Dante's Inferno (X360)
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Speciale Dante's Inferno

Quella Commediola di Dante's Inferno

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  Scritto da: Nicolò "Cocò" Pellegatta | Data: 2009-09-08

Reinterpretazione/travisamento: problematiche sull'ispirazione tra videogioco e letteratura

Oh vana gloria de l’umane posse!
com’ poco verde in su la cima dura,
 se non è giunta da l’etati grosse!
Credette Cimabue ne la pittura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
 sì che la fama di colui è scura.
Così ha tolto l’uno a l’altro Guido
la gloria de la lingua; e forse è nato
 chi l’uno e l’altro caccerà del nido.
Non è il mondan romore altro ch’un fiato
di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi,
 e muta nome perché muta lato.
[...]
La vostra nominanza è color d’erba,
che viene e va, e quei la discolora
 per cui ella esce de la terra acerba".
(Dante Alighieri, Commedia, Purgatorio XI, v. 91-117)


Versi di grande intensità questi sopra riportati. Appartenenti a un colloquio tra Dante e il miniatore Oderisi da Gubbio in merito al significato dell'arte. Significato che l'espressione videoludica deve ancora comprendere e interiorizzare. L'Alighieri, invece, aveva già intuito ogni cosa e con il Canto XI per la prima volta nella Storia europea realizzava una critica d'arte, contrapponendo dapprima l'opera del Cimabue con quella di Giotto (v. 94-96) e in seguito quella dei due Guidi (Guinizzelli e Cavalcanti, v. 97-98), lasciando intendere che nascerà un terzo poeta che li supererà (Dante stesso?). Ma cosa ancora più importante, e questo il sommo poeta lo mette in bocca ad Oderisi, pittore ormai “superato” nel suo campo da Franco Bolognese, è la transitorietà della gloria terrena, l'astaticità dell'arte: Dante qui, come scrisse il Longhi,  “non mira ad affermare la superiorità del secondo sul primo, ma soltanto a storicizzare il cambiamento di gusto dall’una all’altra generazione”. Un'idea che sarà costante per tutta la storia letteraria italiana ed europea, dimostrando come l'opera dantesca non è solo il primo grande poema in volgare, ma un testo fondamentale a cui ogni poeta e scrittore si è approcciato e vi si approccerà. Concentrandoci sul solo panorama anglosassone spiccano per fama e qualità le illustrazioni ad alcuni canti della Commedia del pittore e poeta William Blake, il quale realizzò degli elegantissimi acquerelli circa la prima Cantica, stridendo non poco con l'allora imperante pittura romantica di Constable e Turner, ma è anche importante rilevare l'insieme delle citazioni da opere dantesche che T.S. Eliot disseminò per le sue produzioni per poi culminare nel saggio “Dante” del 1929.
 
