Pro Evolution Soccer 2012

Ogni anno sempre la stessa storia?
Scritto da Mail@ VinVincasil 12 ottobre 2011
Pro Evolution Soccer 2012 Recensione

Come ogni inizio autunno che si rispetti, ecco ripresentarsi l’immancabile dilemma: quest’anno compro Pro Evolution Soccer o FIFA? In un paese così calciofilo come il nostro, è innegabile che per una grossa fetta del pubblico di videogiocatori la risposta a questa domanda debba essere il più ponderata possibile: si tratta pur sempre del titolo che ci accompagnerà per un intero anno di partite virtuali da soli o con gli amici, oggi sempre più gustate anche con le potenzialità offerte dall’online gaming. Da un po’ di tempo a questa parte (dagli albori dell’era delle console in HD, in pratica) si è via via delineato uno scenario ben poco rassicurante per i ragazzi di Konami: Electronic Arts sfruttava al meglio le potenzialità della nuova generazione di console, sfornando ogni anno titoli sempre più apprezzati da critica e pubblico, mentre i giapponesi arrancavano indietro, nella loro scia. Gli ultimi Pro Evolution Soccer apparsi sugli scaffali, insomma, son sembrati prodotti ben lontani, per qualità e fattura generale di gioco, dai gloriosi fasti dell’era PS2, nonostante le mille promesse da parte degli sviluppatori giapponesi di revisioni totali dell’impianto di gioco, per colmare il gap accumulato nei confronti di FIFA. Promesse che, manco a dirlo, non sono mancate nemmeno quest’anno: Seabass e compagni saranno riusciti a mantenerle questa volta?

Ce la farà Iker a parare?


Belli senz’anima…

Rispondiamo subito alla domanda: non fino in fondo (lo testimonia anche quel numeretto in alto a destra. I PES di anni fa ci avevano abituati ad altri voti, no? ndr). Bastano pochi minuti di gioco per capirlo: l’impronta arcade della serie, nonostante i tentativi di portarla su prospettive più simulative, è sempre marcata, con tutti i pro e i contro che ne conseguono. Il primissimo impatto, puramente visivo, è positivo: sul fronte grafico segnaliamo texture nitide e pulite, modelli poligonali ben realizzati, calciatori molto simili alle controparti reali, atmosfere da stadio ben ricreate con scenari suggestivi, musichette e cori a tema. Eppure, tutto ciò non basta: i giocatori in campo, controller alla mano, una volta in movimento ci sono sembrati “belli senz’anima”. Il motivo? Animazioni troppo “legnose” e slegate tra loro: ogni accelerazione, cambio di ritmo, passo e direzione risulta essere troppo macchinoso e ben poco realistico, il che, ovviamente, va ad inficiare la bontà generale del titolo. Gli anni passano, i soliti difetti restano, ma qualche piccola innovazione c’è: ad esempio, nel tentativo di rendere l’esperienza di gioco più simulativa, gli sviluppatori hanno implementato la possibilità di settare i passaggi “in manuale” secondo cinque gradazioni. Purtroppo una certa automaticità e casualità di interventi della CPU rimane anche dopo aver impostato la barra al minimo: il pallone sembra muoversi sempre su binari prestabiliti, rendendo il gameplay più veloce, facile ed accessibile, ma molto meno simulativo di un FIFA. Ma ancora: l’inedito “Off the Ball”. Ovvero l’innovativo sistema (in parte derivato dalla passata versione del titolo per Wii) che, tramite lo stick destro del controller, permette di indicare i movimenti da seguire ad un secondo giocatore, oltre quello comandato normalmente tramite l’analogico sinistro. La feature, difficile da gestire al meglio soprattutto per i primi tempi, risulta utile soprattutto in occasione dei calci piazzati: tra una fitta rete di marcature, muri e blocchi, l’obiettivo è guidare il secondo giocatore nel punto dove il primo piazzerà la sfera. Inoltre il passato (e mai apprezzato) Team Vision lascia spazio ad un nuovo sistema di algoritmi per la gestione della CPU, che purtroppo sembra muoversi spesso su binari preimpostati che limitano il controllo a 360° delle situazioni di gioco. Ultima nota dolente, forse la peggiore: l’IA dei portieri. Che qualcosa non andasse da quel punto di vista si era capito già con il materiale giocabile rilasciato nel mese precedente il day one: i troppo evidenti disastri dell’intelligenza artificiale degli estremi difensori, prontamente segnalati dalla comunità degli utenti che aveva avuto modo di provare la prima demo, hanno reso necessario prepararne una seconda, con gli sviluppatori corsi subito ai ripari nel tentativo di evitare all’allarmismi e dimostrare di avere comunque la situazione sotto controllo. Le cose, purtroppo, non sono proprio così: anche nella versione ultimata del gioco da noi provata per la recensione, l’IA dei portieri risulta essere deficitaria e precaria. Tra comportamenti ambigui, respinte troppo corte e tentativi velleitari di conquiste aeree del pallone, viene a mancare quasi totalmente quella sicurezza tra i pali richiesta ad ogni buon portiere che si rispetti. Come se non bastasse, a peggiorare la situazione interviene un fisica della palla che lascia alquanto a desiderare: troppo spesso abbiamo visto comportamenti anomali del pallone di gioco quando il portiere, nostro o avversario, si opponeva alla traiettoria diretta in rete, sia con i guanti che con il corpo.


