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Risen ( X360 )

Risen ( X360 )
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Recensione Risen  Scritto da: Vincenzo "Vinz" Petrassi | Data: 2009-10-30

VGNetwork recensisce l'erede della serie Gothic! Sarà riscatto per i Pirahna Bytes?

Piranha bytes ha un obiettivo: riscattarsi dopo i deludenti risultati ottenuti con l’uscita di Gothic III. Sostenuti da una parte dagli accaniti fan fiduciosi della loro serie portabandiera e assaliti dall’altra da una folla ormai delusa e formata da haters, hanno portato a termine il loro ennesimo lavoro con cui contano di riuscire a risollevare il proprio nome: Risen.

Gothic III era nel complesso un titolo dalle potenzialità mostruose, poiché era mosso da un motore grafico che offriva uno spettacolo da spacca mascella, un gameplay rivisto nel bene e nel male e adattato ad una componente free roaming molto estesa basata su un intero continente diviso in diverse regioni dal clima caratteristico, e tante fazioni con cui collaborare. Fin qui sembra di essere dinanzi ad un lavoro di gran maestria, ma a rovinare tutto c’era un grosso difetto: Gothic III era programmato male, molto male, e rilasciato in una fase beta non riveduta, che comportava un’ottimizzazione da dimenticare, parametri sballati e script da rivedere. Fretta per la pubblicazione? Pressione da parte del publisher (JoWooD)? Non si sa, ma sta di fatto che Gothic 3 è diventato giocabile decentemente dopo ben 4 anni di patch ufficiali e non.

Distaccatasi da JoWooD e rimasta priva del marchio originale di Gothic, Piranha Bytes decise di iniziare una nuova serie, denominata Celtic, che avrebbe ripreso lo schema dei primi giochi per accontentare i fan. Più tardi quel titolo diventò Risen, e ora è arrivato da noi pronto per essere valutato.

Riusciranno i volenterosi tedeschi a ritrovare il sentiero perduto del successo battendo gli spietati haters, superando le tante insidie tecniche, e a ridare gioia e felicità ai fans?


Prelude of a tragedy

Gli dei sono stati scacciati dal nostro mondo, l’umanità sembra aver acquistato una libertà che ha sempre desiderato, ma non sa chefacendo così ha condannato il proprio mondo alla distruzione. Tempeste furiose scuotono i cieli, la madre terra risente di terremoti e degli avversi fenomeni esogeni, l’umanità rimane vittima delle catastrofi naturali, e nel mentre numerose rovine sorgono dal sottosuolo portando con loro creature dei tempi antichi. Che sia scoppiato l’inferno?

In mezzo al mare in tempesta, una schiera di uomini clandestini rimane vittime di una tragedia e tra di loro un misterioso uomo munito di monocolo intravede tra le spiacevoli nubi un essere mostruoso che distrugge la loro nave. Di quegli uomini uno ne rimane inerme, ormai naufragato su un’isola vulcanica che sembra scampare parzialmente al disastro rispetto al resto del mondo. È solo l’inizio della nuova avventura propostaci dai creatori di Gothic.

A step forward into the terror

Appena risvegliatosi su una spiaggia ricoperta dai resti della nave e corpi privi di vita, il futuro del protagonista è nelle nostre mani. Abbiamo un compito: trovare un altro sopravvissuto.
Muoviamo l’eroe tramite i tasti W (avanzata), S (indietreggio), A e D (spostamenti laterali), mentre orientiamo lo sguardo con l’ausilio del mouse o dei tasti Q ed E. Esaminiamo i corpi con il click sinistro, fino a trovare l’altra sopravvissuta, Sara.
Impaurita e disorientata ci chiede di procurarci un’arma per riuscire a proseguire nel nostro percorso verso la salvezza, perciò esploriamo i dintorni stando attenti a evitare spiacevoli attacchi prima del previsto, e ci impossessiamo della clava. Una volta fatto accediamo al nostro inventario (tasto “I”) e selezioniamo l’arma che sarà equipaggiata. Da questo momento siamo in grado di poterci difendere con po’ di fortuna dalle prime creature nemiche. Avviciniamoci ai famelici avvoltoi e col tasto “1” estraiamo la nostra arma corpo a corpo, pronti per attaccarli.

