spicco sono davvero ben riprodotti, con visi somiglianti e ben realizzati; altri, ahinoi, non son proprio come siamo abituati a vederli in televisione e necessiterebbero di una "ripulita" piuttosto pesante. Ciò fa storcere ancor di più il naso, visto che alcuni di quelli scarsamente ricreati, si rendono partecipi all’azione, ed alla trama del gioco, più di altri che godono di un "trattamento di bellezza ad hoc".
Gameplay.
Ricapitolando: trama passabile e che ricalca gli eventi principali della prima stagione di Prison Break, realizzazione dei personaggi di gioco migliorabile in alcuni casi… ed il gameplay? Una delle grosse pecche del prodotto targato ZootFly è proprio quella di apparire come molto lineare e ripetitivo sin dalla prima ora di gioco. Siamo chiamati, infatti, a spostarci da un punto ad un altro attraverso medio-piccole ambientazioni, senza possibilità di cambiare o alternare il percorso. Quindi all’esplorazione delle fasi diurne si aggiungono banali fasi stealth notturne, combattimenti corpo a corpo e Quick Time Event. Inutile dire che anche per le “varianti” di fasi di gioco, a regnare è la ripetitività e la scarsa capacità di creare qualcosa di davvero appagante.
Se le fasi iniziali sono davvero carine, dopo un po’ di tempo passato a giocare, la parola chiave diventa solo una: linearità. Nelle fasi stealth, ad esempio, le situazioni ed i cambiamenti di guardia si ripetono all’infinito, senza cambiare mai, dandoci tutto il tempo per risultare invisibili all’interno del penitenziario e, quindi, raggiungere il nostro obiettivo. Ad interrompere un po’ questa monotonia di fondo, ci pensano i combattimenti, almeno ci provano. Innanzitutto va detto che c’è la possibilità di passare del tempo facendo pesi e tirando al sacco, ma non si capisce fino a che punto questo influisca sugli scontri corpo a corpo che sono, già di loro, davvero molto semplici. Infatti, in caso di conflitto, aver la meglio sull’avversario è possibile grazie alla pressione a tempo di alcuni tasti: uno per l’attacco veloce, uno per quello pesante ed il terzo per la schivata. Il resto si fa da sé: insistere e schivare qualche colpo porta, troppo facilmente, ad aver la meglio. Citiamo, solo per dover di cronaca, dei mini-giochi inseriti, anche se non è questo il termine più adatto per indicarli: si tratta di azioni come forzare una serratura, svitare bulloni di grate o accedere ad un panello elettrico. Azioni che vengono provate nelle fasi iniziali e poi abbandonate, in quanto fini a se stesse.
Arriviamo cosi alle sequenze Quick Time Event, caratterizzate da una assoluta mancanza di progettazione, tempismo per l’esecuzione ed intuitività. Non capita raramente di commettere degli errori: la mancanza di giuste pause ed intervalli nelle sequenze e di tasti sparati su schermo alla rinfusa, portano, inevitabilmente, al caricamento del checkpoint precedente. Che poi rappresenta un altro punto doloroso: un sistema davvero stancante, a tratti snervante ed inutile. Per fortuna che ne hanno inseriti in un numero sufficiente, tale non far perdere la pazienza al videogiocatore che già trova difficoltà ad accettare, in pieno, un prodotto del genere. Ciò non toglie che il divertimento delle fasi finali di gioco, che insieme alle iniziali fanno una buona impressione, venga smorzato da questi QTE davvero ridicoli…
Comparti tecnici.
Come più volte abbiamo ribadito, Prison Break: The Conspiracy prende molto dalle ambientazioni e atmosfere vissute durante la serie tv. Sotto questo punto di vista Fox River si mostra molto curata ed il lavoro di ZootFly assume notevole importanza, almeno per questo dettaglio, in quanto è uno degli elementi trascinatori e caratterizzanti l’intera produzione videoludica. Peccato che tra un’area ed un’altra ci siano dei caricamenti, fin troppi viste le modeste dimensioni, oltretutto. Le note dolenti sono caratterizzate da quelle animazioni quasi orrende e dalla scarsa attenzione riposta in alcuni personaggi di gioco, oltreché all’uso di texture di bassa qualità in talune circostanze ed alla compenetrazione dei poligoni molto frequente. Per quanto riguarda l’aspetto sonoro, possiamo dire che non stupisce ma nemmeno delude. Si cavalcano gli stessi brani proposti nella serie TV, con effetti sonori sporadici di medio-bassa qualità. Peccato per la mancanza di una traduzione in lingua italiana che viene sostituita dai classici sottotitoli: un difetto per alcuni, per altri un po’ meno. Certo che, visto il tempo risparmiato per il doppiaggio nella varie lingue, ZootFly poteva fare più attenzione su alcuni particolari...