Tante modalità, ripartendo dalla tradizione

Al di là delle partite sul campo, ovviamente, vi è un intero contorno di modalità varie che sono riproposte senza una vera e propria rivoluzione. I menù iniziali del gioco evidenziano che, almeno quantitativamente parlando, PES 2012 si presenta più che sostanzioso, con un nutrito numero di modalità piuttosto longeve, tra i “must” che hanno fatto la storia della serie Konami, graditi ritorni degli ultimi anni e qualche piccola novità che tenta (ma con esito incerto, come vedremo) di rinnovare l’offerta del gioco, consolidata sì, ma che alla lunga potrebbe risultare troppo uguale a sé stessa. Oltre alle normali tipologie di partite singole in modalità “Esibizione” (vs CPU e multiplayer, online e offline), gli appassionati avranno ampia scelta per quanto concerne l’organizzazione di campionati, coppe e tornei più o meno articolati che, da alcuni anni a questa parte, possono vantarsi di alcune, importanti, licenze ufficiali: la UEFA Champions League e la Copa Santander Libertadores, con musichette ufficiali che ci accompagnano per ogni dove (dentro e fuori dal campo, tra i menù di gioco), stemmi, loghi e “atmosfere” direttamente dalle competizioni reali. Il Campionato Master, decennale fiore all’occhiello della serie, viene riproposto con qualche novità, ma senza particolari stravolgimenti. Troveremo dunque la consolidata struttura di gioco, marchio caratteristico di una delle modalità più apprezzate dal pubblico di calciodipendenti: tramite il solito sistema di partite, punti e trattative, l’obiettivo è creare una squadra stellare partendo dai soliti Ordaz, Macco e Hamsun, in una vertiginosa scalata alle divisioni più alte (segnaliamo che, se negli anni passati era inclusa fin da subito la possibilità di iniziare con le rose reali delle squadre, quest’anno la feature è inclusa sì, ma sbloccabile nello Store del gioco per una manciata di punti, così come altri bonus che possono favorire la condizione fisica dei propri calciatori o l’acquisto dei campionissimi). Quest’anno si aggiunge la figura del vice-allenatore: tramite intermezzi animati tra una partita e l’altra, il nostro vice ci darà consigli e indicazioni sul nostro spogliatoio, lo stile di gioco dei prossimi avversari, i rapporti con tifoseria e dirigenza e quant’altro. Figura piuttosto utile, ma troppo invasiva: spesso gli intermezzi in cui compare spezzano troppo il ritmo della modalità rendendo il tutto più lento e meno piacevole. Non è un sistema perfetto, quindi: presenti ancora i soliti piccoli difetti, in particolare per il sistema di trattative, il cui buon esito sembra più casuale che dovuto ad altri parametri. Per non parlare dei prezzi di alcuni cartellini ben poco realistici (Messi e Ronaldo a poco più di 9 milioni? E stiamo parlando del Ronaldo portoghese, quello attualmente senza pancia, eh! ndr). Il tutto, però, assume sfumature suggestive quando giocato online con la modalità “Master League Online”, per l’appunto: a suon di buone prestazioni e vittorie contro squadre di altri giocatori della comunità, si avrà modo di creare la propria squadra di campionissimi da gestire in una gerarchia di divisioni virtuali sempre più impegnative. Viene riproposta, inoltre, la modalità denominata “Diventa un Mito”, grazie alla quale sarà possibile seguire da vicino la carriera di un unico calciatore da noi creato, assistito dalla figura del suo manager, corrispondente un po’ al vice-allenatore della Master League: sarà lui a darci negli intermezzi di gioco tutte le indicazioni utili per sviluppare al meglio la nostra carriera.

