Quest’oggi ci troviamo a parlare di un titolo che suscitò una certa importanza nelle fasi iniziali di sviluppo, soprattutto grazie al suo particolare stile: Wet. Il suo percorso di sviluppo, però, è uno di quelli accidentati e complicati, che ormai attanagliano gran parte delle produzioni indipendenti di questo settore. Cancellato nel Luglio 2008 da Activision, il titolo di Artificial Mind & Movement, viene immediatamente ripreso da Bethesda Softworks, credendo, di fatto, nella possibilità di ottenere un ottimo prodotto finale. Effettivamente i punti di interesse son tanti, primo tra tutti quello stile “tarantiniano” che tanto ricorda film, locazioni ed effetti del regista americano…
Wet Work!
Sebbene la trama non susciti alcuna sensazione forte a colui che lo gioca, Wetsi propone, sin da principio, come un titolo d’azione allo stato puro. Non a caso si entra subito in azione, senza preamboli di alcun genere. Dopo anni di gavetta ed attività malavitose, la nostra protagonista Rubi Malone è conosciuta come una di quelle persone che fanno del “problem solving” una ragione di vita. Sempre all’altezza della situazione. Nonostante ciò, non stiamo affatto parlando di una dolce e soave fanciulla, bensì di una giovane ragazza, dalle curve più che giuste, armata di doppie pistole e katana. Una “fanciulla” che non disdegna affatto la battuta sporca ed un buon sorso di whiskey ogni tanto! Incaricata del recupero del figlio di un boss malavitoso, ben presto Rubi viene a trovarsi in un bel guaio… Tempi duri la attendono.
Rubi sa come si tengono in mano due… pistole!
Orde ed orde di nemici da sconfiggere solo con l’ausilio di un paio di “pistolette” e di una katana? Si, beh no, ad aiutarci ci penseranno le mosse acrobatiche della bella Rubi! Le fasi di combattimento, infatti, sono “assistite” da una serie di mosse (forse un numero maggiore avrebbe garantito più enfasi nelle fasi di gioco) che permettono di mirare, attraverso l’uso del più classico dei bullet time, ai nemici, scatenando combo funamboliche ed espressive al punto giusto. Non c’è che dire: lo spettacolo, durante queste esecuzioni, è assicurato, con tanto di danni nell’ambiente circostante e schizzi di sangue a go-go. Purtroppo il numero di mosse non è molto elevato, ma l’atmosfera che queste creano, anche grazie ad una telecamera completamente gestibile ed alla mira assistita per la seconda arma in nostro possesso, fanno gasare non poco. Tutto ciò ha comunque uno scopo: quello di arrivare ad attivare moltiplicatori combo che ci permettono di sbloccare svariati obiettivi di gioco, oltreché fornirci una dose di divertimento davvero molto elevata.

Tutta questione di tempo e coordinazione.
Sebbene le location di gioco non siano cosi ampie, ma godano di dimensioni medio-piccole, i nemici da affrontare, anche in spazi angusti, sono davvero molti. Per aver la meglio, bisogna realizzare combo e mosse con una buona prontezza di riflessi e coordinazione, ed andare a “chiudere” gli ingressi attraverso i quali i nemici “resuscitano”. Ingressi ampiamente evidenziati subito prima delle battaglie, e comunque molto visibili nelle arene di combattimento. Interessante anche la modalità chiamata col nome di “Rage Mode”, in cui Rubi perde le staffe e si trova ad affrontare nemici col solo ausilio della spada mentre il rosso accesso diventa il colore predominante sul nostro monitor: il tutto per creare un effetto interessante, ma che in fin dei conti non porta cambiamenti sostanziali al gameplay in generale.
A mischiare un po’ le carte in tavola, visto che i 12 livelli si dimostrano lineari e non offrono, mai, una strada secondaria o un percorso alternativo da intraprendere, ci pensano delle cut-scenes integrate alla stragrande col motore di gioco. L’inseguimento in autostrada (che potete saggiare anche nella demo rilasciata) ne è la dimostrazione. Varietà che viene a mancare anche nei nemici che incontriamo (almeno per il combattimento che tengono durante la battaglia), differenziati, però, nel modo di vestire e di essere equipaggiati, dimostrando la grande serietà avuta nello sviluppo dello stile grafico per questo titolo. Cosi come, del resto, è ben riuscito il level design, che alterna ambientazioni interessanti ad un numero di elementi per eseguire acrobazie davvero ottimo.
Un comparto tecnico sottotono.
Non diciamo una corbelleria se affermiamo che i tempi di sviluppo di Wet sono stati bruscamente “tagliati” per problemi che, francamente, non conosciamo. Una eccessiva voglia di entrare nel mercato o quella di avere un budget non adeguato, hanno causato una cura tecnica poco adeguata. Se infatti il level design non delude affatto, le texture ed i modelli poligonali che vanno a comporre le location e gli stessi nemici, appaiono fin troppo “sciupate” ed “arrangiate”. Per fortuna che a mascherare il tutto ci pensa il filtro Anni ’70, che se tolto fa venire a galla anche problemi di frame rate. Un vero peccato, visto che c’erano tutte le potenzialità per arrivare molto più lontano di quanto fatto. Le cut-scenes ne sono la dimostrazione: frenesia, track list appropriate e stile trash vanno di pari passo, offrendo spunti di gioco e divertimento molto alti.
Peccato che a seminar zizzania ci pensi anche quella eccessiva linearità e quel gameplay che, troppo spesso, ruota intorno alle “sempre uguali” sparatorie col bullet time…