In una Parigi occupata dai nazisti è ambientata la storia di Sean Devlin, un meccanico irlandese che ogni tanto si diletta in qualche gara con l’auto da corsa dell’amico italiano Vittore, l’Aurora, e caso vorrà che proprio in un momento simile la Germania decida di invadere la Francia trascinando Sean suo malgrado in un circolo di eventi che lo porteranno ad unirsi alla Resistenza francese intenta a ricacciare i tedeschi invasori. E’ da questo incipit che prende avvio la trama di The Saboteur, un action sandbox senza compromessi in cui l’unico scopo del giocatore sarà quello di liberare la capitale francese dall’occupazione nazista utilizzando ogni strumento a sua disposizione.
La dinamite è tua amica
Come ogni gioco sandbox anche The Saboteur conferisce al giocatore la libertà di muoversi ovunque egli voglia all’interno della vasta mappa che cerca di rendere al meglio la capitale francese. Un po’ in stile GTA il giocatore potrà muoversi con i mezzi di trasporto a sua disposizione, limitatamente ai veicoli che potevano circolare negli anni ‘40, in qualunque angolo della mappa, utilizzando se necessario il comodo GPS. La giocabilità è come avrete già capito molto libera e senza particolari ristrettezze. Dopo che il giocatore avrà accettato una missione l’unico modo di portarla a termine dipenderà da noi e dal nostro approccio. The Saboteur permette di completare le missioni semplicemente devastando tutto oppure con un po’ più d’astuzia cercando di infiltrarsi tra le linee nemiche per cercare e distruggere solamente l’obiettivo richiesto. Infatti avremo la possibilità di sbucare alle spalle di qualsiasi guardia o ufficiale per completare un’uccisione silenziosa e dunque prendere la divisa del malcapitato nazista per intrufolarsi, senza far scattare l’allarme, all’interno delle installazioni nemiche. Solo con un’ uccisione silenziosa potremo travestirci, se spareremo o faremo esplodere un soldato non potremo fare lo stesso in quanto l’uniforme sarà rovinata.
Il nome del gioco tradisce un po’ quello che è il migliore strumento di distruzione nelle mani di Devlin, la dinamite. Proposta in diverse salse: granate, candelotti, cariche con radiocomando, cariche per ponti, questi strumenti di distruzione verranno utilizzati per la maggior parte del tempo dal protagonista che li utilizzerà per far saltare installazioni nemiche, per liberarsi la strada per la fuga, per combattere i mezzi corazzati che delle volte ci capiterà di affrontare, e mille altri usi che vedranno tutti la stessa conclusione, una grossa esplosione.
L’arsenale di Devlin è piuttosto ricco. Si potranno portare con sé al massimo due armi, oltre ai vari tipi di esplosivo; il giocatore potrà scegliere tra vari tipi di mitragliatore, di fucili e carabine. Andando avanti con il gioco e completando obiettivi secondari verranno sbloccati nel Mercato Nero nuove armi e potenziamenti speciali utili per migliorare le abilità belliche del protagonista. I mercati neri saranno sparsi per tutta la città e permetteranno al giocatore, oltre che di comprare armi (che una volta acquistate non dovranno più essere ricomprate) anche di rifornirsi di munizioni, ma soprattutto serviranno per ottenere degli speciali upgrade utili per la nostra esperienza di gioco. Potremo migliorare l’efficacia delle nostre armi, potenziare la corazza delle auto che guideremo (che potranno essere recuperate e portate in garage specifici che ce le forniranno ogni volta che ne avremo bisogno), aumentare il quantitativo di munizioni trasportabili, eccetera.
Il giocatore potrà anche sbloccare degli attributi, tre per ogni voce, i quali a loro volta concederanno upgrade alle abilità di Devlin o daranno qualche strumento di morte in più per creare il caos nella Parigi occupata.
Search and Destroy
Le missioni principali e secondarie di The Saboteur consistono quasi tutte in ricerca e distruzione di qualche obiettivo militare importante, che siano strutture o capi nazisti, alla quale poi segue una quasi certa fuga sfrenata dai nazisti che ci vorranno fare la pelle. Da questo punto di vista è da registrare una certa ripetitività delle missioni che può essere in parte smorzata dall’approccio libero che può assumere il giocatore, sta di fatto che una maggiore varietà di obiettivi e di dinamiche avrebbe fatto fare quel salto di qualità decisivo per un titolo del genere, dove il rischio di essere ripetitivi è sempre dietro l’angolo.