Il sistema di combattimento è cambiato di nuovo, è tornato alle origini e si hanno combinazioni di attacchi legate al tempismo del giocatore. Al primo click effettuiamo un primo fendente, al secondo un altro di media potenza, e al terzo un affondo molto più forte dei precedenti. Da non sottovalutare anche il nostro avversario; sin dall’inizio i nemici saranno coriacei e una piccola svista costerà la vita al nostro avatar, per cui teniamoci pronti a fare scivolate laterali e all’indietro tramite il tocco veloce dei tasti corrispondenti.
Abbattuto quest’ultimo raccogliamo la carne dalla sua carcassa e continuiamo per il sentiero pieno di insidie, preoccupandoci di raccogliere tutte le piante curative per curarci e raggiungere il primo focolare dove arrostire la carne da dare alla nostra amica e di seguito continuare a risalire fino al primo incontro importante da cui avremo delucidazioni in merito all’isola.

I misteri di Faranga


Faranga, questo è il nome dell’isola su cui siamo naufragati. Un tempo governata da Don Esteban, è ora sotto giurisdizione dell’inquisitore Mendoza che, per riuscire a fronteggiare le bestie che son fuoriuscite dalle rovine sorte dal terreno e svelare i misteri riguardo i fenomeni naturali che stravolgono isola, ha preso controllo della stessa città del porto scacciandone il sovrano.
Quest’ultimo d’altra parte s’è rifugiato nella palude a nordovest del territorio, intento a saccheggiare le altre rovine per ricavarne l’oro e riprendere un giorno il controllo di Faranga.

Il primo capitolo di Risen, come da tradizione della serie Gothic (escluso il terzo), ci mette a disposizione tutto il tempo necessario per conoscere a fondo le fazioni tramite una lunga serie di subquest atte a farci guadagnare la fiducia dei capi e permetterci di scalare la scala gerarchica di ciascuna procedendo nella storia.
Sarà più opportuno aiutare Don Estebana riprendere controllo dell’isola, oppure aiutare l’inquisizione nella ricerca dei misteri delle antiche rovine? Ad accompagnare ciò c’è una fitta rete di missioni che si intrecciano e la determinazione del nostro allineamento come classe, ma non è tutto, visto che Risen ripresenta il famoso microcosmo vivo che ha reso peculiari i vecchi giochi di Piranha Bytes.

Un microcosmo vivo

Il mondo di Risen è reso verosimile grazie ad ogni personaggio che segue la propria routine quotidiana e le varie personalità che lo popolano. Altro tratto distintivo è il codice comportamentale che vige in ogni luogo abitato: non estraiamo armi, non rubiamo o attacchiamo persone se non in circostanze particolari come combattimenti nelle arene e liti nate da dialoghi. Violare una di queste regole determina l’attacco delle persone presentie la perdita di fiducia da parte della persona offesa, circostanza in cui bisogna fare affidamento alle pergamene che fanno cessare rancore contro di noi, dette “barzelletta”, importanti in caso di personaggi fondamentali che smettono di parlarci o attaccano continuamente.

Un eroe da personalizzare

Impossibile da personalizzare nell’aspetto o nella classe a inizio partita, il nostro protagonista in Risen riprende lo schema dei precedenti GothicAnch’esso privo di un nome (in questo caso non viene proprio menzionato, mentre nella saga originale il nostro eroe era tanto sfortunato da non riuscire a dirlo mai) è un personaggio da sviluppare in ogni sua abilità durante la lunga esperienza di gioco tramite i punti abilità da spendere nell’apprendimento di talenti e miglioramenti nell’uso delle armi. Ad ogni passaggio di livello riceviamo dieci ability points e un aumento dei nostri punti salute. I parametri fondamentali di gioco sono rimasti la forza, la destrezza, il mana, e il nuovo arrivato: la saggezza. I primi tre si aumentano spendendo punti abilità e quantità sempre più alte di oro dagli istruttori che si conoscono durante l’avventura. Vogliamo utilizzare armi sempre più potenti? Aumentiamo la nostra forza che più è alta dell’ammonto richiesto e più danni ci permette di provocare negli attacchi. Stesso discorso vale per la destrezza, mentre il mana rispecchia la quantità minima di energia magica da possedere per usare incantesimi; la sua quantità non viene calcolata in bonus di danno extra. La saggezza non può essere insegnata da istruttori, e si potenzia leggendo i tanti leggii contenenti lezioni sulla magia, o le tavolette con iscrizioni che danno i bonus permanenti.

