The Evil Within

Tutti a scuola di survival horror da Shinji Mikami!
Scritto da Mailil 23 ottobre 2014
The Evil Within Recensione

Ecco che quando meno te lo aspetti ritorna. Eh sì, ritorna davvero, come quel retrogusto amarognolo dello sciroppo per la tosse una volta deglutito, come il polso che ti sei fratturato da ragazzino facendo il demente in giro con gli amici e ancora ti fa male quando cambia il tempo. Sì, il survival horror vecchio stile è tornato, tale e quale a come l’avevamo lasciato l’ultima volta che il maestro, quasi l’ideatore del genere, Shinjin Mikami ce lo aveva fatto assaggiare con il discusso ma sempre amato Resident Evil 4. E seppur senza cambiare quasi nulla nello stile di gioco, ripresentando le stesse meccaniche di allora anche se un po’ modernizzate il vecchio maestro torna a catechizzarci tutti. Vediamo quindi cosa ci ha insegnato stavolta con The Evil Within.


Regola numero uno: il sangue è amico dell’horror

Se The Evil Within fosse un film probabilmente potremo definirlo uno “slasher psicologico”, in quanto la narrazione e la trama sono importanti quanto il gore e il senso di raccapriccio tipico dei film splatter. Ah, è bene mettere in chiaro subito una cosa, The Evil Within NON fa paura, bensì trasmette un senso di angoscia e tensione continua, un po’ come nella maggior parte degli episodi di Silent Hill anche se per motivi e modalità decisamente differenti, qui i pericoli e i nemici sono molto più violenti e raccapriccianti, e la tensione è data sempre dalla sensazione di sentirsi in costante pericolo e sempre in svantaggio rispetto agli avversari, ed è questa la chiave di lettura dell’horror del buon Shinji: sin dai primi episodi di RE lui sapeva che per dare la giusta sensazione di allerta era necessario far sentire il giocatore in svantaggio, sempre in pericolo. Per questo anche in Resident Evil 4 nonostante il discreto armamento del buon Leon quando ci si trovava di fronte ad un buon numero di nemici la sensazione di non farcela era sempre presente, e questo grazie ad un ottimo lavoro del celebre direttore. Qui in sostanza non cambia molto, le meccaniche sono ormai rodate e consolidate e gli amanti del genere di vecchia data si sentiranno subito a loro agio. In The Evil Within vestiamo i panni del detective Sebastian Castellanos, il quale riceve assieme ai suoi colleghi di pattuglia una chiamata d’emergenza proveniente dal più grande ospedale psichiatrico della città. L’emergenza presto si trasformerà in vero e proprio allarme quando il nostro eroe troverà una dozzina di corpi senza vita all’ingresso dell’ospedale e, dopo essere stato tramortito da una sorta di entità incappucciata che sembrava lo stesse aspettando, si ritroverà legato a testa in giù nei sotterranei dell’ospedale con un energumeno che si improvvisa macellaio di esseri umani pronto a fargli la festa, e da qui inizia l’incubo.


Regola numero due: il fuoco è tuo amico

Dopo il piccolo preambolo il gioco si presenta in tutta la sua crudezza, nel più classico stile dei survival horror in terza persona con la visuale alta e ravvicinata dietro le spalle del protagonista, proprio quella introdotta da Resident Evil 4 appunto. Le meccaniche di gameplay sono state svecchiate e adeguate alla generazione corrente, si può mirare muovendosi e la visuale è sempre libera, ma per il resto si respira l’atmosfera di quei tempi, i ritmi di gioco sono quelli di allora e le atmosfere sono assolutamente emblematiche e riconoscibilissime, la visione horrorifica di Mikami è rimasta intatta. Il gioco si compone di 15 capitoli in cui c’è spazio per sezioni più improntate ad un approccio stealth in cui bisogna cercare di aggirare i nemici (solitamente esseri umani mutati da una qualche forza soprannaturale di cui non parleremo per non spoilerare nulla della trama) e ucciderli furtivamente, ma non mancano sezioni molto più action, con sparatorie anche piuttosto prolungate in cui a salvarvi la vita sarà una bella pioggia di piombo, solitamente fornito in quantità poco prima di una zona in cui è prevista una sparatoria importante, in quanto solitamente le munizioni non sono certo all’ordine del giorno, anzi come da tradizione dei survival horror duri e puri è proprio la scarsità di risorse uno dei motivi per cui vivere sul filo della tensione. La trama è molto ben raccontata, si fa svelare pian piano nel susseguirsi dei capitoli, senza mai offrire dei colpi di scena epocali ma dando la giusta dose di rivelazioni al momento e nel luogo giusto. Non mancano i potenziamenti per il personaggio e le sue armi, sbloccabili mediante la spesa di punteggi dati dal gel verde rinvenuto nei livelli, dei piccoli contenitori cilindrici di liquido verdastro che potremo spendere nell’apposito hub in cui potremo anche salvare la partita che è disponibile solo in certe zone all’interno dei capitoli, zone che saranno presto riconoscibilissime per la presenza di uno specchio e la musica di sottofondo che diventerà in men che non si dica emblematica. Oltre a queste zone di salvataggio il gioco utilizza un intelligente sistema di checkpoint per evitare di dover rifare sempre determinate porzioni del capitolo in corso in caso di (non rara) morte prematura.