 
La verità, tuttavia, è che gli sviluppatori del futuro Dante's Inferno, che EA pubblicherà su Xbox 360 e Playstation 3 l'anno venturo, non hanno minimamente provato a tener conto dell'importanza dell'opera letteraria e del ruolo che la Commedia riveste all'interno del panorama letterario mondiale. Essi non hanno sicuramente letto i versi sopra riportati, ai quali, molto umilmente, ho allegato un mio commento, nell'insperata e remota possibilità che costoro si imbattessero in questa sperduta pagina. Se solo avessero considerato buona parte degli scritti dedicati a Dante o che non sarebbero potuti esistere senza il poeta fiorentino (così, su due piedi, mi viene in mente il “Meriggiare pallido e assorto” di Montale), probabilmente non ci troveremo dinnanzi un prodotto che ha come unica fonte il God of War di Sony, pallida derivazione videoludica del pantheon greco, il quale, però, ha almeno il pudore di non tirare in ballo Apollonio Rodio, Omero o i tragediografi greci, concependo un prodotto fantasioso che di mitologico ha solo una patina di colore, rosso sangue precisamente. Dante's Inferno incappa nell'errore di rifarsi direttamente alla prima Cantica, introducendo figure quali lo stesso Dante (sigh!) o l'angelica Beatrice. EA ha deciso di impegolarsi in un circolo vizioso, in una difficile operazione commerciale, dando adito a più che giustificate critiche. Il nome stesso del gioco presuppone a priori una fedeltà al poema in versi, altrimenti si sarebbe chiamato semplicemente "Inferno". E non è una mia invenzione, ma una consuetudine del settore artistico. Un conto è ispirarsi a un ben preciso libro e reinventarlo, come accaduto con Shining, un conto è adattarlo in trama, personaggi e ambientazioni (e de facto, il film di Kubrik non si chiama “King's Shining”). Dello Shining cartaceo la pellicola conserva giusto una coloritura, ma il metodo di narrare dipende non dallo stesso King, ma bensì dal regista Kubrik. Ma evidentemente tutto questo a EA non interessa. A me, e ad altri, di conseguenza non interesserà parlar bene di Dante's Inferno. Non interesserà probabilmente a coloro che sentono fortemente l'impronta del sommo poeta nella propria formazione letteraria, culturale e politica. Interesserà, invece, all'americano medio, che ascrive tranquillamente la Divina Commedia all'interno del genere fantasy, concependola come una gita turistica all'interno di un aldilà suggestivo sì, ma partorito dalla folle mente di un “cortigiano” medioevale.  In tal senso io, come italiano, pur cittadino di questa “Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiero in gran tempesta,/ non donna di provincie, ma bordello!” (Purgatorio VI, v. 75-77), mi sento defraudato da questa operazione commerciale: EA ha privato questa nostra preziosa testimonianza storica e letteraria e non ha fatto ciò che vuole, piegandola a una ideologia di ampio consumo.
La Commedia stando al videogioco pare seriamente un fantasy di quint'ordine. E non sono il solo. C'è chi è dieci volte più risoluto, come Michel Giovannini, che dalle pagine di ariannaeditrice.it scrive: “Gli americani mi fanno schifo, non lo nascondo; li detesto per quel che sono”, ovverosia “un popolo culturalmente inferiore, sul baratro del declino, che come parassiti, senza alcuna reale autosufficienza intellettuale, dopo aver applaudito un filmetto per imbecilli si preparano a comprare Dante's Inferno”. Il filmetto a cui Giovannini fa riferimento è l'allucinante trasposizione a cartoni animati dell'Inferno con alcune inaspettate differenze: “Dante non deve andare al Paradiso passando per l'Inferno cattolico, bensì deve passare per l'inferno di Los Angeles e sfilare le trasfigurazioni del contrappasso applicato a Ronald Reagan, Strom Thurmond, Condoleeza Rice, etc.
 
"(Più o meno io, mentre assisto allo stupro di Dante e del dolce stil novo)" commenta la scena Giovannini
 
