Per Tim Rogers di Kotaku.com sono le 5 e 40, ora di Tokyo. Per chi scrive sono le 21, ora di Roma. E' l'undici Luglio 2009 dall'altra parte del mondo. Il giorno a lungo atteso, il giorno in cui Dragon Quest IX approda sugli scaffali dei rivenditori nipponici. Un giorno che molti blogger hanno etichettato come “festa nazionale in Giappone”, giocando sia sull'attribuzione, erronea, del Sabato come giorno festivo nel paese del Sol Levante, ma sopratutto sul fatto che con il lancio di un nuovo episodio della serie Enix si assiste sempre e comunque a una eccitazione generale, momenti di ordinaria follia. La capacità aggregativa di un Dragon Quest è fuori da ogni concezione per un videogiocatore occidentale: l'apporto culturale della serie all'espansione del medium videoludico nell'arcipelago è stato preponderante, al pari di Super Mario Bros e di molto superiore a Final Fantasy. Donne e uomini, bambini e anziani: non c'è fascia d'età che in un modo o nell'altro non sia conquistata dal gioco di ruolo Enix, portando molti a ritenerlo l'unico esempio di “democratizzazione” del panorama videoludico, cadendo però al contempo nell'errore di ghettizzare il popolo giapponese come interessato esclusivamente ai JRPG. Non era così dieci anni fa, non è così a maggior ragione oggi.
5 e 42. Un'atmosfera sonnocchiosa avvolge il vagone della metropolitana. Nessuno pare farsi pensieri sulla metafora ludica incarnata da Dragon Quest. Oggi si lavora e il solerte impiegato tokyonese è decisamente attratto da altri percorsi mentali: lo stressante meeting delle 10, il capo impaziente, la gonna della segretaria o il golf della domenica con il prestigioso cliente.

La voce suadente dall'altoparlante enuncia una ad una le fermate. Qualcuno frattanto trova il tempo di mandare un
sms.
Shibuya, finalmente. Il quartiere alla moda di
Tokyo già pullula di gente. Sono le
6 in punto. Di passaggio oppure fans impazienti del nono
Dragon Quest? Oltrepassato
Starbucks, laggiù, in fondo, non è difficile scorgere un'ordinata fila di individui. Sulla ventina, più uomini che donne. Aspettano lì, senza scomporsi. Poco dopo gli altoparlanti annunciano l'apertura del punto vendite, l'immenso
Tsutaya shop dove
Yuji Horii è atteso per celebrare il lancio della sua ultima creatura. Dopo il fortunato ottavo capitolo per
Playstation 2, il leggendario
game designer nipponico si è appoggiato a
Level 5 nel traghettare con scrupolo la serie principale sul portatile
Nintendo.
Hino e
Horii. Ma anche
Wada e
Iwata. Ricordate? Era il
Dicembre del
2006 quando con sommo stupore di tutti il presidente di
Square Enix annunciava che
Dragon Quest IX sarebbe apparso su
Nintendo DS. Fu il definitivo colpo messo in atto dalla amministrazione
Iwata: dopo aver favorito il riavvicinamento dei due colossi con Gamecube e Game Boy Advance, Nintendo DS si proponeva come la piattaforma che avrebbe cementificato l'intesa. Una intensa che non solo ha innalzato vertiginosamente per un annetto le vendite della console portatile, ma che ha anche visto una serie di franchise trovare casa sui due schermi
Nintendo.
Final Fantasy XII, Valkyrie Profile, Chrono Trigger, Dragon Quest Monster Joker, Final Fantasy Tactics,
eccetera eccetera eccetera. Una stretta di mano entrata nella storia dell'industria videoludica. Un'alleanza vissuta con viva cordialità e fiducia da entrambi i firmatari. Seguirono poi i ritardi: da una iniziale realease fissata per il tardo
2007, seguì un laconico
2008, fino a fissare la data definitiva per il
ventotto Marzo 2009. Quando ormai la macchina del
marketing si era già messa in moto,
Square Enix decise di posticiparne l'uscita all'
Estate senza addurre ragioni precise. Motivazioni che rimangono tutt'ora, a lancio avvenuto, tutt'altro che giustificate.