Regola numero tre: l’effetto cinema fa sempre figo

Sul fronte tecnico possiamo dire che si notano due cose: la natura cross-gen del titolo, che quindi non riesce ad eccellere per bontà grafica nella versione PS4 da noi testata, e l’ossessione di Mikami e del suo nuovo team, Tango Gameworks, per l’effetto cinematografico: effetto grana della pellicola, colori tenui e tendenti al grigio e soprattutto le bande nere sopra e sotto allo schermo le quali danno veramente l’effetto cinematografico voluto, pur sacrificando un minimo di campo visivo in alto e in basso, sulle prime sembra parecchio fastidioso ma una volta abituati non ci farete nemmeno più caso. Il motore grafico utilizzato è l’id Tech 5, un ottimo motore sicuramente anche se un po’ pesantuccio, difetto questo che si riflette nel caricamento a volte lievemente ritardato delle texture, avvertibile quasi esclusivamente nelle cut-scene. Gli effetti di luce ed ombra sono invece sublimi sulla current-gen e donano un colpo d’occhio davvero notevole, unito ad un level design decisamente eccezionale, uno dei più grandi punti di forza del titolo prodotto da Bethesda. Il design e lo stile delle location che visiteremo nel corso dell’avventura è di quelli che si fanno ricordare e fanno la parte del leone nel creare l’atmosfera cupa e angosciante che fa da sfondo all’intera vicenda del nostro Sebastian. Buono anche l’audio, con musiche sempre azzeccate e suoni adatti e d’atmosfera. Il doppiaggio italiano come quasi sempre è piuttosto buono per quanto riguarda i personaggi principali e un po’ meno per quelli secondari. La longevità si attesta tra le 13 e le 15 ore se si sceglie la difficoltà intermedia (la più alta disponibile per la prima run).


Regola numero quattro: mi sa che è ora di concludere…

Diciamolo, seppur con tutta la buona volontà e la speranza che potevamo avere non ci aspettavamo che un titolo come The Evil Within, che pareva nelle varie preview un po’ troppo “vecchio” concettualmente, potesse rivelarsi così ben fatto e coinvolgente nella sua totalità. La ricetta “old style” del buon Shinji Mikami ha dato i suoi frutti e complice un level design sopraffino e una storia coinvolgente e interessante al punto giusto ci ha regalato una nuova pietra miliare nel genere dei survival horror come non se ne vedevano da un po’. Certo il gioco non è esente da difetti, la realizzazione tecnica non è perfetta e il motore grafico pare affaticarsi in qualche occasione, inoltre certi ritmi di alcune fasi action possono forse sembrare eccessivamente frenetici ed immotivatamente prolungati, ma tutto sommato l’equilibrio della produzione è tale da elevarlo a opera più che meritevole nel suo genere, un sicuro must have per tutti gli amanti dell’horror duro e crudo e molto consigliato anche a chi cerca una storia interessante e un gameplay comunque sempre molto ben bilanciato.

COMMENTO
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Lo adoro, senza ombra di dubbio io adoro questo gioco. Un vero survival horror cattivo e selvaggio che racconta comunque una bella storia e amalgama il tutto in un level design sublime e dallo stile unico, che altro posso desiderare da amante del genere? Per quanto ho apprezzato questo titolo gli avrei dato un punto in più al voto globale ma per dovere di oggettività e correttezza devo trattenermi, ma lo consiglio caldamente a chiunque ami gli horror fatti con stile e i lavori di Mikami San.​

GRAFICA:8La natura cross-gen si avverte ma il level design è favoloso così come gli effetti di luce, ombra e i particellari, ovviamente escludendo le versioni old-gen.
SONORO:8.5Musiche ed effetti azzeccati e mai fuori luogo. Doppiaggio italiano tutto sommato buono a parte qualche personaggio secondario.
GIOCABILITà:8.5Buon bilanciamento tra fasi stealth e action, anche se un po’ macchinoso il movimento del personaggio, ma anche questo è lo stile classico.
LONGEVITà:8Decisamente buona per un gioco del genere, tra le 13 e le 15 ore per una prima run ben accurata.
VOTO FINALE8.5
PRO:- E' un vero horror
- Level design magnifico
- Bella narrazione
CONTRO:- Graficamente non è eccelso
- A volte è frustrante
Outlast ( PS4 )Altra bella sorpresa di queste ultime stagioni di horror, un vero hardcore survival.
Resident Evil: Revelations - Unveiled Edition ( PC )Interessante spin-off della celebre saga, capace di riportare atmosfere e sapori di un tempo che fu.
SCHEDAGIOCO
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The Evil Within2014-10-23 15:39:19http://www.vgnetwork.it/recensioni/the-evil-within-47518/Tutti a scuola di survival horror da Shinji Mikami!1020525VGNetwork.it