Discorso importante è anche quello sulla classe che si va a decidere nel momento in cui scegliamo a quale fazione appartenere. Se aiuteremo il Don saremo dei guerrieri armati di spada e scudo, se dei maghi teniamoci pronti a scagliare palle di fuoco e menare bastonate.
Risen presenta una sfilza di livelli di abilità per ogni tipo di arma da uno a dieci: se prima si poteva sferrare una piccola combo di tre fendenti, ai livelli avanzati si contrattacca, si sferrano colpi laterali, si caricano gli affondi e si impugnano con una sola mano quelle ami di classe più pesante. Stesso discorso per archi e balestre: si aumenta la velocità di ricarica e la distanza della gittata.
La magia, invece, comprende l’utilizzo dei tre cristalli magici che rispecchiano il proiettile magico, la palla di fuoco e il gelo, anch’essi con dieci livelli da apprendere che ne aumentano l’efficacia. Oltre loro ci sono le rune, che comprendono tutti gli incantesimi che si trovano anche sottoforma di pergamene, le quali possono essere scritte con l’abilità necessaria, gli strumenti adatti e la runa originaria.
La scrittura delle pergamene è una delle abilità secondarie che comprendono pure lo scassinamento (diviso in tre livelli e simile allo schema originale che prevedeva delle combinazioni di tasti da indovinare) la forgiatura, il borseggio, la furtività, le acrobazie ecc.

Lo sviluppo del personaggio è certamente l’aspetto più immutato dell’intero gioco, che sa di vero deja vù per i vecchi fan e sia un sistema pratico e accessibile per i nuovi arrivati.

E buona ottimizzazione fu!

Sì, proprio così. Risen è un titolo dall’engine grafico ben ottimizzato. Dopo il pesantissimo Gothic IIIPiranha Bytes ha imparato dai propri errori, riprendendo il vecchio motore e correggendolo da tutti i vecchi problemi che abbiamo conosciuto. Da ciò ne deriva che Risen mostra un aspetto estetico molto evocativo: la vegetazione delle foreste, arricchita da particolari come foschie, foglie cadenti e erba che si muove al vento, è molto verosimile, così come tutto il territorio esplorabile, vario e piacevole alla vista. Non siamo più su un grande continente, ma su un’isola vulcanica dove predominano spiagge, foreste e anguste caverne, tutte molto particolareggiate nei dettagli e nello stile generale che va ad interessare anche i luoghi abitati come il campo dei banditi e la città portuale, entrambi un omaggio ai lavori precedenti. Il campo nella palude ricorda molto la vecchia fratellanza del dormiente, mentre la città portuale è un omaggio alla Khorinis di Gothic II e lo stesso monastero ai piedi del vulcano vanta uno stile ispirato, grazie alle sue architetture e la sua area estesa.

Anche le figure umane vantano una certa meticolosità nei dettagli, a cominciare dai vestiti diversi tra i vari gradi delle scali gerarchiche di ogni fazione. Piccolo neo a riguardo è proprio il ripetersi degli stessi modelli poligonalianche per personaggi importanti ai fini della storia (a me è sembrato di vedere sempre la stessa donna ma con nome diverso ndr), quasi tutti simili tra loro e dotati di alcune animazioni di movimento non sempre perfette, soprattutto nei combattimenti, mentre altre sembrano totalmente “rippate” dal passato. Insieme con essi anche le bestie mostrano una buona realizzazione e, nel loro insieme, rimandano alle vecchie conoscenze. Gli avvoltoi ricordano molto i saprofagi, le falene sono le mosche vampiro e le temibili scimmie delle ceneri si muovono proprio come i grossi Troll. Purtroppo le specie sono po’ limitate e non sarebbe stato un male affrontare qualche esemplare in più.

Discorso un po’ particolare è da fare riguardo il nostro protagonista, privo di alcun tratto caratteristico e ben differenziato dal solito stereotipo di perfetta bellezza maschile (e non mi riferisco al David, magari fossero quello ndr), ma potrebbe risultare un po' anonimo.

 Andando aldilà delle avanguardie estetiche, è da lodare l’aspetto tecnico di gioco. Non siamo di fronte alla perfezione, ma un grande passo avanti è stato compiuto. L’engine è scalabilissimo, permettendo al gioco di funzionare degnamente a valori bassi anche su configurazioni un po’ datate, e senza richieste esageratamente esose per godersi tutto al massimo. D’altro canto non mancano bug occasionali come compenetrazioni tra poligoni onnipresenti (specialmente quando si passa su un cadavere o si colpiscono pareti con le armi), mentre risulta un po’ ridicola l’azione del salto contro sporgenze a cui si rimane un po’ attaccati facendo sì di riuscire a risalire saltando un'altra volta contro e qui, fortunatamente, è stata reinserita l’arrampicata molto importante in alcuni frangenti.

