The Witcher 3: Wild Hunt

Geralt di Rivia torna più in forma che mai sulla nuova generazione di console
Scritto da il 27 maggio 2015
The Witcher 3: Wild Hunt Recensione

Recensire titoli su cui il pubblico ha riposto grandi aspettative è sempre un lavoro difficile per noi redattori: la pressione che ci grava spalle non è affatto poca e a fine articolo si ha sempre il dubbio di aver interpretato correttamente il lavoro svolto dagli sviluppatori. Ancora più difficile però è quando il gioco in questione lo si attendeva a propria volta: il pericolo è infatti quello di guardare ad esso non con gli occhi obiettivi del critico quanto piuttosto con quelli sognanti del fan. Insomma, una bella gatta da pelare, non c’è che dire! Immaginate quindi la mia faccia quando mi hanno comunicato che mi sarei occupato io di The Witcher 3! Dopo un attimo di smarrimento però mi sono fatto forza ed ho accettato senza indugio l’incarico: l’entusiasmo dato dalla sfida di recensire un titolo così tanto chiacchierato ed atteso era molto più forte della paura di fare un buco nell’acqua!


Il duro lavoro del Witcher

Con i due precedenti episodi della famosa saga di RPG ideata da CD Projekt RED abbiamo imparato a conoscere ed amare il misterioso protagonista, Geralt di Rivia, un potente guerriero appartenente all’antica gilda dei Witcher, composta da esseri umani geneticamente modificati allo scopo di combattere mostri di ogni tipo. Non c’è da stupirsi quindi che questo terzo capitolo si apra con una scena di forte impatto, in grado di gettare immediatamente il giocatore nel bel mezzo della narrazione introducendogli alcuni personaggi che ricopriranno un ruolo fondamentale nelle vicende. Geralt ed il suo maestro Vesemir sono infatti sulle tracce della strega Yennefer, una vecchia conoscenza del nostro eroe, la quale ha lasciato un enigmatico messaggio a quest’ultimo invitandolo a raggiungerla per discutere di alcune importanti faccende. Il witcher, in seguito anche ad un inquietante sogno premonitore che coinvolgeva la sua protetta Ciri, capisce che quella di Yennefer non è una semplice lettera di riconciliazione ed inizia così ad indagare più a fondo sui suoi spostamenti per venire a capo della faccenda. Della trama non vi racconteremo molto altro, preferiamo che la scopriate da voi, possiamo però dirvi che la cura con cui essa è stata realizzata ci ha lasciato davvero stupiti: il canovaccio principale è infatti di ottima fattura ed anche le varie sottotrame sono state ideate con una attenzione per i dettagli che ha quasi del maniacale. Non potevamo chiedere di meglio da questo The Witcher 3 quindi!


Lande selvagge

Ciò che salta subito agli occhi una volta inserito il disco nella propria console o PC è la vastità del mondo di gioco che i CD Projekt RED hanno realizzato. The Witcher 3 è a tutti gli effetti un RPG dotato di un open world dalle dimensioni ragguardevoli ma che non per questo sacrifica dettagli e luoghi caratteristici. Le aree da esplorare sono davvero molte ed ognuna possiede al suo interno elementi peculiari e meritevoli di interesse, che spesso celano importanti oggetti da raccogliere o sfide da portare a termine. L’impressione è proprio quella di trovarsi all’interno di un mondo vivo e pulsante, popolato da creature di ogni tipo che il più delle volte risulteranno essere letali se non affrontate con il giusto impegno. Open world però non significa assenza di dungeon: i cosiddetti labirinti tipici di ogni gioco di ruolo che si rispetti sono presenti anche in questo Caccia Selvaggia e godono di una realizzazione altrettanto buona. Ciò denota ancora una volta quante attenzione gli sviluppatori abbiano riposto nella loro creatura, un’attenzione che non fa altro che innalzare il livello qualitativo globale di non poco. Da un punto di vista strutturale il titolo non si presenta poi in maniera così diversa rispetto a tanti altri RPG occidentali. A nostra disposizione ci sarà infatti una quest principale che ne svilupperà la trama, contornata però da altre missioni secondarie che contribuiranno ad arricchirne il mondo di gioco con retroscena molto interessanti. La rosa delle subquest è oltretutto assai ampia e vanno dalla classica caccia al mostro alle più ragionate sequenze investigative: la varietà è insomma di casa in The Witcher 3, un pregio assolutamente da non sottovalutare in un gioco che può impegnare potenzialmente l’utente per un altissimo numero di ore.