Oltre alle missioni principali e secondarie il gioco propone anche degli obiettivi, sparsi nella mappa e simboleggiati da piccoli rombi bianchi, i quali indicano delle strutture di occupazione naziste; si parla di torri di controllo, altoparlanti che emanano il verbo nazista, stazioni di rifornimento, blindati, posti di blocco, generali nazisti, eccetera, che se eliminati daranno al giocatore un certo quantitativo di Contrabbando, che non sarebbe altro che la moneta di scambio del gioco, utilizzabile nei mercati neri. Questi obiettivi sono una miriade, e nella nostra prova (circa 23 ore) ne abbiamo fatti saltare centinaia e centinaia, arrivando a malapena alla metà di quelli presenti sull’intera mappa. E’ anche vero che queste azioni si limitano gran parte delle volte nel piazzare cariche esplosive sulle torri, sui riflettori, sulle postazioni antiaeree, sui blindati, senza farsi scoprire nel momento del sabotaggio e nemmeno appena dopo l’esplosione quando un drappello di nazisti verrà ad indagare l’accaduto. Possono rivelarsi certo degli ottimi espedienti per rompere il ritmo del gioco, ma non propongono nulla di realmente diverso e capiterà spesso che non abbiate voglia di girovagare per la città in cerca di qualcosa da far saltare.
Se verremo scoperti a fare qualcosa di sospetto, come tenere in mano un’arma, piazzare esplosivi o arrampicarsi sui palazzi (da questo punto di vista Sean ricorda un certo assassino di nostra conoscenza), i nazisti cercheranno di fermarci a tutti i costi. I livelli di allarme che potremo far scattare sono cinque. Si parte dal primo dove soltanto i soldati intorno a voi cercheranno di spararvi e dove l’area di sospetto è abbastanza stretta e quindi sarà più facile scappare fino al livello 5 dove sarà veramente impossibile sopravvivere: avremo contro carri armati, mezzi blindati, Squadroni del Terrore, Zeppelin, e praticamente tutto l’esercito tedesco. Quando saremo intenti a scappare, a seconda del livello di allarme, compariranno sulla mappa dei simboli verdi che indicheranno la posizione di alcuni nascondigli utili per rompere definitivamente l’inseguimento dei nazisti; più alto sarà il livello di allarme, minori saranno i nascondigli disponibili.
Il colore della libertà
Una nota di merito Pandemic Studios la riceve sicuramente per lo stile grafico scelto per rendere al meglio l’atmosfera della Parigi occupata. La città sarà divisa in zone nelle quali l’oppressione nazista potrà essere più o meno forte e presente. Nelle zone più occupate lo stile grafico presenta una città dai colori spenti, saranno le tonalità di grigio a prevalere, gli unici colori a risaltare saranno il rosso delle svastiche dei soldati e il giallo della luce che fuoriesce dalle finestre delle case. In zone invece meno occupate i colori torneranno ad essere presenti in tutta la loro vivacità. Questa scelta stilistica è molto affascinante in quanto riesce a rendere al meglio l’atmosfera lugubre e oppressiva di quella che poteva essere nella realtà vivere in una città occupata e controllata da altri, dove la cultura e la quotidianità vengono stravolte. Durante la campagna saranno presenti delle missioni abbastanza articolate nelle quali, dopo aver raggiunto il nostro scopo, vedremo quella determinata zona della mappa grigia e incolore accendersi come per magia, segno che l’oppressione nemica su quell’area di Parigi è stata notevolmente alleggerita, con tutti i benefici che ciò comporta. Infatti nelle zone di Parigi “colorate” la resistenza del popolo contro i nazisti sarà maggiore, e sarà dunque più facile sfuggire agli inseguimenti.
Da sottolineare è anche l’ottima realizzazione della città, in quanto sono presenti tutti i quartieri più importanti più le zone periferiche di campagna; chi è stato a Parigi riuscirà a riconoscere i monumenti più famosi che si stagliano nel paesaggio. Gli sviluppatori sono dunque riusciti ad animare adeguatamente la città che non sembra solo uno scenario di sfondo ma diventa protagonista stessa del gioco.
Dal punto di vista prettamente tecnico la grafica non è particolarmente eccelsa ma svolge bene le sue funzioni. Capita non proprio raramente di incontrare qualcuno dei bug più classici, compenetrazioni, errori fisici, poligoni che scompaiono o strutture messe male tra i palazzi difficili da raggiungere.
I video di intermezzo che raccontano la trama sono ben fatti, mentre i personaggi secondari sono poco caratterizzati a differenza del protagonista che con comportamenti e frasi saltuarie svelerà molto facilmente la propria natura rissosa e irriverente.
In definitiva
In definitiva possiamo concludere dicendo come The Saboteur sia di sicuro un buon prodotto che però manca di quei particolari, ma soprattutto di quella varietà di gameplay che questi tipi di giochi richiedono per essere definiti ottimi. La ripetitività delle missioni e degli obiettivi aggiuntivi ne inficiano il giudizio finale. Nonostante solo la trama principale sia abbastanza lunga il gioco non invita a trascorrere il tempo facendo qualcos’altro visto che il giocatore molto probabilmente dopo i primi sabotaggi alle strutture sparse per la mappa tenderà a farne sempre meno in quanto tutti praticamente uguali.