Infine, è stata curata bene la gestione degli scripts, niente più missioni non completabili se non in casi particolari (anche se, talvolta, uccidendo bestie o raccogliendo oggetti salta fuori la riuscita di alcune che non ci son mai state assegnate); quanto all’IA avversaria, i nostri nemici parano, schivano, ci accerchiano e rendono la vita difficile grazie alla loro intelligenza, così come i nostri occasionali compagni durante alcune missioni, capaci di sopravvivere e di aiutarci come si deve.

Un Kai Roserkranz torna più classico che mai


Ormai legato alle produzioni Piranha Bytes come gli stessi creatori, il nostro compositore preferito ci allieta con sua ennesima composizione con cui, pur lasciando da parte lo stile epico e maestoso della precedente, colossale OST di Gothic III, ritorna anch’esso sui vecchi passi. Ci viene proposta una colonna sonora composta da venti brani (il disco della OST è in allegato al gioco completo sia nella versione base che da collezione) che si rifanno allo stile dei giochi precedenti. Diminuiscono i violini, sono assenti le liriche e la componente epica viene molto limitata per far spazio a tracce che si adeguano ai vari ambienti facendoli sembrare più vivi di quanto siano, grazie alla commistione di percussionistica, chitarra e un leggero uso di sintetizzatori o l’organo col quale si rifanno leggermente alla musica sacra per quanto riguarda il monastero. Ad accompagnare tutto ci sono le battle theme che creano dinamismo con le musiche di background che cambiano di colpo in queste esecuzioni ricche di ritmo e, specialmente nella last battle, di un sano tocco frenetico.
Bravo Kai, promosso a pieni voti!

Sullo stesso livello troviamo il doppiaggio che svolge un ottimo ruolo, anche se talvolta manca l’espressione e il tono giusto: la frase “allarmi, ci stanno attaccando” richiede pur sempre un tono allarmistico piuttosto che uno disinvolto, non trovate?
Discreta la voce dell’eroe, ma si sente davvero il bisogno di qualcosa di più caratteristico, proprio come la nostra vecchia conoscenza che sprigionava carisma da ogni poro.
Insieme al doppiaggio vanno commentati anche gli effetti sonori, che si mantengono sullo stesso livello degli anni precedenti senza novità rilevanti.
Qui una promozione con riserva

A castaway story


La trama di Risen è molto classica e si dipana tramite 4 capitoli dalla durata variabile. Nel complesso, la narrazione scorre liscia come l’olio per tutto il gioco, con missioni primarie abbastanza lunghe e variegate. A legarsi tra loro troviamo una serie di situazioni che vanno dal ritrovamento di personaggi scomparsi a quello di oggetti dall’importante utilità per il proseguimento di determinate azioni; il tutto tramite sana esplorazione, combattimenti serrati e dungeon abbastanza claustrofobici.

Una pecca di questa trama sono i personaggi di gioco che s’incontrano. Non ci sono più i comprimari di una volta come Diego, Gorn, Milten, o villain altezzosi come il mai dimenticato Gomez. A parte i due principali capi delle fazioni, il resto del cast propone personaggi poco caratterizzati o poveri di carisma, eccezion fatta per qualche raro caso in cui ci ritroviamo anche a sorridere di buon gusto viste alcune uscite dei suddetti o un po’ di ammirazione o rancore nel confronto di altri. Da ricordare sicuramente il vecchio druido della costa est, o la temibile Patty, figlia di famoso pirata, con cui s’intrecceranno i nostri percorsi qualche volta.

Pur senza offrire spunti innovativi o molto degni di nota anche la trama di Risen riesce a farsi piacere e coinvolge fino all’epilogo che fa presagire un futuro seguito. Piranha bytes ha messo le basi per dare inizio ad una nuova avventura che potrà contare diversi nuovi titoli dello stesso filone.

Long story value

Dopo 33 ore di gioco circa, quasi tutte dedicate al solo completamento della main quest, possiamo definirci soddisfatti della longevità. L’avventura è composta da una serie di quest principali, le quali sono inizialmente precedute da una grande mole di subquest atte a farci entrare in una delle due fazioni. Ad allungare questo valore troviamo piccoli hobby come l’alchimia, la creazione delle rune, il tentare di alleggerire ogni tasca e casa degli abitanti dell’isola, oppure il semplice livellamento sfrenato per portare al massimo il maggior numero di abilità di combattimento e non solo.
A migliorare il tutto c’è proprio la quantità delle subquest disponibili, le quali superano la somma di ben duecento; basti solo pensare che uno degli obiettivi di gioco da sbloccare ne richieda ben 250! Però, anche in Risen, dopo i primi capitoli, le missioni proposte vanno ad interessare il solo intreccio principale, senza che se ne evidenzino di secondarie nuove di zecca.