Combattimenti serrati

Il sistema di combattimento visto in The Witcher 2 torna anche in questo terzo episodio in una forma ulteriormente migliorata e raffinata. A nostra disposizione ci saranno sempre due differenti spade, una d’acciaio ed una d’argento, per sconfiggere rispettivamente i nemici umani ed i mostri. Gli attacchi sono di due tipi, leggeri e pesanti, e ad aiutarci nelle nostre battaglie ci penseranno poi i cosiddetti segni, delle rudimentali magie che hanno il doppio compito di danneggiare il nemico e di difenderci dai suoi colpi; presente infine anche la possibilità di utilizzare svariati oggetti come bombe, balestre, cibo e pozioni. Governare adeguatamente il sistema di combattimento è quindi fondamentale, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati, questo significa che oltre ad attaccare sarà importantissimo anche parare, contrattaccare e schivare, pena una cocente e repentina sconfitta. Spettacolari gli scontri con i vari boss sparsi qua e là per il mondo di gioco e nei dungeon: ognuno di essi possiede infatti uno specifico pattern che deve essere attentamente studiato così da riuscire ad elaborare una strategia efficace ai fini della vittoria. A proposito di combattimenti, menzione speciale va fatta per il Gwent, il gioco di carte collezionabili presente all'interno di The Witcher 3. Nonostante l'idea alla base sia molto semplice dobbiamo dire d'esserci non poco divertiti a sfidare i vari personaggi comandati dalla CPU sparsi per il mondo di gioco. Chissà se CD Project RED valuterà mai la possibilità di rilasciare questo minigame anche in formato stand-alone...


Personalizzato quanto basta

Nonostante The Witcher 3 permetta una personalizzazione più limitata di tanti altri giochi di ruolo occidentali, presenta comunque al suo interno la possibilità di sviluppare il proprio strigo prediligendo alcuni aspetti piuttosto che altri. Ad ogni nuovo livello conseguito si otterranno infatti specifici punti abilità che potranno essere spesi in una delle quattro macro aree in cui si suddividono le statistiche di Gerlat ovvero combattimento, segni, alchimia ed abilità. Ognuna di esse presenta poi al suo interno gli effettivi sottoparametri da potenziare, i quali dovranno essere collocati negli appositi slot per far si che abbiano materialmente effetto durante i combattimenti. Un sistema che da quindi una discreta libertà al giocatore, riuscendo così ad adattarsi ai diversi approcci che ognuno di noi ha agli RPG.Molto classico il sistema relativo all’equipaggiamento il quale prevede un enorme quantità di differenti armi e pezzi d’armatura che contribuiscono ad aumentare ulteriormente le possibilità di personalizzazione del nostro personaggio. Immenso invece il sistema di crafting: ogni oggetto può essere smembrato in materie prime necessarie poi a realizzare sia pozioni che altre armi ed armature, raggiungendo così una profondità che pochi altri titoli di questo tipo possiedono. 


Downgrade sì o downgrade no?

