Toren

Un nuovo cult?
Scritto da @ ricpelleil 14 maggio 2015
Toren Recensione

Il giorno e la notte si mescolano, fuori piove. Il crepuscolo della sera attenua per qualche istante quell’invereconda sensazione di malessere che fa da preludio all’appropinquarsi della notte. Pensieri contrastanti, lo stomaco che si contorce, ben sapendo che le quattro ore trascorse in compagnia di Moonchild saranno irrepitibili e che, per motivi vari, faranno male, in ogni caso. La felicità di aver giocato Toren, di poter respirare una produzione derivante da una cultura, quella brasileira, spazialmente molto distante da quella italiota, avvertendone pienamente l’intensità, col cuore che pulsa sangue nel rammarico di quel cosa avrebbe potuto essere, di quel che non è stato. Pensieri assolutizzanti scaturiscono mentre si gioca, quando finisce il gioco. Un commiato che arriva troppo presto. Quasi una sentenza, la schermata dei crediti, soltanto trecentosessanta minuti dopo aver dato il via alle danze. Uno slideshow pieno di picchi emozionali fornisce il benservito al giocatore, sostenuto da una colonna sonora davvero evocativa, in grado di pizzicare corde inarrivabili per altre produzioni simili. Ed è subito tristezza.


L’Isola che non c’è

C’è il rammarico, arrivano le paure, i sogni, i ringraziamenti rivolti a ciascuno degli individui-compositori di una delle pagine più tenere ed insieme più crude del videogioco moderno. Cadono giù gli improperi, cala la delusione, ci si ritrova smarriti, più sconvolti di prima, dinnanzi ad un’opera a metà strada tra il capolavoro seminale e la mezza boiata. L’inizio e la fine si mescolano, i giudizi sull’opera divengono altalenanti anche in questa recensione dall’andamento sincopato, soprattutto in questa review, un’analisi dal sapore quasi referenziale. Si incontrano la vita e la morte, il bene che mesmerizza il male, un tourbillon di elementi l’uno agli antipodi rispetto dell’altro, una brodaglia di concetti nettamente indistinguibili che restituiscono a Toren la dimensione di coacervo di ancestrali paure e sensazionali voli pindarici, di emblema di dicotomie chiaramente contrastanti. Un ritmo di gioco che si barcamena tra lo strepitoso ed il tendenzialmente piatto. Il timore, che diventa quasi fobico, relativo all’idea di ritrovarsi con un’opera non in grado di esprimere al meglio le proprie caratteristiche. E poi Moonchild, l’eroina che non ti aspetti la quale, inquadrata in un contesto in cui tutto è sfocatissima incertezza, assume i connotati di imperfettibile deus ex machina, pienamente funzionale alla simbolistica narrazione che avvolge la vera, unica protagonista della produzione targata Swordtales: la torre Toren, scenario privilegiato per rappresentare la classicheggiante allegoria architettonica di quell’accozzaglia di vizi e di virtù precipui dell’essere umano, di quell’anelito a superare ogni limite conosciuto, sospesa com’è tra maestosa pomposità ed avvilente presunzione di raggiungere qualcosa d’infinitamente più grande ed alto del cielo stellato. Ed è subito odio, almeno nell’istante in cui si capisce che le preoccupazioni iniziali erano fondate. E’ un colosso, purtroppo, costruito su una base di argilla.


L’eredità di Ico

Fumito Ueda aveva già esplorato i sentieri descrittivi della magnetica attrazione subita dall’intera stirpe umana nei confronti dell’inspiegabile, dell’esoterico. La produzione Versus Evil capitalizza su parte della trasognata poetica di Team Ico per incentrare le proprie, personalissime riflessioni sugli incubi più reconditi dei discendenti di Adamo ed Eva, sul senso della vita, sul percorso naturale che, quasi per definizione, attende ciascuno di noi. Moonchild alla conquista della torre, un’impresa in grado di forgiare lei e chi l’accompagna tanto interiormente, quanto esteriormente. Homo ludens (non) escluso. Si gioca sapendo di prender parte ad una storia incompleta, scabra, definibile completamente soltanto inserendoci la propria sensibilità e la propria esperienza. Toren, in questo senso, è un invito alla scoperta personale, più che un videogioco nell’accezione classica del termine. E allora turatevi il naso, chiudete gli occhi dinnanzi a qualche magagna tecnica, saltando assieme a Moonchild negli spazi bianchi dell’esistenza. Cercate di non curarvi di quello sgradevole sentore di incompletezza, ospitato nella nebbiolina costituente la rarefatta atmosfera di quell’oceanomare chiamato Toren. Poco più in là, oltre ciò che è immanenza e perenne divenire, vi aspetta una Via Crucis digitale che conduce alla libertà e alla comprensione del proprio ego, passando per la pazzia e la decostruzione dell’identità.


