È trascorso un intero ventennio dalla pubblicazione di
The Secret of Monkey Island, il gioco che ha sconvolto le meccaniche di un genere influenzando tutte le produzioni successive e che viene giustamente considerato il capostipite dei punta e clicca moderni. Le imprese di Guybrush Threepwood, protagonista della saga di
LucasArts (allora
Lucasfilm) e personaggio tra i più amati nella storia dei videogiochi, hanno segnato l'inizio dell'epoca d'oro delle avventure grafiche, filone del quale l'azienda americana, a quei tempi, era l'indiscusso portabandiera. Dopo l'uscita di un fantastico seguito (
Monkey Island 2: LeChuck's Revenge) e di altri due capitoli un po' meno osannati da critica e pubblico, i pirati se ne sono andati in vacanza per godersi in disparte l'alba dell'era HD, un'era in cui il genere in questione ha subito un lento ma inesorabile declino ed ha assistito all'ascesa dello strapotere tecnologico e delle piattaforme portatili.
Ma le avventure grafiche stanno davvero morendo? Nove anni dopo Fuga da Monkey Island, la risposta è arrivata, secca, da LucasArts: riporteremo in vita Guybrush Threepwood con un remake del primo capitolo e produrremo un episodio tutto nuovo, intitolato Tales of Monkey Island. Una notizia del genere non poteva che suscitare la commozione dei giocatori di vecchia data, ma portava con sé anche numerosi dubbi. Un nuovo Monkey Island? In 2D o in 3D? Sarà all'altezza dei predecessori? Ci saranno i personaggi storici? E la scimmia a tre teste?
A qualche mese dall'uscita, VGN ha finalmente sfornato la recensione di questo atteso ritorno alle origini ed è in grado di rispondere a tutti gli interrogativi del caso, compreso quello che più di ogni altro, forse, turba i sogni dei tradizionalisti più convinti: saranno riusciti gli sviluppatori di Telltale Games a mantenere intatta quella magia che rendeva unici ed inimitabili i capitoli dei primi anni '90?
I am Guybrush Threepwood, Mighty Pirate™!
Tales of Monkey Island, come molti altri giochi di
Telltale, è stato pubblicato in episodi separati, rilasciati mensilmente su vari canali di distribuzione digitale. Il quinto ed ultimo atto,
Rise of the Pirate God, è uscito lo scorso dicembre su
PC e a gennaio su
Wii, ed ha portato a conclusione una mini-saga che ancora una volta trova nella grande ironia e nei magnifici personaggi i suoi maggiori punti di forza. Il protagonista indiscusso è sempre Guybrush Threepwood, pirata biondo con tanto di pizzetto che, all'inizio dell'avventura, si trova di nuovo contrapposto al nemico giurato LeChuck, il quale ha rapito la bella Elaine e l'ha intrappolata sulla sua nave. Guybrush riesce – goffamente, come al solito – a liberare l'adorata moglie, ma qualcosa non va per il verso giusto ed ha così inizio un incredibile viaggio che tra incantesimi voodoo, mostri marini e processi giudiziari, trasporta i giocatori al cospetto di un epilogo sorprendente e tutt'altro che definitivo.
Le meccaniche di gioco sono quelle classiche del genere, basate quindi sulla risoluzione di enigmi di vario tipo e sull'analisi dei punti interattivi dell'ambientazione. Con un
pixel haunting praticamente nullo, è possibile concentrarsi sugli indovinelli, da superare in buona parte tramite l'utilizzo e la combinazione degli oggetti raccolti. Fortunatamente l'inventario non è mai troppo affollato, per cui risulta abbastanza immediato fare le opportune associazioni, tanto che il livello di difficoltà di
Tales of Monkey Island si può considerare piuttosto basso. Oltre agli enigmi "materiali", sono presenti anche rompicapi verbali basati sulla scelta del giusto ramo di conversazione, nonché alcuni esilaranti puzzle "facciali" nei quali bisogna far assumere a Guybrush l'espressione più tremenda possibile per spaventare un certo personaggio. Qualunque sia la natura dell'ostacolo, comunque, è impossibile rimanere bloccati a lungo; gli indizi sono sempre a portata di mano, nei documenti già rinvenuti o in determinate zone dello scenario, e basta aguzzare lievemente la vista e l'ingegno per venire in breve tempo a capo di ogni situazione.