Veniamo ora ad una delle questioni più spinose sollevate dall’intera fanbase del titolo: il presunto downgrade del comparto tecnico. Saremo sinceri, il downgrade c’è stato, nonostante ciò però The Witcher 3 è comunque un titolo tecnicamente sbalorditivo sia su console che su PC. Stando a quanto rivelato dai CD Projekt RED poi, il downgrade sembra essere stato necessario soprattutto per rendere il titolo accessibile ad un maggior bacino d’utenza: se il gioco avesse mantenuto l’aspetto che avevamo visto nel 2013 probabilmente non avrebbe ricevuto i finanziamenti necessari al suo sviluppo e ci troveremmo tra le mani un gioco contenutisticamente molto diverso rispetto a quello che è approdato il 19 maggio nei negozi. Dopo aver fatto chiarezza su questo spinoso punto non ci resta altro da fare se non lodare l’abnorme lavoro artistico svolto dal team, il quale ha messo in piedi un mondo medievale verosimile ed ultra dettagliato sia nelle ambientazioni che nei personaggi. Ogni area ha le sue peculiari caratteristiche, la sua vegetazione, la sua fauna, e difficilmente troverete zone uguali l’una all’altra. Tecnicamente poi, come abbiamo già detto poco sopra, il risultato ottenuto è davvero sbalorditivo anche su console: nella versione PlayStation 4 il motore grafico muove a schermo un altissimo numero di elementi, i modelli poligonali sono ottimamente animati e gli effetti speciali non mancheranno di sbalordirvi. Gli unici nei individuati riguardano un framerate non molto stabile ed alcune texture talvolta poco dettagliate, per il resto anche in termini di pulizia visiva si raggiungono livelli assolutamente sensazionali per un open world di queste proporzioni.Imponente infine il comparto sonoro, che vanta un doppiaggio in inglese di altissima qualità ed una colonna sonora composta da brani evocativi e pregni di phatos che ben si sposano con le atmosfere medievali della serie. 


Dulcis in fundo

Riuscire a trovare le parole adatte per concludere questa recensione non è affatto facile. The Witcher 3: Caccia Selvaggia è un gioco che stupisce infatti sotto tanti punti di vista e riassumerli tutti in un paragrafo è pressoché impossibile. Quello che possiamo dirvi è però che si tratta forse di uno dei migliori giochi di ruolo occidentali mai realizzati negli ultimi anni, di quelli enormi, che vi terranno incollati al pad per svariate ore di gioco. Se siete amanti del genere quindi il nuovo capolavoro dei CD Projekt RED è un acquisto pressoché obbligato: le avventure di Geralt di Rivia vi catapulteranno in un universo fantasy-medievale dal grande fascino, un universo che difficilmente riuscirete a dimenticare!

COMMENTO

Devo ammettere d'essermi divertito davvero tanto con The Witcher 3: Caccia Selvaggia. Il titolo di CD Project RED è un RPG assolutamente valido, che riesce nel difficile compito di tenere incollato il giocatore al pad per un esagerato numero di ore. La voglai di esplorare ogni anfratto del mondo di gioco è tanta, anche perché il gioco è pensato proprio per instillare nell'utente una genuina curiosità verso luoghi nascosti e segreti vari. Complimenti al team di sviluppo, sono riusciti a centrare in pieno l'obiettivo!

GRAFICA:9La versione console gode di un ottimo livello di dettaglio. Il lavoro svolto è davvero encomiabile.
SONORO:9.5Doppiaggio di altissima qualità e colonna sonora da pelle d'oca!
GIOCABILITà:9Sistema di combattimento ben realizzato, gestione delle quest assolutamente adeguata.
LONGEVITà:9.5La quantità di cose da fare è semplicemente esagerata, ne avrete per centinaia di ore.
VOTO FINALE9.5
PRO:- Contenutisticamente enorme
- Tecnicamente sbalorditivo
- Trama affascinante
CONTRO:- Qualche rallentamento su PS4
- Controlli a volte poco fluidi
Dragon Age: Inquisition ( PS4 )Il nuovo capitolo della serie di RPG BioWare è un ottimo esponente del genere.
Pillars of EternityUn ritorno alle origini del gioco di ruolo occidentale: un titolo vastissimo ed estremamente valido.
SCHEDAGIOCO
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