Quando il Videogioco diventa Arte

Il blooming spalanca le retine. E mentre lo schermo sanguina di tearing, sostenuto da un frame rate ballonzolante, si giocherella con la telecamera, unico strumento ispettivo di una dimensione immaginifica che vive e muore assieme alle subatomiche particelle che sostanziano un set di effetti speciali destabilizzanti, nella loro magnificenza. Filtri di ogni tipo applicati ad una rappresentazione scenica dinamica, in rimescolamento perenne, densa di contenuti artistici in un mondo vivido e pulsante quale quello di Toren, rappresentato per mezzo di superfici delicatamente affrescate e pesantemente immerse in un panta rei di caleidoscopiche acquerellature figlie di un’illuminazione dinamica che abbacina e risveglia i sensi. Assistere alle evocative sequenze animate, intervallate da alcune scene pre-rendered contraddistinte da un livello di compressione semplicemente imbarazzante, alimenta la voglia di saperne di più, di recepire qualsiasi input audiovisivo proveniente dallo schermo. Torenè un trip, uno dei più opulenti, un luculiano banchetto in cui al mero polygoncount viene contrapposta una direzione artistica favolosa. La (ri)nascita della giovane Moonchild, se osservata con occhio particolarmente clinico, appare tecnicamente contrastante, ma giudicare negativamente una produzione talmente particolare, semplicemente per alcune incertezze dell’engine, equivale a commettere peccato. Senza la possibilità di redenzione, ovviamente.


Il gioco che vale la candela

Una peregrinazione dell’animo fondata non soltanto sugli aspetti meramente grafici, anzi. Moonchild gattona, salta, dà di spada, corre a perdifiato per l’assolato setting di gioco. A volte sembra di vivere in una dimensione altra, filtrata da strati e strati di carta da zucchero e sconvolta dalla presenza di miriadi di petali fluttuanti nell’aere, un microcosmo che parrebbe realizzato appositamente per ospitare Amaterasu e mezza Clover Studio. Ogni puzzle ambientale, geneticamente incrociato a sezioni puramente platform, rappresenta una scoperta, vantando almeno un elemento in grado di differenziarlo dal precedente. Ciascun ambiente cela inoltre segreti e pertugi nascosti che, se esplorati nella loro interezza, condurranno l’eroina alla piena consapevolezza di sé stessa, al completamento del proprio percorso di crescita. L’epopea di Swordtales sprona, veicola splendidamente il gusto per la scoperta dell’ignoto.

Manca però il tempo di affezionarsi veramente, di approfondire le meccaniche alla base del gameplay, di lasciar decantare nel cuore tutte le idee affiorate nello sviluppo: Toren è un brainstorming di concetti (in)espressi a metà. Sarebbero servite almeno un paio di manciate di ore per fornire al titolo piena dignità: si avverte prepotente l’impegno profuso, tuttavia quel che si fatica a comprendere rimane la nefasta necessità di pubblicarlo anche se incompleto, anche se non limato, solo per rispondere, probabilmente, a deadline che con l’arte hanno poco a che spartire.


L’epilogo di un sogno

E mentre l’anima si flagella, illudendosi fintamente di giocare ad una versione non definitiva della produzione, si impara a convivere con un antagonista intrigante e misterioso, un potente drago col quale, sin dalle prime battute di gioco, emergerà un rapporto di amore-odio dall’intensità inversamente proporzionale al numero di minuti macinati in sua compagnia. Tutte le azioni performabili da Moonchild veicolano quella sensazione di imbarazzante incertezza che aleggia in ogni anfratto ludico di Toren. Una scelta “consapevole” che se da una parte restituisce appieno il feeling di vestire i panni di un'inesperta guerriera, affidandone il controllo ad un sistema di input decisamente poco preciso, quasi ingenuo nella sua scarsa affidabilità, dall’altra rende l’azione soventemente confusionaria e difficilmente ammaestrabile dal giocatore.

La presenza di numerosi bug, niente di troppo serio, per fortuna, infastidisce e costituisce l’ennesima conferma, qualora ce ne fosse ancora il bisogno, che qualche mese di gestazione in più avrebbe probabilmente permesso a Swordtales di esprimere appieno tutte quelle potenzialità rimaste inespresse nel codice binario di Toren. E si piange, ci si dispera. Arrivederci ad un (possibile?) episodio due che sappia colmare ogni lacuna. Bye bye.

COMMENTO
@ ricpelle

Odi et amo, il tutto ed il nulla. L’illusione di avere tra le mani qualcosa di potente, un team di sviluppo carico di sogni di gloria, destinati ad andare in frantumi appena messi a contatto con la realtà delle cose, quel che è e quel che avrebbe potuto essere: Toren, un potenziale sleeper hit, un’opera al profumo di capolavoro, una storia che soccombe sotto il peso delle sue stesse, gigantesche, ambizioni. Eppure qualcosa di buono rimane, una volta che si saluta per l’ultima volta Moonchild. Forse quel che conta davvero, dopotutto, è questo.

GRAFICA:7.5Artisticamente fenomenale. Qualche incertezza grafica di troppo.
SONORO:7Colonna sonora valida. Effetti nella media.
GIOCABILITà:6.5Divertente, addirittura estasiante, a volte. Peccato per il sistema di controllo poco reattivo.
LONGEVITà:6.5Durata del playthrough di quattro ore. Zero rigiocabilità, una volta portata a termine l’avventura.
VOTO FINALE6.5
PRO:-Atmosfere evocative e trasognate
-Puzzle intelligenti e ben strutturati
CONTRO:-Poco longevo
-Bug e sistema di controllo rivedibile
ICO & Shadow of the Colossus CollectionCome non consigliare questi due capolavori, dai quali Toren trae palese ispirazione?
Bastion ( PS4 )Sebbene strutturalmente dissimile da Toren, ne condivide il gusto narrativo e lo splendore artistico.
SCHEDAGIOCO
Cover Toren

Toren

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Toren2015-05-14 15:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni/toren-49446/Un nuovo cult?1020525VGNetwork.it