Le uniche imperfezioni che segnaliamo sono relative al
backtracking un po' eccessivo, che costringe a fare la spola più volte fra luoghi già visitati, e al controllo di Guybrush, che va "trascinato" sullo schermo tenendo premuto il tasto destro e ruotando il mouse nella direzione desiderata. Si tratta, in ogni caso, di difetti di poco conto, che non compromettono assolutamente il valore dell'esperienza offerta da
Telltale e che, di fronte ad una splendida sceneggiatura e ad un parco enigmi completo e ben calibrato, finiscono presto nel dimenticatoio.
Echi dal passato
Lungo cinque capitoli della durata di 3-4 ore l'uno, si ha modo di esplorare ambientazioni molto ispirate e differenti fra loro quali cittadine portuali, giungle verdeggianti, fondali marini, navi in battaglia e altre ancora che scoprirete da voi cammin facendo. Gli scenari, così come i personaggi, sono ricreati interamente in 3D con uno stile a metà tra il cartoon e il film d'animazione, e seppur non eccelsi tecnicamente, sfoggiano un design graziosissimo e piuttosto ricercato. I modelli di Guybrush e soci sono caratterizzati da movimenti fluidi e da una convincente animazione facciale, in grado di disegnare volti buffissimi che esaltano alla perfezione le abbondanti linee di dialogo progettate dagli sviluppatori.
Queste ultime, come da tradizione, si svolgono all'insegna dell'ironia più assurda e sfrenata, tra commenti spassosi, citazioni dal passato (
look behind you, a three-headed monkey!) e gli immancabili
"harrrr!" che allietano le conversazioni dei personaggi dal primo all'ultimo istante di gioco. La bontà dei dialoghi è ulterioramente sottolineata da un doppiaggio stratosferico, realizzato da un ampio cast di attori i quali hanno colto appieno lo spirito di
Monkey Island e si sono calati perfettamente nella parte, per conferire al proprio soggetto un accento originale e comico al punto giusto. Alla mancanza dei sottotitoli italiani – lacuna piuttosto grave vista la quantità di espressioni gergali e piratesche di cui il gioco è infarcito – ha recentemente sopperito un'ottima traduzione amatoriale reperibile a
quest'indirizzo. Restando in tema sonoro, non possiamo che esprimere la nostra gioia nell'aver ritrovato, all'inizio di
Launch of the Screaming Narwhal (il primo episodio), il mitico tema introduttivo di
The Secret of Monkey Island, rimasterizzato per l'occasione. L'intera colonna sonora, comunque, è in grado di guidare le ricerche di Guybrush con musiche incantevoli che si abbinano splendidamente alle tranquille sequenze di esplorazione così come ai più esuberanti intermezzi filmati.
Per concludere, facciamo i complimenti a
Telltale soprattutto per aver saputo mescolare nel migliore dei modi un gruppo di personaggi composto da molti ritorni illustri ma anche da brillanti nuove reclute, quali il Marquis de Singe, scienziato pazzoide espulso dalla corte francese di Luigi XIV, e Coronado de Cava, esploratore ossessionato dall'amore perduto della Voodoo Lady. Quest'ultima ricopre un ruolo centrale nella vicenda, e insieme all'irriverente teschio Murray, al venditore "psichedelico" Stan e ai già citati LeChuck ed Elaine, riporta in vita personalità uniche e caratterizzate nei minimi dettagli, a partire dall'aspetto estetico fino ad arrivare alle esagerate – ed azzeccatissime – inflessioni vocali.
Nostalgia canaglia
L'unico difetto del titolo di Telltale – piccole incertezze di gameplay a parte – è forse quello di non portare alcuna innovazione in un genere che da diversi anni è troppo bloccato nei suoi schemi e privo di produzioni da "tripla A". D'altro canto, potremmo considerare Tales of Monkey Island lo stato dell'arte del concetto moderno di avventura grafica, un prodotto che, pur con qualche lieve pecca, esprime al meglio tutto ciò che questo filone ha da offrire, all'interno dei suoi canoni. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Sta a voi la scelta, ma in ogni caso i fan di vecchia data possono stare tranquilli: la magia a cui accennavamo ad inizio recensione è intatta, e l'ultimo capitolo delle imprese di Guybrush Threepwood, tra pirati schizzati, fiumi di grog e humor incontrollato, rappresenta un tuffo nel passato degno dell'Oscar videoludico alla nostalgia.