L'Off The Ball in azione


I’m The Boss

La modalità Patron, novità dell’edizione 2012, è alquanto particolare. Particolare per la scelta in casa Konami di non renderla disponibile fin da subito, come ci si aspetterebbe, ma curiosamente sbloccabile solo a patto di spendere 100 punti nello Store del gioco. Particolare per la sua natura di ibrido, a metà tra una simulazione di calcio giocato e un gestionale. Come lascia già intendere il titolo, in questa modalità saremo chiamati a vestire i panni dell’Abramovich di turno, con il compito di gestire un po’ tutto ciò che riguarda la nostra società e ciò che ruota intorno ad essa: fondi per il calciomercato, ingaggi di calciatori e staff tecnico, arruolamento di osservatori in giro per il mondo e via dicendo. Ma è propria la sua natura di ibrido a rendere il tutto alla lunga piuttosto limitato (lo avevano già immaginato gli sviluppatori, tanto da decidere di implementare la possibilità di giocare in prima persona le partite del proprio club, in maniera non troppo diversa dalla normale Master League?): ben lontana dalla profondità di un Football Manager, come normale che sia, tale modalità sembra ancora allo stato embrionale. Vedremo se nei prossimi anni verrà riproposta, e in che modo.


Ogni anno sempre la stessa storia? Sì

Ancora lontano dall’offrire un’esperienza simulativa profonda quanto quella della concorrenza, Konami ha ancora strada da fare per risalire la china. Non è tutto da buttare, certo: le modalità sono molteplici e variegate, alcune (Master League Online) meglio congeniate, altre (Patron) da rivedere. Senza dimenticare la comunque discreta telecronaca, la cui versione italiana quest’anno è affidata alle voci del duo Pierluigi Pardo/ Luca Marchegiani, con il primo ad entusiasmare le folle e il secondo a puntualizzare con commenti tecnico-tattici con la sua voce decisamente più pacata (a tratti troppo, si tratta pur sempre di una partita di calcio! ndr) Oppure nell’anima tattica del titolo, che mostra i suoi muscoli nei momenti preparatori alla partita sul campo, in quei menù necessari per preparare la formazione ed impostare il proprio gioco. Su questo aspetto, Pes offre precisione ed intuitività tramite la sapiente presenza di un vero e proprio “scacchiere tattico”, un mini-campo sul quale potere muovere gli 11 a proprio piacimento, come fossero delle pedine. Da lì, poi, si possono facilmente sostituire i calciatori (i panchinari sono sempre visibili al lato dello scacchiere), impostare i movimenti, scegliere la tattica di base, indicare tiratori e uomini per le situazioni da calcio piazzato: un sistema spartano, ma complesso e preciso, che non mancherà di soddisfare anche i videogiocatori più esigenti, virtuosi della tattica. Elementi positivi a parte, però, è il gameplay, come già segnalato, a risultare ancora troppo meccanico e poco profondo. Per non parlare dei dettagli che, in una produzione del genere, fanno la differenza: il numero delle licenze ufficiali di squadre di club è rimasto pressoché invariato, con appena due squadre di Premier League (Manchester United e Tottenham) e quasi nessuna per i campionati dell’Est Europa. E non si può non rimanere infastiditi dall’aggiornamento delle rose interrotto a metà del calciomercato estivo: una volta inserito il disco di PES 2012, troverete ancora Zarate giocare nella Lazio ed Eto’o allenarsi alla Pinetina, tanto per fare qualche esempio. Gli sviluppatori hanno già annunciato una patch di gioco che, tra le altre cose, aggiornerà le rose di tutte le squadre e migliorerà l’IA dei portieri. Se si è costretti a correre ai ripari dopo nemmeno un mese dall’uscita del gioco, ci chiediamo: non sarebbe stato meglio pensarci per tempo?

Almeno loro sembrano contenti...

COMMENTO
Mail@ VinVincas

Da quando sono apparse le console di ultima generazione, ogni anno è sempre la solita storia: Konami promette chissà quali mirabolanti rivoluzioni in positivo per il suo simulatore calcistico, promesse che, alla prova dei fatti, non vengono mantenute. Il prodotto finale, comunque apprezzabile, è purtroppo ancora troppo lontano dai capolavori che Konami aveva regalato su PS2 (che nostalgia). E intanto la concorrenza continua a prendere vantaggio…

GRAFICA:7I calciatori risultano accuratamente ricostruiti, così come gli stadi. Il vero difetto del comparto tecnico riguarda le animazioni, troppo “legnose” e slegate.
SONORO:7La telecronaca del duo Pardo/Marchegiani risulta godibile, ma non straordinaria.
GIOCABILITà:6.5Il nuovo sistema “Off The Ball” non riesce a rinnovare un sistema di gioco troppo simile a quello proposto negli anni passati.
LONGEVITà:8.5Tra partite, campionati e tornei online e offline, con licenza e non, gli appassionati avranno di che divertirsi.
VOTO FINALE7
PRO:- La Master League, anche online!
- Sistema tattico preciso
- Telecronaca apprezzabile
CONTRO:- Gameplay ancora difettoso
- Rose e licenze ufficiali?
- IA dei portieri da rivedere
FIFA 12 ( X360 )L'altra scelta, nel mondo del calcio virtuale.
SCHEDAGIOCO
Cover Pro Evolution Soccer 2012

Pro Evolution Soccer 2012

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