The Witness

La sinergia di madre natura e puzzle, dal genio di Jonathan Blow!
Scritto da @ Dagheloril 02 febbraio 2016
The Witness Recensione

Riuscire a trovare un piccolo gioiello nel marasma di titoli più o meno simili a se stessi che, mese dopo mese, affollano gli scaffali dei negozi – fisici o virtuali che siano – è divenuta ormai pratica a cui i videogiocatori più smaliziati non sanno rinunciare: una manna dal cielo per tutti quei produttori indie che non sono disposti a scendere a patti con le major, e riescono a portare alla luce titoli ben lontani dai canoni del mainstream, e che riescono a colpire proprio per la loro unicità e la loro natura poco schematica. È indubbiamente grazie a questo fenomeno ormai consolidato che possiamo beneficiare di titoli come The Witness, prodotto partorito dalla genaile mente di Jonathan Blow (già responsabile, anni addietro, di Braid, ndr), e confezionato ad arte dai ragazzi di Thekla.


Nel labirinto della mente

Ma che cos'è The Witness? Sostanzialmente, un progetto pluriennale, che dopo quasi otto anni di lavorazione ha trovato la via degli scaffali (digitali) di PC e PS4. Un'avventura decisamente fuori dagli schemi, quella che aspetta chi si approccerà al mondo creato da Blow e soci, in un titolo free roaming dai connotati a dir poco particolari.

L'unicità di The Witness traspare da ogni sua singola sfaccettatura: sin dall'avvio, infatti, l'assenza di qualsivoglia tipo di menù, unita alla mancanza di un HUD che indichi almeno la strada da intraprendere, fa scattare il “senso del videogiocatore” nei players più rodati. Le prime fasi costituiscono però una sorta di tacito tutorial, in cui le dinamiche alla base del gioco saranno svelate in maniera rapida ed indolore: la base su cui The Witness poggia il suo intero gameplay è costituita da enigmi, tanto lineari quanto, col proseguire dell'esperienza ludica, complessi nella soluzione, che si inseriscono in un contesto in cui la trama pare quasi essere un pretesto, un filo conduttore che li colleghi senza soluzione di continuità. 

Con gli stick analogici bisognerà infatti guidare una linea all'interno di un labirinto, completando tutte le richieste implicite che i vari "segnali" inseriti all'interno del quadro di gioco avanzeranno: starà quindi all'intelletto del giocatore capire qual è la strada da intraprendere per aver ragione degli enigmi confezionati dagli sviluppatori. Svariate saranno poi le dinamiche che detteranno la tipologia di soluzione del labirinto: se inizialmente basterà guidare la linea dall'origine al punto di arrivo, col proseguire dell'avventura bisognerà cominciare ad osservare il mondo di gioco circostante, carpirne i segreti ed applicarli fattivamente al puzzle.


Puzzle bucolici

Un mondo di gioco tanto vasto, quanto piacevole da esplorare ed ammirare: il cel-shading alla base della produzione ben si sposa con un gameplay che consente all'utente di vivere l'esperienza di gioco in assoluta tranquillità, e senza sottostare a nessuna regola non scritta che ne detti in qualche modo le azioni: nessuna strada tracciata, quindi, con oltre seicento puzzle pronti per essere risolti, sebbene non occorra venire a capo di ognuno di essi per giungere ai titoli di coda. Una sorta di linearità la si potrebbe riscontrare nella necessità di procedere per gradi, in determinati frangenti, per capire, passo passo, le richieste sottintese di alcuni puzzle specifici: non sono mancate, nel corso della nostra prova, alcune situazioni di stallo, dove il trial-and-error ha provato duramente la pazienza di chi vi scrive, ma nulla che faccia disperare più di tanto, e che ha ben poco peso nell'economia generale del titolo.

Una caratteristica preponderante della produzione dei ragazzi di Thekla è senza ombra di dubbio l'uso del sonoro: nessuna musica di sorta accompagnerà infatti le peripezie dell'innominato protagonista dell'opera, che si manifesterà unicamente attraverso l'ombra proiettata ai suoi piedi; la natura sarà quindi la vera star, con scorci di civiltà che faranno la loro comparsa qua e là all'interno di quelle che potremmo definire aree tematiche, delle vere e proprie scenografie che ospiteranno gli enigmi confezionati dagli sviluppatori.


The... Sickness?

Un titolo che ha si numerose frecce al proprio arco, ma che non esce illeso dal confronto con i propri punti deboli: se da un lato gli amanti delle sfide difficili avranno finalmente pane per i propri denti (e le proprie meningi), dall'altro è fuori discussione che questo The Witness non è un titolo adatto proprio a tutti: l'assenza di suggerimenti o aiuti di sorta ne fa un titolo insidioso, anche in virtù di un prezzo non proprio basso (che si attesta su 36,99€), ampiamente giustificato però dalla presenza massiccia di contenuti.

Piccola nota finale, riscontrata dal sottoscritto nel corso di una lunga sessione di gioco, è quella che in gergo tencico è definita motion-sickness: la fusione di colori generalmente vivaci ed una gestione non proprio impeccabile della telecamera, che porta a degli sfocamenti nel corso delle rotazioni di visuale, potrebbe provocare, in determinati frangenti, nausea e vertigini. Nulla per cui disperare, viste le dichiarazioni del team, già al lavoro per ovviare ad un problema che, sui forum di tutto il mondo, ha tenuto banco nei giorni scorsi.

Un titolo quindi da provare per mettere alla propria la propria materia grigia, e che saprà donare tantissime soddisfazioni tanto ai neofiti quanto ai più smaliziati puzzle-gamers.

PRO:- Uno dei puzzle game più intriganti degli ultimi tempi
- Mondo di gioco interamente esplorabile
- Tantissimi puzzle a disposizione
CONTRO:- Un titolo non adatto a tutti
- Alcuni problemi di motion sickness
Braid ( PS3 )Predecessore spirituale, ne condivide le menti che l'hanno ideato.
EchochromeUn tuffo indietro nel tempo, alla scoperta di uno dei puzzle game più particolari dell'intera storia videoludica.
VOTO FINALE8.5
SCHEDAGIOCO
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