Alle 7 del mattino, le porte si aprono. Non sembra vero. Finalmente è arrivato. Qualcuno trova comunque il tempo di avanzare critiche. “Questo è ciò in cui si sta trasformando il Giappone” dice un passante, a dire il vero mezzo ubriaco “Un gruppo di persone che si alza a un'ora assurda del Sabato per acquistare un videogioco”. La gente in fila pare non fargli caso. A due a due si avviano verso il bancone, porgono la prenotazione, ritirano il gioco, porgono la cifra di 5,980 yen e tornano al proprio appartamento con il sorriso sulle labbra. Non prima di aver ricevuto una stampa a tema numerata autografata da Yuji Horii in persona. Un fans ha il disegno numero 29: l'emittente televisiva NHK gli si avvicina e gli chiede “ti piace Dragon Quest?”, “da quanto tempo giochi a Dragon Quest?” e domande del genere. Domande che, nemmeno a farla apposta, sono l'equivalente di chiedere a un italiano “ti piace la pizza?”, "da quanto tempo mangi la pizza?". Né più, né meno. Questa è stata l'accoglienza che il gioco ha ricevuto al Tsutaya di Shibuya. Di contro al Bic Camera di Akihabara, il quartiere elettronico della città, non si era formata alcuna coda. Il sistema di preordini ha funzionato ovunque senza intoppi. La diffusissima catena 7-eleven, presente in diciotto paesi del mondo, si è occupata di gestire le prenotazioni: bastava recarsi in uno qualunque dei punti vendita per ricevere un coupon da consegnare poi il giorno dell'uscita del prodotto. Semplice, no? Due milioni di giapponesi hanno optato per tale sistema e al momento non paiono esserci delusioni. La decisione di predisporre la release date di Sabato, anziché del consueto Giovedì, non ha creato eccessivi squilibri ed è probabile che l'esperimento si ripeta. Magari con i tanto attesi remake di Pokèmon Oro e Argento. Sempre su Nintendo DS.
Sulla via del ritorno, ovunque si ode il
theme della serie
Dragon Quest.
Pa-pa-pa-pa-pa-para-para-pa-pa-pa-pa. Ciascuno degli schermi affissi alle pareti degli edifici mostra lo
spot tv o una presentazione di
Dragon Quest IX. E' solo l'ultimo tassello di una composita pianificazione pubblicitaria a più livelli:
siti internet (uno di
Square Enix e uno di
Level 5),
opuscoli cartacei e
apparizioni televisive. In particolare quest'ultimo settore ha goduto di una notevole copertura: tre commercial da
30 secondi ciascheduno, due più istituzionali e legati al gameplay in sé, visionabili in
questo video, e uno dall'aria indubbiamente più demenziale, che ha visto la partecipazione dell
'idol-group SMAP, visionabile al
seguente indirizzo.
La musichetta rimbalza ancora nella testa. Para-pa-pa-pa-pa-pa-pa... Sono le 4 del pomeriggio. Sulla via di casa si balena un'abbozzo di recensione: "si pensi ordunque all'importanza culturale che riveste il prodotto tra il popolo nipponico, di come un singolo gioco possa spingere oltre ogni parametro le vendite di un hardware e a come Level-5 sia stata in grado di spingere oltre ogni parametro la prestanza grafica del Nintendo DS". Ma forse, in sede di recensione, sarà più opportuno tenere in considerazione il fatto che è pensato anche per essere giocato e condiviso con amici e parenti, in un approccio ludico "a rimbalzo", da un'isola all'altra dell'immenso arcipelago nipponico. E forse qualcuno troverà l'occasione di sorridere alle 5 e 40 del Sabato mattina seduto sulla metropolitana. Alla faccia della crisi...
Liberamente tratto da "You Too Can Experience The Dragon Quest IX Launch!" di Tim Rogers, pubblicato su www.kotaku.com.au