Ma fino a che punto è legittimo intervenire e stravolgere con tale forza un'opera fissa e immutata, studiata e conservata, da un migliaio di anni? “Credo che non solo sia legittimo, ma normale riscrivere, manipolare, stravolgere i testi, anche i più sacri” ci dice il professor Riccardo Bruscagli dell'Università di Firenze e membro della Società Dantesca Italiana, “di tali operazioni è piena la storia della letteratura e della cultura europea, e solo gli ingenui o gli ignoranti possono stupirsene.” La storia è costellata di travasamenti culturali, di somiglianze e differenze, di travisamenti, ma anche di operazioni ben fatte: il pensiero non è statico, ma dinamico. Non deve stupire quindi che personalità appartenenti a una diversa sfera geopolitica si interessino di opere non concernenti la loro base culturale. Non deve nemmeno stupire che uomini di un'altra epoca si accostino alla secolare tradizione letteraria: basti pensare al romanzo cavalleresco, avuto origine prima del 1000, ripescato poi nel tardo Rinascimento dal Boiardo o dall'Ariosto, “manipolazioni assai eterodosse, come si sa, dell’alto epos sacrale carolingio“ ammette Bruscagli.
Cosa non è andato allora nello sviluppo di Dante's Inferno? Come giustificare un simile accanimento? E' forse colpa del rapporto nuovi media-letteratura? “L’intrusione di nuovi media non deve scandalizzare né, ripeto, sorprendere: vogliamo fare la conta dei melodrammi che hanno svisato e torturato testi famosi, di teatro o di romanzo? Dunque ciò che conta è la qualità dell’operazione.” La consuetudine di riscrivere, reinterpretare opere illustri secondo canoni espressivi non consueti accompagna l'uomo sin dalle proprie origini. EA ambisce soltanto a perpetrare una simile prassi, tentando, e questo gli fa onore, per la prima volta di trovare una comunanza tra videogioco e letteratura. “Da questo punto di vista,” ci dice ancora Bruscaglile possibilità aperte dalla computer graphic, dallo stesso linguaggio del video gioco, può essere molto interessante: anche qui, non mi sentirei di sollevare nessuna pregiudiziale di principio. Poi, c’è da vedere l’operazione in sé.
Siamo noi i primi a difendere il primato espressivo del videogioco, assicurando al contempo il maggior equilibrio possibile. Dante's Inferno semplicemente eccede: i trailer distribuiti mostrano una struttura dell'Inferno in linea con la “petrosità” della concezione dantesca, ma mostrano anche un tasso di violenza decisamente elevato. Lo schema è quello classico (nell'ambito videoludico, s'intende): un Dante incazzato più che mai affronta i nove cerchi infernali per raggiungere l'amata Beatrice.
Punto primo: il nome della donna nella prima Cantica compare pochissimo, specialmente perchè la sua dimora è il Paradiso. Sorry, mr. Alighieri, but your princess is in another castle.
Punto secondo: come la mettiamo con le anime dei peccatori? Possono essi morire una seconda volta? Saranno con ogni probabilità “vaporizzate” secondo la migliore delle tradizioni videoludiche. O almeno questo lascia intendere la meccanica denominata Righteousness, strumento in mano all'errabondo poeta, che gli permette di "scegliere se destinare la sua anima al Paradiso oppure abbandonarla ne 'la città del foco' ([Inferno X], v. 22)"
Sono problematiche di minor conto e ampiamente plausibili nel caso di adattamenti, tutt'altro che trascurabili di fronte ad altri aspetti del prodotto. “E' l’equazione videogioco=violenza, schermo=sofisticazione grafica e nessuna sofisticazione concettuale che dispiace” puntualizza Bruscagli, l'aver preposto l'ideale sanguinolento, vicino ad atmosfere nippofile alla Ninja Gaiden, ad ogni possibile insegnamento etico e/o morale. Ed è un enorme peccato “perché questi linguaggi sarebbero, in sé, ricchissimi di possibilità”. Sotto questo aspetto Dante's Inferno non è altro che un mero accalappia attenzione, uno splatter da quattro soldi che ambisce a scontrarsi con i rivali nipponici attraverso l'adesione a una “licenza”, che, guarda un po', è una delle massime espressioni artistiche della cultura europea. Ci troviamo di fronte all'ennesima storpiatura, ad un colossale imbarbarimento.
Ma non tutto il male viene per nuocere, “anche da un videogioco orrendo si può trarre materiale di utile discussione”, ammette Bruscagli speranzoso. E' dagli errori che si cresce dicevano gli antichi e forse prima o poi ci troveremo di fronte a una produzione tratta da un romanzo, da un poema, da un fumetto o da un testo teatrale, capace tanto di impiegare a dovere le risorse del mezzo videoludico quanto di rendere omaggio e adulare/imitare i testi da cui traggono spunto. Vale assolutamente la pena di aspettare quel giorno, in cui si compirà lo “sforzo dell'uomo a guardare verso l'alto, a salire” (Bosco-Reggio). “E quindi uscimmo a riveder le stelle”...
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