I giochi su licenza fanno passare un brivido nelle colonne vertebrali del videogiocatore medio.
Spesso (e malvolentieri) le produzioni derivanti da blockbuster cinematografici si rivelano scarsamente curate, quasi fatte controvoglia, con la coscienza che un appassionato del film non si farà scrupoli a comprare anche il gioco, salvo poi scagliarlo dalla finestra dalla rabbia o rivendendolo come usato sperando in un altro fessacchiotto che se lo prenda.
Ovviamente esistono delle eccezioni, ad esempio Chronicles of Riddick: Escape from Butcher’s Bay, che si è rivelata una delle migliori produzioni videoludiche di quell’anno.
Tra le eccezioni ci sentiamo di poter mettere anche X-Men Le Origini: Wolverine. Sia chiaro: non siamo di fronte ad un capolavoro, ma tenendo conto della qualità media dei tie-in, il titolo si dimostra più che valido, grazie anche alle idee concretizzate da Raven Software durante lo sviluppo del gioco e ad una regola molto importante. Non seguire il film.
Com’è logico che sia, il gioco ci mette nei panni di Wolverine, uno degli X-Men ed uno tra gli eroi più amati del mondo Marvel, per vivere fondamentalmente la sua vita, riscoprendo il passato torbido, trovando chiarimenti sui suoi misteriosi poteri e i rapporti avuti con le diverse organizzazioni che gli sono state alle spalle.
Prendendo, quindi, spunto non solo dal lungometraggio, ma anche dal fumetto originale, il gioco si dipana attraverso missioni che attingono da entrambe le parti, offrendo quindi una miscela di ambienti che faranno felici i fan di entrambe le produzioni. Appena si comincia il gioco, si avverte anche un’altra grande differenza rispetto al film: la violenza.
Gli sviluppatori hanno immaginato molto bene i desideri di chi, interpretando un personaggio i cui istinti bestiali sono oltre ogni immaginazione, desidera soprattutto fare terra bruciata e piazza pulita dei nemici nel minor tempo possibile e nella maniera più spettacolare possibile: Wolverine sarà in grado di concatenare combo a ripetizione squartando e mutilando chiunque si ponga davanti a lui, conscio anche dei suoi poteri rigenerativi che lo rendono una macchina da guerra inarrestabile.
Il gioco, tuttavia, non pone molta attenzione sulla concatenazione di colpi mortali, quanto sulla rapidità con cui ci sbarazzeremo dei nemici, cosa che diviene lampante quando ci si ritrova in mezzo a veri e propri assalti nemici dove l’unica speranza sarà sbrindellare più gente possibile prima che la rigenerazione non sia più sufficiente.
Il titolo, poi, rende evidenti le tracce del nostro massacro: pezzi umani voleranno in ogni dove, mentre gli affilatissimi artigli di Wolverine squartano e tagliano di netto braccia e teste con una fluidità veramente degna di nota e quasi artistica, così come gli effetti dei danni sul nostro eroe che sono ben visibili anche ai nostri occhi, arrivando anche a scoprire pezzi dello scheletro, per poi far agire il mutagene rigenerante che ci farà avere un aspetto decisamente più attraente. Le donzelle faranno la fila, ne siamo certi.
Durante il gioco ci ritroviamo ad accumulare sempre più punti esperienza che ci garantiranno non solo un graduale aumento della nostra “salute”, ma anche dei punti abilità, i quali potranno esser assegnati su varie caratteristiche come la potenza dei colpi, o anche della nostra Furia, elemento che ci permetterà di entrare in modalità Berserk e diventare ancora più violenti e furiosi (appunto!) di quanto già non lo sia, di base, il nostro pelosone.
Sono stati inseriti anche alcuni Quick Time Event e alcuni puzzle sparsi per i livelli, la cui peculiarità è l’assenza di aiuti che porta a bloccarsi su enigmi alla fin fine pure facili ma che possono rappresentare un problema ai non avvezzi.
Dal punto di vista grafico siamo ad un livello solo discreto: gli ambienti sono sempre abbastanza vari e belli da vedere ed è notevole l’attenzione messa su Wolverine e le sue animazioni, particolarmente fluide e spettacolari le quali esaltano sempre di più l’alta dose di violenza del titolo, insieme però ad esplosioni ed effetti speciali vari che, soprattutto se confrontati con altri concorrenti, potevano essere oggetto di qualche attenzione in più.
Quasi nulla da eccepire invece riguardo il sonoro: le musiche tengono bene il ritmo di gioco e il doppiaggio in italiano appare piuttosto curato, seppur con alti e bassi.
Come già detto in apertura di recensione, Wolverine entra di diritto in quella ridotta rosa di titoli su licenza che riescono a divertire ed ingraziarsi il giocatore con grandi qualità tangibili piuttosto che con un nome altisonante volto a mascherare una qualità oscena. Bene così.