D’altra parte, Risen vanta un livello di sfida abbastanza alto, il quale può essere abbassato o ulteriormente alzato grazie ai tre livelli di difficoltà disponibili e, insieme al rivisto battle system, è un ottimo elemento vincente. Inoltre, sono da menzionare i dungeons che si incontrano spesso durante l’avventura e che vantano un buon level design e il bisogno di affidarsi al proprio acume per essere superati, anche perché gli incantesimi come “Levitazione” e “Telecinesi” sono vitali per il loro superamento, per cui è bene tenerne una buona scorta da parte.
Finiamo ricordando la rigiocabilità che il gioco offre nel caso si volesse vivere la vicenda dalla parte dell’altra fazione.

Il bisogno di rinnovarsi

Questo è quello che sente Piranha Bytes. Infatti, il 90% degli elementi di gioco che troviamo in Risen è quanto già si è visto nelle sue produzioni precedenti. Il sistema di gioco funziona a dovere, questo è certo. L’immedesimazione e la possibilità di favorire una o l’altra fazione durante lo svolgimento delle missioni sono tra le carte vincenti del prodotto, così come tutto il resto, che si dimostra funzionale e collaudato.
Tutte le azioni secondarie come il metodo di preparazione di pozioni, la creazioni di rune, lo scassinamento, il borseggio, ecc. sono sempre elementi già elaborati in precedenza e riproposti per rendere felice la fanbase trepidante di attesa.
Nel peggiore dei casi c’è da sospettare che gli sviluppatori si siano fossilizzati su queste meccaniche e, diciamocelo, c’è bisogno di rinnovarsi davvero, e come si deve appunto! Già un errore è stato fatto con Gothic III, dove la base era troppo snaturata.


In definitiva

Al di là di ciò, Risen è un prodotto da comprare assolutamente se si è fan delle vecchie produzioni della casa, mentre è un prodotto sconsigliato per chi cerca l’immediatezza e la semplicità. Il risultato finale è più che soddisfacente, lo affermiamo senza indugi. Risen è probabilmente Gothic III come sarebbe dovuto essere a suo tempo, senza il bisogno di proporre un ambiente sconfinato o un gameplay impoverito e se abbiamo nominato continuamente questa serie precedente un motivo c’è ed è ben noto.
Pirahna Bytes, tienilo bene a mente: per stavolta chiudiamo un occhio ed esaltiamo il vostro lavoro, ma la prossima volta non saremo così indulgenti.

 

In alternativa a Risen
Drakensang: The Dark EyeDrakensang: The Dark Eye

Un rpg d'altri tempi che si è mostrato interessante e ben confezionato. Da provare anche solo per il prezzo.
The Witcher: Enhanced EditionThe Witcher: Enhanced Edition

Dalle lontane lande polacche ritorna un eroe che ha già conquistato le dame e i giocatori RPGisti più esigenti in una nuova e migliorata edizione
Il commento dell'autore su Risen
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Vincenzo "Vinz" Petrassi
Ho atteso risen da fan fiducioso dei Piranha Bytes ed ho ottenuto ciò che desideravo: un ritorno alle origini. Amerete Risen se siete fan dei precedenti Gothic, cogliendone le citazioni e vari elementi ripresi, mentre lo disprezzerete se desiderate un prodotto originale e rinnovato, oppure se odiate lo stile “Gothiciano”. Io l’ho adorato e attendo il prossimo capitolo.


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Pregi del gioco

Il Gothic III che avremmo sempre desiderato

Ben confezionato dalla storia al sonoro

Un ottimo ritorno alle origini...
Difetti del gioco

...ma il senso di deja vù può non piacere.

Protagonista migliorabile

Qualche piccolo bug

Pagella del gioco
Voto grafica
8
L'aspetto estetico è evocativo, l'ottimizzazione si dimostra buona.
Voto sonoro
8.5
Un compositore d'eccezione per uno stile meno epico ma che meglio si adegua alla vita del mondo di gioco.
Voto giocabilità
9
Sistema di gioco efficace, immedesimazione garantita e in generale la maestria del team si fa sentire.
Voto longevità
8.5
Quest, subquest e vari passatempi garantiscono un fattore replay estremamente elevato.

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